Cosa abbiamo imparato dal tredicesimo giorno di playoff

 Cosa abbiamo imparato dal tredicesimo giorno di playoff

Copertina a cura di Niccolò Bedaglia

Gli Utah Jazz cadono contro i Denver Nuggets, sciupando così il loro vantaggio di 3-1 nella serie, e devono quindi abbandonare definitivamente la bolla. I Boston Celtics riescono ad imporsi sui Toronto Raptors grazie ad un super Tatum e ad una striscia impressionante di triple da parte dell’insospettabile Marcus Smart.

 

DENVER NUGGETS – UTAH JAZZ (4-3)

Analisi di Alexandros Moussas

L’inizio della partita non è promettente per Utah. I titolari vanno subito sotto, e il +10 ottenuto dopo i primi avvicendamenti dalla panchina non lasciava presagire niente di buono. Clarkson segna, ma non riesce a caricarsi il peso dell’intero attacco. Utah sembra non riuscire a reagire, chiudendo la prima frazione segnando appena 36 punti dopo i grandi exploit offensivi delle prime partite. La difesa e le rotazioni dei Nuggets sono migliorate andando avanti nella serie, e il rientro di Harris, principale difensore su Clarkson, ha coinciso con un netto miglioramento della panchina di Denver. La lineup Murray, Harris, Porter, Grant e Plumlee con cui Denver si presenta per i primi 4 minuti del quarto segna +9.

La piega presa dalla gara nel secondo quarto ha costretto Mitchell a prendere in mano la partita per evitare che si chiudesse anticipatamente. Nel terzo parziale segna 13 punti dando nuova linfa all’attacco dei Jazz che riescono a ricucire lo strappo, ma a caro prezzo. L’altro protagonista annunciato? Murray ha iniziato la partita con 4 su 8 nella prima metà partita, ma nel secondo quarto subisce un contatto da Ingles che finirà per limitarne la prestazione offensiva. Lineare no?

Il palcoscenico risulta quindi pronto, ma mancano gli attori designati per gli ultimi 12 minuti di spettacolo. In una serie dominata dagli attacchi perimetrali, con la partita conclusiva ancora in bilico, sono Jokic e Gobert a raccogliere il testimone nel finale di partita. Se Utah fatica a concretizzare, Denver non riesce a costruire buoni tiri. Murray, come accennato in precendenza, non riesce ad essere efficace e cosi i Nuggets tornano ad affidarsi a Nikola Jokic. Il francese invece viene servito molto più del normale dai compagni e confeziona una prova offensiva insperata, incentrata su un gran lavoro sotto le plance. Buona parte dei suoi rimbalzi offensivi sono dovuti anche al fatto che la difesa di Denver, molto più dinamica rispetto alle prime partite, è spesso impegnata a ruotare sulle penetrazioni di Conley, che nel frattempo è diventato il creatore principale per i Jazz durante il quarto quarto.

Partendo dal punteggio di 65-60 per Denver, Utah piazza un mini parziale che porterà i Jazz ad andare in vantaggio qualche minuto più tardi, trascinata da Mike Conley. L’ex Grizzlies è sempre in grado di battere il proprio avversario dal palleggio, ma risulta alquanto impreciso al tiro e non sfrutta a fondo le opportunità avute. Nonostante la sua scarsa efficienza, per la prima volta nelle ultime 3 partite Utah riesce ad arginare l’impatto della panchina di Denver, costringendo Malone a togliere sia Porter che Plumlee dopo un paio di minuti.

 

Spesso le incursioni di Conley verso l’area riescono a muovere tutta la difesa dei Nuggets, ma non sempre raccogliendo quanto sperato per demerito suo, ma anche dei suoi compagni.

 

 

Dopo 3 minuti i Jazz sono a +3, sul 68-65, grazie anche ad una serie difensiva di buon livello. Ad inizio quarto, tutti i tiri sono stati presi o da Harris, battezzato dai Jazz, o da Murray, che nel frattempo si trova a fare i conti con un nuovo difensore, fino a quel momento poco utilizzato dai Jazz: Donovan Mitchell.

 

Una volta raggiunto il tanto agoniato vantaggio, l’attacco di Utah perde il suo normale ordine fatto di ricerca del difensore avversario da attaccare e si scompone. La pressione costante che hanno subito Jokic e Murray viene un po’ a mancare. Colui che prende le decisioni più discutibili risulta essere Mitchell, che risulta in evidente affanno, causando un paio di TO e facendosi stoppare ben due volte su dei tiri in sospensione. Ingles riesce a creare un paio di assist, ma marcato da Grant difficilmente si rende visibile ai compagni per ricevere un passaggio. Denver invece in attacco reagisce, guidata da Jokic. Dopo aver segnato il suo primo canestro su rimbalzo offensivo, riesce ad essere efficace soprattutto dal post basso. Posizione dalla quale non solo segna, ma sforna anche assist.

I Jazz risultano in difficoltà, accusano il colpo e si trovano constatemente indietro di un possesso. In un finale tirato ogni dettaglio è fondamentale, e anche un tiro non preso può risultare decisivo. In un frangente, dopo un’ottima lettura da parte di Ingles sul P&R con Gobert e il successivo scarico del francese, Conley e Mitchell rifiutano dei tiri piuttosto comodi da 3. Uno spreco, dato che Donovan poi si deve accontentare di un tiro dalla media estremamente contestato.

 

I 3 canestri successivi dei Jazz arrivano da azioni sviluppate attraverso dei P&R, sempre coinvolgendo almeno uno fra Jokic e Murray. Nell’ultimo canestro in particolare, si vede come un piccolo vantaggio creato dal P&R tra Donovan e O’Neale venga mantenuto grazie ad una serie di penetra e scarica. Quando poi Conley riceve, riesce immediatamente ad attaccare il recupero di Murray e alzare un passaggio per Gobert che può schiacciare sopra a Plumlee, entrato specificatamente per l’azione difensiva.

 

Ci troviamo sul 78 pari, punteggio maturato dopo che dall’altra parte Murray era riuscito a segnare i suoi due soli canestri dell’ultima frazione. Dopo una serie dominata dalle triple, quale poteva essere il tiro decisivo se non un gancio di Jokic a centro area? Il centro serbo parte dal gomito attaccando Gobert dal palleggio, per poi mettersi a danzare sul suo perno, fino a quando decide di scoccare il tiro

 

Nuggets +2, i Jazz chiamano timeout. In gara 1, sempre con i Jazz sotto di due, Snyder aveva chiamato una rimessa con la ricezione di Mitchell nella propria metà campo per poter puntare a tutta velocità Craig e andare alla ricerca di un tiro ravvicinato. Un gioco semplice, scelto per poter dare al proprio giocatore franchigia lo slancio necessario per poter puntare un difensore dai piedi ben più lenti di quelli di Mitchell. In questo caso a prendere in consegna Donovan c’è Harris, profilo difensivo ben distinto, ma lo schema è lo stesso. Il difensore di Denver riesce ad impedire la rimessa costringendo Ingles a passarla ad O’Neale, che decide di bloccare prematuramente il palleggio. Il suo posizionamento schiacciato tra la linea laterale e la metà campo rendono impossibile il consegnato progettato in origine come alternativa di emergenza, e Utah è costretta a bruciare il suo ultimo timeout. Un errore che Utah pagherà a caro prezzo.

 

Per la rimessa successiva, cosa disegna Snyder? Praticamente la stessa rimessa. Mitchell riceve e prova una girata per smarcarsi ma, proprio quando si appresta a proseguire la sua azione contro l’aiuto dei Nuggets, Harris gliela ruba da dietro, senza troppe difficoltà. Donovan è stato costretto ad una mossa in palleggio alquanto rischiosa per poter entrare dentro l’arco del tiro da 3, con la difesa avversaria pronta ed istruita su come agire in questo frangente.

 

Il sottomano sbagliato da Craig rende ancora più frustrante il timeout perso qualche istante prima, che altrimenti avrebbe potuto regalare una nuova opportunità ai Jazz. La bellezza dello sport si vede anche in questi momenti (per me tristi), in cui in maniera alquanto crudele le due persone che più hanno fatto per poter ambire al secondo turno, ovvero Mitchell e Snyder, si sono macchiati degli ultimi errori della stagione dei Jazz.

 

TORONTO RAPTORS – BOSTON CELTICS (0-2)

Analisi di Federico Peschiera

Se il primo episodio di questa serie si era rivelato una totale debacle per Toronto e un dominio incontrastato di Boston, gara 2 finalmente rispecchia le aspettative che molti (noi compresi) abbiamo di questa serie. Una gara estremamente avvincente, in cui le due squadre si sono sorpassate 19 volte e affiancate per altre 12. Una partita con delle sfaccettature veramente interessanti, che permette anche di tirare qualche sommaria valutazione generale sui partecipanti di questa semifinale di conference.

Il primo quarto denota subito un cambio di tendenza. Come ha mostrato una grafica nel corso della partita, i Raptors hanno sempre iniziato male contro i Celtics nella bolla (in gara 1 segnarono 8 punti nei primi 6 minuti di gioco, il 07 agosto appena 2) permettendo a questi ultimi di guadagnare subito un discreto vantaggio e di poter condurre a proprio piacimento la partita, sempre in testa. Nella serata di martedì, invece, i Raptors partono forti e motivati, segnando 15 punti nei suddetti 6 minuti e mantenendo lo stesso gameplan di gara 1: difesa molto aggressiva sui palleggiatori e sui penetratori, cercando di sporcare ogni pallone e riuscendo a recuperare un buon numero di possessi (i Celtics a fine primo tempo saranno già in doppia cifra per turnovers), concedendo invece il tiro da 3 dagli angoli. La differenza con gara 1 si nota principalmente per la costanza con cui Walker viene coinvolto negli 1 vs 1 di Lowry e VanVleet (unico anello debole nella difesa a metà campo dei Celtics) e per la maggiore e migliore circolazione di palla, che porta spesso a triple con ritmo e a penetrazioni più efficaci.

 

Inoltre, i Raptors riescono, fin da subito, a sfruttare la transizione molto meglio rispetto a quanto fatto in gara 1, elemento che permetterà loro di effettuare uno strappo consistente nel terzo quarto.

 

I Celtics, tuttavia, riescono a riportarsi in parità grazie alla solita, tenacissima, difesa a metà campo e al contributo incredibile di Williams III, onnipresente a rimbalzo offensivo. In questa serie, TimeLord si sta dimostrando estremamente più utile di Theis in attacco, essendo più atletico, esplosivo e meno prevedibile. Si può ipotizzare un suo utilizzo sempre maggiore da parte di Stevens, che riesce ad allungare di un minimo le sue rotazioni rispetto a quanto potessimo prevedere ad inizio serie.

 

Questa clip inizia con 10 secondi sul cronometro dell’azione, con Boston che ha sventato precedentemente 2 penetrazioni e che riesce, ruotando in maniera eccellente, a non subire canestro da Siakam (che prende un tiro accettabile ma marcato)

 

Williams segue il lay up di Brown in contropiede, rubando un canestro in tap in

 

Ottima lettura del centro di Boston che, da manuale, fa seguire a una penetrazione di Brown sulla linea di fondo il suo taglio a centro area, che viene servito magistralmente da Jaylen per una facile schiacciata

Il secondo quarto segue la falsa riga del primo, conclusosi in parità. Tatum inizia a macinare in attacco e si può notare l’efficienza con cui Lowry lo stia difendendo. In 2 gare, il numero 0 ha fatto complessivamente 9 punti in 1 vs 1 contro la guardia di Toronto, tirando 2/5 dal campo. Durante il corso della partita, e soprattutto del secondo quarto, Tatum ha sempre cercato di forzare il cambio del suo marcatore, per non attaccare in palleggio Lowry e trovarsi, invece, contro qualcun altro più facilmente aggredibile (come si può evincere dalle due seguenti clips).

 

 

Al contempo, Boston continua a perdere palloni, anche in maniera banale, e Toronto approfitta di ciò (sono la squadra migliore in transizione nella bolla, sia per efficienza in transizione sia nel forzare i turnover avversari).

Il terzo quarto vede il tentativo di allungo di Toronto, basato sulla solita difesa aggressiva, sulla capacità di rubare e di costringere alla palla persa i palleggiatori avversari. Essenziale è anche il contributo di Anunoby, con 11 punti (20 totali nella gara) e una solidità offensiva, e di Ibaka (2/2 nel quarto da 3 punti).

 

 

I Celtics, invece, sembrano particolarmente nervosi e solamente un Tatum in versione lebroniana riesce a tenere a galla Boston, con alcune giocate pazzesche in isolamento e mostrando tutti i suoi miglioramenti come creator.

 

Tatum velocemente riconosce un accenno di zona di Toronto con Ibaka troppo spostato sotto canestro (per evitare la penetrazione proprio del numero 0 neroverde) e serve con uno skip pass Smart in angolo opposto, à-la-James

 

Il quarto periodo è caratterizzato dalla rimonta dei verdi, grazie ad una striscia di 5 triple consecutive di Smart (in the zone) che ribalta totalmente l’inerzia della partita. Da quel momento i Celtics, grazie alla buona (ma non eccellente) gestione dei possessi di Tatum e ad un ritrovato Kemba Walker (2/13 nei primi 3 quarti, 4/4 e jumper della staffa nel quarto quarto), riescono a conquistare, sul filo del rasoio, il 2-0 nella serie.

 

Ci sono fondamentalmente quattro aspetti da sottolineare in queste prime due gare, il primo dei quali riguarda Pascal Siakam. Uno degli schemi che Nurse utilizza più spesso a difesa schierata contro i Celtics è l’isolamento in post medio-alto di Siakam che, contro il Brown-Ojeleye-Smart di turno, si addentra in area per cercare un tiro in virata, riuscendo poche volte a creare qualcosa di valido. Il tiro può entrare o uscire (di solito esce), ma la difesa non viene mossa e, anzi, collassa sullo stesso giocatore dei Raptors. Se poi si aggunge il fatto che Toronto va poco a rimbalzo offensivo, si ottengono possessi in attacco sterili per i canadesi e un Pascal Siakam sempre più fuori dalla partita e quasi mai in ritmo. Toronto ha necessità di limitare questi tipi di situazioni offensive se vuole impensierire a metà campo la difesa dei Celtics e ritrovare la propria ala.

 

 

Le occasioni in cui Siakam varia il copione e, a partire dal post-up, distribuisce agli altri il pallone, i Raptors trovano canestri anche facili

Il secondo riguarda la panchina dei Raptors, che non si è dimostrata, nelle prime due gare, all’altezza di quello che aveva mostrato in precedenza. Nurse sta attualmente sperimentando poco, anche se è prevedibile che inizierà con degli aggiustamenti già dalla prossima gara se vuole ribaltare il trend della serie. Fino ad oggi i vari Thomas, Hollis-Jefferson e Johnson non hanno visto il campo se non per qualche secondo di garbage time. Sarebbe indicato, per il coach di Toronto, utilizzare quella che è, a tutti gli effetti, una sua arma: la lunghezza del roster. Anche perchè, se non si trova qualcuno che cambi lo spartito, Boston rischia di allungare le mani seriamente sul passaggio del turno. Una possibile soluzione sarebbe spostare Ibaka in quintetto, dato che al momento Gasol si sta rivelando una tassa parecchio salata in attacco e alla luce del fatto che Ibaka sta difendendo benissimo anche su Tatum.

In ultima istanza, per i Raptors, c’è la questione gameplan difensivo. Difendere come le prime due partite contro il tiro da 3 dei Celtics si sta rivelando controproducente, in particolar modo perchè Tatum e Walker stanno leggendo molto bene le difese e riescono frequentemente a trovare l’uomo libero. Inoltre, arrivando alla fine della partita, Toronto non riesce a difendere più il perimetro come nei primi minuti di gara (4 delle 5 triple consecutive di Smart sono state wide-open, segnale che i Raptors avevano momentaneamente staccato la spina). Particolare è la difesa su Kemba Walker, che non sembra ottimale né sensata. Non c’è una drop defense accentuata come quella di Philadelphia, ma Walker riesce sempre a prendere un jumper in arresto e tiro dopo il pick’n’roll, contrastato unicamente dal difensore sulla palla che passa sopra al blocco. Il tiro non sta entrando ma per demeriti di Walker e non per merito della difesa (e infatti non appena aggiusta la mira e il difensore è un minimo in ritardo, per il blocco portato bene o semplicemente per stanchezza, i canestri tornano ad arrivare). Una soluzione potrebbe essere far marcare Walker da Lowry in maniera più continuativa, altrimenti la volta che l’ex UCONN imbrocca la serata giusta, si mette male per Toronto.

Infine, Boston deve assolutamente limitare le palle perse (39 nelle due gare) e imparare ad avere più cura del pallone. In gara 1 il divario creato nel primo quarto e l’ottima difesa in transizione hanno tenuto e in gara 2 c’è stato il miracolo-Smart, ma non sempre ci sarà l’eroe di turno a “pagare la cauzione” per la squadra di Stevens. Se Toronto ha la possibilità di correre in transizione, sfruttando tra l’altro palle perse banali (come Brown che si palleggia sui piedi o i passaggi insensati di turno), sarà sempre un avversario più ostico del normale.

La Redazione

La redazione è un mostro a più teste e con un numero ancora maggiore di mani. E come nel significato più letterale, del latino monstrum, è una "cosa straordinaria".

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