Cosa è successo in gara 5 delle NBA Finals

 Cosa è successo in gara 5 delle NBA Finals

Copertina a cura di Nicolò Bedaglia

Grazie a una prova di squadra di altissimo livello, con Butler e Robinson sugli scudi, i Miami Heat sconfiggono i Los Angeles Lakers 111 a 108 e si portano sul 2-3 nella serie. Ai gialloviola non basta una prova totalmente dominante di LeBron James, aiutato da un Davis acciaccato ma comunque determinante; la squadra di coach Vogel è stata tradita dalla pessima prova del supporting cast, incapace di creare gioco nei momenti in cui James rifiatava in panchina.

Il primo quarto si chiude sul 25-24 Miami, con da una parte gli Heat che si affidano a Butler e Robinson e dall’altra i Lakers che rimangono a contatto grazie al dynamic-duo James-Davis, in un doppio-duello che caratterizzerà tutta la partita. A circa un minuto dalla fine del primo periodo Davis è costretto a lasciare momentaneamente il campo per un problema al tallone del piede destro.

Gli Heat ne approfittano e con Kendrick Nunn travestito da Goran Dragić toccano anche il +11 (41-30), prima che i Los Angeles Lakers, trascinati da LeBron James (15 punti nel secondo periodo), rientrino sul -1 grazie anche al loro marchio di fabbrica, ovvero l’attacco in transizione. All’intervallo Miami conduce 60-56 dopo la tripla di Jimmy Butler a un secondo dalla fine del quarto.

 

Nella terza frazione la partita prosegue punto a punto, ma la difesa più aggressiva dei Lakers forza gli Heat a perdere ben 6 palloni (che porteranno a 8 punti) e consente a LeBron & Co. di impattare l’incontro sul 70-70. Miami risponde con un parziale di 8-0, prontamente annullato dai Lakers, e successivamente prova un ulteriore mini-allungo nell’ultimo minuto del periodo che consente agli uomini di Spoelstra di restare avanti 88-82 con 12′ da giocare. La firma al termine del terzo quarto è ancora di Butler che stavolta serve Adebayo dopo un pick-and-roll con Crowder (difeso male da Davis e Kuzma).

 

Dopo un parziale di 15-3 all’inizio dell’ultimo quarto, i Lakers mettono per la prima volta dal quarto iniziale la testa avanti sul 97-96; da quel momento la partita è un continuo scambio di canestri tra Heat e Lakers che negli ultimi minuti si trasforma in un bellissimo duello tra Jimmy Butler e LeBron James.

Dopo 2 tiri liberi convertiti da Butler il punteggio recita 109-108 Miami; con 16 secondi da giocare i Lakers hanno l’ultima occasione per passare in vantaggio: James penetra attirando tutti i 5 giocatori degli Heat e scarica il pallone a Danny Green che dalla punta sbaglia un tiro con metri di spazio; Morris recupera il rimbalzo offensivo ma, nel tentativo di servire Davis sotto canestro, effettua un pessimo passaggio lob all’ex-Pelicans che finisce direttamente fuori.

 

Herro in seguito segnerà i 2 tiri liberi validi per il +3 finale. Andiamo ora a esaminare i punti chiave che hanno caratterizzato gara 5, a cominciare dal bellissimo duello tra Butler e James.

 

1) Il duello tra Jimmy Butler e LeBron James

Molto probabilmente questa gara 5 passerà alla storia a causa della tripla sbagliata di Danny Green e la palla persa di Markieff Morris, ma il realtà è stato lo scontro tra Butler e James a caratterizzare la partita di ieri notte per larghi tratti.

 

La partita di Jimmy Butler

Iniziamo parlando dei vincitori: Butler ha chiuso gara 5 con 35 punti (11/19 dal campo, 1/3 ai liberi e 12/12 dalla lunetta), 12 rimbalzi (5 offensivi), 11 assist, 5 recuperi e una stoppata in ben 47:12 minuti, in quella che è stata una serata storica per l’ala ex-76ers.

Coach Vogel, alla luce degli ottimi risultati ottenuti in gara 4, ha deciso affidare la marcatura di Butler ad Anthony Davis anche in questa partita, ma i risultati non sono stati ugualmente produttivi, anche a causa dell’infortunio subito da Davis nel primo quarto.

Nella precedente sfida, infatti, i Lakers hanno chiuso l’area a Butler costringendolo a tirare da 3 punti o dal midrange, il che ha escluso il prodotto di Marquette University dalla partita in diversi frangenti. Già a partire da gara 4, però, coach Spoelstra ha proposto un aggiustamento che ha facilitato l’attacco di Butler: come si può vedere in questa clip, il blocco portato da Tyler Herro su Anthony Davis è molto profondo e consente a Butler di sfruttarlo e di avere lo spazio per segnare dal midrange.

 

La maggiore varietà di soluzioni offensive adottate da Butler in gara 5 si può vedere anche dai seguenti shooting charts: a sinistra quello di gara 4, che evidenzia il fatto che l’ex-Wolves abbia cercato troppe volte di finire al ferro schiantandosi ripetutamente sulla difesa, mentre a destra quello di gara 5, molto più vario e che ha reso in parte inefficace la marcatura di Davis (contro AD Butler ha segnato 15 punti con 6/10 dal campo e 3/3 ai liberi).

Butler è stato molto abile a sfruttare con pazienza le situazioni in cui Davis è riuscito a impedirgli di penetrare, come si vede nella clip seguente: Butler penetra verso il fondo ma con Davis pronto a proteggere il ferro non chiude il palleggio, torna fuori dall’arco dei 3 punti dal lato opposto, attacca nuovamente l’ala dei Lakers e si arresta poco dopo il tiro libero anticipando Davis che non riesce a contrastare il tiro.

 

In questo caso, invece, i Lakers cambiano su un pick and roll tra Butler e Adebayo con Howard che finisce isolato sulla stella degli Heat che sfrutta la scarsa rapidità di piedi del centro dei Lakers per crearsi un tiro con spazio sempre dal midrange.

 

Dall’infortunio di Bam Adebayo di gara 2, da cui il centro degli Heat non si è ancora ripreso completamente, Butler sta giocando molto da bloccante soprattutto in situazioni di dribble handoff, soluzione che Miami utilizza molto per liberare i propri tiratori da 3. Quando il tiro dalla lunga distanza non arriva, però, Butler è molto bravo a tagliare verso in canestro, ricevere il passaggio dalla guardia fuori dall’arco e finire al ferro assorbendo bene il contatto.

 

In questo caso, invece, Butler effettua un dribble handoff a Kendrick Nunn, Rondo si schianta sul blocco e il rookie degli Heat segna dal midrange.

 

Questo tipo di soluzione consente a Butler di trovarsi nei pressi del ferro e di recuperare il rimbalzo offensivo in caso di errore da parte della guardia che in precedenza ha sfruttato il suo blocco; in questa clip Herro penetra ma sbaglia il floater, Butler recupera il rimbalzo offensivo e apre per Robinson che segna da 3.

 

In gara 5 Butler è stato in grado di coinvolgere con continuità i propri compagni di squadra, come testimoniano gli 11 assist messi a referto. L’ex-Bulls ha saputo sfruttare le attenzioni che la difesa Lakers gli ha riservato per trovare tiri aperti per i suoi compagni.

 

Infine, Jimmy “Buckets” è stato decisivo anche in fase difensiva, nonostante l’incredibile carico offensivo che ha dovuto gestire. In particolare, la stella degli Heat ha sfruttato i suoi istinti sulle linee di passaggio e la sua rapidità di mani per recuperare ben 5 palloni.

 

La partita di LeBron James

La superstar dei Lakers ha finito gara 5 con 40 punti (15/21 dal campo, 6/9 da 3 e 4/6 ai liberi), 13 rimbalzi, 7 assist e 3 recuperi in poco meno di 42 minuti. James ha iniziato subito in “attack mode“, sfruttando il suo strapotere fisico per attaccare con continuità il ferro anche contro ottimi difensori come Butler e Adebayo.

 

Nel secondo quarto, invece, LeBron si è affidato al suo tiro dalla lunga distanza per riportare i suoi Lakers in partita dal -11, con gli Heat che gli hanno concesso qualche centimetro di troppo venendo costantemente puniti.

 

La scelta di essersi affidato molto al proprio tiro da fuori di James è dovuta anche al tipo di difesa che i Miami Heat hanno utilizzato per contrastare il mismatch hunting dei Lakers. In particolare, se in un pick and roll viene coinvolto il giocatore marcato da uno tra Nunn, Herro e Robinson, gli Heat effettuano un aiuto e recupero, con il difensore del bloccante che va momentaneamente sul portatore di palla lasciando poi il posto al marcatore diretto, così da annullare il vantaggio degli avversari. Come si vede in questa clip, però, la difesa di Miami non è impeccabile e James punisce questa disattenzione con una tripla.

 

Le doti di LeBron James vengono esaltate ancor di più quando i Lakers giocano in transizione (su cui torneremo successivamente), aspetto che ha consentito loro di rimanere incollati agli Heat nei momenti di difficoltà.

 

Come Jimmy Butler, in questa partita anche LeBron James è stato utilizzato come bloccante nei pick and roll con risultati estremamente positivi.

 

Nei minuti finali della partita il duello tra Butler e James è entrato nel vivo, con le due stelle che si sono caricate le rispettive squadre sulle spalle per portarle alla vittoria. Nello specifico, Butler è stato responsabile per 11 degli ultimi 15 punti dei Miami Heat (8 punti e 1 assist), mentre James ha risposto con 7 punti negli ultimi 3 minuti, ma purtroppo per lui e per i Lakers la tripla centrale del potenziale sorpasso di Danny Green, proveniente da uno scarico di James, si è spenta sul primo ferro.

2) Le differenze nell’impatto dei supporting cast

Se da una parte il duello tra Butler e James è stato molto equilibrato, dall’altra quello tra i supporting cast delle due squadre è stato nettamente vinto dagli Heat, che sono riusciti a mandare in doppia cifra 6 giocatori sui 7 utilizzati (solo Iguodala ha finito con 0 punti ma è stato molto utile in altri modi, come spesso accade). Prima di entrare nello specifico, occorre dedicare qualche riga alla battaglia tra i due “Robin”, ovvero Duncan Robinson e Anthony Davis, fedeli scudieri dei “Batman” Butler e Davis.

Duncan Robinson, dopo aver faticato nelle prime due partite, ha ricominciato a essere una macchina da canestri da dietro l’arco, e ha concluso gara 5 con 26 punti (8/15 dal campo, 7/13 da 3 e 3/3 ai liberi), 5 rimbalzi, 2 assist e un recupero.

Nel corso della serie l’ex-Michigan ha faticato parecchio contro la difesa fisica dei Lakers, ma nelle ultime partite ha saputo sfruttare le disattenzioni della difesa per farsi trovare pronto sugli scarichi. In questa clip si può vedere come Green prima e Caldwell-Pope poi, si concentrino un attimo di troppo sulla palla perdendo di vista Robinson che si riposiziona e punisce da 3.

 

Con la partita in bilico e poco più di 3 minuti da giocare, la palla è costantemente in mano a Butler, che tuttavia, in questo caso, non riesce battere Morris dal palleggio; Robinson sprinta verso Butler, Caldwell-Pope e Caruso si scontrano tra di loro e il cecchino di Miami segna una tripla importantissima.

 

Grazie al sistema di aiuto e recupero implementato da Spoelstra da gara 3, gli Heat stanno pagando molto meno la presenza di un difensore negativo come Robinson in campo, il quale, per quanto sia ancora lontano dall’essere impattante (o neutro) nella metà campo difensiva, è stato protagonista di un paio di ottime giocate, tra le quali uno sfondamento subito ai danni di LeBron James.

 

Nonostante sia stato limitato dall’infortunio al tallone per gran parte della partita, Anthony Davis ha comunque segnato 28 punti (9/15 dal campo, 2/5 da 3 e 8/8 ai liberi), raccolto 12 rimbalzi, distribuito 3 assist, recuperato 3 palloni e stoppato 3 tiri. La difesa di Miami molto flottata verso il lato forte quando Davis riceve il pallone in isolamento ha limitato l’impatto in post up dell’ex-Pelicans che tuttavia ha saputo segnare sia dal midrange evitando così il raddoppio…

 

…sia in situazioni di pick and pop.

 

Il suo contributo offensivo nei pressi del ferro, invece, è sempre derivato da situazioni dinamiche di pick and roll e transizione…

 

…o da rimbalzo offensivo, in quanto, come scritto in precedenza, i Miami Heat sono stati molto attenti a non farlo avvicinare al ferro in isolamento. Anche per quanto riguarda la metà campo difensiva, Davis ha giocato una buona partita, intervenendo sulle linee di passaggio e soprattutto proteggendo il ferro, sia contro i piccoli che in 1vs1 contro Bam Adebayo (che anche per questo motivo non è mai entrato in partita).

 

I Miami Heat hanno ricevuto un prezioso contributo da tutti i giocatori scesi in campo: Tyler Herro (12 punti e 3 assist) ha disputato una buona partita senza strafare prendendosi tiri in ritmo, a differenza di quanto visto in alcune delle partite precedenti, Iguodala e Crowder hanno contribuito soprattutto in fase difensiva mentre il protagonista inaspettato è stato Kendrick Nunn, che per la prima volta in queste Finals ha degnamente sostituito l’infortunato Goran Dragić.

Il rookie undrafted degli Heat ha chiuso con 14 punti con 6/9 dal campo e 2/4 da 3, 4 rimbalzi e 3 assist in poco meno di 28 minuti. In particolare, Nunn è stato il protagonista assoluto del primo allungo di Miami nel secondo quarto, in cui ha segnato 8 punti e distribuito 2 assist, non trovando alcuna resistenza da parte della difesa losangelina.

 

A testimoniare il fatto che Nunn sia entrato molto concentrato e determinato è questo rimbalzo offensivo rubato a Rondo, un giocatore solitamente abituato a essere protagonista di questo tipo di giocate.

 

La guardia degli Heat ha lasciato il segno anche nel secondo tempo, anche se in maniera meno importante rispetto al primo, grazie a questa tripla dal palleggio in un momento delicato per Miami che stava subendo la rimonta dei Lakers.

 

Per quanto riguarda i Lakers, invece, l’unico giocatore del supporting cast ad aver giocato una buona partita è stato Kentavious Caldwell-Pope, autore di 16 punti (6/15 dal campo, 3/8 da 3, 1/1 ai liberi) e di alcune ottime difese su Duncan Robinson, che però talvolta sono risultate insufficienti a contrastare il cecchino di Miami. Nonostante questo, l’ex-Pistons si è sempre fatto trovare pronto sia per ricevere e sparare da 3 punti…

 

…sia per attaccare il ferro ricevendo in movimento.

 

Ad esclusione della tripla del sorpasso sul passaggio di James sbagliata malamente, che ha scatenato le ire dei tifosi Lakers, Danny Green complessivamente ha giocato una partita meno disastrosa di quanto si pensi, ha segnato 8 punti con 2/5 da 3 e ha difeso molto bene soprattutto su Tyler Herro, tenuto a 0 punti con 0/4 al tiro nei possessi difesi direttamente da lui. Il problema con Green si è presentato nelle situazioni in cui ha dovuto prendere decisioni che non siano correre, prendere e tirare da 3, e questo è un problema che i Lakers in generale hanno sofferto molto in questa gara 5.

 

In queste due azioni Green è costretto a mettere palla a terra e crearsi un tiro da solo, aspetto del gioco in cui non ha mai brillato, anche perché non gli è mai stato chiesto di farlo

 

Le prove davvero negative sono state quelle di Rondo, Kuzma, Morris e Howard; nessuno di loro, infatti, è stato in grado di impattare positivamente la partita, specialmente nei momenti in cui LeBron James si è seduto in panca e con un Davis non al 100%. Il centro titolare Dwight Howard è stato ancora una volta il bersaglio preferito da Butler nei cambi difensivi dopo un blocco, il che lo ha subito escluso dalla partita.

Il suo sostituto, ovvero Morris (che in realtà dopo Davis è il lungo dei Lakers che gioca più minuti), in oltre 22 minuti di utilizzo ha collezionato solamente 1 rimbalzo a fronte delle 3 palle perse (l’ultima delle quali ha condannato i Lakers alla sconfitta) e dei 4 falli subiti, risultando particolarmente dannoso in difesa, come testimonia questo pessimo possesso nel finale di partita, prima della tragica palla persa:

 

Crowder porta un blocco cieco centrale a Butler, Morris si dimentica totalmente di seguire l’ex-Grizzlies a centro area rimanendo inspiegabilmente alla sua sinistra. James a quel punto si aspetta il cambio che non si materializza lasciando il corridoio centrale a Butler che subisce il fallo di Davis e fa 2/2 dalla lunetta

 

In questa partita l’attacco dei Lakers non è stato particolarmente brillante e anche con James e Davis in campo non si è vista una buona creazione di gioco, salvo le iniziative personali delle due superstar che in più di un occasione hanno tolto le castagne dal fuoco per la squadra di coach Vogel.

Nei pochi minuti in cui l’ex-Cavaliers si è seduto in panchina le cose sono anche andate peggio per i Lakers, che non hanno avuto un contributo sufficiente da Kuzma (7 punti con 3/10 dal campo e 0/4 da 3) e da Rondo, che ha finito con 4 punti, 5 rimbalzi e 5 assist ma risultando meno determinante di quanto le cifre lascino intendere. In una partita finita con soli 3 punti di svantaggio, il +/- (che solitamente non è una statistica tra le più affidabili) di Kuzma e Rondo è stato rispettivamente -17 e -13, mentre quello di James, Green e Davis è stato +7, +12 e +7. Escludendo KCP, il supporting cast di James e Davis ha tirato 8/31 dal campo (25.8%).

Con una differenza così evidente nel rendimento di titolari e panchinari, viene subito da chiedersi come mai coach Vogel stia ancora utilizzando una rotazione a 9 giocatori da 18+ minuti invece di utilizzare il più possibile James e Davis più i comprimari che sono in giornata.

Anche perché dall’altra parte gli Heat, nonostante l’assenza di Dragić e un Adebayo acciaccato, hanno vinto una partita tirata fino all’ultimo minuto utilizzando solamente 7 giocatori, con Butler che è rimasto in campo praticamente sempre. L’impressione è che il supporting cast dei Lakers, anche se composto da più giocatori rispetto a quello dei Miami Heat, non disponga di giocatori versatili in grado di sorprendere la difesa utilizzando diverse soluzioni offensive. Coach Spoelstra, invece, può contare su un gruppo molto variegato, in cui quasi tutti i componenti hanno uno skillset offensivo che comprende più di un’abilità, e che risultano particolarmente efficaci anche grazie agli accorgimenti difensivi che consentono loro di stare in campo.

Infine, i Lakers sono comunque arrivati a un tiro dalla vittoria nonostante una prova offensiva di squadra da rivedere. Oltre alla prestazione incredibile di James, aiutato da quella di Davis, l’aspetto che ha consentito ai Lakers di arrivare punto a punto a fine partita è stato l’attacco in transizione, una delle armi preferite dai gialloviola che per diversi motivi si è vista poco nelle precedenti partite. Il 25-4 per i Lakers nei punti in transizione testimonia il dominio della squadra di coach Vogel nelle situazioni di contropiede, in cui James & Co. hanno punito Miami sia dopo tiri sbagliati, sia dopo palle perse (14 pts off to) attaccando il ferro…

 

…o segnando dall’arco.

 

Conclusione

I Miami Heat dovranno recuperare in fretta le energie per giocarsi al meglio la possibilità di portare la serie a una clamorosa gara 7 e soprattutto dovranno fare ancora molto affidamento su Jimmy Butler sperando che il supporting cast continui a essere determinante e che Bam Adebayo riesca a dare qualcosa in più rispetto a gara 5. Dall’altra parte i Lakers avranno bisogno che i comprimari tornino a essere determinanti in entrambe le metà campo come lo sono stati nelle prime partite, altrimenti le prestazioni mostruose di James, complice anche l’infortunio di Davis, rischiano ancora una volta di andare sprecate.

Davide Possagno

Sono un Heat-Lifer ormai da oltre 10 anni, da quando comprai il dvd su Dwyane Wade in edicola: fu amore a prima vista. Ancora maledico Pat Riley per aver maxato Whiteside, privandoci così del nostro Flash per un interminabile anno e mezzo.

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