The Answer, ep. 7: dubbi Rockets, John Collins e tanto altro

 The Answer, ep. 7: dubbi Rockets, John Collins e tanto altro

Copertina a cura di Francesco Ricciardi

Siamo giunti alla settima puntata di The Answer, la rubrica in cui rispondiamo alle vostre domande. Ogni settimana vengono raccolti via mail (redazionetheshot@gmail.com) e sui nostri canali social i vostri quesiti, vengono scelti i più interessanti e un membro (o anche più di uno, come vedremo oggi) della redazione di The Shot vi darà la sua opinione.

Sotto con le domande quindi, buona lettura!

 

1) Cosa possono fare i Rockets per provare ad essere competitivi per il titolo il prossimo anno? Mantenere più o meno invariato il roster attuale o stravolgerlo? In entrambi i casi, come?

Domanda di Michele Pagliula, risponde Stefano Gaiera

Ciao Michele,

Houston si è sempre vantata in questi anni di avere una linea guida condivisa a tutti i livelli (dai giocatori agli allenatori per arrivare poi al management), ma con l’addio sia di Morey sia di D’Antoni diventa particolarmente difficile provare ad indovinare quali saranno gli step futuri.
La situazione salariale di Houston non è delle più facili: con 130 milioni già immobilizzati per la prossima stagione e oltre 110 per la stagione 2022-23 lo spazio di manovra è limitato, stando poi ai rumors passati che vedono il proprietario Tilman Fertitta particolarmente interessato ad abbassare il monte stipendi.

Provando ad immaginare la situazione più competitiva possibile, con Fertitta disposto a sforare la soglia della luxury tax e ad assumere i migliori allenatori e GM disponibili, è difficile che Harden o Westbrook possano partire, considerando che sono giocatori per i quali il mercato difficilmente riuscirebbe a pareggiarne il valore, mentre non è impensabile vedere spostamenti per gli altri compagni di squadra. Il roster attuale è sicuramente competitivo, ma il cattivo accoppiamento con i Lakers ha mostrato molto in fretta quanto non sia ancora abbastanza per il titolo.

Il pensiero di Harden è che i Rockets siano a un solo tassello di distanza dalle Finals; se dobbiamo pensare chi possa essere l’agnello sacrificale per arrivare a quel tassello finale il giocatore con più valore di scambio è sicuramente Covington, che di contro è però il miglior fit con le due stelle texane, mentre il giocatore più tranquillamente sacrificabile potrebbe essere Eric Gordon, per quanto i 75 milioni di contratto per i prossimi 4 anni possano essere un peso difficile da spostare.

Sia poi che ci siano modifiche marginali che sostanziali, per rimanere competitivi i Rockets seguiranno quasi sicuramente il filone small ball, probabilmente però con una visione molto meno estremista, cercando di aggiungere un lungo versatile capace sia di proteggere maggiormente l’area sia di non diventare una liability sul perimetro o in attacco: un nome interessante da questo punto di vista potrebbe essere quello di Nerlens Noel, che però potrebbe provare a monetizzare dopo un’ottima annata a OKC.

Riguardo l’opzione stravolgimento nessuno ancora ne ha parlato apertamente, ma più che un’opzione per aumentare il valore della squadra aleggia come sentore in vista di un possibile rebuilding completo.



2) In vista del ridimensionamento del salary cap potrebbero esserci più player option accettate o secondo voi i giocatori si comporteranno sempre alla stessa maniera degli anni passati? E quanto potrebbe incidere l’incertezza economica di questo periodo su un potenziale lockdown futuro in caso di stallo nelle trattative per il rinnovo del contratto collettivo?

Domande di Nicola Coppola e Andrea De Salvador, risponde Daniele Astarita

Ciao ragazzi,

provo a prendermela larga cercando di capire quali sono le scelte che la lega dovrà fare da qui fino alla prossima free agency (che ricordiamo non ha ancora una data precisa di inizio).

Per prima cosa bisogna dire che, per la terza volta da maggio, la NBA e la NBPA hanno esteso la finestra di tempo in cui poter decidere se terminare il Collective Bargaining Agreement a causa della pandemia. Lo scenario sembra alquanto improbabile, ma staremo a vedere se qualcosa cambierà da qui fino alla data di scadenza, che al momento corrisponde al 30 ottobre.

Per quanto riguarda il lockout, personalmente dubito si arrivi a tanto, tenendo in considerazione che la stagione si è giocata ed è stata un successo ed i rapporti tra i vertici della lega e l’associazione giocatori sono ottimi. Chiaramente l’obiettivo di Adam Silver è quello di tornare a riempire le arene, visto che un’altra stagione senza i ricavi provenienti dai biglietti venduti non è sostenibile economicamente parlando. Tenete a mente che circa il 40% dei ricavi della NBA proviene dalla vendita dei biglietti, quindi si parla di circa 3 miliardi di dollari in ballo.

Il salary cap è un sistema che protegge la divisione dei ricavi 50 e 50 tra giocatori e squadre. Mantenere il tetto salariale allo stesso livello della scorsa stagione a fronte di minori ricavi tutelerebbe momentaneamente squadre e giocatori, ma creerebbe problemi in sede di divisione dei ricavi. Sicuramente a breve sapremo qualcosa, visto che ad oggi le squadre non possono effettuare scambi e il Draft 2020 si avvicina pericolosamente.

Per rispondere alla prima domanda, invece, direi proprio di sì. Già lo spazio salariale globale delle 30 franchigie NBA era risicato, ma ora ancora di più (sia che si decida di mantenere lo stesso tetto salariale, sia che si decida di ridurlo leggermente). Le squadre che hanno cap space si contano sulle dita di una mano, e questo porterà le franchigie ad offrire contratti molto più bassi e i giocatori ad accontentarsi o a firmare contratti annuali per poi ritornare free agent un anno dopo.

Come se non bastasse, i giocatori dovranno ridare indietro una parte dello stipendio per mantenere il rapporto 50-50 tra squadre e giocatori a parità di tetto salariale ma a fronte di meno ricavi (percentuale che potrebbe crescere dal classico 10% a un più che gravoso 25%).

Insomma, in NBA la stagione delle “decisioni difficili” non si concluderà di certo a breve.

 

3) Qualora andasse via da Atlanta (che credo sarebbe un bene per tutte le parti in causa) dove vedreste bene John Collins? E cosa potrebbero ottenere in cambio gli Hawks?

Domanda di Gianmarco Galli Angeli, risponde Matteo Berta

Ciao Gianmarco,

voglio rispondere a questa domanda iniziando con un breve recap sulla situazione attuale ad Atlanta. Gli Hawks si presentano in questa free agency con solo 9 contratti garantiti per il 2020/2021, tra cui i contratti di Capela, Dedmon, Bruno Fernando e del protagonista di questa domanda, John Collins. In sintesi ci si ritrova ad avere quattro giocatori nello spot di centro a roster sui 9 giocatori totali. Ci sarà sicuramente da lavorare, e il giocatore con più valore è proprio John Collins.

Collins, il cui contratto scade alla fine della prossima stagione, dovrà essere necessariamente rinnovato o, appunto, scambiato. Sarei d’accordo con lo scambio? Dipende.

Il contributo che John Collins porta alla squadra nella metà campo offensiva è innegabile, come sono innegabili anche i suoi miglioramenti difensivi, ma il baricentro troppo alto unito a una comprensione del basket non particolarmente brillante ne limitano l’impatto in questa metà campo. Rinnovarlo con un max contract sarebbe un errore che comprometterebbe il rebuilding (a mio parere ottimo) iniziato negli scorsi anni, ma la dirigenza ora si trova davanti a un dubbio amletico.

Credo che il valore di John Collins sia relativamente alto. Il prodotto di Wake Forest è attualmente uno dei migliori rollanti della lega, che unisce alla sua grande propensione nel concludere al ferro un ottimo tocco da dietro la linea da 3 punti (40% quest’anno, su quasi 4 tentativi a partita). Durante gli ultimi momenti della stagione ha dimostrato di aver migliorato anche il passaggio dallo short roll, aggiungendo un’arma al suo arsenale.

A chi può far comodo un giocatore con queste caratteristiche? E’ una domanda complicata. Nella metà campo offensiva John Collins ha un mix di doti tecniche e atletiche che farebbe comodo a tutte e 30 le squadre, ma la metà campo difensiva lo penalizza a tal punto da rendermi impossibile l’impresa di vederlo in una squadra che non sia una squadra di “bassa classifica”. Le prime squadre che mi sono venute in mente sono state Magic, Pistons, Wizards. Vediamo caso per caso.

Per gli Orlando Magic potrebbe essere una mossa molto interessante. Isaac, a causa di un nuovo infortunio al ginocchio, sarà ai box anche per la prossima stagione, Aaron Gordon sembra ai ferri corti con la città di Disneyworld, Bamba non convince ancora. Collins, offensivamente parlando, sarebbe un upgrade pazzesco per il gioco di Orlando, sia affiancato a Vucevic sia come suo sostituto. In questa situazione credo che l’unico punto di incontro tra le due società dovrebbe includere proprio Aaron Gordon; nella trade potrebbe essere introdotto anche Dedmon per questioni di salario, e magari anche una futura scelta dei Magic, visto che il valore di Collins è considerevolmente più alto di quello di Gordon.

In casa Detroit Pistons tutto passerebbe dal rinnovo o meno di Christian Wood. Sono giocatori con un profilo molto simile, quindi non avrebbe senso sovrapporli. Nel caso Wood decidesse di non rinnovare con la squadra di Detroit, Collins sarebbe un’interessante aggiunta al roster. I Pistons, dal canto loro, non hanno veri asset spendibili per Collins, se non Luke Kennard, che dubito vorranno sacrificare.

Passando ai Washington Wizards, il discorso potrebbe diventare interessante. Secondo The Ringer i Wizards sono interessati a draftare Obi Toppin con la scelta numero 9, un giocatore dalle caratteristiche simili a Collins. La mia idea, che potrebbe essere ottima per entrambe le franchigie, consisterebbe nello scambiare John Collins + scelta numero 6 + filler per Bradley Beal. In questo modo con le scelte #6 e #9 i Wizards potrebbero prendere buoni giocatori nel ruolo di guardia ed ala (Okoro, Vassell, Haliburton, Killian Hayes), iniziando ufficialmente un’opera di rebuilding e ottenendo contemporaneamente un ottimo lungo giovane che metterebbe in risalto le caratteristiche di un creator sul pick and roll.

Resta una bella opzione, ma molto improbabile perché Beal sembra aver giurato amore eterno ai Wizards, quindi il suo valore sul mercato resterà alto e non si abbasserà per le pressioni che il giocatore farà sulla dirigenza.

 

4) Giocatori che stanno passando sotto traccia più importanti nella prossima free agency? Quelle pedine che potrebbero trovare posto nella rotazione in una contender, ma che per ora sono poco calcolati (escluderei quindi Joe Harris, Jerami Grant, giocatori utili ma molto più conosciuti).

Domanda di Matteo Berta, risponde Francesco Contran

Ciao Matteo,

come ben saprai la free agency del 2020 non è la più ricca della storia quanto a talento medio, di conseguenza le squadre dovranno essere molto brave a pescare pedine da rotazioni utili per i playoff piuttosto che ricoprire d’oro giocatori che non lo meritano. Il rischio di un contratto come quelli dati a Mozgov e Deng dai Lakers nel 2016 c’è, perciò bisogna pescare bene i giocatori passati sotto traccia.

Il primo nome che faccio può fare comodo a una contender in uscita dalla panchina, ed è Jeff Green. A 34 anni il cestista dei Rockets ha giocato un’ottima serie di playoff per la sua squadra, dimostrando di avere una buona mira da lontano – 42.5% su 4.5 tentativi a gara – e di essere un buon difensore di squadra. Sicuramente è stata una delle note più positive per Houston durante la postseason, e di fatto l’unico panchinaro affidabile a disposizione di D’Antoni, con una produzione non trascurabile di 11.6 punti a gara. Per quanto non sia un lockdown defender, può stare in campo, e può essere una buona presa per allungare la panchina e giocare 20-25 minuti.

Rimanendo nel reparto lunghi, è importante menzionare Aron Baynes: se è vero che nella bolla non ha preso parte all’esaltante prestazione dei Phoenix Suns, nella sua stagione ci sono stati importanti lampi di classe, tra cui il suo career high con ben 9 triple messe a segno.

L’australiano ha ben sostituito un DeAndre Ayton squalificato per doping, e anche se successivamente i problemi fisici ne hanno limitato l’impatto e l’età avanza, al minimo potrebbe essere una buona scommessa. Se in salute, l’australiano può essere un ottimo 5 per allargare il campo, come testimonia un 35% dall’arco su 4 tentativi a partita. Inoltre, per quanto non sia un intimidatore al ferro, il suo lo può fare, almeno in regular season, e i suoi 11 punti a gara col 58% di TS% sono una buona produzione. L’incognita è il fisico, perché l’australiano viene da 93 partite nelle ultime due stagioni, ma un minimo salariale è stato dato a giocatori molto meno utili, e quindi non vedo perché una contender non dovrebbe provare a prenderlo.

Spostiamoci quindi sul terzo lungo di questa lista, Nerlens Noel. Il giocatore di OKC viene da un paio di stagioni decisamente positive dalla panchina. Ottimo difensore, stoppatore e in grado di switchare, va tuttavia sotto contro i centri più fisici come Valanciunas. Offensivamente è una minaccia da alley-oop, e ha provato a sviluppare un gioco da passatore dalla punta negli handoff giocati dai Thunder. Per quanto i risultati siano stati rivedibili nel fondamentale del passaggio, è importante capire che Nerlens sta ancora sviluppando aspetti del suo gioco.

Il buon 75% dalla lunetta e alcuni tiri presi dalla media fanno pensare che potrà espandere il suo range, ma il suo gioco rimane per ora limitato all’area o più precisamente sopra il ferro, a rimbalzo offensivo o tramite lob. Non ha avuto una postseason eccezionale, dove ha faticato soprattutto a limitare i problemi di falli. Tuttavia ha ancora 25 anni, e quindi se OKC non lo rifirmerà, entro i 5 milioni di stipendio potrebbe essere una buona scommessa.

L’ultimo nome che propongo è Justin Holiday. Il fratello di Jrue e Aaron ha disputato una buona stagione ai Pacers ed è uno specialista dall’arco dei tre punti, come testimonia un 40% abbondante su 4.5 tentativi in regular season, percentuale non calata ai playoff. Tipicamente Justin parte dalla panchina, ed è difficile pensare che in una contender possa partire titolare, ma può essere un ottimo elemento da rotazione anche ai playoff. I suoi compiti sarebbero farsi trovare pronto sugli scarichi e difendere bene, cosa che ha sempre atto nell’ultima stagione, concedendo il 4.2% il meno dal campo rispetto alla media.

All’età di 31 anni e in uscita da un contratto da 4.7 milioni, è presumibile che possa abbassare un pelo le sue pretese. È chiaro però che uno specialista di questo genere a buon prezzo farebbe comodissimo a squadre che necessitano delle sue caratteristiche

 

5) Girovagando sul web per capire il profilo adatto ai Thunder per il draft, ho letto di questa idea che prevedrebbe uno scambio tra OKC e Suns: la base della trade vedrebbe arrivare Schröder nell’Arizona e la decima scelta di questo draft nell’Oklahoma. Il tutto perché i Thunder andassero a draftare Devin Vassell, forse il miglior 3&D di un draft senza picchi estremi di talento ma con solidissimi giocatori. Posto che secondo me Oklahoma City dovrebbe tentare questo scambio, ciò converrebbe anche a Phoenix?

Domanda di Francesco Contran, risponde Filippo Barresi

Ciao Francesco,

andiamo con ordine e per prima cosa parliamo della proposta di trade. A mio parere non vedo come possa essere considerata una trade realistica in quanto potrebbe giocare contro i piani di entrambe le squadre coinvolte. Phoenix dovrebbe concentrare la sua ricerca per migliorare il roster a giocatori che possano essere compatibili con l’attuale young core, sia in termini tecnici sia in termini di timeline. Da questo punto di vista Schröder ha 27 anni e – per quanto sia molto utile a livello competitivo – non vedo come possa incastrarsi bene con il progetto dei Suns.

Per quanto riguarda OKC invece il discorso è diverso: i Thunder vivono un paradosso in cui stanno cercando di svecchiare pur mantenendo alto il livello della franchigia per evitare che cali l’importanza della stessa. L’obiettivo della dirigenza è sempre stato quello di mantenere un certo livello di competitività, e Schröder ha dimostrato di poterti garantire tutto questo, soprattutto insieme a Shai e CP3. Sostituire un giocatore del genere con un giovane promettente avrebbe molto senso in ottica rebuild, ma al momento temo che i piani di OKC siano altri, soprattutto essendo legati a Paul ancora per parecchio tempo (nonostante da più di qualche settimana si parli di uno scambio).

Parlando dei prospetti citati cerchiamo di fare chiarezza anche in relazione alle relative pick delle due squadre. Se i Thunder sono interessati a un profilo simile a quello di Vassell, possono anche evitare di forzare la mano con una trade del genere e osservare i prospetti intorno al range della loro scelta.

Alla #26 sarà possibile trovare giocatori che rientrano nell’alveo dei 3&D proprio come il prospetto in uscita da FSU. Tra le papabili opzioni vedrei molto bene Josh Green e Robert Woodard II: il primo è un freshman da Arizona, il secondo un sophomore da Mississippi State. Entrambi sono molto promettenti a livello difensivo e offensivamente con un po’ di lavoro potrebbero garantire qualcosa in più del semplice tiro da tre.

Per quanto riguarda i Suns, è molto probabile che al momento abbiano gli occhi su un profilo come Vassell, soprattutto con Oubre in possibile uscita. Per questo motivo è abbastanza improbabile che decidano di privarsi della loro posizione al draft per una trade come quella sopracitata.

La Redazione

La redazione è un mostro a più teste e con un numero ancora maggiore di mani. E come nel significato più letterale, del latino monstrum, è una "cosa straordinaria".

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