Cosa è successo in gara 2 delle NBA Finals

 Cosa è successo in gara 2 delle NBA Finals

Copertina a cura di Nicolò Bedaglia

I Los Angeles Lakers si portano sul 2-0 nella serie contro i Miami Heat vincendo 124-114 una gara 2 che fin dal primo quarto ha avuto un solo padrone. Senza Goran Dragić e, soprattutto, Bam Adebayo, la squadra di coach Spoelstra ha sofferto per tutta la durata del match la fisicità dei gialloviola, che hanno attaccato magistralmente la zona segnando a proprio piacimento al ferro sfruttando l’assenza del centro ex-Kentucky.

Al contrario di quanto successo in gara 1, i Lakers partono subito forte punendo Miami a rimbalzo offensivo e in transizione. Gli Heat scelgono così di abbandonare la difesa a uomo e affidarsi completamente alla zona 2-3, che tuttavia non produce i risultati sperati. Los Angeles chiude il primo periodo sul +6 (29-23) grazie a un’ottima prova di Dwight Howard in entrambe le metà campo.

 

Nel quarto successivo la squadra di coach Vogel continua a macinare gioco contro la zona rendendola sostanzialmente inefficace, ma gli Heat rispondono con Jimmy Butler e riducono lo svantaggio a sole 4 lunghezze con 5′ da giocare. Nei minuti seguenti, però, Miami concede ben 23 punti a L.A. (segnandone solamente 13), frutto anche di diverse disattenzioni soprattutto in fase difensiva. All’halftime il punteggio recita 68-54 Lakers grazie a un clamoroso 17/20 da 2 e nonostante un 9/27 da 3 (record all-time delle Finals per triple tentate in metà partita).

La terza frazione ha un solo padrone: Anthony Davis. Il lungo ex-Pelicans tortura la difesa degli Heat ripetutamente segnando 15 punti con 7/8 dal campo (compresi i 9 punti consecutivi che spediscono gli Heat a -15) e raccogliendo 5 rimbalzi di cui 4 offensivi.

 

Dopo essere sprofondati anche a -18, gli Heat rispondono con Jimmy Butler e Kelly Olynyk, riducendo a soli 10 punti lo svantaggio di Miami (103-93) con 12′ da giocare.

Sul +10 a 9 minuti dal termine, l’attacco losangelino si blocca e non segna per i successivi 3′. Gli Heat però non ne approfittano e, a causa di alcune scelte discutibili, non riescono a riavvicinarsi, perdendo definitivamente il treno della rimonta a 3′ dal termine su un fadeaway di James valido per il +13.

Nonostante non ci siano stati divari importanti come il -32 di gara 1, anche in questa partita i Lakers hanno sempre dato l’impressione di avere il controllo totale della partita. Con Dragić e Adebayo fuori, Miami ha cercato di rispondere costantemente allo strapotere fisico dei Lakers giocando alla sua maniera, muovendo bene il pallone e trovando buoni tiri, ma alcune disattenzioni sia in attacco che in difesa hanno condannato la squadra di coach Spoelstra alla seconda sconfitta consecutiva. Andiamo ora ad analizzare quali sono stati i punti chiave di questa gara 2.

 

1) La vivisezione della zona 2-3 da parte dei Lakers

Coach Spoelstra ha scelto di sostituire Dragić e Adebayo con Tyler Herro e Meyers Leonard, schierati titolari assieme ai soliti Robinson, Butler e Crowder in un quintetto insostenibile in difesa. Dopo i pessimi primi tre minuti giocati a uomo, infatti, i Miami Heat sono passati alla zona 2-3 per cercare di mascherare la lacune difensive dei propri giocatori in situazioni di 1vs1 e scommettendo sulle percentuali da 3 dei Lakers.

 

Come in gara 1, anche il primo possesso della seconda partita è stato un post-up di Davis contro Crowder che ha portato a 2 facili punti per l’ex-Pelicans

 

 

In questo caso Leonard va a raddoppiare su Davis costringendo i Lakers a cambiare lato; la palla arriva a Green che batte Robinson, attira l’aiuto e alza il pallone per Howard che inchioda 2 facili

 

La strategia degli Heat ha funzionato solamente in parte: i Lakers come previsto hanno tirato tanto e male da 3 (16/47, 34%) ma hanno completamente dominato il pitturato, zona del campo in cui Davis e James (rispettivamente 69% e 67% di %PTS PITP) hanno fatto la voce grossa per tutta la partita.

A causa della presenza di questi due giocatori, coach Spoelstra ha dovuto applicare alcuni aggiustamenti alla zona 2-3, in particolare per contestare la loro ricezione nella zona del tiro libero. Una delle strategia utilizzate dai Lakers per tutta la partita, infatti, è stata posizionare uno tra Rondo, James e Davis in lunetta per ribaltare il lato, cercare il passaggio al lungo sotto canestro o prendere un comodo tiro dal midrange spesso uncontested.

 

Alla fine Davis non ha segnato, ma i Lakers erano comunque riusciti a creare un buon tiro nell’azione precedente. Qualche minuto dopo si ripresenta la stessa situazione, con Davis che sale in lunetta e Kuzma posizionato in ala con la palla in mano. Crowder e Butler cercano di impedire la ricezione a Davis, ci riescono ma così facendo l’ex-76ers lascia troppo spazio a Kuzma che segna da 3.

 

Nella clip seguente, invece, Caruso ribalta per James con Iguodala costretto a seguire Morris al gomito. LeBron restituisce quasi immediatamente il pallone a Caruso che segna da 3, complice il mancato stunt di Duncan Robinson dal lato debole in attesa che Iguodala si riposizionasse.

 

Qui invece è Rondo a ricevere, e giustamente la difesa di Miami non gli dedica le stesse attenzioni, essendo un tiratore mediocre dal midrange; ma così facendo lasciano completamente libero il corridoio centrale che l’ex-Celtics attacca facendo collassare la difesa e trovando Caldwell-Pope sul perimetro che però sbaglia.

 

In questi due casi l’assenza di Bam Adebayo sotto canestro si fa sentire parecchio: prima Rondo e poi James finiscono facilmente al ferro sfruttando la scarsa mobilità di Kelly Olynyk che in entrambi i casi rimane immobile sotto canestro. Chiaramente la costante presenza di Davis nel dunker spot induce Olynyk a non aiutare completamente per evitare il passaggio lob, ma un minimo di reattività in più in questi casi è sempre utile.

 

Una delle caratteristiche principali della difesa a zona dei Miami Heat è la disposizione dei giocatori nelle due linee; nella classica zona 2-3 la prima linea è composta dalle guardie mentre la seconda dalle ali e dal centro. Quella degli Heat, invece, è esattamente opposta: le due ali costituiscono la prima linea, in modo da disturbare più efficacemente le linee di passaggio, mentre nella seconda operano il centro e le due guardie, le cui lacune difensive, in linea teorica, sono relativamente coperte. In gara 2 i Lakers sono stati molto bravi a sfruttare anche questo punto debole, come si vede nel seguente screenshot.

Nello specifico, James (206 cm per 113 kg) prende posizione in post basso contro Nunn (188 cm per 86 kg) costringendolo a difendere a uomo; Rondo serve LeBron che attira l’aiuto di Olynyk e serve Davis completamente smarcato proveniente da dietro la seconda linea che schiaccia.

 

Dall’azione precedente, inoltre, possiamo notare come i Lakers abbiano sfruttato la posizione dietro alla zona di James e Davis per impegnare il centro avversario (che spesso è stato Olynyk) e liberare l’area. Questa strategia ha portato ottimi tiri come il seguente: James taglia verso canestro dal lato opposto per impegnare Herro, Rondo ribalta il lato per Caruso su cui Herro chiude inizialmente per poi lasciare spazio a Butler. Il #4 dei Lakers sfrutta questo cambio di marcatura per servire James che, con Herro in ritardo, costringe Olynyk ad aiutare lasciando completamente libero Davis che riceve e trova due punti facili.

 

In questo caso i Lakers provano a tagliare dietro la zona prima con Kuzma e poi con James, in quale, anche grazie alla pessima difesa di Robinson, segna in alley-oop subendo anche il fallo:

 

Nonostante non abbiano dominato sotto i tabelloni come in gara 1, anche in questa partita i Lakers hanno vinto la battaglia a rimbalzo (44 a 37); ancora una volta è stato decisivo il divario nei rimbalzi offensivi: Davis & co. ne hanno conquistati ben 16 a fronte dei 6 degli Heat, frutto dei cattivi posizionamenti per il tagliafuori durante i 40+ minuti di zona.

 

Sulla tripla di Rondo dopo il ribaltamento di James, Herro, dopo aver seguito il taglio di Caruso, si riposiziona sulla sua zona di competenza lasciando Caruso libero di fare un tap out per Kuzma

 

 

Davis sbaglia dal midrange ma James, già posizionato vicino al ferro, impedisce a Iguodala di fare il tagliafuori, conquista il rimbalzo offensivo, scarica a Caruso che penetra e serve Davis che schiaccia

 

Infine, i Lakers hanno punito gli Heat a ogni loro distrazione o disattenzione difensiva, sia in situazioni di attacco a metà campo, sia in transizione.

 

Dopo una palla persa gli Heat rientrano male in difesa, Olynyk va su Howard (già marcato da Butler) lasciando metri di spazio a James che segna da 3

 

 

In questo caso Robinson è isolato in 1vs1 contro James, il quale se ne libera troppo facilmente grazie a uno jab-step e segna da 3

 

 

Qui invece c’è una miscommunication tra Butler e Crowder, entrambi vanno su KCP il quale restituisce subito il pallone a James che attacca il pitturato completamente libero e segna un floater

 

2) Anthony Davis è un uomo tra i bambini

Dopo la spaventosa prova di gara 1 (34 punti, 9 rimbalzi, 5 assist e 3 stoppate), Anthony Davis gioca una gara 2 ancor più dominante della precedente; il tabellino finale recita 32 punti (15/20 dal campo), 14 rimbalzi di cui 8 offensivi, 1 assist e 1 recupero ma non racconta totalmente l’incredibile facilità con cui l’ex-Pelicans è stato in grado di massacrare la difesa dei Miami Heat, costretta a giocare oltre 40 minuti di zona a causa dell’incapacità di difendere 1vs1 in isolamento contro di lui.

Non a caso l’allungo decisivo dei Los Angeles Lakers, avvenuto all’inizio del terzo periodo, ha avuto proprio Davis come protagonista assoluto. Coach Vogel è stato bravo a isolarlo contro Crowder e Leonard anche quando gli Heat hanno difeso a zona, come si può vedere nella clip seguente.

 

L’ampio bagaglio tecnico di Davis consente ai Lakers non solo di utilizzarlo vicino a canestro come finalizzatore dei pocket pass di James e Rondo, ma anche come minaccia sia dal midrange che da 3 punti.

 

Caldwell-Pope sfrutta una disattenzione della difesa per attaccare costringendo Robinson ad aiutare, scarica per Davis con Leonard che rimane a qualche metro di distanza per impedire la penetrazione concedendo il tiro dall’angolo a Davis che segna

 

Inoltre, quattro degli otto rimbalzi offensivi totali cattura da Davis sono arrivati anch’essi nel terzo periodo e hanno portato a 6 2nd chance points.

 

Dopo due partite è evidente che i Miami Heat, anche al completo, non abbiano il personale adatto a limitare lo strapotere fisico e tecnico di Anthony Davis. L’utilizzo della zona può aiutare a mascherare temporaneamente questa lacuna, ma a lungo andare anche questa strategia si rivela inefficace.

 

3) Jimmy “tuttofare”

Senza Dragić e Adebayo, gran parte delle responsabilità offensive sono ricadute su Jimmy Butler, il quale ha disputato un’ottima partita, agendo sia da facilitatore che da realizzatore. L’ex-Bulls ha concluso gara 2 con 25 punti (7/17 dal campo, 11/12 ai liberi), 8 rimbalzi, 13 assist (Playoffs career-high) e un recupero in quasi 45 minuti di utilizzo. Per larghi tratti della partita è stato l’unico giocatore a disposizione di Spoelstra in grado di creare qualcosa sia per sé stesso che per i compagni, operando sia da palleggiatore che da bloccante.

 

In queste clip Butler serve prima Leonard e poi Olynyk dopo un pick and roll

 

 

In questi casi, invece, Butler agisce da bloccante, situazione che gli ha permesso di arrivare al ferro con facilità

 

Butler è stato bravo a mettere costantemente pressione alla difesa nel pitturato dei Lakers attaccando ripetutamente il ferro, scelta che gli ha fruttato 12 tiri liberi (di cui 11 mandati a bersaglio) e che hanno seguito tutti i Miami Heat in generale (31/34 dalla lunetta complessivamente contro il 10/17 dei Lakers). Anche quando non è stato direttamente responsabile del canestro, le incursioni di Butler hanno creato secondi tiri e mosso la difesa, aspetti di cui l’attacco degli Heat ha beneficiato enormemente.

 

Butler penetra costringendo Morris ad aiutare, sbaglia il layup ma Olynyk recupera il rimbalzo offensivo e segna 2 punti

 

 

Qui invece l’ex-Wolves attacca James, attira il raddoppio di Davis, la palla arriva a Olynyk che attacca il closeout di Davis in ritardo e segna subendo il fallo

 

4) Il bicchiere mezzo pieno degli Heat

In gara 3 dovrebbe tornare Bam Adebayo, che, anche nel caso non fosse al 100%, darebbe una grossa mano alla squadra di Spoelstra nel rendere competitiva una serie che finora lo è stato solamente per qualche sprazzo. Al contrario di gara 1, la difesa a zona ha costretto i Lakers a tirare molto da 3, aspetto in cui la squadra di coach Vogel non è particolarmente efficiente.

I punti, però, sono arrivati nel pitturato, in cui l’assenza di Adebayo è risultata decisiva: gli altri due centri a disposizione degli Heat sono stati Olynyk e Leonard, ovvero due giocatori totalmente diversi dal centro titolare, e che certo non brillano per mobilità e applicazione in difesa. Se con il ritorno in campo di Adebayo gli Heat dovessero riuscire a mantenere bassa l’efficienza dall’arco dei Lakers e contemporaneamente limitare i rimbalzi offensivi e il dominio gialloviola nel pitturato, gara 3 potrebbe essere la partita più combattuta della serie finora. Alla luce del fatto, inoltre, che per oltre 3 minuti nel quarto periodo sono riusciti a non far segnare i Lakers (0/10 dal campo 0/5 da 3), senza però riuscire a colmare almeno parzialmente lo svantaggio.

Per quanto riguarda la metà campo offensiva, invece, la squadra di coach Spoelstra non ha giocato una brutta partita, nonostante l’assenza di un giocatore importantissimo come Goran Dragić. Gli Heat hanno mantenuto il loro stile di gioco ricco di passaggi, tagli e dribble handoff che ha permesso loro di assistere ben 29 dei 36 canestri realizzati e di finire la partita nel “50/40/90 Club” come squadra, avendo tirato con il 50.7% dal campo (37/71), il 40.7% da 3 (11/27) e il 91.2% ai liberi (31/34).

 

Se per quanto riguarda la difesa, la “selettiva” zona 2-3 dovrà per forza tornare anche in gara 3 sperando che i risultati siano i medesimi del match precedente, in attacco Miami deve continuare ad attaccare il ferro come ieri notte sperando di caricare di falli i lunghi dei Lakers, o comunque di indurli ad aiutare per poi scaricare e trovare tiri da 3 smarcati.

Davide Possagno

Sono un Heat-Lifer ormai da oltre 10 anni, da quando comprai il dvd su Dwyane Wade in edicola: fu amore a prima vista. Ancora maledico Pat Riley per aver maxato Whiteside, privandoci così del nostro Flash per un interminabile anno e mezzo.

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