Cosa abbiamo imparato dal diciottesimo giorno di playoff

 Cosa abbiamo imparato dal diciottesimo giorno di playoff

Copertina a cura di Nicolò Bedaglia

Nel diciottesimo giorno di playoff, i Los Angeles Lakers hanno vinto contro i Rockets portandosi sull’1-1, mentre i Milwaukee Bucks, senza Giannis Antetokounmpo per buona parte di gara, hanno evitato lo sweep.

 

MILWAUKEE BUCKS – MIAMI HEAT (1-3)

Analisi di francesco Cellerino

Con una grandissima prova di orgoglio, i Bucks evitano lo sweep e si conquistano la possibilità di giocare Gara 5. Il 118-115 strappato al supplementare racconta di un Middleton sugli scudi, che ha dovuto fare pentole e coperchi, ma anche di un Antetokounmpo che è entrato in campo acciaccato e che prima di infortunarsi nel secondo quarto è sceso in campo con una grinta che non aveva mai mostrato in questa serie, segnando 19 punti in 11 minuti.

 

1) Khris Middleton

Khris Middleton ha giocato una partita a tratti epica, forse una delle migliori da quando veste la maglia dei Bucks, soprattutto considerando il peso specifico di un elimination game e il fatto che solo Kareem Abdul-Jabbar era riuscito in passato a far registrare statistiche simili ai playoff per la franchigia. Milwaukee si è dovuta aggrappare a lui, ma nei primi due quarti è sembrato fuori dalla partita, anche dopo l’infortunio di Antetokounmpo. Nel terzo quarto si è però preso di colpo la scena, segnando ben 21 punti e risultando a tratti immarcabile, tenendo in partita i suoi compagni a suon di tiri contestati.

Chiaramente le statistiche avanzate su un campione di 12 minuti dicono relativamente poco, ma i numeri sono comunque impressionanti: uno Usage del 50% e una True Shooting dell’86.9% rendono l’idea di quanto Middleton abbia trascinato i compagni, voci peraltro simili a quelle registrate da Butler nel suo leggendario ultimo quarto di Gara 1, anche se naturalmente stiamo parlando di due situazioni e prestazioni diverse.

 

Nell’ultimo quarto è invece andato di nuovo in confusione, probabilmente per la stanchezza (mai sostituito da Bud), concludendo la frazione di gioco con 0 punti, ma nell’overtime ha rappresentato praticamente l’intero attacco dei Bucks: l’unico altro giocatore di Milwaukee ad aver messo punti a referto è stato Lopez con due tiri liberi, per il resto Middleton ha segnato 9 degli 11 punti della squadra, prendendosi tutti i tiri dal campo, inclusa la tripla che ha quasi tagliato le gambe a Miami.

Per rendere un’idea dello sforzo del secondo violino dei Bucks basta pensare al fatto che negli ultimi 31 minuti di partita ha avuto solo 8 secondi di riposo in panchina nell’ultimo minuto del terzo quarto, tanto che nell’overtime è stato lui a chiedere a Budenholzer di chiamare timeout per poter avere un attimo di tregua.

 

2) La partita di Bledsoe

Chi mi conosce sa bene quanto possa essermi pesato scrivere queste parole, ma Eric Bledsoe ha giocato una gran partita, pur mostrando i suoi soliti limiti nel distinguere buone idee e idee folli. Nella metà campo difensiva ha giocato ancora una volta con un livello di concentrazione molto più alto di quello a cui aveva abituato i tifosi Bucks, sia come difensore Point of Attack, limitando un Dragic che nelle prime tre gare era stato immarcabile, che difendendo su giocatori più grossi, compensando col suo fisico ben piazzato la differenza di centimetri col diretto avversario.

In attacco ha come sempre alternato buone cose e bestialità, ma la sua presenza in campo è stata importantissima, soprattutto dopo l’infortunio di Antetokounmpo, perché è stato l’unico a cercare di attaccare in penetrazione e in contropiede la difesa di Miami e, in generale, per la sua energia, che ha caricato i compagni. Il suo gioco in velocità è stato manna dal cielo per l’imballato e statico attacco di Milwaukee, che spesso ha fatto semplicemente scorrere il tempo sul cronometro senza creare vantaggi, giocando con cinque uomini sul perimetro fermi a guardarsi.

 

Naturalmente guardare Bledsoe giocare è come andare sulle montagne russe: nel giro di due azioni è in grado di fare giocate egregie e giocate estremamente stupide: gli avversari sanno che ha una fiducia probabilmente eccessiva nei suoi mezzi tecnici e lo sfidano a prendersi conclusioni non nelle sue corde (in Gara 3 una di queste è stata l’inizio della fine per i Bucks) e lui tendenzialmente ci casca.

Emblematici sono alcuni suoi isolamenti nei quali, invece che attaccare in velocità il difensore per arrivare al ferro o guadagnare un fallo, ha preferito tenere palla fino quasi allo scadere dei 24 secondi, per poi tentare una tripla senza ritmo. In particolare l’azione della clip seguente lascia davvero perplessi: Adebayo concede spazio a Bledsoe, che inspiegabilmente con 6 secondi sul cronometro decide di uscire fino al logo e poi prendersi una pessima tripla in corsa all’ultimo momento.

 

3) La confusionaria difesa dei Bucks

Se Middleton è riuscito a contestare discretamente bene le triple di Duncan Robinson passando sopra ai blocchi, altrettanto non si può dire di George Hill, Connaughton e DiVincenzo. Il primo in particolare è andato spesso a schiantarsi sui blocchi di Olynyk, e solo la sfortuna ha impedito al mortifero tiratore di Miami di punire i Bucks dal perimetro. Connaughton invece si è dimostrato decisamente troppo lento nel seguirlo dietro a dei blocchi portati, tra l’altro, con poca convinzione, regalando un tiro dall’angolo a Robinson.

 

Un altro punto dolente sono state ancora una volta le rotazioni difensive: troppo spesso Milwaukee si è trovata con un uomo di troppo nel pitturato, regalando tiri con veramente troppi metri di spazio. Nella clip seguente, Dragic può prendersi un tiro dall’arco comodissimo, che incredibilmente sbaglia, ma la rotazione è veramente pessima (anzi, inesistente) e ancora una volta solo la fortuna evita ai Bucks un meritato canestro subito.

 

I lunghi in difesa hanno ancora una volta faticato: Lopez come sempre ha dimostrato la sua lentezza di piedi, ma anche Marvin Williams è sembrato spesso indeciso sul da farsi. Nelle due azioni seguenti ho raccolto due situazioni emblematiche: nel primo caso Lopez non contesta efficacemente il tiro di Herro, rimanendo sostanzialmente incollato al suo posto, mentre nel secondo Williams salta sulla finta di Olynyk, spianandogli la via del canestro e mettendo in difficoltà una troppo statica difesa di Milwaukee.

 

Adebayo in alcuni tratti di gara ha dominato a rimbalzo offensivo per via della scarsa attenzione e convinzione della difesa, sfruttando al massimo l’assenza di Giannis, che gli ha tolto forse il più temibile avversario in difesa. È comunque grave il fatto che nel supplementare i Bucks gli abbiano permesso di recuperare il pallone da solo contro quattro giocatori: per contenere un giocatore coi mezzi fisici di Bam ci vuole un livello di attenzione molto più alto e coach Budenholzer dovrà pensare a come limitarlo meglio sotto canestro in vista di Gara 5.

 

4) Menzione d’onore: gli ATO di Spoelstra

Ancora una volta in questa serie, Spoelstra ha dimostrato tutta la sua genialità in panchina, surclassando il suo collega e rivale Budenholzer nei giochi disegnati nei timeout. Già durante la partita aveva disegnato uno schema bellissimo, concluso con un inaspettato alley-oop per Dragic, che dovete assolutamente recuperare in caso non lo abbiate visto.

 

Il suo capolavoro è stato però lo schema per la tripla di Herro nel supplementare, con la partita ormai virtualmente chiusa: servivano punti veloci e, nonostante i Bucks marcassero con estrema attenzione i tiratori più pericolosi, la guardia di Miami è riuscita a liberarsi, mandando nel pallone Hill, DiVincenzo e Bledsoe.

 

Il paragone col coach avversario è impietoso: i Bucks, sotto di uno a 21 secondi dalla fine, hanno chiamato il primo dei due timeout, ma hanno prima quasi perso il pallone per una sortita di Butler e poi hanno buttato via il tempo aspettandosi che gli Heat spendessero il loro ultimo fallo rimasto. Spoelstra ha deciso di non far commettere fallo e a 8 secondi dalla fine Bud ha chiamato nuovamente timeout, ma lo “schema” è stato semplicemente dare palla a Middleton e sperare. Fortunatamente per lui, Milwaukee ha trovato il fallo (discutibile) di Dragic su DiVincenzo, ma sicuramente avrebbe potuto pensare a qualcosa di più efficace.

 

HOUSTON ROCKETS – LOS ANGELES LAKERS (1-1)

Analisi di Daniele Astarita

Dopo una brutta prestazione in Gara 1, i Los Angeles Lakers hanno convinto in Gara 2 vincendo per 117-109 grazie ad una prestazione eccelsa di LeBron James ed Anthony Davis.

I quintetti delle due squadre sono rimasti invariati, così come i matchup. In casa Rockets a Gordon è stato affidato l’ingrato compito di marcare LeBron James – visti i buoni risultati di Gara 1- mentre Harden è stato riconfermato in difesa su McGee. Lato Lakers, invece, troviamo Davis su Westbrook, McGee su Covington e LeBron James su PJ Tucker.

Andiamo a vedere che cosa è cambiato rispetto a Gara 1 e come hanno fatto i Lakers a vincere.

1) Niente più doppio lungo

Come già detto, nel quintetto iniziale scelto da Vogel troviamo McGee al fianco di Davis. La scelta di Vogel, però, è quella di non concedere minuti al secondo centro dei Lakers, Dwight Howard (aveva giocato poco più di 10 minuti in Gara 1), per cavalcare maggiormente i quintetti con Davis da 5.

Così come in Gara 1, anche nel primo quarto di Gara 2 McGee ha fatto fatica contro i Rockets, risultando di fatto inutilizzabile e costringendo Vogel al cambio a 5 minuti dalla fine del quarto. Indipendentemente dal tiro preso e sbagliato, JaVale non è quasi mai riuscito a ruotare con i tempi giusti, è stato punito in difesa sui cambi e non ha creato vantaggio in attacco.

 

Come già successo in Gara 1, ogni volta che prendeva posizione profonda contro Harden non è mai riuscito ad incidere, anche se non sempre per colpa sua. Le problematiche, però, ci sono state anche a rimbalzo (0 rimbalzi offensivi in 8 minuti) e sui tagliafuori. Qui Tucker lo sorprende di astuzia e cattura il rimbalzo.

 

JaVale è poi stato costretto ad uscire a causa di un infortunio alla caviglia, ma il suo apporto da supporter in panchina non è mai mancato.

Senza McGee è salito in cattedra un Anthony Davis decisamente più aggressivo senza un altro lungo ad occupare spazio in area. La difesa di Tucker è sempre stata spaziale ma i centimetri di differenza, uniti ad una maggiore aggressività, hanno fatto il resto.

 

Anche a rimbalzo offensivo Davis si è fatto valere: l’ex Nola ha sporcato diversi palloni raccogliendo 3 rimbalzi offensivi.

 

Oltre ai soliti possessi in post – Davis è 13-19 in questi playoff – i Lakers gli hanno spesso affidato la rimessa dal fondo per limitare l’efficacia di Tucker in difesa.

Un altro giocatore che ha beneficiato in attacco dell’assenza di un centro è senza dubbio Markieff Morris. Nel primo quarto ha registrato 12 punti in 3 minuti (ne aveva segnati 19 nel resto dei playoff) ed ha retto in difesa quando utilizzato da 5 (inizio secondo quarto e inizio quarto quarto). Un altro punto da analizzare è legato al rendimento di Morris: i quintetti dove ha giocato da 5 hanno fatto registrare un abissale +54 di NetRating nei 12 minuti di utilizzo.

 

2) La pessima partita di Russell Westbrook

Il secondo punto riflessione riguarda la pessima partita di Russell Westbrook. Dopo una buona Gara 1, infatti, Russell Westbrook in questa Gara 2 ha messo in mostra tutti i suoi limiti a questo livello di playoff.

Le scelte offensive, come al solito, non sono delle migliori, ma alcune palle perse sono abbastanza banali, così come alcuni tiri che Westbrook avrebbe potuto evitare di prendersi.

 

Oltre a questo, Vogel ed i Lakers hanno deciso giustamente di trattarlo come un non tiratore, di fatto ignorandolo sul perimetro: questo ha consentito ai Lakers di raddoppiare Harden con più facilità.

 

Russ, inoltre, ha anche avuto problemi di falli. Questo è il quinto, quello ai danni di Rondo (fallo che inizialmente era stato dato a Rondo), ed è stato attaccato nel 4/4 da LeBron James in situazioni di mismatch hunting, pur senza risultati troppo soddisfacenti.

 

Se i Rockets vogliono rifarsi in Gara 3, Westbrook deve rendersi di nuovo efficace sui raddoppi di Harden, puntando forte il ferro (cosa che ha fatto meno in Gara 2).

3) Il terzo quarto dei Rockets

Come in parte già accennato, la strategia di Vogel contro Harden si conferma quella di raddoppiarlo ogni qualvolta prende il pallone. Una scelta che paradossalmente ha pagato nel primo quarto con McGee ma non ha pagato nel terzo quarto, a causa della pioggia di triple scoccate dai Rockets (9/13 nel quarto).

 

Tralasciando l’ennesimo errore di McGee, finito nella terra di nessuno, nella seconda tripla segnata possiamo notare il raddoppio puntuale su James Harden, con Eric Gordon che punisce dall’arco (segnerà 15 punti nel quarto con 4 triple su 7 tentativi).

 

La quinta tripla del quarto arriva da un Harden rinato, con il raddoppio che arriva tardivo.

 

Gordon era veramente on fire e così i Lakers decidono di raddoppiarlo, generando un evitabile gioco da 4 punti in angolo da parte di Covington.

Le rotazioni non sono state ottimali ma il 9/13 da 3 punti era una prestazione irripetibile nel 4/4. I Rockets hanno segnato 41 punti nel terzo quarto, 68 negli altri tre.

4) La zona e il 4/4 stellare dei Lakers

Ad inizio quarto quarto, i Lakers hanno riproposto il quintetto con Morris da 5 con risultati parecchio convincenti. Grazie ad un quintetto 5-out, le qualità di LeBron James sono state esaltate e lo stesso James ha regalato ai tifosi una serie di highlights difensivi e offensivi notevoli.

 

Dopo che nel secondo quarto i Lakers avevano proposto un zona 3-2 con risultati alternati (un 3 secondi difensivo di Morris, ed una tripla sbagliata da Rivers), Vogel ne ha sfoderata una seconda variante che ha portato ad una stoppata incredibile di LeBron.

 

I Rockets non riescono a segnare con la stessa continuità del 4/4 ed i problemi offensivi si fanno sentire, con i Lakers che fanno mismatch hunting cercando di puntare un Russell Westbrook con 5 falli a carico. I risultati non sono esaltanti ma i Rockets ormai non riescono più a segnare con continuità dalla lunga distanza.

Dopo un jumper di Rondo a 1 minuto dalla fine, è questo tiro dalla media di LeBron a chiudere definitivamente i conti. Game. Set. Match. Ci vediamo a gara 3.

 

La Redazione

La redazione è un mostro a più teste e con un numero ancora maggiore di mani. E come nel significato più letterale, del latino monstrum, è una "cosa straordinaria".

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