Cosa abbiamo imparato dal quattordicesimo giorno di playoff

 Cosa abbiamo imparato dal quattordicesimo giorno di playoff

Copertina a cura di Nicolò Bedaglia

In questo quattordicesimo giorno di playoff i Miami Heat si sono portati sul 2-0 contro i Milwaukee Bucks grazie a due tiri liberi di Jimmy Butler nel finale. Nella seconda gara 7 del primo turno, invece, gli Houston Rockets hanno vinto contro gli Oklahoma City Thunder grazie ad una stoppata di James Harden contro Luguentz Dort.

 

MIAMI HEAT – MILWAUKEE BUCKS (2-0)

Analisi di Davide Possagno

I Miami Heat si portano sul 2-0 nella serie contro i Milwaukee Bucks dopo aver condotto per gran parte dell’incontro, stavolta grazie a una prova offensiva corale e a una difesa aggressiva fin dal primo minuto. Nel controverso finale di partita i Bucks agguantano il momentaneo pareggio ma un generoso fallo su Butler a tempo scaduto condanna Giannis e i suoi alla seconda sconfitta consecutiva.

 

Il finale di gara

Iniziamo liquidando subito l’argomento riguardante gli ultimi secondi di partita che, per quanto siano stati tanto controversi quanto decisivi, rappresentano un episodio che non offre spunti per ulteriori discussioni. Con circa 7 secondi da giocare e con il punteggio sul 114-111 Heat, Khris Middleton riceve palla da Korver e si alza per tentare la tripla dell’eventuale pareggio. Dragic prova a contestare il tiro dell’ex-Pistons senza commettere fallo ma, a detta dell’arbitro Marc Davis, il corpo dello Sloveno si è leggermente mosso in avanti durante il tiro, per quanto sembrasse fermo con le braccia alzate.

 

Middleton pareggia a quota 114 e la palla torna a Miami con 4 secondi da giocare. Butler riceve palla in angolo, tenta uno step-back da dentro l’arco e, nel contrastare il tiro, Giannis appoggia la mano sinistra sul fianco di Butler facendogli perdere l’equilibrio. L’ex-76ers fa 2 su 2 dalla lunetta e Miami vince gara 2.

 

Qualche ora dopo la partita la NBA rilascerà un comunicato nel quale confermerà le decisioni arbitrali prese negli ultimi secondi di gara 2. Rimane il fatto che di solito nei finali di partita falli di questo tipo raramente vengono fischiati (interventi ben di peggiori sono rimasti impuniti) e se il fallo su Middleton ha fatto storcere il naso a molti, quello su Butler, altrettanto soft, sa tanto di compensazione (entrambi i fischi sono stati di Marc Davis).

 

L’attacco di Miami

La produzione offensiva dei Miami Heat in gara 2 è stata molto diversa rispetto a quella della partita precedente. Come si può vedere dalle shot charts qui sotto, nel primo match la squadra di coach Spoelstra ha tirato molto di più da sotto (con scarsi risultati, appena 21/42) e dalla media (6/11), mentre nel successivo sono drasticamente diminuiti i tiri al ferro (da 25 a 14) e sono aumentati i tiri da 3, ben 45 tentati con 17 segnati (37.8%, nonostante uno 0/8 dagli angoli).

Ancora una volta, specialmente nel primo tempo, gli Heat hanno sfruttato la difesa drop dei Bucks per punirli dal midrange o da appena dentro alla lunetta:

 

Inoltre, facendo collassare la difesa di Milwaukee, Miami è stata anche in grado di creare tiri da 3 aperti, soprattutto in punta e in ala:

 

Il fatto che i Bucks utilizzino la difesa drop per la maggior parte del tempo non è certamente un segreto, soprattutto con Brook Lopez in campo, ma ci sono state alcune azioni in cui il pick and roll/pop ha coinvolto due guardie, e anche in questi casi i Bucks hanno mantenuto la loro strategia difensiva, concedendo agli Heat tiri aperti prontamente segnati, come si vede in questa clip. Butler porta un blocco per Dragic, Bledsoe inspiegabilmente passa sotto e Matthews copre l’area. Risultato? 3 punti facili per Dragic.

 

Con due difensori on the ball così efficienti (vale anche per Middleton e Antetokounmpo) effettuare uno switch sarebbe stata una strategia sicuramente migliore e gli Heat non avrebbero preso alcun vantaggio. Al contrario nella situazione seguente Giannis, invece di coprire l’area, esce aggressivo su Herro costringendolo a passare il pallone per un tiro di Iguodala non così aperto.

 

Normalmente sarebbe legittimo aspettarsi qualche aggiustamento dopo la prima partita di una serie, ma la sensazione è che i Bucks non abbiano cambiato sostanzialmente nulla, motivo per il quale in situazioni non usuali (nello specifico con i blocchi tra guardie/esterni) non riescono ad adattarsi, e gli Heat sono una squadra che sa approfittare di queste disattenzioni e mancanze di comunicazione, come si vede in questa clip:

 

La difesa di Miami

A differenza della prima partita (40 punti subiti nel solo primo quarto), in gara 2 gli Heat non hanno aspettato il secondo tempo per iniziare a difendere, ma sono partiti subito molto aggressivi su ogni palla, sfruttando qualsiasi disattenzione da parte di Milwaukee per sporcare o rubare palloni (8 punti da 4 palle perse dei Bucks nei 12′ iniziali).

 

Oltre a questo, gli Heat hanno svolto un gran lavoro a livello di comunicazione qualora ci fossero potenziali mismatch in favore dei Bucks. Emblematica è quest’azione nel primo quarto in cui Connaughton (difeso da Herro) porta un blocco per Giannis (marcato da Iguodala) in modo da forzare lo switch: Herro tiene per un istante Antetokounmpo per dare tempo a Iguodala di recuperare, mentre Nunn, vedendo Herro in ritardo, decide di seguire Connaughton e affidare la marcatura di Di Vincenzo proprio a Herro, che quindi è già in posizione.

 

Nella seconda metà di partita, invece, gli Heat hanno cercato di limitare il più possibile i punti in transizione, in primis quelli di Giannis Antetokounmpo, uno dei migliori della lega in transizione soprattutto da rimbalzo difensivo, e hanno concesso a Milwaukee solamente 9 fastbreak points in tutta la partita (a fronte dei 17 di Miami).

Nelle seguenti schermate si può vedere chiaramente la strategia adottata da coach Spoelstra: formare un muro di almeno 3 giocatori attorno ad Antetokounmpo per non farlo arrivare a canestro anche a costo di lasciare qualche tripla in più agli altri giocatori (strategia che ha ripagato, visto il 7/25 da 3 dei Bucks).

 

Come sono rimasti a galla i Bucks?

Per quanto riguarda la partita dei Bucks, bisogna assolutamente guardare il bicchiere mezzo pieno: nonostante una pessima serata al tiro e poca fluidità offensiva (solo il 43.2% dei canestri sono stati assistiti, a differenza del 59.5% di Miami), Milwaukee non è mai andata oltre i 13 punti di svantaggio, ricucendo parzialmente il divario più volte, e arrivando addirittura al momentaneo pareggio sul 114-114. Tutto questo grazie a giocate individuali di puro talento di Middleton tra tutti, aiutato da Antetokounmpo e occasionalmente anche da Bledsoe.

Verso la fine del terzo periodo è proprio la coppia Middleton-Bledsoe che consente ai Bucks di chiudere solamente a -6 il primo tempo.

 

Anche gli Heat ci hanno messo del loro per mantenere i Bucks in partita: nel secondo quarto Miami ha tentato più volte l’allungo, ma una difesa troppo aggressiva e a tratti anche disordinata ha portato a falli evitabili, che hanno mandato Milwaukee in bonus dopo appena 4 minuti (12/14 dei Bucks ai liberi nel solo secondo periodo). Altri episodi quali il flagrant foul di Adebayo su Middleton e il tecnico di Butler per aver spinto Matthews a gioco fermo hanno sicuramente contribuito a tenere vivi i Bucks.

Nella seconda metà del terzo periodo, inoltre, la squadra di coach Budenholzer ha messo per la prima volta in difficoltà gli Heat anche in difesa. Con Marvin Williams al posto di Lopez il quintetto di Milwaukee è risultato molto più reattivo e rapido nelle rotazioni difensive, costringendo gli Heat a prendere tiri allo scadere o a forzare perdendo palloni. Purtroppo per i Bucks questo periodo è durato poco meno di 5 minuti, perché con l’ingresso in campo di Lopez all’inizio dell’ultima frazione gli Heat hanno ricominciato a fare il loro gioco senza grossi problemi.

 

Considerazioni finali

Con la serie sul 2-0 per gli Heat urgono aggiustamenti da parte di coach Budenholzer. Miami ha giocato due partite completamente diverse, in cui Spoelstra ha mescolato le carte, variato strategia e in cui sono cambiati gli interpreti, ma che alla fine hanno portato allo stesso esito; i Bucks, invece, hanno disputato due match molto simili tra loro che da cui sono emersi gli stessi problemi, ovvero una difesa inadeguata per larghi tratti di partita e un mancato coinvolgimento costante di Giannis Antetokounmpo che, nonostante alcune fiammate, sembra non essere ancora entrato nella serie.

Chiaramente dopo una regular season dominata fin dall’inizio è difficile abbandonare alcuni dei punti saldi che hanno reso i Bucks così competitivi, ma con il rischio di andare sotto 0-3 sarà necessario rischiare qualcosa per invertire la marcia.

 

OKLAHOMA CITY THUNDER – HOUSTON ROCKETS (4-3)

Analisi di Francesco Contran

A inizio stagione secondo gli analisti di ESPN gli Oklahoma City Thunder avevano lo 0.2% di possibilità di qualificarsi per i playoff. Una squadra che si trova sul 2-0 nel 93% dei casi vince la serie. Chi vince gara 5 nell’82% dei casi manda a casa gli avversari. Dopo aver smentito il primo dato, i Thunder avrebbero voluto smentire anche gli altri due nella gara 7 giocata contro gli Houston Rockets.

In una partita tirata fino alla fine, la squadra che ha vinto più gare nel clutch time ha finito per perdere ed uscire per il quarto anno consecutivo al primo turno. Andiamo a vedere le chiavi dell’ultima gara del primo round.

 

1) James Harden ha faticato per tutta la partita

James Harden, che deteneva la striscia più lunga di partite oltre quota 20 punti, ha avuto la sua peggior prestazione offensiva in gara 7, realizzando solamente 17 punti con un orrendo 4/15 dal campo e con una sola tripla a bersaglio su 9 tentativi. Ben 8 dei suoi punti sono arrivati dalla linea della carità, ma è stato difeso egregiamente dal tandem di OKC costituito dal Ministro della Difesa Luguentz Dort e dal candidato a Sesto Uomo dell’Anno Dennis Schroeder.

Harden non è riuscito mai a trovare due conclusioni comode consecutivamente, ed è sembrato l’ombra di se stesso. Ha tuttavia coinvolto i compagni con 9 assist, anche se non ha attaccato il ferro con la frequenza delle prime gare: ciò ci fa pensare che la serie abbia decisamente consumato le energie dell’MVP, e questo non è un buon segno in vista della serie contro i Lakers.

 

2) Covington e Gordon hanno tenuto in piedi i Rockets

Nel primo quarto, mentre OKC riusciva a trovare il fondo della retina con un attacco certamente non brillante ma efficace, i Rockets si sono trovati con un James Harden da subito in difficoltà. Eric Gordon ha scelto la gara giusta per ritrovare fiducia nel suo tiro dall’arco, segnando due triple consecutive nel primo quarto per arricchire l’attacco di coach D’Antoni, così come Robert Covington che ha messo due tiri dalla lunga distanza alquanto preziosi.

In una gara che si sospettava essere a punteggio molto basso, un inizio con 5/10 dall’arco sembrava di ottimo auspicio per Houston. I due comprimari hanno segnato 21 punti a testa, con Gordon che ha messo 5 triple e Covington 6, andando così a coprire le carenze offensive di Harden nel momento di massimo bisogno per i Rockets. Eric in particolare, dopo una serie al 46% di TS%, ha alzato questo dato ad un ottimo 82% nella decisiva gara 7.

 

3) Le palle perse dei Thunder

Dopo una gara 6 da 22 palle perse, Houston in gara 7 ne ha collezionate solamente 12, dimostrando di aver imparato la lezione. Così non hanno fatto i Thunder, che hanno continuato a buttare palloni per tutta la gara, chiudendo con ben 22 turnover da cui sono derivati ben 28 punti di Houston.

Non sono state solo le buone letture dei Rockets a causare questo evidente problema, ma anche errori tecnici banali come infrazioni di passi e passaggi in salto sbagliati. Anche Chris Paul, di solito impeccabile in gestione di palla, ha faticato molto in gara 7, collezionando 6 palloni persi, a fronte di 12 assist per i compagni. Sebbene da questi errori non siano derivati troppi contropiedi, anche perché OKC ha concesso solo 5 punti in quella specifica componente di gioco, tutti questi possessi regalati alla fine sono costati la vittoria e la serie. Sanguinosissime saranno proprio le ultime due palle perse, ma di questo parleremo successivamente

 

4) Luguentz 3&Dort

Dopo aver collezionato un 2/15 dall’arco nelle gare 5 e 6 combinate, Luguentz Dort era consapevole che Houston non avrebbe difeso contro di lui. Senza aver perso la minima fiducia nel suo tiro, Lu ha deciso di realizzare il suo career high nella partita più importante della stagione, dimostrando di sapere reggere la pressione grazie al tiro dalla lunga distanza e alle buone capacità da tagliante, unite alla solita difesa di livello altissimo.

Il Ministro della Difesa si è caricato sulle spalle l’attacco di OKC segnando spesso le opportunità che gli capitavano, e a fine gara sarà lui il leader in punti segnati per i Thunder, con 30 punti e 6/12 dall’arco. Oltre a essere il record assoluto per un rookie dei Thunder in gara 7, lo è anche per un qualunque rookie undrafted, e tra gli Under 22 solo Kobe Bryant e Lebron James hanno segnato almeno 20 punti in una gara 7 playoff. Luguentz ha dimostrato una voglia di vincere la gara commovente, facendosi sempre trovare al posto giusto, e pur uscendo sconfitto e tra le lacrime, ha dimostrato di poter valere davvero molto quando il tiro entra.

Starà a lui lavorare con uno shooting coach sui difetti della sua forma di tiro per diventare il 3&D che può essere, e forse anche qualcosa di più. Quanto ha appreso nell’arco di una singola stagione, in cui è partito dalla G-League e ha cominciato ad allenarsi stabilmente con la squadra solo nella bolla, poiché prima il two-way contract ne limitava i giorni con la prima squadra, è assolutamente incredibile.

L’impressione che ho avuto di Lu è che apprenda ogni singola istruzione come una spugna e che abbia un’intelligenza cestistica spiccata. Il player development staff di OKC ha la grossa responsabilità di fare crescere il nativo di Montreal. Vi lascio i suoi highlights offensivi, e vi invito ad osservare come stia imparando sempre meglio a capire quando tirare e quando attaccare il ferro, complice una difesa che non lo considera minimamente.

 

5) Russel Westbrook si è riscattato

Dopo una gara 6 deludente come gestione della palla, Westbrook ha risposto molto bene in gara 7, sfruttando tutta la sua potenza per andare al ferro e bullizzare i vari Paul, Shai e Schroeder. Nonostante un non brillante 9/20 dal campo, Russell ha messo a segno diverse giocate d’energia, ma anche di intelligenza, dimostrando di poter spezzare la difesa di Oklahoma City, che pure ha risposto bene.

Sembra che Westbrook, ancora in restrizione di minutaggio, stia ritrovando la condizione che sarà indispensabile se Houston vuole impensierire i Los Angeles Lakers. Shai Gilgeous-Alexander ha forti responsabilità per aver lasciato a Russell troppo facilmente la strada per il ferro, mentre quando i Thunder hanno raddoppiato hanno dimostrato di saper reggere abbastanza bene all’urto del numero 0. In ogni caso, in post e in transizione Westbrook è stato un mismatch per tutta la partita.

 

6) La battaglia a rimbalzo, i tiri liberi e l’assenza di Gallinari

Una grossa chiave della partita è stata la battaglia a rimbalzo. Nel primo tempo da due rimbalzi di Steven Adams sono fruttati ben 7 punti per Oklahoma City. Il problema è che i punti da seconda chance per i Thunder sono stati solamente 8, e Houston ha vinto la battaglia a rimbalzo offensivo per la terza volta nella serie, 11 a 7. E i punti da seconda possibilità dei Rockets sono stati ben 14: la squadra allenata da D’Antoni è andata quindi a dominare gli aspetti della gara dove si aspettava dichiaratamente di perdere, e ciò ha pesato moltissimo sul risultato finale.

Quanto ai tiri liberi, nelle ultime gare i Rockets ne hanno concessi molti meno ai Thunder, che avevano tirato ben 25 liberi in più di Houston in gara 4. Il computo di gara 7 è di 21 a 19 per OKC, risultato ottimo per coach D’Antoni.

Per Oklahoma è pesata molto l’assenza in campo di Gallinari, anche in lunetta. Danilo è stato assente e passivo in gara 7, anche quando aveva buone opportunità marcato da difensori di taglia minore. Svariate volte, accoppiato con Harden o Gordon su cui può tirare in testa senza problemi, non si è sbracciato per chiamare il pallone. Il solo libero tentato, peraltro su fallo tecnico, è indice della bassa aggressività dell’italiano, nettamente il peggiore dei suoi in gara 7.

Darius Bazley -il suo sostituto- ha giocato con tutt’altra carica agonistica in gara 7. Oltre alle due triple a segno, che portano il computo della sua serie a un 11/22, Darius è stato molto presente in difesa dove ha mostrato buone doti di difesa perimetrale e rim protection, collezionando anche due stoppate.

Nonostante un net rating di +36.8, Billy Donovan non si è sentito di cavalcare l’uomo più caldo della sua serie e ha pagato con la sconfitta questa sua rigidità. Resta comunque un’ottima serie quella del classe 2000, rookie dall’immenso potenziale e dalla grande tenuta mentale, che ha giocato un’ottima gara 7 nei suoi 15 minuti.

 

I momenti decisivi

Dopo essere andati sotto 82-89 nel quarto quarto, complici le penetrazioni di Westbrook e Gordon, i Thunder recuperano con Dort dalla lunetta e in taglio, e le due triple di CP3 li riportano avanti 94-91.

 

Harden e altre due triple di Covington ribaltano nuovamente il risultato, impattato sul 99-99 pari dalla sesta tripla di Dort. Mancano meno di cinque minuti, è clutch time, periodo in cui gli Oklahoma City Thunder si sono trovati innumerevoli volte in stagione. Le squadre sbagliano molto e un layup di Harden porta avanti i suoi di 2 punti. Su questa ottima transizione i Thunder trovano il fondo della retina dall’angolo con Gilgeous-Alexander: sarà l’ultimo canestro della loro stagione.

 

P.J. Tucker risponde con un tiro dalla media(!), ma su una rubata di Adams Paul non riesce a concludere dal midrange. A un errore di Houston segue l’ultimo possesso. OKC è sotto di un punto, la palla è nelle mani del suo generale, Chris Paul, che non aspettava altro per tutta la serie. CP3 punta Covington e sembra pronto a scoccare il tiro, ma in aria cambia idea, dà palla a Shai che con 7 secondi sul cronometro riesce solo a trovare Dort sul perimetro.

Luguentz prende il tiro da tre punti, ma una gran stoppata di James Harden ferma il tiro, su cui Dort prende il rimbalzo che tira addosso all’MVP, senza però colpirlo. I replay ci mostrano che il canadese aveva pestato la linea di laterale, finendo così per perdere sì il pallone, ma con 2.7 secondi sul cronometro. Covington segna solo un libero, OKC è sotto di due e può pareggiare o vincere. Prima che la palla venga rimessa in campo c’è un fallo, ma Gallinari fallisce il primo libero della sua serie sul fallo tecnico.

 

L’ultima rimessa

A questo punto, con circa 7 minuti per disegnare qualcosa, Billy Donovan decide di riproporre la rimessa che aveva disegnato per il game winner di PG13 contro i 76ers e per quello di Russell Westbrook contro Denver nel 2017, indirizzando il pallone a Gallinari per una tripla.

Se è comprensibile andare da un pur freddo Gallinari, è inaccettabile che Donovan proponga una giocata che Russell Westbrook conosce benissimo, avendola già vista ai tempi dei Thunder. Russell, infatti, capisce tutto e chiude la linea di passaggio per Gallinari. Steven Adams raccoglie il pallone, non controllandolo e perdendo così l’ultima opportunità della stagione.

Ci sono però altri due grossi problemi con l’ultima rimessa. Adams, come si vede chiaramente qua sotto, si è trovato per un attimo con la strada spianata al ferro, ma non ne ha approfittato, mentre Shai non ha sputo servire Schroeder libero in ala. Mettete in pausa la clip dopo un secondo e ve ne accorgerete:

 

La non lettura ancor più grave è stata prima di utilizzare l’ultimo timeout. Come si vede chiaramente dal frame sottostante, Adams era libero sotto canestro e Gilgeous.Alexander non l’ha servito.

 

Conclusioni

Termina così la stagione di Oklahoma City, che perde una gara 7 ricca di rimpianti. Il futuro è però luminoso e Dort, Bazley e Shai Gilgeous-Alexander sono lì a dimostrarlo. Dopo una stagione incredibile fa male uscire così, ma non si può recriminare molto a questi ragazzi.

Per la prima volta dopo il 2017 non sono deluso da un’eliminazione, che è avvenuta comunque contro una pseudo-contender. Nessuno mi toglie dalla testa che l’accoppiamento contro i Rockets fosse il peggiore possibile per OKC dopo i soli Clippers, e che contro Utah o Denver i Thunder sarebbero al secondo turno.

Houston arriva ad affrontare i Lakers spossata, ma con molta voglia di dimostrare che il suo progetto è vincente. Tutta questa fatica accumulata peserà nella serie contro Lebron e Davis? Harden, senza Dort tra i piedi, farà 40 punti di media? Westbrook tornerà al 100%? Non possiamo rispondere subito, ma non dovremo aspettare molto per scoprirlo. Mentre i Rockets si preparano alla prossima serie, i Thunder lasciano la bolla per ultimi tra le squadre eliminate al primo turno. Magra consolazione sicuramente, ma la stagione è stata di molto sopra le aspettative e questo non va dimenticato

La Redazione

La redazione è un mostro a più teste e con un numero ancora maggiore di mani. E come nel significato più letterale, del latino monstrum, è una "cosa straordinaria".

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