Sorprese e delusioni del primo turno playoff

 Sorprese e delusioni del primo turno playoff

Copertina a cura di Edoardo Celli

La copertura di The Shot sul primo turno di playoff è stata eccellente, e penso ci sia poco che io possa aggiungere alle analisi fatte dai miei colleghi. Ho deciso allora di guardare quanto successo da un altro angolo: quali sono i giocatori il cui valore si è alzato dopo questo primo turno di playoff? Quali il cui valore si è abbassato? Quali sono quei giocatori che pensavo non potessero più essere utili in una serie di playoff e invece si son rilevati fondamentali? Da quali mi aspettavo un ruolo chiave, ed hanno invece deluso le aspettative? Ripeto, parlo unicamente del primo turno playoff: lasciamo per ora da parte le analisi del secondo turno.

 

STONKS – Ivica Zubac è un giocatore da contender…

Lo so che probabilmente è dovuto anche allo scarso stato di forma di Harrell, ma mai mi sarei aspettato di vedere i minuti di Zubac salire rispetto a quelli avuti in Regular Season. La verità è che, qualunque sia il numero di minuti giocato da Zubac in questa serie, probabilmente è ancora troppo basso.

 

Il lungo croato ha dimostrato di saper unire una buona difesa al livello del bloccante ad un’ottima copertura drop, e questa giocata ne è la dimostrazione. Poi, sebbene non sia il più atletico degli europei, la mera presenza fisica di Zubac nei pressi del ferro è sufficiente per dare vantaggi alla propria squadra.

Con Zubac in campo, i losangelini hanno avuto un NetRating di +36, frutto tra le altre cose dell’effetto deterrente che il centro ha avuto sulle penetrazioni di Dončić. Fondamentalmente ogniqualvolta il croato è in campo, Luka ha quasi paura ad andare al ferro, e quell’attimo di esitazione porta spesso a catena qualche altro tipo di errore (in questo caso, una persa, perché fermare il palleggio in quella porzione di campo non è raccomandabile).

 

In generale, è persino difficile trovare delle clip che evidenzino l’effetto che Zubac ha avuto su Dončić, perché lo sloveno è proprio stato alla larga del ferro, affidandosi di più alle conclusioni da fuori. Queste le sue shotcharts con (PPS1) e senza Zubac (PPS2) in campo.

Un altro aspetto da non sottovalutare del gioco di Zubac è la sua capacità di non commettere falli (meno di 2 a partita), il che gli consente di essere potenzialmente utilizzato con minutaggio elevato.

 

Lo scambio con Muscala era parso una brutta idea del duo Magic/Pelinka appena si era materializzato, ma ora sembra ancora peggiore.

 

NOT STONKS – …mentre forse Harrell non lo è

Certo, lo stato psicofisico di Harrell non è il migliore per giocare i primi PO davvero importanti della tua carriera. Allo stesso tempo, penso che questa serie abbia evidenziato come Harrell abbia dei limiti evidenti contro i cosiddetti “mega-creator”, giocatori alla Doncic/LeBron/Giannis per intenderci, che come capite sono presenze quasi scontate nel roster di ogni contender. Vi ricordate le shotcharts con e senza Zubac per Doncic? Ecco, queste sono le due con e senza Harrell.

I problemi difensivi di Harrell in copertura sul pick&roll vengono amplificati da quei giocatori che arrivano con consistenza al ferro e richiedono una difesa precisa al centimetro per essere fermati. Vedete una qualche differenza rispetto a quando Zubac era in campo?

 

Nessuna?

 

A dirla tutta però, Luka non è l’unico contro il quale Trezz abbia fatto fatica.

 

Questo è un piccolo compendio di tutti i problemi di Harrell sotto canestro. Come vedete, la sua copertura drop tende ad essere molto bassa, quasi sotto il ferro, il che lascia luce al passaggio per Marjanović. A seguire, la linea di spostamento verso Boban è errata: Harrell si muove orizzontalmente, lasciando così che il serbo si frapponga totalmente tra lui ed il canestro. Una volta che la palla arriva nelle mani del serbo in quella posizione, forse la cosa migliore da fare è levarsi e lasciare che vada al ferro. Di certo, la peggiore è fare quella che fa Boban: mano sulla schiena nei pressi dell’arbitro, and-one.

In generale, senza la guida di Zubac in campo, i Clippers sono sembrati privi di comunicazione difensiva. In questa clip è difficile capire di chi sia la colpa, se di PG o di Harrell, ma di certo manca un’ancora difensiva.

 

Al di là del momento particolare per Harrell, credo che il suo skillset non sia quello che ci vuole per una contender. Credo che i Clippers valuteranno molto bene cosa fare con Montrezl, che sarà Unrestricted Free Agent quest’estate. Di certo, questa serie di PO non ha fatto aumentare l’appetibilità del giocatore per eventuali contender o il valore del contratto che riceverà quest’estate.

 

STONKS – Fred VanVleet è la pistola più veloce dell’Est

Lo sapete chi è un gran difensore Point Of Attack e un gran tiratore dal palleggio, sia per percentuali che per velocità di esecuzione? Fred VanVleet.

 

Lo sapete chi ha la capacità di fermarsi improvvisamente su una moneta e alzare una tripla dal palleggio in men che non si dica? Fred VanVleet.

 

Lo sapete chi ha un range quasi alla Curry? Fred VanVleet.

 

Lo sapete chi è che incute così tanto timore come tiratore che la gente abbocca ad ogni finta, poi è veloce da bruciare il proprio uomo, ha un tocco tale da attirare due tiratori nel pitturato e scaricare per l’uomo libero sul perimetro? Fred VanVleet.

 

Sapete chi sa giocare off the ball e correre dietro ai blocchi? Fred VanVleet.

 

Credo che abbiate anche capito chi sta per prendere una borsa di soldi questa estate. Sì, è Fred VanVleet.

 

NOT STONKS – Mi ricordavo un altro Paul Millsap

Paul Millsap è un classe ’85 che ci ha storicamente abituato a prestazioni di livello maggiore nel momento più importante dell’anno, i playoff. Proprio per questa ragione, io avevo preso l’utilizzo e le prestazioni del prodotto di Louisiana Tech di buon auspicio per un’altra gran playoff run (meno di 25 minuti a partita con cifre per 36 minuti molto simili a quelle dell’anno passato, in cui poi disputò degli ottimi playoff). In verità, il primo turno di Paul Millsap è stato più che deludente.

 

Nella serie, Millsap è parso sempre un attimo in ritardo. Nella clip qui sopra, oltre alla pessima difesa perimetrale di Denver, possiamo vedere come il numero 4 non forzi alcuna decisione da parte di Ingles portando l’aiuto al ferro troppo tardi, probabilmente spaventato da un lob per Gobert nel dunker spot.

In passato, Millsap ha fatto del posizionamento la sua arma difensiva principale, ed è proprio quello ad essere sbagliato nel momento in cui Ingles stacca. Non a caso, dopo i 29 minuti in gara1, in gara2, 3 e 5 i minuti giocati da Millsap sono stati rispettivamente 18, 17 e 19, con la sola felice eccezione di gara 4 (33 minuti). Con lui in campo, i Nuggets hanno avuto un NetRating di -22. Oltre a non essere stato un impatto in attacco (lato dove di solito ai PO aveva comunque un netto miglioramento rispetto alla RS), anche la sua difesa è stata deficitaria.

 

Questo tipo di giocata è indice di basso IQ difensivo o di basso livello di ossigeno al cervello, e conoscendo Millsap opterei per la seconda opzione. Non è stata tuttavia un caso isolato: Millsap diverse volte nella serie ha preso decisioni in ritardo, finendo per risultare impacciato in campo. Questo fallo non è un fallo da Millsap.

 

Come dicevo prima, oltre al mero “infilare la palla nel canestro” (Millsap ha tirato col 41% dal campo nella serie), le sue decisioni sono state spesso frettolose dal lato offensivo. Non poche volte Millsap è sembrato avere l’urgenza di impattare la partita in qualche modo, forzando tiri e mettendosi in situazioni decisamente non da lui.

 

Nella clip, Millsap decide di giocare un isolamento contro il miglior difensore 1vs1 della squadra avversaria con 20 secondi sul cronometro, prendendosi un tiro a bassa percentuale nei pressi di un canestro difeso dal miglior rim protector della lega. Questa non era una frase che mi sarei aspettato di scrivere qualche settimana fa.

Rimane da capire se questa serie rappresenti solo un momentaneo caldo di forma per Millsap, o se invece sia stata la prima dimostrazione che anche lui ha fatto il suo corso.

 

STONKS – La prima giovinezza di Jeff Green

Arrivato alla veneranda età di 34 anni, questa è forse la migliore versione di Jeff Green che si sia mai vista. Come credo tutti sappiate, Coach D’Antoni è famoso per le sue rotazioni corte ai PO. Bene, Jeff Green è stato uno dei 5 giocatori oltre i 30 minuti di utilizzo nel primo turno per gli Houston Rockets. Ed ogni minuto è stato guadagnato.

 

Nei suoi minuti in campo, Green ha giocato funzionalmente da 5. Negli schemi di Houston è tornato a farsi vedere qualche sprazzo di pick&roll tradizionale, ed il bloccante prescelto è stato proprio Green. Il profilo fisico e tecnico di Green, incredibilmente atletico per la sua età, è il prototipo dello spacing 5 per la Moreyball Dantoniana. Certo non è Robert Covington in fase difensiva, ma Green ha un rilascio più veloce e, soprattutto, sa mettere palla a terra, o rollare e ricevere in corsa se la situazione lo richiede, come si può vedere dalla clip precedente.

Soprattutto il mettere palla a terra è un dettaglio da non sottovalutare. L’utilizzo di Green ha concesso a Houston di sperimentare una possibile soluzione per risolvere il problema della marcatura di Dort su Harden: giocare un pick&roll invertito, con Green portatore di palla e Harden da bloccante.

 

Harden non ha il profilo fisico della classica guardia, è decisamente più denso e da bloccante può tornare molto utile. Gallinari non è il migliore dei difensori POA, mettiamola così, e di certo non passerà mai sopra un blocco discretamente portato da Harden. Dort può poco se si trova a difendere un Jeff Green in corsa, dato che inizia l’azione non su Green stesso ma su Harden. Morale della favola: due facili al tabellone per Green. D’altronde Dort non può fare pentole e coperchi: se Gallo muore sul blocco, Dort e l’italiano devono cambiare le marcature. Una minima distrazione si traduce in un Green-Harden pick&pop con Harden libero da 3 in punta.

 

Non solo: Green è un tiratore col 39% dagli angoli in carriera, oltre che un giocatore che corre molto bene lungo il campo. Il fit con Westbroook ed il gioco di D’Antoni è evidente: Green può riempire gli angoli con efficacia in transizione e sfruttare le attenzioni extra che la difesa deve concedere ad un Russ che va al ferro in transizione.

 

E ricordate, sebbene non sia un gran difensore, Green rimane comunque un freak atletico: ha piedi sufficientemente veloci per raddoppiare sul portatore di palla e lunghezza sufficiente da disturbarlo al tiro.

 

Insomma, dopo tanto girovagare, forse Jeff Green ha trovato la sua dimensione: fedele scudiero di D’Antoni ed Harden nella rincorsa ad un anello. Per vedere se ci sarà o meno il lieto fine, basta aspettare qualche settimana.

 

NOT STONKS – Michael Porter Jr non è sostenibile vicino a Jokic, e potrebbe non essere un problema momentaneo

Ormai è diventata quasi una cantilena: Michael Porter Jr potrebbe essere colui che alza l’asticella per i Denver Nuggets, Michael Porter Jr potrebbe essere il campione che cambia il destino della franchigia del Colorado, Michael Porter Jr dà quel tocco di scoring in isolamento che mancava ai Nuggets. L’ho detto io stesso e lo ribadisco, credo che il fit offensivo di MPJ in questi Nuggets sia pressoché perfetto. Allo stesso tempo però, mi sto sempre di più chiedendo se Jokić e Porter siano mutualmente esclusivi dall’altro lato del campo.

 

Nella clip, l’errore è in toto di Jokić, che porta un raddoppio lasciando una prateria per lo schiacciato di Ingles. Se però Jokić porta un raddoppio ad un ventenne su Joe Ingles, uno dei giocatori più lenti della lega, una ragione c’è.

 

Dire che MPJ è in ritardo su Ingles è fargli quasi un complimento. Non è una mera questione fisica (MPJ ha una scarsa mobilità laterale in difesa), è anche colpa delle letture: Jokić ha sì mani veloci, ma appena viene allontanato un po’ dal ferro diventano chiare le sue lacune, e di certo ha bisogno di un maestro vicino a sé, non di un giocatore che probabilmente ha meno letture di lui.

 

Quest’azione è la fiera degli errori. Si comincia con MPJ che ignora la mano forte di Ingles, si continua con Jokić in una posizione del campo assolutamente inutile (non raddoppia e non copre il passaggio verso Gobert), poi Jokić che non legge la rotazione che dovrebbe portarlo su O’Neale, poi Porter che “sovra-aiuta” spostandosi verso la linea del tiro libero e lascia così libero Joe Ingles in punta, soltanto uno dei migliori tiratori in spot-up della lega.

Anche quando non ci sono grossi errori di letture, MPJ semplicemente non è in grado di passare sopra i blocchi, il che lascia Jokić continuamente esposto al portatore di palla nel pick&roll: di nuovo Ingles, che ripeto, è un vecchio volpone ma è soprattutto vecchio e davvero, davvero lento, fa perdere le proprie tracce a Porter e poi prende quel mezzo metro a Jokić (posizionato malissimo sul blocco di Gobert) che gli consente di proteggere la palla col braccio destro e concludere agilmente al ferro, forse anche col contatto.

 

MPJ è giovane, è al suo primo anno nella lega e quest’anno Malone gli ha concesso un minutaggio estremamente basso, quindi inevitabilmente le sue letture miglioreranno. Rimane però il fatto che il profilo fisico di MPJ sia perfetto per la difesa in post, per portare aiuto al ferro e forse anche in 1vs1 contro determinati giocatori, ma gli impedirà verosimilmente di essere un buon difensore da pick&roll: se vicino ad un difensore da pick&roll con delle lacune evidenti si mette un altro difensore con delle lacune evidenti, i giocatori che la squadra avversaria può tentare di tirare dentro i giochi dal palleggio sono due. In determinati contesti, persino averne uno solo si è rivelato spesso di troppo.

 

STONKS – Alex Caruso è un giocatore che vorrei vedere alzarsi dalla panchina della mia squadra

Per tutti i problemi che Rondo porta sul parquet per i Lakers, e non sono pochi, uno ogni tanto lo risolve: dà una seconda opzione per giocare un semplice pick&roll con Davis. Certo, se si potesse fare lo stesso con un giocatore che non ti fa soffrire in ogni altro aspetto del gioco…

 

La soluzione era intuibile, ma vederla implementata e funzionante fa sempre un altro effetto: Alex Caruso può giocare minuti significativi in una serie di PO. È vero, la Portland vista al primo turno non è una corazzata, ma non è nemmeno una squadra materasso per essere un ottavo posto. Eppure, Caruso ha dimostrato di poter avere un impatto sulle partite anche su questo palco.

È anche grazie a lui se LeBron ha potuto “riposarsi” e giocare solo 33 minuti nella serie: gestione dei possessi, hustle plays, mette i compagni in ritmo. Non lo soffri in difesa, non lo soffri in attacco, fa riposare il tuo miglior giocatore. Non esattamente il profilo che paghi meno di 3 milioni all’anno.

La percezione che il pubblico, sia italiano che americano, ha di Caruso è estremamente distorta dal suo essere diventato un meme, un idolo di coloro che seguono l’NBA distrattamente. In realtà, allo spettatore attento è chiaro come Caruso sia un giocatore dall’atletismo ormai non più tanto nascosto, che attira raddoppi ogniqualvolta va a canestro e con capacità di lettura su suddetti raddoppi.

 

In generale, Caruso è un pezzo estremamente funzionale nella scacchiera delle second unit Lakers per la sua capacità di creare tiri ad alta percentuale per i lunghi. Non solo Caruso è in grado di cominciare un’azione palla in mano, chiamare un blocco esattamente dove vuole lui e gestire un semplice pick&roll, ma è anche in grado di ricevere palla dinamicamente.

Se il difensore gli lascia poco spazio, Caruso può sfruttare la sua velocità ed arrivare al ferro. Nella clip, con l’entrata attira l’aiuto del difensore in angolo, poi esegue un movimento come a voler tentare la conclusione al ferro, aspetta che Nurkić abbia saltato e lascia la palla ad Howard per due punti facili.

 

Certo bisognerà valutare il suo impatto contro difese più capaci, cosa che potremo fare già dal secondo turno, ma nel peggiore dei casi stiamo probabilmente parlando di un “energizer” dalla panca che unisce playmaking secondario di buon livello, difesa sul portatore di palla e atletismo. Quando un giocatore così si alza dalla panca, è un bene per la squadra nella stragrande maggioranza delle situazioni, anche ai playoff.

Andrea Bandiziol

Andrea, 30 anni di Udine, è uno di quelli a cui potete scrivere se gli articoli di The Shot vi piacciono particolarmente. Se invece non vi piacciono, potete contattare gli altri caporedattori. Ha avuto la disgrazia di innamorarsi dei Suns di Nash e di tifare Phoenix da allora. Non è molto contento quando gli si ricorda che i Suns ora avrebbero potuto avere Doncic a roster.

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