L’incredibile metamorfosi di Bam Adebayo

 L’incredibile metamorfosi di Bam Adebayo

Copertina a cura di Marco D’Amato

Gara 5 ECF. Miami si gioca il primo match point per le Finals con un terzo quarto ai limiti della decenza (41-25 il parziale). Adebayo finisce la partita con 13 punti, 8 rimbalzi, 8 assist, 5/11 al tiro e 3/4 ai liberi.

Nonostante le cifre, comunque discrete, Bam sa di aver deluso i compagni e si assume tutte le responsabilità: “Ho giocato di m***a, la colpa non è dei miei compagni, del coach, è solo mia”, consapevole che una debacle così può essere il turning point della serie. Dichiarazioni di un certo spessore per un ragazzo di appena 23 anni, al primo anno da titolare e al primo anno da all-star, ma già con le spalle piuttosto larghe.

Ma alle parole seguono i fatti: gara 6 finisce con 32 punti. 14 rimbalzi e 5 assist, con 11/15 dal campo e 10/11 ai liberi. Miami vince la gara e vola alle Finals con Bam miglior marcatore delle ECF, a 23 anni e con soli 3 anni di carriera alle spalle, carriera iniziata non da prescelto, non da stella annunciata, non da prima scelta al Draft.

Ma cosa è cambiato in 3 anni? Cosa aveva fatto finire il prodotto di Kentucky così basso al draft? Come può un giocatore con quello skillset finire alla 14?



L’ESPERIENZA A KENTUCKY

Edrice Adebayo, questo il suo vero nome, giunge a Kentucky marchiato a fuoco con le 5 stelle che classificano i migliori prospetti e listato da ESPN come #5 prospetto della nazione. Ma le cose alla corte di Coach Calipari non vanno così bene.

In difesa mette in mostra un’ottima mobilità e un’ottima capacità di poter marcare più ruoli, ma in attacco i numeri non lasciano molto ben sperare: 0.8 ast a fronte di 1.7 TOv, un mediocre 65% ai liberi e un gioco basato per oltre il 40% in post up (dove in NCAA ha un enorme vantaggio fisico, sia in termini di kg ma anche di cm, rispetto ai 90% dei pari ruolo, vantaggio che però in NBA andrà inevitabilmente a perdersi e anzi, finirà per essere un limite), ma che non potrà più essere tale anche vista l’elevatissima quantità di palloni persi in questa situazione (20% di TOv% in situazioni di post up).

 

Quale ruolo può avere offensivamente in NBA un giocatore con un tocco mediocre, un gioco basato sullo strapotere fisico e poco altro? Visto l’atletismo, la presenza fisica e l’impatto potenziale in difesa un ruolo in questa lega lo potrà avere, ma sicuramente con compiti offensivi limitati, magari giocando molto da rim runner e giocando molto p&r ma poco altro (al college 1.6PPP, ma usato solo nel 6% delle situazioni. Un po’ pochino, non credi Cal?). 

CBS sports lo mette alla #26 nel suo mock, SBnation addirittura lo mette fuori dal primo giro, Fox sports lo mette alla #22, nessuno dei principali 12 siti di mock draft, riportati anche sul sito NBA, lo mette in lottery, in moltissimi mock draft è messo dietro anche a Ike Anigbogu di UCLA, con cui condivide fisico e ruolo e che ora fatica a stare in campo più di 15min in G-League.

E allora come mai è finito in lottery? Il motivo ha un nome e un cognome: Pat Riley. Pat non si è mai fatto problemi a prendere rischi, soprattutto su giocatori che lo hanno favorevolmente impressionato nei workout. Quello che successe in quel workout si confonde tra realtà e leggenda: sicuramente Bam superò benissimo il distruttivo workout da marines a cui gli Heat sottopongono i vari prospetti, ma quello che sorprese ancora di più Pat fu quanto avvenne dopo; Bam fu sottoposto a workout un po’ fuori luogo per un lungo soprattutto considerando le caratteristiche del lungo di Kentucky: gli vennero fatti marcare degli esterni, passare la palla, tirare…Bam sapeva fare tutto e Riley ne rimase estremamente sorpreso, ma a sorprenderlo ancora di più furono le risposte di Bam, ad ogni esercizio gli rispondeva con un piccato: “Con chi credete di avere a che fare?!?

Per l’ennesima volta Calipari si era confermato un grandissimo recruiter, ma un mediocre allenatore, incapace di sfruttare appieno le caratteristiche dei propri giocatori (citofonare, tra gli altri, a Towns, Booker, Herro).

 

L’ANNO DA ROOKIE

Il passaggio in NBA è traumatico. Bam viene utilizzato in una maniera diametralmente opposta rispetto al college: oltre il 60% del suo gioco è composto da tagli, p&r e putback con il gioco in post che scende a un 10% di utilizzo (con un impietoso 0.65PPP buoni per finire nel 14° percentile della lega). Tuttavia, anche nelle situazioni in cui Bam era più usato, il passaggio in NBA si era fatto sentire: in nessun aspetto del gioco offensivo Bam era un giocatore sopra la media, se non in transizione, spot-up e isolamento, che comprendevano complessivamente poco più del 15% del suo attacco.

In difesa, nel compenso, Bam aveva già iniziato a far intravedere alcune delle peculiarità che lo rendono oggi uno dei difensori più versatili e pericolosi: la capacità di difendere su praticamente cinque ruoli.

Bam finì la prima stagione marcando per il 37% del tempo gli esterni, per il 50% del tempo i centri e per il 14% le guardie, tenendo gli esterni a un misero 35% dal campo. All’epoca, come succede anche tutt’ora, i giocatori su cui andava paradossalmente più in difficoltà erano i centri fisici e capaci di tirargli sulla testa, essendo “solo” 206cm con 217cm di braccia.

Il secondo anno inizia sulla falsariga del primo, con Bam usato ancora da backup C, come cambio di Hassan Whiteside. La stagione prosegue più o meno come l’anno da rookie, fino a quando Whiteside non si infortunia leggermente verso fine febbraio, una cosa lieve, giusto il tempo di saltare tre partite. 

Per Bam così si aprono le porte del quintetto. Si prende il posto e non lo lascerà più: anche col rientro di Whiteside il C titolare ormai è diventato lui e con le ultime 23 partite abbiamo una piccola anticipazione di quello che sarà la stagione successiva (11.6 ppg, 9.1 reb e 3.0 ast, in appena 27 minuti a partita).

Nel frattempo in estate Miami saluta, senza troppo dispiacere, Whiteside e accoglie a braccia aperte Butler. Inizia la stagione e Bam diventa sempre più centrale per Miami e per il suo gioco: in attacco passa da un 15.8% a un 21.2% di USG%, i tocchi a partita praticamente raddoppiano, da 34.5 a 65.6, secondo a Miami, di poco dietro a Jimmy Butler.

La sua versatilità in attacco e in difesa lo rende perfetto per il gioco spesso position-less di Miami: le due situazioni in cui è più utilizzato sono da tagliante e da rollante in situazioni di p&r (poco sopra il 20% la prima, poco sotto il 20% la seconda). Da qui in poi è un inno alla versatilità, transizione, isolamento, rimbalzo offensivo, post up tutti con dati molto simili, sia come efficienza (non fa nulla benissimo ma fa tutto bene, non ha grossi punti deboli) sia come frequenza.

il vostro centro che splitta su un p&r o che attacca fronte a canestro sul p&r

Il vostro centro che conduce il contropiede primario servendo l’esterno che taglia a canestro o servendo il tiratore in angolo

Il vostro centro che fa il movimento Nash sulla linea di fondo

Il vostro centro che esegue uno short roll, fa un Rondo fake: canestro e fallo

 

É terzo nella lega per screen assist (5.1), quarto nella lega per assist tra le non G (5.1), nel 79° percentile come ball-handler nei pick and roll (con una frequenza del 5%, non sample enorme ma considerevole per essere un lungo, più alto, ad esempio, di Julius Randle che gioca moltissimo palla in mano e fronte a canestro), 67° percentile nel p&r da bloccante, con una frequenza del 18%.

Ma la vera differenza Bam la fa in difesa dove la sua mobilità e la struttura fisica gli permettono di cambiare contro quasi tutti i giocatori della lega: in RS ha marcato le G per il 22% del tempo, i C per il 30% del tempo e le F per il 48%, senza mai soffrire particolarmente in nessun matchup (qualche dato interessante: Antetokounmpo limitato al 42.9% al tiro, Porzingis al 27.8%, Russell Westbrook al 38.5%, Dinwiddie al 36%, Jaren Jackson Jr al 33%), ai PO invece si è occupato delle F per il 44% e C per il 34% del tempo e G per il 22%, G limitate al 37% al tiro (!), mentre, come tradizione, ha sofferto di più vs i C fisici e capaci di giocare in post up e di tirargli sulla testa (vedi Brook Lopez che contro Bam ha tirato col 66% al tiro).

Quello che in questi PO però gli sta permettendo di fare ancora più la differenza è il tiro dal midrange: in RS aveva tirato poco e male da questa zona, ora si prende più tiri e soprattutto li mette con ottime percentuali (oltre il 42%); la minaccia del tiro, oltre che di un hand off con uno degli esterni di Miami, è una minaccia enorme che costringe la difesa a stargli appiccicato per paura di un tiro, soprattutto dell’esterno che riceve il consegnato. E questo gli consente di attaccare in 1vs1 fronte a canestro il lungo avversario, e a volte anche l’esterno, e auguri a fermare un treno in corsa, soprattutto se come in questi PO tira i liberi con ben più dell’80%.

Potete vedere come la minaccia di Robinson sia tale da non permettere a Brown di staccarsi da Bam il quale lo attacca fronte a canestro, lo sposta col fisico e appoggia di di sinistro al tabellone

Tutto il repertorio di Bam fronte a canestro. Attacca Theis, se Theis si stacca troppo palleggio arresto e tiro (con fallo), se gli rimane attaccato arriva in fondo e gli schiaccia sulla testa

 

Ma quello che più di ogni altra cosa colpisce di Bam è l’attitudine e la personalità, oltre che l’utilità che riesce ad avere anche quando è in giornata no in attacco (vedi la recentissima gara 5 vs LAL, malissimo in attacco, fondamentale in difesa). Il rimanere concentrati e utili quando in attacco si sta sbagliando di tutto non è affatto semplice ed è sintomo di grande solidità mentale. 

 

Partita pessima di Bam in attacco, ma in difesa il suo apporto è indispensabile. La rubata qui va a Butler, ma Adebayo difende in maniera impeccabile

 

Tutto questo consente oggi a Bam di essere uno dei giocatori più utili della lega, perfetto per il basket del 2020 e ancora di più per il basket dei Miami Heat, il tutto a 23 anni.

Non resta altro da fare che mettersi comodi aspettando la prossima evoluzione di quello che è ormai diventato uno dei migliori lunghi della lega.

Francesco Semprucci

Appassionato di sport e di tecnologia, nasce a Rimini nel 1999. Gioca a basket fin da piccolo e ora studia ingegneria meccanica. Tifoso dei Miami Heat, si interessa ben presto al mondo del Draft e della NCAA. Lo caratterizza un certo feticismo per i giovani e, soprattutto, per il progresso.

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