Cosa abbiamo imparato dal ventunesimo giorno di playoff

 Cosa abbiamo imparato dal ventunesimo giorno di playoff

Copertina a cura di Nicolò Bedaglia

Nel ventunesimo giorno di playoff i Los Angeles Clippers hanno vinto e convinto contro i Denver Nuggets portandosi sul 3-1 nella serie, mentre i Toronto Raptors hanno pareggiato la serie contro i Boston Celtics in una partita a dir poco mozzafiato.

 

TORONTO RAPTORS – BOSTON CELTICS (3-3)

Analisi di Leonardo Spera

Se non si fosse ancora capito, Celtics-Raptors è una delle serie più appassionanti dei recenti playoff, una di quelle destinate a far parlare anche a distanza di anni. E come molte memorabili serie si deciderà a gara 7.

Fin dai primissimi possessi del primo quarto la strategia difensiva dei Raptors è stata quella di rendere la vita difficile alle principali bocche da fuoco di Boston, Kemba Walker e Jayson Tatum, cercando di togliere loro la palla dalle mani. A questo scopo il coach dei canadesi ha fatto un uso massiccio della difesa a zona e in particolare della “box and one”, portata alla ribalta dallo stesso Nurse nelle scorse Finals disputate contro Golden State. Questo particolare tipo di difesa consiste in quattro giocatori disposti a zona a formare una “scatola” mentre il quinto difende a uomo sull’avversario più pericoloso.

 

In questo modo il principale ball-handler è tenuto sotto una costante pressione e spesso si trova obbligato a scaricare il pallone ai compagni e questi, a loro volta, si vedono caricati di responsabilità maggiori e sono costretti a compiere giocate magari fuori dalle loro corde. Se questa scelta ha funzionato bene sui due terminali offensivi, 1/9 complessivo per Kemba e Tatum nel primo quarto, sono stati i “gregari” a farsi trovare pronti. Brown e Smart, oltre alla consueta aggressività in difesa, hanno segnato 20 dei 25 punti di squadra nella prima frazione di gioco.

 

Dopo un primo tempo guidato da Boston, ma sostanzialmente equilibrato, nel terzo periodo l’attacco dei Raptors riesce ad approfittare di alcune disattenzioni della difesa avversaria per segnare 6/9 da tre e portarsi in vantaggio. Protagonista del quarto è un Fred VanVleet infallibile dall’arco.

 

Nell’ultimo periodo dei tempi regolamentari assistiamo ad una scelta tattica coraggiosa da parte di Nick Nurse; il coach dei Raptors, che ha più volte dimostrato come non tema di fare scelte audaci a partita in corso, a 8:22 dalla fine del quarto richiama in panchina Ibaka per Anunoby, schierando così un quintetto piccolo con OG da numero 5.

Così facendo Toronto si trova in campo una lineup composta da Lowry, VanVleet, Powell, Siakam e Anunoby, in grado di dare grande versatilità sia alla difesa che all’attacco.

 

Gli ultimi minuti sono contraddistinti da moltissimi errori, frutto sì delle buone difese ma anche del nervosismo e della pressione che logicamente segnano una gara di questa importanza.

La chiave della vittoria di Toronto al secondo tempo supplementare risiede per buona parte nella prestazione di Norman Powell. La guardia ex-UCLA ha permesso ai suoi di schierare il quintetto piccolo, soluzione adottata per entrambi gli overtime, senza pagare dazio in fase offensiva. Segnando 15 punti nei soli supplementari Powell ha ripagato la fiducia di Nurse e ha dimostrato che, per quanto sia un giocatore piuttosto discontinuo, dispone della durezza mentale per mettere tiri di un certo peso specifico.

 

Le luci della ribalta per tutta la partita, però, se le è prese con grande merito Kyle Lowry. Il playmaker dei Raptors ha sfornato l’ennesima prova da leader, dimostrando ancora una volta di essere l’ago della bilancia tecnico e psicologico di questi Raptors. Lowry è stato indiscutibilmente il migliore dei suoi, tirando con il 60% sia dal campo che dalla lunga distanza, e segnando il tiro che ha definitivamente chiuso la partita.

 

La sconfitta di Boston può essere spiegata da molti fattori. A mio parere, però, due di questi possono essere individuati come determinanti: la difficoltà dei biancoverdi nell’attaccare la zona (il che è evidenziato in parte dalla pessima prestazione di Kemba Walker da soli 5 punti segnati in più di 51 minuti in campo) e la mancanza di giocatori veramente affidabili dalla panchina. Questo secondo aspetto è cruciale, se si pensa che Brad Stevens ha tenuto in campo il suo quintetto titolare al completo dall’inizio del quarto periodo fino alla fine della partita. In tutto fanno ventidue minuti esatti, ed è per questo facile comprendere il perché di alcuni errori a fine partita dovuti a stanchezza e poca lucidità; è proprio in partite come questa che Boston sente maggiormente la mancanza di Gordon Hayward, assente a tempo indeterminato.

Come detto in apertura, questa è una serie che sarà ricordata e ridiscussa negli anni a venire e sono convinto che l’ultima gara non farà altro che aggiungere un altro storico tassello a questo già memorabile scontro. Per un appassionato di basket NBA non c’è niente di meglio di una gara 7 per decretare il vincitore di una serie e, dunque, che gara 7 sia.

 

LOS ANGELES CLIPPERS – DENVER NUGGETS (3-1)

Analisi di Matteo Berta

Gara 4 della serie tra Clippers e Nuggets si apre con le polveri bagnate e soli due punti (firmati da Zubac) nei primi due minuti di partita. In generale, la costante della gara è stata una pessima prestazione balistica da parte di entrambe le squadre. La gara si conclude, infatti, con un punteggio basso e un complessivo 15/55 da 3 punti da parte delle due compagini.

Il primo quarto si chiude con un netto dominio losangelino, un sonoro parziale di 26-12 firmato da un’ottima prestazione corale indirizza nettamente la partita. Cinque giocatori vanno a segno, tutti e cinque con almeno 4 punti segnati nel primo quarto. L’unica nota positiva in casa Nuggets è che la squadra è cresciuta molto in difesa rispetto alla serie precedente e Jerami Grant, marcando Kawhi e George, riesce ad avere un impatto nettamente superiore rispetto a quando era costretto a marcare un attaccante molto più piccolo ed agile come Mitchell.

Nikola Jokić sembra essere l’unico ad essere sceso in campo nella metà campo offensiva e firma 8 dei 12 punti di squadra. Da sottolineare un ottimo assist di Torrey Craig che ci ha regalato un bell’highlight:

 

Nel secondo quarto esplode il talento di Michael Porter Jr che con i suoi 13 punti (4/5 dal campo, 3/4 dalla lunga distanza) guida l’inizio della rimonta di Denver:

 

Paul George inizia a mostrare parecchie difficoltà in attacco, commette due falli offensivi (entrambi dovuti ad una sbracciata troppo evidente) ed esce dalla partita offensivamente:

 

Denver scalda le mani e inizia a trovare il canestro con più continuità portando lo svantaggio ad 8 lunghezze.

Il terzo quarto è il quarto più interessante. Nei primi 3 minuti di partita vengono fischiati 7 falli a sfavore dei Clippers, Paul George commette un quarto fallo (quantomeno discutibile) e viene messo in panchina in modo da essere sicuri di averlo disponibile per il finale di partita. Continua la storia d’amore tra la franchigia di Los Angeles e l’arbitro Scott Foster, bestia nera dei Clippers:

 

Durante questi minuti Denver approfitta della situazione per segnare un parziale di 8-0 e portarsi sul 48-48, ma da quel momento in poi Kawhi Leonard e Lou Williams scavano il solco che porterà i Clippers ad essere avanti di 10 punti con 12 minuti ancora da giocare.

 

Durante i primi minuti del quarto quarto Harrell, Lou e due triple consecutive di Paul George chiudono definitivamente la partita:

 

Da qui in poi, escludendo un fallo di frustrazione di Jokic ai danni di Beverley, non c’è più niente da sottolineare e possiamo passare a parlare di alcune analisi o curiosità.

 

Nel post partita Michael Porter Jr, non soddisfatto dal numero di tiri presi durante la partita, specialmente nel secondo tempo, si lamenta davanti ai microfoni nel post partita.

 

In seguito a queste dichiarazioni non sono mancate le polemiche: è assolutamente vero che la maggior parte dei tiri nel secondo tempo sono stati presi da Jokić e Murray, ma è giusto che un rookie affermi queste cose davanti ai microfoni della stampa? A mio parere, come anche secondo Damian Lillard, queste dichiarazioni sono state inappropriate: sarebbe stato un argomento di cui discutere in spogliatoio e non davanti ai microfoni. Non una bella figura.

La nota positiva in casa Nuggets sono le ottime prestazioni del solito Nikola Jokić. Il miglior difensore su di lui, lato Clippers, è sicuramente Ivica Zubac, ma durante questa serie Jokić non sembra patire troppo la difesa del centro croato.

 

Durante queste serie e durante la post season in generale Jokić ha sensibilmente migliorato la sua precisione dalla lunga distanza, passando dal 31% su 3.5 tentativi della regular season al 46% su 6.2 tentativi dei playoff. Questa tendenza rende il talento serbo molto più complicato da marcare, perché in situazioni di pick&pop è molto più pericoloso.

Lato Clippers è interessante valutare la gestione dei minuti di Kawhi Leonard e Paul George durante questa postseason. Almeno uno dei due è stato in campo per 462 minuti dei 485 complessivi dei playoff. Anche questa notte, malgrado i problemi di falli di Paul George, uno dei due è stato in campo per 47:19 sui 48 della gara. I due giocano circa 28 minuti a partita in campo insieme e in questi frangenti i Clippers hanno +9.2 di net rating.

Sarà sicuramente interessante, in caso di passaggio del turno, vedere la gestione dei minuti contro la vincente di Lakers e Rockets.

La Redazione

La redazione è un mostro a più teste e con un numero ancora maggiore di mani. E come nel significato più letterale, del latino monstrum, è una "cosa straordinaria".

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