Gli Oklahoma City Thunder si preparano al rebuilding

 Gli Oklahoma City Thunder si preparano al rebuilding

Copertina a cura di Sebastiano Barban

Dopo una lunghissima stagione 2019-20 conclusasi in gara 7 del primo turno dei playoff contro gli Houston Rockets, per gli Oklahoma City Thunder è arrivato il momento di pianificare il futuro della franchigia. In una stagione che molti pensavano sarebbe stata nelle parti basse della classifica, OKC ha sorpreso tutti concludendo al quinto posto a Ovest, trovando un leader eccezionale nel nuovo arrivato Chris Paul, un enorme talento in Shai Gilgeous-Alexander, un mortifero tiratore in Danilo Gallinari e un candidato al sesto uomo dell’anno in Dennis Schröder.

Sarebbe stato difficile prevedere che i nuovi arrivati sarebbero rimasti per tutta la stagione ai Thunder, ma considerato il loro ottimo apporto e la mancanza di offerte soddisfacenti, il general manager Sam Presti ha preferito rimandare le cessioni in offseason. La mossa di avvio del nuovo ciclo è stata però già compiuta.

 

L’addio di coach Billy Donovan

Nella giornata dell’8 settembre, Sam Presti ha comunicato che le strade di Billy Donovan e dei Thunder, dopo 5 anni di convivenza, si sarebbero separate. Non si tratta di un licenziamento, perché il contratto di Billy era effettivamente in scadenza al termine della stagione. Davanti a una birra, il general manager e l’head coach di OKC hanno deciso che la cosa migliore per il futuro della franchigia fosse una separazione consensuale, dopo un lustro percorso insieme. Pare che Presti abbia offerto al coach un rinnovo biennale, ma che parlandone entrambi abbiano concordato nel dividere le proprie strade.

Donovan è stato un allenatore estremamente altalenante per i Thunder: alla prima stagione, con Westbrook e Durant, ha ribaltato il vantaggio di 2-1 degli Spurs vincendo in gara 6 grazie ai suoi aggiustamenti che prevedevano anche il doppio lungo per sfruttare i problemi di Tim Duncan e LaMarcus Alridge. Contro Golden State si è trovato sopra 3-1 dimostrando di aver messo in campo una difesa pressoché perfetta contro la miglior squadra della lega, all’epoca ritenuta addirittura la migliore della storia per il record di 73-9. Klay Thompson con la sua eroica gara 6 e la forza del collettivo di Steve Kerr hanno però avuto la meglio, con dei Thunder in confusione totale nel finale di gara 6.

Dopo l’addio di Durant, Donovan ha costruito una solida identità difensiva per permettere alla squadra di andare ai playoff, trascinata dall’epica stagione di Russell Westbrook, ma è stato eliminato in 5 gare. La stagione successiva, con l’arrivo di Paul George e Carmelo Anthony, OKC credeva di essere una pseudo-contender, e tra dicembre e gennaio sembrava la miglior squadra della lega.

L’infortunio di Roberson, però, ha scombussolato i piani dell’allenatore, che non è mai riuscito a trovare un sostituto adeguato tra Josh Huestis, Alex Abrines e Corey Brewer. La rigidità delle rotazioni di Billy ai playoff contro i Jazz è stata una delle cause della sconfitta: il coach ha voluto insistere con un Carmelo rivedibile in attacco e puntato in ogni possesso difensivo, quando Jerami Grant agli occhi di tutti stava giocando una serie migliore.

Nel 2019 l’eliminazione in 5 gare contro i Blazers prevede delle responsabilità forti da parte di Donovan, che non ha saputo mai sfruttare la debolezza a livello di rim protection di un Kanter acciaccato. E nel 2020 c’è rammarico per alcune scelte troppo conservative che, se diverse, avrebbero potuto portare a un clamoroso upset, se visto con gli occhi della preseason.

Il terzo allenatore della storia della franchigia ha ottenuto in ogni stagione la qualificazione ai playoff, e ha dimostrato di saper sempre costruire una difesa di buon livello. Lo stesso non si può dire della fase offensiva, spesso tutt’altro che brillante. Donovan ha sempre proposto un quintetto con almeno un non tiratore oltre ad Adams, spesso addirittura quintetti con due soli tiratori in campo. Questo atteggiamento anacronistico, per la verità dovuto anche alla mancanza di tiratori affidabili a roster, ha portato a un attacco estremamente prevedibile a difesa schierata. Il meglio OKC l’ha sempre dato in transizione, sfruttando la buona difesa per innescare le penetrazioni di Russell Westbrook. Nell’attacco a metà campo, le idee diverse da un pick-and-roll centrale e da un isolamento del miglior giocatore della squadra, che fosse Russell o Paul George, sono state poche.

Nell’ultima stagione è cambiato qualcosa, perché OKC ha schierato sempre almeno due guardie in grado di creare per sé o per i compagni, arrivando anche a schierarne tre contemporaneamente. Billy non ha mai completamente abbracciato un quintetto piccolo con un solo non tiratore se non per pochi minuti, e non ci ha mai fatto vedere Schröder, Paul, SGA, Gallinari e Bazley, neanche quando sembrava opportuno contro lo small ball dei Rockets.

Tuttavia ha guidato a un passo dalle semifinali di Conference una squadra che per gli analisti doveva sperare in un buon risultato dalla lottery. Inoltre, Donovan si è dimostrato un ottimo gestore delle dinamiche dello spogliatoio, sempre apprezzato da tutti i suoi giocatori, con la sola, enorme, eccezione di Kevin Durant.

Non si pensi che il suo addio avvenga per mancati aggiustamenti ai playoff o per l’ultima rimessa: Sam Presti è un uomo che non si fa mai condizionare da questi episodi. Piuttosto il general manager di OKC ha visto la fine di un ciclo, e ha deciso giustamente di cambiare per l’inizio della nuova era dei Thunder. Del resto, salvo la stagione inaugurale del 2008-09 e quella dell’infortunio di Durant nel 2014-15, in cui a conti fatti l’esclusione dai playoff arrivò anche grazie a una gran giocata di Anthony Davis, OKC ha sempre raggiunto la postseason, e con dieci qualificazioni in 11 anni è stata la miglior squadra della lega per continuità, assieme ai sempiterni Spurs.

Ora però Durant, Westbrook, Harden e Paul George non ci sono più, ed è irrealistico puntare al titolo con Chris Paul, 36enne, come primo violino. Il momento di ricostruire, dopo un anno di transizione, è infine arrivato, e le premesse sono buone

 

I tre volti giovani

Shai Gilgeous-Alexander

L’avvio della ricostruzione con la cessione di Paul George e Russell Westbrook, ha portato in dote come perno del futuro Shai Gilgeous-Alexander. Il canadese classe 1998 ha impressionato piacevolmente nella sua seconda stagione nella lega, incrementando notevolmente la sua produzione in termini di scoring, rimbalzo e tiri liberi tentati, incrementando leggermente anche la sua efficienza. Il suo impatto in regular season è stato decisamente positivo, e ha dato l’impressione di avere molti margini di miglioramento. La nuova speranza di Oklahoma City è una combo-guard dotata di buona wingspan, alto 196cm, ma piuttosto esile. I suoi 81 kg rilevati alla combine e forse ora saliti leggermente, evidenziano uno dei limiti fisici principali di Shai.

Il ragazzo è infatti dotato di un ottimo ball-handling, e benché il suo primo passo non sia il migliore della lega, in quanto a controllo della velocità del corpo può vantare una capacità quasi unica. Non deve stupire che quindi sia la penetrazione al ferro la sua opzione principale per segnare, e che sia uno dei giocatori della lega che va più frequentemente al ferro. Proprio per il frame alquanto esile, le percentuali di conversione entro i 5 piedi da canestro non sono esaltanti: 56.2% è la percentuale in quella zona del campo, che sale al 62% entro i 3 piedi da canestro.

I limiti atletici gli impediscono di schiacciare come Morant, e deve spesso ricorrere a tiri creativi per superare il rim protector avversario. Per questo motivo SGA sta tentando sempre più spesso il floater, su cui ha lavorato moltissimo e le cui percentuali non esaltanti sono destinate a migliorare. Il tocco del canadese pare infatti essere buono, come dimostrato proprio in alcuni difficili tiri in equilibrio precario, e da un buon 80% al tiro libero.

Quanto al tiro dall’arco, Shai ha incrementato i tentativi di circa due punti percentuali, peggiorando dal 36.7% al 34.7% in regular season. L’impressione era che il suo rilascio particolare non lo potesse rendere mai un tiratore mortifero, ma alcune correzioni hanno fatto schizzare le sue percentuali ai playoff al 40% su 5 tentativi, con un ottimo 43.5% in pull-up. Il sophomore ha anche aggiunto lo stepback tra le sue soluzioni dalla lunga distanza ai playoff, ma i risultati sono stati rivedibili.

In ogni caso i campioni della postseason riguardano solo 7 partite e non sono troppo attendibili. D’altra parte, la difesa di Houston è stata di livello più alto rispetto a quanto si vede in regular season. Ciò ha fatto calare la produzione offensiva e l’impatto di Shai, ma la sua postseason va considerata positiva e incoraggiante, nonostante prestazioni insufficienti in gara 1 e gara 5.

L’impressione è che quando il canadese si è dimostrato più aggressivo è stato più utile per la squadra e anche più efficace. Il problema è che appunto in un paio di gare Shai si è dimostrato passivo, e questo non deve accadere. Possiamo ipotizzare che l’ex-Kentucky non si aspettasse un trattamento così attento da parte dei difensori avversari e che la zona lo abbia messo in confusione nella prima gara. Del resto fino allo scorso anno SGA giocava nei Clippers ed era solamente un rookie in una squadra da ottavo posto ai playoff, mentre quest’anno è il leader per produzione offensiva dei Thunder. Le buone prestazioni ad eccezione delle due gare citate in precedenza e la coincidenza di una miglior prestazione offensiva con una maggior aggressività sono elementi che mi fanno ben sperare per il futuro sviluppo ai playoff di Gilgeous-Alexander.

Per quel che riguarda difesa e visione di gioco, è necessario un miglioramento. Se il numero di assist, di poco superiore alle tre unità, non entusiasma, l’AST% lo fa ancora meno, con valori poco superiori al 15%. Ciò ci fa capire che passare il pallone non è la prima opzione di Shai Gilgeous-Alexander, e di conseguenza ci fa concludere che non possa essere il creatore primario di una contender. Le letture sul pick-and-roll sono buone e migliorabili, ma non ci sono i lampi di un passatore di livello fenomenale, come sarebbe tipico di un creatore primario. E in effetti la ricostruzione dei Thunder si rende necessaria anche per questo motivo: Shai non può essere il primo violino di una contender perché banalmente è assai difficile che diventi uno dei migliori dieci giocatori della lega proprio per i limiti di visione, e di difesa.

Già perché quando deve difendere su una guardia decisamente esplosiva o semplicemente con un tonnellaggio maggiore, Gilgeous-Alexander va in notevole difficoltà: abbiamo visto come Russell Westbrook e l’attacco di Houston in generale cercassero il mismatch col numero 2 di OKC, e di come ne ricavassero una buona produzione. Il problema è la taglia ridotta di Shai, ma anche l’applicazione difensiva. Troppe volte la strada al ferro era spianata per Russell, e non starò ad appesantire questo articolo con le stesse clip che potete trovare nelle analisi delle gare di playoff che ho già scritto. Risulta quindi evidente come il giovane attualmente più sviluppato dei Thunder debba ancora lavorare molto per poter sfruttare a pieno il suo potenziale, che è alto, ma non da top 10 della lega, almeno secondo il mio parere.

Shai Gilgeous-Alexander potrà però diventare un ottimo creatore secondario e un buono scorer per la squadra: se ci saranno i necessari miglioramenti in una fase difensiva che nel complesso non è male, OKC si troverebbe tra le mani un All-Star plurimo. Ma come tutti noi ben sappiamo, senza uno dei migliori giocatori della lega non si può vincere il titolo e capitano anche casi in cui non bastino due giocatori in top 10 per raggiungere il Larry O’Brien Trophy. Oklahoma City lo sa piuttosto bene, perché con Westbrook e Durant al top il titolo non è mai arrivato, e questo è un ulteriore motivo che spinge verso una decisa ricostruzione, che deve passare anche dal draft.

 

Darius Bazley

Dopo una serie di pick al draft decisamente rivedibili da parte di Sam Presti, tra cui Cameron Payne, Terrance Ferguson, Hamidou Diallo e Devon Hall,e two-way contract fallimentari come quello dato a Deonte Burton, finalmente nel 2019 ci sono state buone prese per Oklahoma City.

Con la scelta 21 Presti ha selezionato Brandon Clarke, salvo poi girarlo a Memphis in una trade a tre in cui è arrivato Darius Bazley. Il classe 2000 è il giocatore più giovane nel roster della franchigia, ed ha avuto un’annata abbastanza altalenante. Prima di dichiararsi per il draft Darius non ha frequentato Syracuse, il college che aveva scelto, ma ha accettato un internship da New Balance da un milione di dollari e scelto come agente Rich Paul. Di fatto ha lavorato con la multinazionale del Massachussets mentre si allenava sotto la guida di Mike Miller per prepararsi alla sua carriera NBA.

Deve aver convinto nei workout gli scout e il general manager, e c’era molta curiosità per il suo debutto. Prima di infortunarsi poco prima dello stop forzato, Darius ha dimostrato lampi di grande classe offensiva nell’attaccare il ferro, alternati a delle incursioni rovinose, in realtà più frequenti. Non ha mai rifiutato l’opportunità dall’arco, ma non ha tirato benissimo dalla lunga distanza. Si è sempre impegnato a rimbalzo e ha dato prova di un ottimo potenziale difensivo quando impegnato negli switch e quando chiamato a difendere il ferro.

In effetti Darius stava in campo principalmente perché garantiva una buona difesa, con una fase offensiva da sviluppare, ma con buone premesse. Nonostante sia un lungo, infatti, Bazley sa palleggiare discretamente bene ed ha una buona visione di gioco (aspetto che però si è visto poco, anche a causa delle poche responsabilità offensive). Con quel fisico e quella wingspan Darius potrebbe tirare quasi sempre in testa al proprio marcatore, ma non ha quella confidenza e quella predisposizione naturale allo scoring di un altro giocatore che in testa al suo difensore tira spesso e volentieri e che a Oklahoma City ha vinto un MVP. La più grande mancanza del rookie era però l’esperienza nella pallacanestro giocata: stare oltre un anno senza giocare mai in partita ha fatto cominciare fuori ritmo e fuori sincronia un Bazley che ha dovuto anche riprendere consapevolezza di come si gioca veramente in campo.

Dopo la pausa, Darius ha fatto quel salto tipico che i rookie fanno dal primo al secondo anno. Ad agosto, oltre a un numero maggiore di minuti in campo, sono cresciuti notevolmente i punti, i rimbalzi sia in difesa che in attacco, gli assist e soprattutto le percentuali da 3 punti, salite a un 46% su 5 tentativi. Bazley era molto più consapevole dei propri mezzi ed aveva limato alcuni difetti della sua forma di tiro, non perdendo mai la fiducia nel jumpshot dalla lunga distanza. Così, ogni volta che Chris Paul, Schröder o SGA creavano un buon tiro se lo è preso, anche ai playoff, dove il computo finale è un ottimo 11/22.

Darius è stato uno dei migliori giocatori dei Thunder in postseason, nonostante abbia giocato solo 18 minuti a gara. Partendo sempre dalla panchina, ha effettuato delle buone giocate anche solamente mostrando la sua freschezza atletica. Oltre al tiro, è stato sempre attentissimo a rimbalzo difensivo e ha efficacemente difeso sul perimetro e al ferro.

Mi è sembrato decisamente più adatto di Adams contro gli Houston Rockets per le sue capacità difensive, facilitate dalla mancanza di un centro forte in post basso per la squadra di James Harden. Il sogno sarebbe stato di vederlo accoppiato con le tre guardie e Danilo Gallinari in alcuni spezzoni della gara, ma Billy Donovan ha negato questo estremismo tattico, privandoci di un interessante attacco five out, con 5 giocatori capaci di mettere palla a terra e 3 in grado di creare ben più di qualcosa dal palleggio.

Aspettiamo la prossima stagione per vedere se i progressi saranno confermati, ma Darius Bazley si è comportato benissimo nella bolla e si prepara a prendere in posto da titolare. Ha del resto dimostrato di poter stare in campo ai playoff e di poter giocare bene. I margini di miglioramento sono ancora ampi, ed è presumibile che possa essere uno starter in una contender.

Luguentz Dort

Parliamo ora di Luguentz Dort, passato da perfetto sconosciuto a essere il giocatore più chiacchierato del primo turno dei playoff. Il rookie undrafted canadese è uno dei migliori difensori perimetrali della lega, e ha messo in scena la miglior difesa individuale contro James Harden degli ultimi anni. Con un frame notevole che lo porta a pesare 99kg su un corpo di 190cm, Dort ha il fisico per stare con le guardie e con le ali. È dotato di una velocità di piedi eccezionale, è molto veloce negli scivolamenti laterali ed attento nel non commettere fallo. Insomma, è il prototipo del lockdown defender da piazzare sulla stella avversaria.

Offensivamente, invece, permangono molti limiti, ma ci sono anche diversi spunti interessanti. Cominciamo a parlare del tiro dall’arco: Dort tira col 30% scarso da 3 punti, e ai playoff ha concluso le sue sette gare con un poco lusinghiero 13/50. Tuttavia non ha paura di prendersi il suo tiro quando la difesa lo battezza, e per quanto la sua meccanica vada corretta è presumibile che possa migliorare: come analizzato dal nostro esperto di forme di tiro Andrea Snaidero, infatti, la parte inferiore del corpo si muove correttamente, e vanno apportate un paio di correzioni nella parte superiore. Il 79% ai liberi fa sperare che possa migliorare.

In ogni caso non si deve pensare che Luguentz in attacco stia fermo per 24 secondi in angolo come altre guardie di OKC che lo hanno preceduto: è sempre pronto a tagliare e a ricevere in corsa per andare al ferro, può fare da bloccante e negli esperimenti nella regular season nella bolla ha dimostrato di poter portare palla per iniziare l’azione. Le sue letture sono molto basilari, ma con quel fisico è difficile contenerlo in penetrazione, motivo per cui è lasciato libero di tirare. Lo sviluppo di queste componenti del suo gioco determinerà la sua futura carriera in NBA. Il suo contratto al minimo salariale per tre anni rischia di essere uno dei contratti più favorevoli alla squadra nell’intera lega, perché da quanto ha fatto vedere ai playoff percepirà decisamente meno del suo attuale e potenziale valore.

Infine, Dort è un giocatore estremamente intelligente, e sfrutta ogni occasione per apprendere qualcosa: non è un caso che sia passato dalla G-League alla panchina dei Thunder per diventare titolare quasi subito. In una partita di regular season in cui è uscito per falli ha chiesto di rivedere le sue azioni allo staff dei Thunder appena dopo la sirena finale. Non trascurabile è inoltre il fatto che prima della bolla non si allenasse con la prima squadra per le restrizioni del suo two-way contract.

Sicuramente avrà un posto da titolare anche l’anno prossimo, e vedremo se continuerà a migliorare come ha fatto. Per essere un giocatore nemmeno scelto al draft si tratta di un’ottima presa di Sam Presti.

 

Che fare con Paul, Gallinari, Adams e Schröder

Dopo la sconfitta in gara 7 e la deludente prestazione in generale nella serie da parte di Danilo Gallinari, bisogna capire cosa i Thunder intendano fare con il suo contratto in scadenza. L’ipotesi di un rinnovo, anche annuale, sembra poco probabile, perché ormai Danilo ha 32 anni e presumibilmente cercherà un posto in una contender o un ultimo ricco contratto. Gli Oklahoma City Thunder non possono garantire nessuna delle due richieste che avanzerà l’italiano, e pertanto l’addio pare inevitabile.

Quanto a Chris Paul, leader di Oklahoma City e mentore di Bazley e Gilgeous-Alexander, il discorso si fa più complesso. Paul ha salutato i fan dei Thunder il giorno successivo all’eliminazione in un modo che suggerisce l’addio alla franchigia.

Tuttavia non è così scontato che Oklahoma City trovi un acquirente per la point guard col contratto più scomodo della lega, un anno più l’opzione giocatore al supermax salariale. Le due squadre intenzionate all’acquisto secondo i rumors sarebbero Philadelphia e Milwaukee, per provare a dare una scossa alle loro franchigie. Entrambe le squadre avrebbero un contratto molto pesante da cedere in cambio (per Phila Horford/Harris, per i Bucks Bledsoe). Inoltre la squadra allenata da Budenholzer ha necessità di un creatore secondario adeguato, la cui assenza è stato uno dei motivi principali della disfatta contro Miami.

Pare ormai certo che Giannis Antetokounmpo resterà nel Wisconsin fino al termine del suo contratto nel 2021, ma sarà così anche nel caso di un’altra eliminazione prematura? Lo spettro della scelta di Kevin Durant aleggia sulla città di Milwaukee, ed è pertanto presumibile che lo staff manageriale della franchigia farà un tentativo per Chris Paul, offrendo Bledsoe e altri giocatori per far quadrare i conti a livello salariale. Va però detto che sembra difficile che i Bucks possano cedere MiniBron senza allegare qualche scelta al draft, se non altro per il fatto che il contratto del numero 6 è ancora parecchio lungo.

CP3 è invece al massimo valore da quando ha messo piede in Oklahoma, e se verrà ceduto non sarà probabilmente svenduto, anche perché ha dimostrato di essere ancora un All Star e ha fatto un ottimo lavoro come mentore e leader della squadra. Nonostante le difficoltà contrattuali, io credo che difficilmente a Natale Paul inizierà la stagione con OKC. La sua cessione comporterebbe un numero di vittorie decisamente minore, cosa che ai Thunder in questo momento serve, almeno per un paio d’anni.

Quanto a Steven Adams e ai suoi 27,5 milioni in scadenza, sembra difficile vederlo lontano da Oklahoma City tramite trade. Presti aveva chiesto due scelte al primo giro alla deadline, ma dopo questi playoff deve decisamente abbassare le pretese, se vuole ottenere in cambio qualcosa dal neozelandese. Deve essere però chiaro come Steven non rientri più nei piani dei Thunder. Non è infatti particolarmente adatto al gioco della postseason, e per quanto sia un ottimo uomo squadra e teoricamente al suo picco, all’età di 27 anni sta entrando lentamente nella fase calante della carriera, che per i centri avviene tipicamente prima. Credo che Steve-O resterà in squadra fino a fine contratto, e magari sarà rinnovato a cifre molto minori come veterano, ma è evidente che non rientra nella timeline del rebuilding.

Anche Dennis Schröder è in scadenza, ma è reduce dalla miglior stagione in carriera ed ha concluso secondo alle votazioni del Sesto Uomo dell’Anno, titolo che avrebbe meritato, a parer mio. Molte sono le contender a cui farebbe comodo il tedesco, che sicuramente non verrà svenduto, se OKC intende cederlo. Si perché tolto Paul, Dennis sarebbe l’unico altro handler di livello in squadra, e quindi Presti penserà almeno due volte prima di cederlo. In caso Paul restasse allora diventerebbe più probabile la cessione di Schröder, a cui i Los Angeles Lakers devono puntare, e che farebbe comodo anche a squadre come Philadelphia e Milwaukee.

I playoff del tedesco sono stati altalenanti, ma quando il tiro è entrato sembrava inarrestabile. Se è vero che è passato dal 38% dall’arco in regular season al 28% ai playoff, va anche detto che si è preso buoni tiri che semplicemente non sono entrati, e che si è perso parte dei seeding games per la nascita della figlia, cosa che ha compromesso la sua partenza nella postseason.

 

Il resto dei Thunder

Nel resto del roster di OKC compare solo un giocatore che ha avuto minuti significativi nella postseason: Nerlens Noel. Il centro ha appena concluso l’ottava stagione da riserva di Adams ed è in scadenza di contratto. A differenza del neozelandese è buon tiratore di liberi, col 75%, e in generale è un buon difensore, ma ha spesso un problema con la gestione dei falli: i 5.3 falli per 36 minuti in regular season non sono calati ai playoff, cosa che ha costretto Donovan ad affidarsi a Noel solamente per 14 minuti a gara.

Nel complesso Nerlens è un centro più mobile di Adams e più adatto nello switch, ma soffre moltissimo contro i lunghi più fisici come Valanciunas. E per quanto i dati ci suggeriscono come sia in generale un buon rim protector e anche un buon stoppatore, è chiaro che non può essere un titolare in una squadra che punta in alto. Come riserva, invece, ha fatto parecchio comodo ai Thunder negli ultimi due anni, senza però fare il salto di qualità che sembra nelle sue corde.

È presumibile che prima o poi inizierà a tirare dall’arco, perché ha lavorato molto sul suo range di tiro e ogni tanto prende un jumper dalla media. Il suo contratto è stato al minimo salariale, e credo che vada confermato, ma a cifre molto contenute, al massimo 5 milioni.

Mike Muscala ha invece un’opzione giocatore ed è probabile che la eserciterà. La miglior giocata del centro scambiato per Ivica Zubac dai Clippers è stato il game winner contro Miami nella bolla, tiro che ha consegnato una prima scelta dei Thunder a Philadelphia.

Magic Mike è un buonissimo tiratore dall’arco che Donovan ha usato in gran parte come arma tattica, ma non è adatto alla postseason.

Hamidou Diallo, Terrance Ferguson e Deonte Burton hanno tutti in comune il fatto di non essere adatti alla pallacanestro NBA. Tutti e tre sono molto atletici e teoricamente buoni difensori senza un tiro, ma nella pratica commettono molti falli e non sanno nemmeno difendere bene quanto sembra. Il problema che accomuna tutti e tre i giocatori è uno scarso QI cestistico, cosa che ha impedito loro di migliorare e di stare in campo nella postseason, ma anche di essere affidabili uomini da regular season. Nessuno di tre sa palleggiare con Ferguson che vaga per il campo per piazzarsi 24 secondi in angolo. Se su Diallo, che è un sophomore e ha solo 22 anni si possono avere pessimistiche aspettative di miglioramento, lo stesso non si può dire degli altri due.

Esercitare l’opzione su Ferguson è stato un errore che ci porterà a vederlo giocare ancora un anno, mentre Burton probabilmente non verrà confermato. I vari Isaiah Roby, Kevin Hervey e Devon Hall si sono visti pochissimo nei garbage time ed è presumibile che continueranno il loro sviluppo in G League, anche se non paiono essere particolarmente talentuosi.

Quanto ad Abdel Nader, ha disputato un’ottima stagione che mi ha fatto ricredere su di lui. È passato dall’essere un difensore che concedeva solamente giochi da tre punti ad essere neutro nella propria metà campo, e ha sviluppato un tiro dall’arco da 37.5% e dimostrato di poter portare qualche punto dalla panchina. In postseason non ha praticamente visto il campo, e compirà a breve 27 anni, ma la team option sul suo contratto merita di essere esercitata.

 

Considerazioni finali

Gli Oklahoma City Thunder hanno delle buone basi per ricostruire unite a una pletora di pick al draft, ma devono necessariamente peggiorare il proprio record per arrivare a scegliere il giocatore franchigia del futuro, che potrebbe appartenere al Draft 2021, molto promettente. Non si deve pensare a un tanking estremo perché non è nella filosofia della franchigia e perché non è utile ad instillare la cultura vincente nei giovani. È tuttavia presumibile che Presti peggiorerà la squadra, per quanto possibile, per renderla da 35 vittorie o meno, in modo da entrare nella lotteria e sperare in un buon sorteggio per pescare il prossimo giocatore franchigia.

Gli ultimi anni della NBA ci hanno insegnato che per vincere il primo violino deve essere uno scorer tra i migliori di sempre oppure un creatore primario tra i migliori di sempre. Se il creatore primario è una point guard con limiti difensivi, allora è necessaria una difesa di livello all time per nasconderne i difetti. In ogni caso, senza un giocatore candidato al DPOY a roster è difficile vincere: dal 2012 a oggi chi ha vinto aveva a roster James, Duncan, Draymond Green o Kawhi Leonard, tra i difensori migliori della storia della lega. I primi violini, invece, sono stati nell’ultimo lustro James, Durant, Leonard e Curry, grandi creatori e grandi scorer. Questo è il motivo per cui Oklahoma City deve ricostruire, perché un giocatore di quel calibro non sceglierà mai in free agency i Thunder e perché è pressoché impossibile arrivarci via trade.

Dopo un’annata di transizione, dovremo abituarci all’idea di OKC fuori dai playoff almeno per un paio d’anni. La franchigia che per l’intero decennio è sempre stata rappresentata all’All Star Game potrebbe però continuare la sua striscia in caso di buoni progressi di Shai Gilgeous-Alexander. La ricostruzione in casa Thunder è appena cominciata, ma le premesse sono buone.

Francesco Contran

Praticante e grande appassionato di atletica, si è avvicinato al basket per caso, stregato da Kevin Durant e dai Thunder. Non avendo mai giocato è la dimostrazione vivente che per far finta di capire qualcosa non serve aver praticato questo sport.

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