Cosa è successo in gara 3 delle NBA Finals

 Cosa è successo in gara 3 delle NBA Finals

Copertina a cura di Nicolò Bedaglia

Con la vittoria in gara 3 per 115 a 104, i Miami Heat accorciano sul 2 a 1 nella serie. La squadra della Florida – ed in particolare Butler – entra in campo con il coltello tra i denti, pronta a dare il tutto per tutto pur di strappare almeno una gara in queste Finals. I Lakers invece – ad esclusione di pochi nomi – fanno l’opposto: svogliati, con la testa tra le nuvole e poche idee.

La partita inizia in modo equilibrato. Per i primi 3/4 minuti le due squadre sono molto vicine come punteggio, ma poi Miami esplode: un parziale di 12 a 1 costringe Vogel al time out (sul 16 – 8 Miami) e a cambiare la lineup. I Lakers timidamente si fanno sotto e chiudono il primo quarto a -3 grazie ad una bellissima azione che porta alla tripla di Kuzma.

 

Il secondo quarto è un botta e risposta continuo. Los Angeles riesce a portarsi sul +4 (massimo vantaggio per i Lakers), ma Miami con due canestri di fila inizia una nuova run portandosi così sul +7 a metà quarto. I Lakers tentano di rientrare in partita con i canestri di James ed i liberi di Caruso. Gli ultimi canestri non sono tuttavia sufficienti e gli Heat rimangono in vantaggio sul 58 a 54.

La terza frazione di gioco vede gli Heat continuare a fare ciò che di buono hanno fatto nel secondo quarto; Miami, sempre in vantaggio ed in controllo, riesce addirittura ad allungare sul +14 grazie ad una ottima difesa e ad un canestro in reverse di Herro in contropiede.

 

Ovviamente i Lakers non hanno intenzione di far scappare ulteriormente gli Heat e schiacciano sull’acceleratore quel tanto che basta per farli tornare in partita (Davis segna 10 dei suoi 15 punti totali in questo terzo quarto). Dall’altro lato però c’è un infuriato Jimmy Butler: segna 11 punti (3/3 dal campo e 5/6 ai liberi), smazza 2 assist e aiuta i suoi a concludere il quarto in vantaggio.

Questa volta sono i Lakers a iniziare forte. James segna 4 punti e serve due assist per due triple di Morris, infine Rondo con un layup mancino regala il primo vantaggio a Los Angeles dal 37 – 36 a metà secondo quarto.

Sfortunatamente per tutti i tifosi Lakers la gioia finisce qui. Miami ricaccia indietro i giallo viola con l’ennesimo parziale che dal 91 – 89 porta la partita sul 97 – 91. Los Angeles cercherà di rientrare in gara ma Butler e Herro archiviano la pratica. Sul 105 – 100 Jimmy segna quattro punti in fila e poi Herro mette il punto a 50 secondi dal termine segnando il 111 a 102.

 

1. La difesa di Miami

Dopo una gara 2 giocata interamente a zona, Spoelstra ha nuovamente cambiato piano partita. In questo terzo incontro delle Finals gli Heat – privi ancora di Dragic e di Adebayo – hanno adottato un piano difensivo concettualmente simile a quello della zona ma applicato spesso e volentieri ad una difesa ad uomo. Complicato? Vediamo di snocciolare la questione.

Come tutti sappiamo i Lakers hanno dominato il pitturato sia contro la difesa a uomo sia contro la difesa a zona. In gara 2 hanno segnato il 45% dei punti nel pitturato (56 punti totali): troppi, una emorragia continua che doveva essere fermata. E Così è stato. Hanno chiuso l’area ad ogni costo e hanno deciso di scommettere sul tiro da tre.

Come si evince dalla shotchart, la strategia ha pagato questa volta. Tolti Kuzma e Morris, che hanno tirato complessivamente 9 su 19 da tre, il resto della squadra ha totalizzato un insufficiente 5 su 33 (equivale al 15%).

Scommettere su i tiratori Lakers ha permesso a Miami di chiudersi per evitare dei facili lob o dei banali entry pass. Questo ha danneggiato i lunghi giallo-viola, in primis AD: i Lakers, infatti, cercano molto in post basso Davis, per far sì che entri subito in partita e possa piano piano alzare il proprio rendimento.

 

Nella prima clip Crowder nega la ricezione al Monociglio prendendo posizione in post davanti a lui. Leonard e Herro, invece, si staccano completamente dal lato debole pronti ad aiutare sull’entry pass per AD o sul lob per Dwight. Green è costretto ad attaccare la linea di fondo e a scaricare per KCP; quest’ultimo batte il closeout ma si ritrova ad attaccare un pitturato pieno zeppo di uomini (nel momento in cui KCP mette palla a terra nel pitturato ci sono quattro maglie nere). Il risultato è una palla salvata per miracolo.

Sul pick and roll tra Pope e Davis, Crowder aiuta e recupera per permettere ad Herro di tornare sul suo uomo. Leonard, invece, si stacca pronto a eseguire un low tag. Scongiurata la prima opzione sul roll, Davis viene cercato in post basso ma il risultato è pessimo grazie a Crowder che nega la ricezione e a Leonard che è pronto ad aiutare.

La difesa su Davis non si è limitata solo a quanto detto fino ad ora. Il coach degli Heat ha utilizzato più volte una tattica che, per ora, ha sempre dato i suoi frutti contro AD: il raddoppio. Le due clip successive vengono dal terzo quarto, quello in cui Davis è sceso in campo (in modo figurato), per intenderci.

 

Davis riceve un Ram screen da Caruso per andare a giocare o il post up alto il pick and roll. Questo set può mettere in grande difficoltà la difesa ma qui Miami reagisce bene. Nunn immediatamente aiuta Iguodala eseguendo uno show and recover sul proprio uomo; questo permette a Miami sia di rallentare la ricezione in post alto di AD che far tornare Andre su di lui. Nel momento in cui Davis decide di non giocare a due con Rondo, possiamo notare come Olynyk si stacchi da Morris per andare immediatamente a raddoppiare il lungo Lakers appena riceve palla. I Lakers hanno così perso il vantaggio generato dal ram screen e non hanno nemmeno sfruttato il post-up con AD.

Nella seconda clip il Monociglio è in post e sta attaccando Iguodala. Kelly aiuta il suo compagno non appena avviene il clear out di Morris: la scelta e la difesa sono ottime anche qui ma Davis segna comunque.

Il cambiamento in difesa di Miami lo si è visto anche nelle situazioni di mismatch hunting. Nelle prime due gare gli Heat hanno sempre cambiato sistematicamente su LeBron concedendogli la possibilità di attaccare il mismatch. In gara 3 Spoelstra ha deciso di far eseguire ad i suoi un show molto deciso su James in modo da non fargli attaccare subito il canestro per poi recuperare prontamente con Butler. I risultati sono stati altalenanti ma è sempre meglio che arrendersi e cambiare su tutto.

 

2. Cosa non ha funzionato nei Lakers

Non nascondiamoci dietro ad un dito e diciamolo subito: eccetto due o tre cose è andato tutto male per i Lakers.

 

2.1 La difesa

Quello che dovrebbe essere il più grande pregio per la squadra della California si è tramutato in un incubo in questa gara 3. La difesa ha fatto acqua da tutte le parti e gli Heat ne hanno approfittato. Vediamo di capire cosa è successo.

Come già accennato in precedenza, AD è sceso in campo solo per alcuni minuti del terzo quarto, mentre in tutti gli altri frangenti è stato un fantasma; nel primo quarto Anthony viene sostituito con 4:16 minuti ancora da giocare (nel suo tabellino ci sono più falli che tiri tentati). La questione falli prosegue anche nel corso della partita (ad inizio terzo quarto commette il quarto fallo personale) e ciò lo limita incredibilmente: per prima cosa rimane in campo solo per 32 minuti – cosa che non succedeva da gara 1 contro Denver; in secondo luogo costringe i Lakers a giocare più minuti con un rim protector non adeguato (Morris) dato che Davis non può giocare aggressivo.

Miami, secondo NBA.com/stats, non ha mai prodotto tantissimo nel pitturato in questi playoff segnando in media 41.2 punti; dopo aver fatto un discreto lavoro nel proteggere il ferro durante le prime due gare (46/75, circa il 61% dal campo), i Lakers si sono arresi concedendo agli Heat 52 punti con il 76% in area (26/34), troppo per una squadra che in media lascia segnare 41.3 punti nel pitturato a partita nei playoff.

Ovviamente non è possibile ridurre tutto solo ai falli, sarebbe troppo semplice. Come detto prima, la difesa del pitturato ha fatto acqua ovunque ed è anche merito degli Heat. Nelle clip seguenti vediamo come Miami abbia sempre cercato di avere Davis sul lato forte e quindi non in posizione ottimale per l’aiuto: nel primo video è troppo lontano per andare su Leonard; nel secondo, invece, marca il portatore di palla ed il taglio avviene dal lato debole, impossibile aiutare lì; La schiacciata di Leonard arriva dopo una bellissima rimessa laterale – Miami gioca un set simil pistol – e dove Davis è totalmente impotente tanto che non si stacca nemmeno dal lato debole (4 falli e mentalmente fuori partita).

 

Emblematico della pochezza difensiva di questa gara 3 è questo canestro segnato da Crowder. Jae prende palla in ala e riceve due blocchi, il primo si allarga mentre il secondo taglia a canestro forte. Caruso viene bruciato dalla partenza in palleggio del giocatore di Miami e non arriva nessun aiuto da parte di Morris o James.

 

Sicuramente questa gara 3 è uno scivolone, ma i Lakers devono tornare subito a difendere al massimo per ipotecare al prima possibile la serie.

 

2.2 Le percentuali da 3

L’attacco dei Lakers non ha mai brillato e, anzi, è sempre stato il punto debole della squadra californiana. Il piano dei Lakers è sempre il solito: distruggere gli avversari attaccando ripetutamente il ferro. Sembra un ottimo piano, peccato che la difesa si adegua e compie degli aggiustamenti.

I tiratori dei Lakers sono dei non tiratori: oltre a KCP, che è stato il cecchino più costante della stagione, LA dispone di giocatori estremamente streaky e che non fanno del tiro da tre l’arma principale, eccetto Danny Green. Fino ad ora ogni squadra ha scommesso sul tiro da fuori dei Lakers e, generalmente, la scommessa è stata vinta (basta pensare a questa gara 3 o anche a gara 2 delle finali). Guardando le statistiche i migliori tiratori sono Morris, Rondo e Davis che però tentano un numero esiguo di triple a gara (circa 3 di media) mentre i VERI tiratori stanno rendendo male: Caruso e Green stanno tirando con una percentuale da 3 inferiore a quella di Kuzma (che è del 33.3%) e Pope, dopo dei playoff ad alto livello, è tornato a sparacchiare nelle ultime due gare.

Questi problemi al tiro si riflettono poi anche su altri aspetti, soprattutto quelli mentali. In gara 3 Green ha rinunciato più volte alla tripla per attaccare in palleggio, non proprio il suo pane.

Come ci fa vedere Cranjis, questo è quello che la difesa vuole: costringere un tiratore ad attaccare e se ha un pessimo palleggio e/o decision making ancora meglio. È vitale per i Lakers ritrovare al più presto la mano da tre punti per aprire gli spazi e per dare fiducia ad i giocatori.

 

3. Jimmy “Buckets”

Con la prestazione di stanotte Butler è diventato il terzo giocatore di sempre a registrare una tripla doppia da 40 punti nelle Finals (gli altri sono James e West). Un traguardo non da poco e che è solo la ciliegina sulla torta di quella che è stata, per lui, una gara encomiabile.

Jimmy, viste le assenze illustri di Adebayo e Goran, si è caricato interamente la squadra sulle proprie spalle e ha trascinato Miami in ogni singolo momento; Butler ha riposato solo per 4 minuti e nei restanti 44 ha seminato il terrore tra le fila dei Lakers. Jimmy “Buckets” ha segnato 40 punti senza tirare una sola tripla (14 su 20 dal campo e 12 tiri liberi a segno) difendendo LeBron James ogni possesso.

 

In questa azione riesce a toccare la palla a LeBron quel tanto che basta per fargliela perdere e partire in contropiede.

Il tweet di Andrea Snaidero racchiude perfettamente l’essenza della gara di Jimmy: una partita di energia pura e voglia di rivalsa, una partita che di fatto entra nella storia. Jimmy è l’eroe che Miami merita e di cui ha bisogno adesso.

Andrea Poggi

Nasce tifoso Lakers per fare un torto al padre (ahimè, tifoso dei Celtics). Dopo anni da giocatore in UISP, trova anche il tempo di allenare al minibasket. Sognare di vincere un campionato da allenatore dite che è troppo?

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