Cosa abbiamo imparato dal sedicesimo giorno di playoff

 Cosa abbiamo imparato dal sedicesimo giorno di playoff

Copertina a cura di Nicolò Bedaglia

In questo sedicesimo giorno di playoff i Miami Heat si sono portati sul 3-0 contro la squadra capitanata da Giannis Antetokounmpo, mentre i Rockets hanno sorpreso i Los Angeles Lakers in gara 1 con una vittoria netta per 112 a 97.

 

MILWAUKEE BUCKS – MIAMI HEAT (0-3)

Analisi di Davide Possagno

I Miami Heat si portano su un clamoroso 3-0 contro i Milwaukee Bucks dopo una partita dall’andamento simile a quello di gara 2 ma a parti invertite. La squadra del Wisconsin conduce per oltre tre quarti, ma negli ultimi 10 minuti subisce la furiosa rimonta degli Heat guidata da Jimmy Butler che ribalta la situazione.

 

1) I tanto attesi aggiustamenti di coach Budenholzer

Dopo due sconfitte consecutive, da cui sono emersi gli stessi problemi, Mike Budenholzer ha deciso finalmente di cambiare qualcosa nella strategia difensiva dei Miwaukee Bucks, pur non stravolgendola completamente (essendo impossibile cambiare completamente modo di difendere a questo punto della stagione). Questi aggiustamenti hanno consentito ai Bucks di condurre la partita fin da subito, nonostante qualche sbavatura iniziale, e di toccare il massimo vantaggio nell’intera serie nel terzo periodo (+14 sull’87-73), per chiudere a +12 al termine di quello che è stato il quarto in cui Milwaukee ha espresso il suo miglior basket dalla serie con i Magic.

Nello specifico, coach Budenholzer ha mantenuto la difesa drop ma ha inserito un mezzo aiuto proveniente dal lato debole per impedire un eventuale tiro dal midrange o floater della guardia che ha sfruttato il blocco, mantenendo allo stesso tempo una buona copertura del ferro. Come si può vedere nella clip qui sotto, Butler sfrutta il blocco di Adebayo per penetrare al centro, Lopez rimane sotto canestro ma nella penetrazione del #22 di Miami interviene Giannis dal lato debole che si stacca da Crowder per rallentare l’ex-Bulls.

 

Alla fine Butler segnerà comunque, ma questa strategia nel corso della partita, soprattutto nel terzo periodo, porterà a buoni risultati.

A differenza dei precedenti due incontri, inoltre, i Bucks si sono adattati meglio alle singole situazioni nel corso della partita, scegliendo la giusta strategia difensiva in base ai giocatori avversari in campo in quel momento. In questa clip Middleton decide di passare dietro a un blocco soft di Meyers Leonard, non consente a Butler di prendere vantaggio e interrompe la sua penetrazione (nonostante sia stato fischiato un fallo molto generoso):

 

Nella seguente clip, invece, Crowder esegue un dribble handoff per Duncan Robinson, Middleton passa sopra il blocco e riesce a contestare il tiro di Robinson (che in questa serie sta soffrendo l’attenta difesa dei Bucks, 7.7 punti di media con il 30% da 3 su 6.7 tentativi):

 

Nel caso in cui il tiratore di Miami avesse deciso di scaricare il pallone a Crowder, Antetokounmpo, non avendo fatto drop, sarebbe stato posizionato correttamente per contrastare un eventuale tiro o impedire una penetrazione.

Questi cambiamenti hanno sicuramente ridato efficacia alla difesa dei Bucks che, però, talvolta è ricaduta nei soliti errori: nel primo video Dragic riceve uno scarico, Middleton e Bledsoe corrono a contrastare il tiro lasciando completamente solo Duncan Robinson in angolo che segna. Nei due successivi, invece, Lopez effettua il suo solito drop profondissimo lasciando completamente libero Robinson che sbaglia il tiro, e Marvin Williams si dimentica completamente di Iguodala per aiutare DiVincenzo nella penetrazione di Herro: l’ex-Warriors lo brucia dal palleggio e scarica per Robinson che ancora una volta ha metri di spazio.

 

Nonostante questo, i Bucks si ritrovano a +7 all’intervallo (57-50) e parte del merito deve andare a Eric Bledsoe che è stato in grado di togliere dal match Goran Dragic per diversi minuti nel primo tempo (solo 7 punti con 2/7 al tiro e 3 falli commessi, uno dei quali in attacco subito proprio dalla PG di Milwaukee) risultando efficace anche off-the-ball comunicando con i propri compagni:

 

Nel terzo periodo si vedono i migliori Bucks della serie: in attacco sfruttano benissimo la scarsissima mobilità e reattività di un disattento Meyers Leonard per punire gli Heat in diversi modi.

 

Mentre in difesa stringono ulteriormente le maglie e riescono finalmente a trarre costantemente vantaggio dagli aggiustamenti difensivi di coach Budenholzer evidenziati sopra, come si può vedere nelle seguenti clip:

 

Milwaukee chiuderà la terza frazione con 12 punti di vantaggio (87-75), avendo limitato i Miami Heat a un pessimo 38.1% dal campo con 4/13 da 3.

 

2) La partita di Bam Adebayo

Bam Adebayo è stato un fattore determinante nelle prime due sfide contro i Bucks, risultando decisivo tanto in attacco quanto in difesa. Ma gara 3 è stata probabilmente una delle sue migliori partite della stagione, se non la migliore, soprattutto dal punto di vista difensivo. L’ex-Kentucky ha chiuso con 20 punti (7/8 dal campo, 6/7 ai liberi), 16 rimbalzi, 3 assist e 2 stoppate in quasi 36 minuti di gioco; quello che stupisce, però, è il modo in cui si è adattato alla partita: i Bucks sono stati molto bravi a togliergli il pallone tra le mani (solo 16.6% di USG%) e di non farlo ricevere in punta o dal gomito, posizioni dalle quali è abilissimo a passare la palla ai taglianti.

Adebayo è stato più attivo dal punto di vista realizzativo, sfruttando al meglio i vantaggi creati dai propri compagni, ed è stato l’unico giocatore insieme a Butler in grado di finire con costanza al ferro, nonostante l’ingombrante presenza di Brook Lopez:

 

In difesa è stato altrettanto determinante in diverse situazioni, in primis nella marcatura su Giannis Antetokounmpo; qui contrasta efficacemente la stella dei Bucks assorbendo bene i contatti e mantenendo verticalità durante i tiri:

 

In questo caso, invece, anticipa Antetokounmpo e si posiziona correttamente per prendere sfondamento:

 

Infine in questa situazione sfida il Greco a tirare da 3 punti, vista la sua serataccia da dietro l’arco, in un momento chiave della partita:

 

Milwaukee è particolarmente efficace nei pick and roll in cui Giannis gioca da bloccante, ma se viene coinvolto Adebayo, il vantaggio derivante dal blocco non si crea; in questa situazione, dopo aver difeso perfettamente su Middleton, Bam finisce su Giannis dopo il cambio, tiene la penetrazione del Greco e gli ruba il pallone:

 

3) “Is this your MVP?”

Complice l’eccellente prestazione difensiva di Bam Adebayo e Jae Crowder e il leggero infortunio alla caviglia subito nel primo quarto, Giannis Antetokounmpo ha disputato un’altra partita altalenante, nonostante abbia trovato il modo di servire i propri compagni efficacemente. Il Greco ha terminato la partita con soli 21 punti con 7/21 dal campo, 0/7 da 3 e 7/12 ai liberi, 16 rimbalzi e 9 assist, risultando ancora una volta dominante a intermittenza, alternando prepotenti incursioni al ferro come queste…

 

…a scelte di tiro molto discutibili, a partire dalle 6 triple tentate (la settima ormai era a partita finita).

 

Sono state proprio queste giocate costruite male ad aver permesso ai Miami Heat di rimanere a galla nelle situazioni in cui i Bucks stavano prendendo il largo. Con una gestione diversa di questi possessi, Milwaukee avrebbe potuto costruire un vantaggio più consistente in modo da arrivare più tranquilla nel finale di gara. Ancora una volta, inoltre, i Miami Heat sono stati bravi a limitare i suoi caratteristici contropiedi dopo il rimbalzo difensivo (solo 2 fastbreak points in tutta gara 3 per Giannis), chiudendosi in area anche a costo di lasciare spazio in più ai tiratori.

 

4) It’s Jimmy Time!

Se ancora non avete letto nulla riguardo alla fase offensiva dei Miami Heat è perché, prima del quarto periodo, non ci sono stati episodi interessanti da riportare; la partita l’hanno condotta i Bucks per oltre tre quarti, gli Heat non sono mai sprofondati perché in qualche occasione hanno sfruttato alcuni punti deboli della difesa di Milwaukee e in altre si sono affidati a iniziative dei singoli costruite con dubbia efficacia.

In difesa, nonostante un Adebayo in grande spolvero, gli uomini di Spoelstra non sono stati tanto brillanti e attenti quanto lo erano stati nella precedente gara, e questa clip ne è la prova: Antetokounmpo riceve palla poco sopra al tiro libero, tutti e 5 gli Heat lo fissano, Herro si dimentica di DiVincenzo, Bam non segue il taglio e Giannis serve il proprio compagno per una schiacciata facile per il 91-80.

 

A quel punto la partita cambia faccia in un attimo: dopo 4 punti di Miami derivati da 2 rimbalzi offensivi e con l’inerzia che si sta spostando nelle mani di Butler & co., i Bucks devono gestire il possesso più importante della gara. Il pallone è nelle mani di Bledsoe in punta che, invece di aspettare lo sviluppo dello schema chiamato da coach Budenholzer, si prende un tiro da 3 totalmente senza ritmo, sbagliandolo; Miami va dall’altra parte e Dragic piazza la tripla del -4 sull’ennesimo drop di Lopez.

 

Il “I mean, why?!” di Reggie Miller dopo il tiro riassume perfettamente il pensiero di tutti i tifosi Bucks in quel momento, e probabilmente anche quello di coach Bud e del resto della squadra. Da quel momento in poi l’inerzia passa definitivamente ai Miami Heat e soprattutto a Jimmy Butler che come in gara 1 si carica la squadra sulle spalle segnando 17 punti nel quarto finale con 4/7 al tiro e 9/11 dalla lunetta, mentre i Bucks di squadra segnano appena 13 punti totali.

 

A 5:11 dal termine della gara George Hill segna l’ultimo canestro dal campo dei Milwaukee Bucks, che poi segneranno un solo punto negli ultimi 3 minuti di partita. A 2:15 dal termine Butler scrive la parola “fine” sulla partita sul 100-107 Miami con questo splendido scarico:

 

Con meno di 2 minuti da giocare e 7 punti di divario la partita sarebbe ancora aperta, ma i Bucks dopo la tripla di Crowder staccano definitivamente la spina e in attacco non riescono più a costruire nulla.

 

Finisce così gara 3, una partita che i Bucks hanno approcciato nel modo corretto sia tatticamente che mentalmente, salvo poi buttare tutto alle ortiche inspiegabilmente negli ultimi 10′ di partita. Nessuna squadra ha mai vinto una serie dopo essere stata sotto 0-3, ma con tutto quello che è successo nel corso della stagione, il 2020 potrebbe essere l’anno giusto per i Milwaukee Bucks per riscrivere la storia.

 

HOUSTON ROCKETS – LOS ANGELES LAKERS (1-0)

Analisi di Andrea Poggi

Inizia il secondo round e ri-iniziano i dolori per i Lakers, questa volta grazie ai Rockets di Harden. Ormai è risaputo che Houston giochi estremizzando i concetti di ‘’small ball’’ e di ‘’morey ball’’ utilizzando cinque giocatori in grado di allargare il campo, cambiare su i blocchi, tagliare e attaccare i closeout, un basket dove l’altezza viene meno. Viene naturale pensare che gli avversari si adattino di conseguenza, grazie ad un piano partita studiato e a delle idee per alcuni aggiustamenti rapidi da fare sul momento. Purtroppo, non sembra andata così per gara 1.

Partiamo dall’elefante nella stanza, un problema che i Lakers si portano dietro da inizio anno: le rotazioni.

 

Come è possibile vedere dal grafico, le rotazioni hanno subito dei cambiamenti importanti. Se per quanto riguarda lo starting five rimane tutto uguale, non si può dire lo stesso della panchina. Il primo ad entrare in campo è Rondo, scelta abbastanza insensata dato che il numero 9 non scendeva in campo da marzo (sei mesi di assenza e una frattura al pollice) e, come sappiamo, non è un fit ottimo per il basket del 2020. Complessivamente Rajon giocherà 24 minuti togliendo spazi ad altri giocatori, in primis Caruso, e facendo più danni della grandine.

 

Le clip precedenti sono i primi due possessi di Rondo. Nella prima clip vediamo Rajon prendere un jumper dopo 10 secondi dall’entrata in campo, modo alquanto particolare per scaldarsi e mettersi in ritmo. Nella seconda clip vediamo il numero 9 attaccare un closeout inesistente. Rondo riceve un kick-out pass da Kuzma ed invece di essere in posizione per il tiro mette palla a terra per attaccare il ferro.

 

Come si può ben vedere il pitturato è saturo di giocatori, House non si espone sul perimetro data la scarsa pericolosità di Rondo al tiro e lo aspetta, Harden chiude il ‘’gap’’ e, di conseguenza, ogni linea di passaggio risulta difficoltosa.

Altro grosso punto di domanda guardando le rotazioni riguarda l’utilizzo dei centri. In questa partita Javale e Howard hanno giocato complessivamente 23 minuti, 15 dei quali con Davis (AD ha giocato il 40% del tempo con un centro vicino, con Morris solo 1 minuto). La mossa potrebbe avere senso logico in quanto si attacca l’avversario nel suo punto più debole ovvero il pitturato. Houston non è stata dello stesso avviso e si era preparata a dovere.

Guardando il tabellino, il totale dei rimbalzi a fine gara è di 41 pari (già questo dato dovrebbe far suonare qualche campanello di allarme) di cui 4 offensivi per Houston e 10 per i Lakers (con solo 12 punti da seconda occasione segnati).  Un dato che dovrebbe far riflettere visto che i Lakers hanno tenuto per 15 minuti in campo insieme due giocatori più alti di 210cm. Tanti demeriti dei Lakers o meriti di Houston?

 

I meriti e demeriti sono 50 – 50, il piano di Houston è molto semplice e lo si vede dal primo video: andare tutti a rimbalzo quando c’è il lungo. In area ci sono 4 giocatori in maglia bianca, Tucker taglia fuori Howard e House può andare su in tranquillità. Nella seconda clip invece vediamo i demeriti (con conseguenti meriti) dei Lakers. Nel giro di una azione vengono fregati due volte a rimbalzo: prima Tucker e poi House. In tutte e due le situazioni succede sempre la stessa cosa, nessuno prende contatto, nessuno taglia fuori o chiama il rimbalzo. Quest’ultimo non è un problema tattico ma di atteggiamento.

Cosa cambiare in gara 2 quindi? Sicuramente le rotazioni andranno sistemate, togliere minuti a Caruso per darli a Rondo sembra una idea pessima e forse sarebbe opportuno dare fiducia anche a Morris per provare quintetti small con Davis. Di conseguenza devono migliorare le percentuali al tiro dei Lakers da fuori, utilizzare un attacco più fluido e meno stagnante. Molte volte in questa prima gara si è visto un attacco sterile che porta risultati grazie al talento più che ad un bel gioco o delle scelte ottime.

In conclusione vi lascio questo video in cui LeBron si lamenta del poco spacing. Qualcosa cambierà, vero?

La palla finisce in angolo a Rondo con ancora 12 secondi da giocare, dopo aver tenuto per 5 secondi la palla ferma in mano, il numero 9, decide di passarla a Morris in post alto. Kieff viene difeso bene da Rivers e perde quasi il pallone. Con 4.8 secondi sul cronometro la palla torna a LeBron che si deve inventare una penetrazione in uno spacing tutt’altro che favorevole.

La Redazione

La redazione è un mostro a più teste e con un numero ancora maggiore di mani. E come nel significato più letterale, del latino monstrum, è una "cosa straordinaria".

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