I Nets del futuro sono nati nella bolla di Orlando

 I Nets del futuro sono nati nella bolla di Orlando

Copertina a cura di Niccolò Bedglia

La stagione dei Brooklyn Nets è terminata anzitempo a causa di un prevedibile sweep per mano dei Toronto Raptors. Un’annata difficile e tormentata, fatta di infortuni (KD e Irving in primis), cambi di allenatore e un’epidemia che si è abbattuta sui propri giocatori come su nessun’altra squadra. Quando Adam Silver ha dato il via libera per far ripartire l’NBA nella bolla di Orlando, infatti, la rosa si è ulteriormente accorciata. Oltre ai già citati Durant ed Uncle Drew, anche DeAndre Jordan, Spencer Dinwiddie, Taurean Prince e Wilson Chandler si sono aggiunti alla lista degli indisponibili. La dea bendata però si è proprio accanita contro Brooklyn ed anche Michael Beasley, preso per completare il roster, è risultato positivo al Coronavirus lasciando Jacque Vaughn con una squadra composta più da giocatori di G-League che di NBA.

 

Seeding Games

Questa rosa, dunque, si presentava ad Orlando con bassissime aspettative. Non fosse stato per le 4 vittorie di differenza che aveva sul nono posto, occupato dai Wizards, la squadra di Brooklyn sarebbe stata la vittima sacrificale della Eastern Conference. Invece le cose sono andate molto diversamente: non solo i bianco-neri hanno centrato i playoff ma hanno anche blindato la settima posizione, a svantaggio degli Orlando Magic. Gli uomini di Jacque Vaughn hanno chiuso i seeding games con un incredibile record di 5-3, nel quale ha grossi meriti proprio l’Head Coach della squadra. Senza gli assenti citati sopra, il peso della responsabilità era tutto sulle spalle di Caris LeVert, Joe Harris e Jarrett Allen. Non solo loro hanno saputo gestire alla grande la pressione ma sono anche riusciti a mettere in ritmo i compagni e creare un’intesa di squadra impensabile per dei giocatori che non avevano mai giocato insieme (o quasi). Luwawu-Cabarrot è stato uno dei protagonisti assoluti, Chris Chiozza ha dimostrato di essere un giocatore da NBA, Tyler Johnson ha ritrovato credibilità e tantissimi giocatori da G-League hanno venduto carissimo la pelle per provare a strappare un contratto per la prossima stagione.

Non a caso, la partita simbolo di questo anticipo dei playoff è il successo contro i Milwaukee Bucks ottenuto senza LeVert, Harris e Allen. Un 119-116 figlio delle prestazioni di TLC, Jeremiah Martin, Donta Hall e Justin Anderson, giocatori che nei playoff (tranne il francese) non hanno praticamente giocato ma che sono riusciti a salire in cattedra contro la squadra con il miglior record stagionale. Nella clip ci sono alcuni dei momenti più sensazionali dei Seeding Games: il meraviglioso poster di Anderson sul Defensive Player of the Year Giannis Antetokounmpo, il canestro con cui LeVert ha chiuso la partita con i Wizards e la tripla con cui Tyler Johnson ha detronizzato i Clippers.

 

I Playoff dei Brooklyn Nets

L’avventura dei Nets ai playoff si presentava più come un’occasione di crescita per molti giocatori che non come un tentativo di provare a rendere la vita difficile ai Toronto Raptors. La serie ha infatti seguito il copione previsto, senza mai essere messa in discussione e si è conclusa con un risultato di 4-0 che ha rappresentato pienamente la differenza tra i due roster.

Solo gara 2 è stata veramente combattuta grazie ad uno straordinario Jarrett Allen: era la partita da vincere assolutamente per la squadra di Brooklyn, solo che alla lunga è venuto fuori il valore reale dei canadesi. Ciò nonostante ci sono delle indicazioni piuttosto positive da portare con sé al ritorno al Barclays Center. Molti giocatori hanno dimostrato quanto potranno essere utili nelle prossime run ai playoff,  su tutti Garrett Temple, Chris Chiozza, Timothe Luwawu-Cabarrot ed anche Tyler Johnson, una grande sorpresa. Ci si aspettava invece di più da Rodions Kurucs, che ha faticato terribilmente in difesa. Serge Ibaka e Pau Gasol lo hanno divorato nei pochi minuti in cui ha giocato nello spot di #5 e, come si vede nella clip, è andato in totale confusione contro Air Congo, non capendo mai se dovesse difenderlo sull’arco o negargli l’accesso in area.

 

Quest’esperienza è costata certamente la perdita di una pick, in quanto quella del 2020 era protetta in lottery e finirà agli Hawks, ma è estremamente probabile che anche la #19 verrà scambiata per arrivare ad un giocatore più congeniale al nuovo roster. La dirigenza Nets ha dimostrato di saper scegliere molto bene in posizione vicino alla #20 (LeVert e Allen, per fare due esempi) ma per un roster che mira ad arrivare lontano ad Est già dall’anno prossimo è preferibile avere maggiore esperienza piuttosto che scommettere al Draft.

 

Caris LeVert è la terza stella dei Nets?

Probabilmente sì, o almeno è la cosa che più ci si avvicina. Data la moria di lunghi nel roster di BKN in grado di essere performanti ai playoff, andare a prendere come terza stella Bradley Beal, o un giocatore simile, sacrificando LeVert, Dinwiddie, Allen e la diciannovesima scelta al draft sarebbe un suicidio per il salary cap, già in condizioni orribili. Del profilo ideale per i Nets abbiamo già parlato, ma è giusto sottolineare come la ventesima scelta assoluta del Draft 2016 sia il giocatore perfetto sia per giocare con Durant e Irving, sia per guidare la second unit. Se sulla prima c’erano ben pochi dubbi, è sempre stato un ottimo scorer e sa muoversi discretamente anche senza palla, la seconda dava più preoccupazioni ma ad Orlando Caris LeVert ha dimostrato di poter essere il ball-handler primario quando KD e KI sono in panchina. Come si vede nella clip la pointguard/shootinguard è migliorato sensibilmente nel pescare i compagni smarcati e, soprattutto, riesce a farlo anche in situazioni molto diverse tra loro, mostrando una lettura delle azioni che prima non possedeva.

 

L’altro grosso tallone d’Achille di LeVert sono le triple in pull-up. Nella bolla ha dimostrato di essere un giocatore migliore anche sotto questo punto di vista, nonostante sia ancora un tiratore nella media (ai playoff ha tirato con il 33% in pull-up da dietro l’arco prendendosi tre tiri a partita): è passato dal tirare con il 38.1% (1.8/4.8) all’interruzione dell’NBA al 42.9% (2.3/5.3) tra seeding games e playoff. Come si vede nella Clip, il #22 ha più fiducia nel suo tiro e non rifiuta di prendersi tiri anche contestati.

 

Insomma, questi seeding games e questi playoff ci hanno offerto una nuova immagine di Caris LeVert. Un giocatore maturo e pronto ad essere un ottimo punto di riferimento in NBA. Dall’anno prossimo percepirà più di 15 milioni a stagione, Sean Marks si è mosso in anticipo ed è riuscito forse a guadagnare qualcosa dal contratto di CLV: starà a lui continuare a giocare a questi livelli, sperando che possa essersi messo definitivamente alle spalle le noie fisiche che lo hanno tormentato sin dalla sua rookie season.

 

Joe Harris, il role player perfetto

L’assenza di Joe Harris da gara 3 in poi non ha sicuramente aiutato a rendere la serie più avvincente, visto che ad Orlando il giocatore aveva fatto vedere grandi cose. Dopo la gigantesca RS 2018-19, che aveva concluso come miglior tiratore della lega, non era riuscito a ripetersi sugli stessi livelli quest’anno o almeno non ci era riuscito prima di entrare nella bolla, dove è tornato ad essere uno scorer completo riguadagnando la fiducia che sembrava star perdendo. Differenziando le sue conclusioni, prendendo tiri dal midrange, andando al ferro più spesso sfruttando la sua taglia e aggiungendo anche qualche lettura da passatore, il numero #12 ha mostrato una nuova immagine di sé. Nella clip sottostante si vede proprio come sia riuscito ad essere uno scorer a 3 livelli anche ai playoff: una bella tripla in contropiede, un tiro preso dal midrange dopo aver tenuto fisicamente contro Lowry ed un layup che mostra sia la sua intelligenza a tagliare che la sua abilità nell’assorbire i contatti.

 

In questi playoff si è visto come possa incidere anche contro una grande difesa e, inoltre, in Gara 2 ha messo in mostra tutti i miglioramenti difensivi fatti in stagione, dando una grandissima mano sotto canestro ad Allen ed aggiungendo ben 15 rimbalzi al suo tabellino. Dopo la sua assenza i Raptors hanno infatti avuto la possibilità di giocarsi praticamente un mismatch per ogni possesso, situazione che con Harris in campo non si verificava grazie alla sua stazza fisica. A fine anno sarà free agent e il GM dei Nets, Sean Marks, ha già detto che sarà una priorità rinnovare il suo contratto: con queste prestazioni non è difficile capirne il motivo.

 

La difesa di Jarrett Allen

Una delle sorprese più grandi della serie è stato Jarrett Allen. Non c’era grandissima fiducia sul possibile match-up con i lunghi di Toronto e sull’efficacia del suo lavoro difensivo in un contesto playoff. In effetti queste previsioni si sono rivelate reali, tranne in gara 2 dove Big Jay si è reso indispensabile per la sua rim protection, risultando molto più aggressivo. La sua prestazione ha convinto Vaughn a limitare sensibilmente i minuti di Kurucs da 5: addirittura nel primo quarto è entrato per 30 secondi ed è subito tornato in panchina per fare posto al Frosho, appena uscito. Ma l’aspetto più sorprendente della sua partita è stata la disponibilità nel cambiare su chiunque, impensabile fino al giorno prima, tenendo molto bene tutti i portatori di palla dei Raptors da VanVleet a Lowry e Siakam, soprattutto il camerunense. Quest’ultimo aspetto è stato fondamentale per tenere i Nets in partita. Non disponendo di difensori in grado di lottare sui blocchi le rotazioni di Allen, come si vede nella clip, sono state una mano santa per la difesa di BKN.

 

Offensivamente è stato molto positivo, aggiungendo al suo solito impatto delle grandi letture dallo short-roll, creando una tripla wide open dopo l’altra. Questo aspetto sorprende meno chi ha avuto il coraggio di seguire con più costanza i Nets durante tutta la Regular Season. Come si vede nella clip, Big Jay è abilissimo a liberare Tyler Johnson al tiro e, dopo avergli scaricato il pallone, gli porta un ottimo blocco che permette a TJ di crearsi il vantaggio e tirare. La seconda è un vero e proprio gioiellino: dopo il passaggio, Joe Harris si lancia verso il canestro e viene pescato perfettamente dal pallone schiacciato a terra da Allen.

 

Se the Frosho riuscisse a diventare un giocatore anche simile a quello di gara 2 sarebbe il centro perfetto per Brooklyn, che ora come ora si trova poco coperta proprio in quel ruolo e potrebbe provare a rimediare via trade. Finora però sono state più le volte in cui lo abbiamo visto difendere sotto canestro e non cambiare sui blocchi, quindi sarebbe troppo frettoloso dire che può diventare quel tipo di giocatore ma, sicuramente, se ci riuscisse potrebbe fare le fortune sia sue che dei Nets stessi.

 

La sorpresa Tyler Johnson

Tyler Johnson ha aiutato molto in uscita dalla panchina, dimostrando di poter giocare off the ball, viste le sue doti da tiratore, sia di potere avere punti nelle mani, qualità che in NBA paga sempre. Come si vede nella clip, TJ è un giocatore in grado sia di crearsi punti dal palleggio che in uscita dai blocchi o liberandosi lungo l’arco.

 

Pecca di costanza, alternando alti, in cui ne mette 23 reggendo l’attacco da solo per lunghi tratti, e bassi, in cui il tiro non gira e diventa negativo da entrambi i lati, una situazione comune per chi come lui si affida molto al suo tiro. Per trovare un ruolo più importante in una franchigia NBA dovrà quindi aggiungere al suo skill-set qualcosa per cui l’head coach sia tentato di lasciarlo in campo anche in una serata no al tiro. Ad Orlando ha comunque fatto bene ed è stato molto importante per la squadra: non è quindi da escludere che l’anno prossimo possa rimanere a BKN e rivelarsi un uomo in più in una rotazione che sembra essere già molto lunga.

 

Luwawu-Cabarrot, lo scorer che non ti aspetti

A proposito di giocatori che si affidano molto al loro tiro, non si può non nominare l’altra grande sorpresa di questi Nets: Timothé Luwawu-Cabarrot. Dopo aver firmato un two-way contract ad ottobre 2019, TLC è entrato a tutti gli effetti a libro paga solo a febbraio, quando ha firmato un biennale con il secondo anno solo parzialmente garantito. Risulta facile credere che dopo le prestazioni nella bolla verrà garantito in toto. Essendo uno dei pochi membri già presenti in rosa ci si aspettava potesse fare discretamente bene ad Orlando ma non fino a questo punto. Eccezion fatta per le ultime due gare di playoff contro i Raptors, dove ha tirato molto male, l’ala francese è stato uno dei migliori giocatori di questi Nets. Nei seeding games ha tenuto la media di 14.8 punti per partita rientrando nel club dei 50/40/90, con rispettivamente 50.6/45.1/90.0, percentuali assurde che danno l’idea di cosa è stato veramente TLC in quelle otto partite. Il suo punto di forza è, naturalmente, il tiro da tre, principalmente in situazione di Catch&Shoot ma ha dimostrato di saper leggere bene il gioco in anticipo e saper tagliare bene a canestro. Il prossimo anno il suo apporto alla second unit sarà fondamentale, in particolar modo, come si vede dalla clip, grazie all’ottima intesa che ha con Caris LeVert.

 

Lo splendido lavoro di Jacque Vaughn

Come detto precedentemente, l’artefice principale dei successi dei Nets nei Seeding Games è stato proprio l’Head Coach Jacque Vaughn. Promosso ad interim dopo l’esonero di Kenny Atkinson, il nuovo HC ci ha tenuto a dimostrare che non fosse solamente un traghettatore, provando fino alla fine a giocarsi le sue chance di rimanere sulla panchina dei Nets. Sembra molto difficile che possa restare in sella ma l’ottimo lavoro svolto in quel di Orlando certamente lo renderà un uomo molto ambito nei prossimi anni. Esattamente come Atkinson, è riuscito a cavare fuori il meglio da ogni singolo giocatore ma a differenza del suo predecessore ha adottato scelte diverse. Innanzitutto il catch&shoot: i Nets infatti si sono classificati primi nei playoff per numero di triple tentate a partita senza eseguire neanche un palleggio (37.5) e terzi nei seeding game (30.6). Prima che l’NBA si fermasse a causa della pandemia, i Nets ne tiravano 24.4 in media. Nella clip si vede solo uno dei tanti schemi disegnati da Vaughn per liberare il tiratore: in questo caso Tyler Johnson sfrutta un blocco off the ball da parte di Anderson, riceve il pallone e scarica la tripla.

 

L’Head Coach è anche stato il protagonista dei miglioramenti di LeVert come ball-handler primario. Infatti è stato proprio Vaughn a cambiare la disposizione del #22, rendendolo una vera e propria pointguard, un po’ per fortuna e un po’ per emergenza, ma certamente il tecnico ci ha visto lungo e la scelta ha pagato i suoi dividendi. Il prodotto di Michigan è passato dai 4.1 assist di media durante la RS con il 22.9% di assist percentage, 1.62 di assist to turnover ratio e 17.0 di assist ratio a 6.7 passaggi vincenti di media nel corso dei seeding games con il 31.5% di ast%, 2.00 di Ast/TO e il 20.4 di Ast Ratio. Nei playoff ha fatto un ulteriore salto in avanti: 9.5 assist di media, 47.5% di ast%, 2.92 di Ast/TO e 28.4% di Ast Ratio. Numeri impressionanti, sicuramente figli del fatto che fosse un uomo solo al comando, o quasi, e quindi destinati ad abbassarsi, ma è impossibile negare l’impatto di Vaughn in questi progressi. Qualunque sarà la sua occupazione del prossimo anno, siamo certi che i tifosi dei Nets ricorderanno sempre volentieri quell’Head Coach che è stato capace di far rendere al 110% una squadra raffazzonata all’ultimo istante.

In conclusione, di questa stagione particolare a dir poco i Nets si porteranno con sé principalmente quanto di buono visto ad Orlando. Gara 4 contro i Toronto Raptors è stata l’ultima partita prima dell’era Durant-Irving, un duo che deve per forza lasciare un segno nella storia della pallacanestro di Brooklyn ma, soprattutto, un duo che sa di avere le spalle ben coperte da un Caris LeVert più in forma che mai, da un Joe Harris tornato a tirare come lo scorso anno ma che rende difensivamente molto di più e da una second unit che promette di togliere le castagne dal fuoco quando ce ne sarà bisogno. Il progetto iniziato nella scorsa free agency sta finalmente per decollare, con un occhio al futuro ed uno al passato prossimo, quello della bolla, dove i bianco-neri hanno assunto la consapevolezza necessaria per provare a puntare in alto.

Gianmarco Galli Angeli

Guarda l'NBA come un bambino un cesto di caramelle. Sognava di diventare un maestro di ankle breaker ma ha un ball handling orribile e quindi si diletta a subirli. Le sue caviglie non ringraziano.

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