Cosa aspettarsi da Lakers-Heat

 Cosa aspettarsi da Lakers-Heat

Copertina a cura di Alessandro Cardona

Questa notte inizieranno le Finals NBA. Come ci arrivano le due squadre? Quali spunti tattici prevede la serie? Chi la spunterà? Andiamo a scoprirlo insieme.

 

Situazione Miami

I Miami Heat approdano alle NBA Finals 2020 contro qualsiasi previsione di inizio stagione e dopo aver vinto e convinto contro due squadre ben più gettonate, ovvero i Milwaukee Bucks e i Boston Celtics. La squadra della Florida torna così a calcare il palcoscenico più prestigioso del panorama cestistico mondiale grazie a una finalmente ritrovata continuità di gioco e rendimento che latitava dai tempi dei big three.

 

1) Il tiro da 3

Nel corso della lunga regular season 2019/2020 i Miami Heat hanno avuto uno degli attacchi più efficienti della lega grazie anche a un ottima percentuale di realizzazione dei tiri da 3 punti: la squadra allenata da coach Spoelstra, infatti, ha finito la stagione regolare con il 37.9% da 3 su 35.4 tentativi (secondo miglior dato della lega dietro ai Jazz), e anche nei primi due turni dei Playoffs ha mantenuto la stessa efficienza (38.0% su 37.1 tentativi).

Nella serie contro Boston, però, gli Heat hanno tirato con un misero 32.3% da 3 su 37.2 tentativi, peggior percentuale tra le quattro squadre in corsa per un posto alle Finals. Escluso Duncan Robinson, tutti gli ottimi tiratori di Miami hanno sensibilmente abbassato la propria percentuale dai 7 e 25 dai primi due turni alle Eastern Conference Finals:

1st, 2nd RoundEastern Conference Finals
G. Dragić38.1% (7.0 3PA)33.3% (6.5 3PA)
T. Herro40.0% (6.1 3PA)34.9% (7.2 3PA)
J. Crowder40.0% (8.3 3PA)25.5% (7.8 3PA)

Se da una parte il calo di Dragić e di Herro è comprensibile vista l’aggressiva difesa perimetrale dei Boston Celtics che ha spesso costretto Miami a prendere tiri forzati dopo aver chiuso ogni linea di penetrazione, quello di Jae Crowder è stato tanto netto quanto inspiegabile: l’ex-Grizzies dopo una gara 1 da 5/9 da 3, ha segnato solamente 7 delle successive 38 triple tentate (18.4% con 7.6 tentativi), per un totale di 12/47 nella serie; di queste, solamente 6 sono state prese in pull up (1/6), mentre le restanti 41 sono state prese in catch & shoot (11/41, 26.8%). Inoltre, Crowder ha tirato con il 31.8% in situazioni wide open (7/22) e con il 30.8 quando si è trovato “solo” open (4/13).

Da quando è approdato nella lega, l’ex-Marquette University è sempre stato un tiratore di striscia in grado di alternare prestazioni eccellenti dall’arco ad altre disastrose e talvolta dannose, ed era quindi prevedibile un calo delle sue percentuali in questi Playoffs, anche alla luce sia della clamorosa regular season (44.5% su 6.4 tentativi dall’arrivo a Miami), sia dei sorprendenti primi due turni dei Playoffs.

Un calo così verticale da un momento all’altro, però, ha colto di sorpresa i Miami Heat, che improvvisamente hanno dovuto fare a meno di una soluzione che aveva fatto le loro fortune contro i Pacers e soprattutto contro i Bucks. Fortunatamente, Crowder ha mantenuto un livello molto alto per quanto riguarda la fase difensiva e in attacco ha saputo reinventarsi da tagliante sfruttando le disattenzioni avversarie.

 

Piccolo appunto su Duncan Robinson: nonostante stia tirando con il 40% da 3 (su 7.3 tentativi) in questi Playoffs, il cecchino di Miami non è ancora riuscito a trovare continuità e sta alternando prestazioni da 5/6 triple segnate ad altre in cui fatica persino a prendersi i propri tiri.

Robinson ha trovato particolari difficoltà contro i difensori più atletici e più lunghi di lui, ovvero Jaylen Brown contro i Celtics e Middleton contro i Bucks, in grado, rispettivamente, di passare agilmente sui blocchi e di contrastare il tiro durante la ricezione.

 

2) Il supporting cast

I Los Angeles Lakers hanno senza alcun dubbio i due migliori giocatori della serie in LeBron James e Anthony Davis, contornati da specialisti di alto livello che risultano efficienti quando eseguono determinati compiti. I Miami Heat, invece, hanno un supporting cast molto più versatile, composto da giocatori che possono tranquillamente salire in cattedra ed essere i protagonisti del break che decide la partita o del parziale che permette alla propria squadra di recuperare uno svantaggio in poco tempo.

Un paio di esempi molto recenti possiamo trovarli nella decisiva gara 6 contro i Boston Celtics, in cui sia Andre Iguodala che soprattutto Bam Adebayo hanno contribuito in maniera determinante alla vittoria di partita e serie. Il primo con 15 punti con 4/4 da 3 (prima di gara 6 stava tirando con il 26% ai Playoffs), mentre il secondo con una prestazione dominante da 32 punti, 12 rimbalzi e 5 assist risultando decisivo in particolare nel quarto periodo in cui Spoelstra gli ha dato carta bianca.

 

Qualche giorno prima era stata l’incredibile prestazione da 37 punti di Tyler Herro (17 nel solo quarto periodo) ad aver portato i Miami Heat sul 3-1 nella serie.

Contro i Pacers furono le incursioni di Goran Dragić nei quarti periodi a consentire agli Heat di sweepare Indiana, mentre contro Giannis Antetokounmpo e i suoi Bucks Jimmy “Buckets” è stato protagonista di due assolute prove di carattere, in gara 1 con 40 punti (15 nel quarto finale) e in gara 3 con 30 punti (17 negli ultimi 12′). Come se non bastasse, Crowder ha concluso la serie contro i Bucks a 15.2 punti di media tirando con un irreale 43% da 3 su 10.2 tentativi a gara.

Inoltre, le tanto efficienti quando incostanti serate al tiro di Duncan Robinson e alcune sporadiche fiammate di Kelly Olynyk (una delle quali è stata fondamentale in gara 5 contro Milwaukee) rendono i Miami Heat una squadra molto imprevedibile, che proprio per questa capacità di trovare il protagonista che nessuno si aspetta, è stata finora in grado di cogliere di sorpresa tutti i suoi avversari.

 

3) La difesa a zona

Per quanto riguarda la fase difensiva, la zona 2-3 di coach Spoelstra avrà un ruolo fondamentale. Contro i Boston Celtics questo tipo di difesa ha fatto le fortune dei Miami Heat per le prime 3/4 partite, ma nelle ultime gare si sono visti alcuni punti deboli che l’hanno resa molto meno efficace e soprattutto molto più prevedibile, e che Boston ha sfruttato con continuità per segnare canestri piuttosto facili.

Tutto parte dall’intensità difensiva e dall’attenzione che i giocatori mettono in campo, specialmente quelle delle due ali che formano la prima linea. Se vengono battute con facilità, infatti, tutta la difesa è costretta a cambiare assetto, con il centro che dovrà aiutare in caso di penetrazione al centro e le ali in caso di penetrazioni verso il fondo.

 

In questo video, preso dall’analisi di gara 6, si possono vedere alcuni errori commessi dalla prima linea della zona 2-3 che consente facili penetrazioni

 

Un altro punto chiave è la difesa nel pick and roll centrale, arma che i Celtics hanno spesso utilizzato per penetrare nel cuore del pitturato e finire al ferro o servire i tiratori con uno scarico o il tagliante dal lato debole. Tutto questo dipende sia dalla single coverage del giocatore della prima linea coinvolto nel pick and roll, sia dagli aiuti provenienti dalle ali della seconda linea, in caso di un blocco verso il lato o dall’altro giocatore, sia di quelli della prima linea se il blocco è verso il centro.

 

In queste situazioni la difesa lavora bene interrompendo le linee di penetrazione e costringendo i Celtics a far tornare il pallone fuori dall’arco

 

 

In queste due situazioni, invece, Kemba sfrutta un blocco, prima verso il centro e poi verso il fondo, l’aiuto non arriva e l’ex-Hornets segna due canestri da smarcato

 

Coach Spoelstra dovrà sicuramente apportare alcuni aggiustamenti per evitare di far avere al giocatore che sale dal lato debole tiri facili dalla lunetta, come quelli di Theis visti alle Eastern Conference Finals. Uno dei motivi per cui Boston ha bucato ripetutamente la zona di Miami nelle ultime gare è stato proprio il tiro da quella zona del campo tra le due linee della difesa.

Inizialmente i Celtics occupavano quella posizione solamente per ribaltare il lato, senza minimamente guardare il canestro, ma nelle ultime gare hanno sfruttato la posizione arretrata del centro avversario (che quasi sempre è Adebayo) per segnare canestri facili.

 

Infine, come scritto in precedenza, i peggiori nemici della zona sono la transizione e il rimbalzo offensivo; il primo perché non consente ai giocatori di posizionarsi correttamente in breve tempo, mentre il secondo è dovuto al fatto di difendere zone del campo e non giocatori, motivo per il quale spesso i difensori non sono accoppiati agli avversari e quindi non possono fare il tagliafuori.

Sfortunatamente per Miami, i Lakers sono una delle migliori squadre, se non la migliore, in questi due aspetti del gioco: sarà molto interessante vedere come Spoelstra gestirà questo tipo di soluzione difensiva, sempre tenendo presente che contro la sua squadra giocherà LeBron James, un giocatore in grado di prevedere i movimenti della difesa e di reagire di conseguenza in pochi istanti.

Una soluzione interessante per limitare l’attacco dei Lakers potrebbe essere l’utilizzo di una zona-press 2-2-1 (che poi si riposiziona in 2-3) in modo da sfruttare la mancanza di handler affidabili oltre a James nello starting five, raddoppiando LeBron e costringendolo a passare il pallone. In questo caso i Lakers potrebbero ricorrere a Rajon Rondo, ma nell’attacco a difesa schierata si troverebbero poi con un non-tiratore costantemente posizionato sul perimetro.

 

4) La strategia difensiva su LeBron James

Anche a 36 anni inoltrati, quando è in campo LeBron James è il giocatore più pericoloso della lega per i motivi che sappiamo tutti. Cercare di fermarlo è praticamente impossibile, l’unica cosa da fare è cercare di limitarlo, per quanto possibile; fortunatamente Miami dispone di diversi giocatori che possono cimentarsi in questa impresa, a cominciare da Jimmy Butler, che verosimilmente sarà chiamato a marcare il “King” dal primo minuto di ogni partita. Oltre all’ex-76ers, gli Heat useranno sicuramente Andre Iguodala, Jae Crowder (la cui marcatura si sposterà costantemente tra Davis e James) e Derrick Jones Jr., jolly da utilizzare soprattutto nella prima linea dell’atipica difesa a zona 2-3 di coach Spoelstra.

Si assisterà quindi a una vera e propria staffetta per tentare di limitare non solo l’impatto di LeBron James dal punto di vista realizzativo, ma anche e soprattutto da quello del coinvolgimento dei propri compagni di squadra, soprattutto i vari KCP, Green, Howard e Kuzma.

Una tattica che si potrebbe vedere quando in campo non ci sono tiratori come Caldwell-Pope e Green, bensì giocatori come Rondo, Kuzma e Caruso potrebbe essere la seguente, molto simile a quella utilizzata contro Giannis Antetokounmpo.

L’idea di base è quella di chiudere le linee di penetrazione a centro area formando un muro di tre giocatori (il difensore principale e due in aiuto) in così da non consentire a James di arrivare fino al ferro, zona del campo in cui è capace di segnare, o far segnare tramite scarichi, a proprio piacimento.

Chiaramente questo tipo di difesa non verrà utilizzata molto spesso soprattutto perché LeBron è un eccellente passatore e vede il gioco prima di chiunque altro, ma potrebbe rivelarsi utile nel caso siano presenti in campo diversi tiratori sotto la media, lasciando libero James di scaricare il pallone e sfidando i suoi compagni a segnare.

 

SITUAZIONE LAKERS

I Lakers arrivano alle Finals come candidata numero 1 alla vittoria finale. Hanno affrontato un percorso ricco di insidie tra matchup sempre diversi e aggiustamenti da fare al volo, e queste finali non sono da meno: Miami, infatti, è una squadra atipica dove tutti possono improvvisarsi eroi per una notte. I Lakers saranno in grado di superare quest’ultimo ostacolo?

 

1) Come attaccare Miami

I Lakers si troveranno davanti una squadra allenata estremamente bene ed in grado di adattarsi a svariate situazioni di gioco, sia in attacco che in difesa. Miami ha, inoltre, gli interpreti giusti per dare fastidio alla squadra di Los Angeles, soprattutto a difesa schierata. Nonostante ciò, la squadra della Florida ha alcuni difetti che i Lakers potranno sfruttare.

Partiamo subito con l’attacco a difesa schierata. Gli Heat sono una squadra che gioca molto small ball: un centro versatile e quattro giocatori in grado di segnare in attacco su tre livelli (da lontano, dalla media e al ferro); possiamo fare, più o meno, la stessa considerazione in difesa, dato che hanno molti giocatori in grado di cambiare, di fare roaming e di aiutare dal lato debole. Non tutti, però, sono ottimi difensori ed infatti esistono alcuni anelli più deboli di altri come Herro, Dragić e Duncan Robinson.

Il trio di esterni menzionato poco prima è tanto forte in attacco quanto vulnerabile in difesa: i Lakers, e soprattutto LeBron, dovranno ricorrere molto spesso al così detto mismatch hunting. LeBron è il migliore della lega nel ricercare questo genere di situazioni e sicuramente lo vedremo spesso contro uno tra Herro, Dragić o Robinson. Qui sotto ho riportato qualche dato prendendo in considerazione le aree in cui James potrebbe sfruttare al massimo il mismatch contro i così detti “anelli deboli”. Quello che ne viene fuori non è nulla di confortante per gli Heat: in tutte le situazioni analizzate – nonostante i pochi possessi – i tre di Miami concedono sempre più di 1 punto per possesso con percentuali alte (dati via NBA.com/stats).

Anche le squadre precedenti hanno cercato di esplorare il mismatch contro Miami: vediamo come è andata. Mo Dakhil – ex co-ordinatore video per alcune squadre NBA ed anche ospite a The AndOne Podcast – ci fornisce una clip interessante.

In questo caso vediamo Middleton cercare il post-up di Lopez contro Herro per i due punti facili; Miami tenta invece di proteggere in tutti i modi il suo anello debole e, grazie a Derrick Jones Jr che aiuta dal lato debole, ci riesce.

Nella clip che segue vediamo altre due situazioni di mismatch hunting, una coinvolge – di nuovo – Herro, mentre l’altra vede protagonista Dragić. Middleton si trova accoppiato con l’ex Kentucky e decide di giocare l’isolamento; Bledsoe taglia, per aumentare lo spacing, ma Crowder è zonato e non lo segue. Khris riesce comunque a creare separazione ed il timido aiuto di Crowder non influenza il risultato. Anche Boston ha cercato i mismatch nei rari momenti in cui Miami non era a zona: Smart attacca in semi transizione Dragić senza dare la possibilità alla difesa di schierarsi.

 

Un modo per battere Miami è quello di dominare il pitturato. I Lakers, molto probabilmente, giocheranno con il doppio lungo per svariati minuti e ciò potrebbe rappresentare un problema per gli Heat: con Davis e Howard in campo contemporaneamente Spoelstra dovrà decidere chi far marcare da Adebayo e chi da Crowder e in ogni caso, quali che siano le marcature, rimane un mismatch sotto i tabelloni a favore di LA.

I Lakers sono la migliore squadra dei playoffs se si parla di rimbalzi offensivi con oltre 10 di media sui 43 totali (di questi 10, il 65% viene da situazioni in cui il rimbalzo è contestato). Quest’ultimo dato dovrebbe impensierire Miami visto che solitamente si trova sola a rimbalzo difensivo ed infatti il 77% dei rimbalzi difensivi è NON contestato. Sembra appunto la situazione perfetta in cui sguinzagliare Dwight Howard:

I Lakers quindi dovranno dominare il pitturato e la lotta a rimbalzo cercando di evitare scivoloni come gara 3 contro Denver nella quale hanno preso solo 27 rimbalzi totali. Per non imbattersi in questo genere di problemi – pochi rimbalzi e punti nel pitturato – Los Angeles dovrà cercare di portare Bam Adebayo fuori dall’area, in questo modo a rimbalzo e a protezione del ferro ci saranno giocatori generalmente più piccoli e meno atletici di quelli dei Lakers. Ricordiamo che il numero 13 è l’unico rim protector di livello in forza agli Heat e quindi sarà vitale portarlo fuori dalla comfort zone e per impedirgli di aiutare i compagni più deboli.

L’ultima soluzione per segnare facilmente contro Miami è usare la transizione. Correre in contropiede ha molteplici vantaggi ed indica molte cose: significa aver difeso bene, quindi aver forzato una palla persa o un brutto tiro, ed impedisce alla difesa di schierarsi.

I Lakers in questo aspetto del gioco sono la miglior squadra dell’intera lega. Già durante la stagione regolare LA ci aveva abituato a punti facili in contropiede e, nei playoffs, non sono stati da meno. Secondo NBA.com/stats, la squadra di Los Angeles sfrutta la transizione nel 18.6% dei possessi di una partita (circa 20 possessi di media) segnando 1.16 punti per possesso e 23 punti in media, numeri allucinanti ai quali si aggiunge anche una EFG% del 64%.

Nella prima clip vediamo come LA abbia annichilito Portland in gara 4 partendo dalla difesa per poi andare a segnare facilmente in campo aperto (saranno 25 i punti finali in contropiede). Tutte e due le giocate iniziano da un punto in comune: Anthony Davis. Il lungo Lakers prima riesce a rubare una palla in post a Nurkić poi apre il contropiede per LeBron e Green. Proseguendo vediamo sempre AD difendere perfettamente in aiuto su Carmelo Anthony: questa giocata premia i Lakers ed infatti con un solo passaggio arrivano a segnare.

 

Qui sotto invece vediamo alcune transizioni avvenute nella serie contro Denver, in questo caso Gara 1. In due casi su tre (prima e terza clip) la transizione parte dalla difesa: Green e Howard riescono a disturbare il passaggio e a rubare la palla per poi lanciare James in contropiede. La clip centrale, invece, parte dopo un canestro subito: Denver torna in difesa pigramente e Rondo ne approfitta per lanciare Kuzma in contropiede. Miami dovrà essere pronta anche dopo un canestro subito: questi Lakers non concedono un attimo di riposo.

 

2) I matchup possibili

Queste finali possono regalarci spunti tattici offensivi e difensivi di assoluto livello, soprattutto per quanto riguarda i possibili accoppiamenti nella serie. Come già detto all’inizio, Miami è una squadra duttile e flessibile capace di adattarsi ad ogni evenienza sia che si tratti difendere a zona che di marcare a uomo.

Gli Heat partiranno con il classico quintetto formato da Dragić, Robinson, Butler, Crowder e Adebayo e verosimilmente si accoppieranno ai Lakers in un modo simile a quello fatto con Milwaukee. Dragić e Robinson verranno nascosti sui due tiratori (Green e KCP) in modo da evitare punti facili in situazioni di uno contro uno (e quindi innescare una serie di conseguenze quali falli indesiderati o aiuti non programmati); Butler, quasi sicuramente, avrà il compito più difficile di tutti e dovrà occuparsi di James.

L’accoppiamento dei lunghi, invece, è tutto da vedere perché non sappiamo come hanno intenzione di giocare i Lakers. Come ben sappiamo, i Lakers hanno la capacità di giocare sia tall che small, quindi è lecito pensare che in una serie del genere possa anche partire Morris in quintetto. Nel caso in cui fosse così allora probabilmente Bam marcherebbe AD mentre Crowder si prenderebbe Morris. Se Vogel invece decide di partire con il doppio lungo allora possiamo ipotizzare veramente una difesa molto simile a quella vista su Giannis con Davis marcato da Jae e Bam in aiuto.

Lato Lakers la situazione è forse più preoccupante vista la presenza di giocatori in grado di giocare divinamente senza palla. Su Dragić partirà quasi sicuramente KCP dato che è più veloce di piedi di Green e può stare meglio con i portatori di palla. Su Robinson e Butler la situazione si fa interessante: entrambi sono ottimi giocatori senza palla e questo potrebbe causare un po’ di rogne in casa giallo-viola; Robinson è una scheggia, in situazioni di DHO Green potrebbe soffrire parecchio, per questo sul numero 55 potrebbe andarci James direttamente. Sembra una cosa senza senso ma LeBron è comunque un difensore elitario on e off the ball e potrebbe risparmiarsi un pelo di più dato che Duncan non è un creatore dal palleggio.

Per quanto riguarda Butler, su di lui Green potrebbe fare un ottimo lavoro dato che ha la stazza e la mentalità per poter reggere su Jimmy senza problemi. Per quanto riguarda il reparto lunghi, anche qui, bisogna fare lo stesso discorso del paragrafo prima: la marcatura su Crowder e Adebayo dipenderà totalmente dal quintetto in gioco. Con le due torri Howard si prende Bam mentre Davis, essendo su Crowder, cercherà di aiutare il più possibile dal lato debole. Nel caso in cui partisse Morris in quintetto allora gli assegnamenti difensivi verrebbero scambiati: Morris su Crowder e Davis su Adebayo.

È necessario però aggiungere alcuni “piccoli” dettagli in merito alla difesa dei Lakers. KCP se dovesse per caso difendere dal lato debole potrebbe essere un danno. Pope non è un grande difensore in aiuto e, spesso, rimane a guardare la palla consentendo al suo uomo di tagliare dietro di lui. Nel tweet possiamo vedere due azioni in cui succede, prima con Craig e poi contro gli Heat.

Gli altri dettagli difensivi su cui è necessario fare attenzione riguardano Howard; per ora Dwight ci ha mostrato una buona capacità di difendere in single coverage contro i centri avversari ma, se fatto uscire dalla sua “bolla”, rischia di non essere altrettanto capace e di incidere nettamente di meno. Ad esempio, se portato sul perimetro, Dwight non ha la velocità di piedi per poter stare dietro alle guardie degli Heat e questa sua lentezza può esporre i Lakers a numerose triple in situazioni di DHO dato che i giocatori di Miami sono rapidissimi sia nel muoversi che nel tirare.

Altra situazione è il semplice pick and roll. L’ex Magic si potrebbe trovare in una situazione in cui dovrà fare hard hedge o cambiare e per evitare di subire canestro è imperativo essere pronti e reattivi, cosa che potrebbe non riuscire ad Howard.


Articolo a cura di Andrea Poggi e Davide Possagno.

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