Guida ai playoff NBA – Western Conference

 Guida ai playoff NBA – Western Conference

Copertina a cura di Francesco Ricciardi

Dopo la guida ai playoff della Eastern Conference, che potete trovare a questo link, oggi vi portiamo l’analisi delle serie di playoff dell’altra parte del tabellone, che inizieranno stasera alle 19:30.

 

LOS ANGELES LAKERS@PORTLAND TRAIL BLAZERS

1) LE SFIDE IN REGULAR SEASON

Prima dell’inizio di questi playoff, Lakers e Trail Blazers si sono affrontati tre volte in stagione e il bilancio recita 2-1 per la squadra californiana. Le sfide sono avvenute tutte prima della chiusura degli scambi e con roster profondamente diversi rispetto a quelli attuali: per quanto riguarda Portland, ad esempio, Nurkić e Collins erano infortunati, mentre i Lakers non potevano ancora contare sui vari Morris, Smith e Waiters, acquisiti in seguito.

Le prime due gare della stagione sono state a senso unico. I Lakers hanno sempre mantenuto il controllo delle gare , impattando le partite con parziali pesanti e facendo sprofondare Portland in alcune situazioni anche sul -20.

Il terzo confronto invece, è il primo giocato dai dai Lakers dopo la morte di Kobe Bryant, un match sentito tantissimo da tutti i giocatori coinvolti. Rispetto alle due partite precedenti, decisamente un incontro a senso unico: all’intervallo infatti i Lakers conducono di un solo possesso. Nel terzo quarto piccola crisi per i Lakers, mentre per Portland dilaga Lillard. Dame Dolla infatti segna 6 triple su 7 tentativi permettendo ai suoi di prendere in mano il ‘’momentum’’ della gara: alla fine il tabellino del recentemente nominato MVP della bolla segna 48 punti con 7/12 da 3, supportato da un Whiteside da 30+13 con un solo errore al tiro. Prestazioni che possono essere replicate anche ai playoff, certo, anche se sicuramente la posta in palio e il clima da post-season non la renderanno un’impresa facile.

Per la squadra di Los Angeles il migliore nelle tre partite è stato Anthony Davis. The Brow ha fatto registrare 32 punti, 11 rimbalzi e 4.3 assist con il 40% da 3 su 5 tentativi a gara, risultando un vero e proprio rebus per la difesa di Portland. Davis ha comunque tenuto altissimo anche il livello nella sua metà campo, cancellando più volte gli avversari al ferro.

 

Il primo round per i Lakers appare quindi più fastidioso del previsto dato che Portland, soprattutto col ritorno di mezza squadra dall’infermeria, appare sulla carta una squadra meglio attrezzata rispetto a Memphis. Nonostante ciò, i Lakers non hanno troppo di cui temere e ipotizziamo che al massimo la serie potrà arrivare ad una gara 5.

 

2) ASPETTI CHIAVE E MATCHUP

CERCASI SUPERSTAR STOPPER

Diciamolo subito e senza mezzi termini, Portland ha grossi problemi in difesa e non ha nessun giocatore in grado di limitare LeBron o Davis. Durante la regular season la squadra dell’Oregon è stata tra le peggiori per defensive rating in tutta la NBA: con 114 punti subiti per 100 possessi hanno fatto peggio anche di squadre da lottery come Minnesota, Charlotte e Golden State.

Le assenze di Nurkić e Collins sono una scusante parziale dato che entrambi sono giocatori molto più votati all’attacco (così come il resto della squadra) e nessuno dei due raggiunge livelli élite in protezione al ferro o mobilità laterale per stare dietro ai più veloci pariruolo di LA. Con Whiteside la situazione non cambia, anzi, peggiora. Hassan molte volte è lento e pigro, sia in situazioni di P&R che in situazioni lontano dalla palla, andando così a vanificare molto spesso tutti gli sforzi fatti in attacco.

I lunghi dei Blazers risultano quindi poco adatti a limitare un giocatore come Anthony Davis che è in grado sia di attaccare in velocità con la palla che giocare a due in pick and roll. Andando a ricercare un confronto del passato, già nel 2018 il lungo giallo-viola (all’epoca ai Pelicans) si trovò Nurkic ad attenderlo. In quella serie (chiusa 4 a 0 da NOLA) Davis registrò 32 punti e 12 rimbalzi marcato prevalentemente dal bosniaco e, in minor parte, dall’allora rookie Zach Collins.

Se già la presenza di Davis mette in luce tutti i difetti della difesa di Portland, quella di LeBron li carbonizza alla luce del sole. Ad Ovest ci sono alcuni giocatori che sono dei cosiddetti Superstar stopper ma sfortunatamente per Portland nessuno di questi gioca per loro.

Chi marcherà LeBron James quindi? Per parità di ruolo e carenza di effettive alternative, tutti gli indizi porterebbero in una sola direzione: Carmelo Anthony. Melo è da sempre un pessimo difensore e verosimilmente verrà coinvolto in più giochi a due possibili insieme a chi marcherà Davis. In questa stagione la difesa sul pick and roll di Melo e Whiteside è stata disastrosa, il primo ha concesso al portatore di palla 1.14 punti per possesso, l’altro invece ne ha concessi al rollante una media di 1.18.

 

Nel primo video (tratto assieme all’altro dalla gara di play-in giocata la sera di ferragosto, contesto più probante rispetto ad una gara di stagione regolare) possiamo vedere come Anderson giochi il pick and roll in velocità non appena riceve il pallone da Melton. In questo modo Anthony è costretto ad inseguire, venendo facilmente tagliato fuori da Valančiūnas, che taglia e chiude a canestro. Whiteside invece reagisce tardi lasciando ad Anderson una linea di penetrazione pulita fin sotto il canestro. Il secondo video invece ritrae una situazione più statica, un classico pick and roll centrale. Melo rimane bloccato dietro al blocco, non prova nemmeno a superarlo, mentre Whiteside si accorge tardi della penetrazione di Anderson con conseguente fallo e and one.

Queste clip mostrano come due giocatori nella media e non particolarmente veloci, quali Anderson e Valanciunas, riescano a mettere in seria difficoltà la difesa a due con Melo e Whiteside coinvolti. Immaginate quindi cosa potrebbe succedere analogamente in una serie con un pick and roll LeBron-Davis.

La mancanza di difensori forti anche negli altri reparti permetterà poi a LeBron di cercare il mismatch con gli esterni: forzare il cambio per avere Lillard in marcatura sarà uno dei leitmotiv a giochi rotti. Il numero 0, secondo NBA.com, concede 0.84 punti per possesso in situazioni di isolamento (61esimo percentile), dati buoni per un giocatore come lui ma che quasi sicuramente si gonfieranno se si troverà costretto ad affrontare un mismatch in marcatura su LeBron.

 

Come si può vedere nella clip, Caldwell-Pope cerca subito di portare un blocco a LeBron per forzare il cambio su McCollum. Il cambio non avviene e quindi si resetta tutto con un gioco a due con Davis.

 

LA DIFESA LAKERS

I Lakers, d’altro canto, in questi otto seeding games sono stati irriconoscibili tanto in attacco quanto in difesa, anche se questo calo non sembra nulla di preoccupante. Dopo la vittoria contro Utah, i Lakers hanno blindato il primo posto ad Ovest facendo risultare le altre partite degli scrimmage e poco più. Durante i PO le difese torneranno a salire di livello: riuscirà il miglior attacco della bolla (prime 8 partite) a battere la difesa losangelina?

Durante la stagione Los Angeles è stata la terza miglior difesa della lega per Drtg concedendo poco più di 106 punti per 100 possessi, la migliore per stoppate (6.6 di media) e quinta per palle rubate (8.6 a partita). La forza di questa squadra però non si vede solo dalle statistiche ma anche, e forse soprattutto, dalle caratteristiche dei vari giocatori.

Il backcourt dei Lakers è composto da giocatori grossi e fisici sia che si guardi al quintetto titolare che alla panchina: Green, Caldwell-Pope e Caruso sono tutti più alti di 195cm, hanno braccia lunghe e piedi veloci per stare sui vari McCollum e Lillard. Caruso in situazioni di pick and roll concede 0.68ppp con il 33% al tiro (92esimo percentile) e sicuramente potrebbe essere una ottima strategia piazzarlo in marcatura su Lillard per cercare di limitare il più possibile il pick and roll del numero 0 (13.7 a partita, secondo dietro a Trae Young in stagione). KCP e Green sono dei peggiori difensori in situazioni di gioco a due ma sono comunque ottimi difensori in generale, più grossi di Caruso ed in grado anche di marcare le ali oppure ancora di inseguire i giocatori in uscita dai blocchi. Proprio in quest’ultimo aspetto del gioco Caldwell-Pope eccelle concedendo 0.49 ppp ed il 18% dal campo.

Il frontcourt dei Lakers è completamente l’opposto rispetto a quello di Portland. Los Angeles dispone di lunghi in grado di difendere in svariate situazioni di gioco. Davis, punta di diamante della difesa, ha piedi e mani veloci anche per stare sui piccoli. Howard e McGee un paio di scivolamenti possono reggerli e sono veloci nel recuperare sul P&R per andare a contestare sempre i tiri nei pressi del ferro. Menzione d’onore va fatta per Kuzma che, in queste ultime otto partite, ha mostrato dei miglioramenti in difesa, soprattutto in fatto di effort.

 

3) PRONOSTICI FINALI

Andrea Poggi: i Lakers dovrebbero chiudere la gara in 4 partite senza grosse difficoltà. Portland potrebbe forzare una gara 5 nel caso in cui riuscisse a realizzare canestri con percentuali molto alte, complice una dormita Lakers.

 

LOS ANGELES CLIPPERS@DALLAS MAVERICKS

1) LE SFIDE IN REGULAR SEASON

I Clippers hanno vinto tutti e tre gli incontri stagionali contro i Mavs. Nel primo, il 26 novembre, l’altra squadra di LA si è presentata in Texas col chiaro obiettivo di esibire la propria difesa perimetrale contro Luka Dončić, definito da Kawhi Leonard e Paul George “The head of the snake” la sera prima della partita.

 

In questo incontro Dončić ha il primo assaggio di una difesa con intensità da playoff: commette più palle perse (7) che assist (6), terminando la partita con 22 punti sì, ma tirando col 28.6% dal campo.

Dopo un primo quarto combattuto, LAC si prende la partita arrivando anche al +24 nell’ultimo periodo e terminando col punteggio di 114-99. Sponda LA si distingue la pericolosità offensiva delle due superstar (54 punti in due in 29 minuti di media per PG e Kawhi) e le 6 palle rubate di George, fenomenale nelle letture in aiuto sul pick and roll di Doncic.

Il secondo incontro, avvenuto il 21 gennaio, è stato il più combattuto in stagione tra le due formazioni. La squadra di Doc Rivers si ripresenta all’American Airlines Center cavalcando una striscia di tre vittorie, per affrontare i Mavs reduci invece da quattro vittorie consecutive, arrivate senza Kristaps Porziņģis.

La partita è purtroppo caratterizzata dagli infortuni: in aggiunta all’assenza di Paul George, Beverley, Harkless e Powell lasciano tutti la partita dopo pochi minuti di gioco per diversi acciacchi. Il lungo dei texani è quello che risulterà avere poi il bollettino peggiore: dopo una finta di tiro mette palla a terra e, con la stessa dinamica di quanto successo la scorsa stagione a Kevin Durant, si rompe il tendine d’Achille. La partita prosegue e i Clippers raggiungono il +14 nel terzo quarto, facendosi però recuperare il vantaggio a circa 5 minuti dal termine della partita.

Con il punteggio in bilico è Leonard a prendere il comando della gara, segnando 11 punti negli ultimi 8 minuti (compresa l’unica tripla delle 9 tentate in serata). Luka Dončić tenta tutto il possibile per i suoi, ma le due triple clutch di Landry Shamet mettono il sigillo sulla partita, che si conclude 110-107.

Brutte percentuali al tiro per Lou Williams, Harrell e Porziņģis, in una partita in cui entrambe le squadre fanno fatica a trovare il canestro dal campo.

Il terzo incontro, decisamente più recente, è quello avvenuto nella bolla di Orlando il 6 agosto. Per Dallas l’MVP della gara è Porziņģis, con una grande performance al tiro che gli consente di arrivare a segnare 30 punti. Notevoli un paio di triple dalla lunghissima distanza che, prese da un giocatore di 2 metri e 20 con un rilascio così rapido, diventano davvero difficili da contestare.

In difesa le due superstar losangeline continuano ad essere un rebus difficilmente risolvibile per i Mavs: gli esterni di Dallas non reggono il confronto fisico contro le due talentuose ali dei Clippers. Ancora una volta George e Leonard sembrano poter battere i propri marcatori a piacimento, arrivando a canestro o servendo i compagni per comode triple aperte.

In questa partita LA torna a dominare il pitturato (58-36 i punti in area), grazie soprattutto a Ivica Zubac. Il centro croato approfitta ancora una volta dell’opportunità dovuta all’assenza di Harrell e, dopo una buona partita rovinata da una sanguinosa palla persa nel finale contro Phoenix, si fa perdonare con una prestazione eccellente: 21 punti (10/10 dal campo) e 15 rimbalzi in 24 minuti di gioco.

L’ultimo incontro stagionale si conclude così 126-111 a favore dei Clippers, che mantengono il controllo della gara per la maggior parte del tempo. Alla fine della stagione regolare i Clippers sono la squadra col net rating più alto contro i Dallas Mavericks: +9.9.

 

2) ASPETTI CHIAVE E MATCHUP

Clippers e Mavericks vengono spesso percepite come due squadre quasi agli antipodi. I californiani rappresentano la forza del collettivo, con due fuoriclasse come Leonard e George supportati da una potenza di fuoco inarrestabile sulla carta: è quasi offensivo definire giocatori come Morris, Beverley, Lou Williams, Harrell e Zubac “comprimari”, senza dimenticare anche Shamet, JaMychal Green e Reggie Jackson.

Per quanto riguarda Dallas, invece, Luka Dončić ha catalizzato su di sé le attenzioni di media, tifosi ed addetti ai lavori per tutto l’anno, apparendo spesso di un’altra categoria rispetto ai suoi compagni di squadra. Con un’analisi più approfondita, però, la situazione sembra per certi versi ribaltarsi, senza però cambiare l’impressione complessiva: i Mavericks non hanno armi a sufficienza per poter seriamente pensare di contrastare i Clippers.

Nonostante le premesse, a Los Angeles hanno faticato parecchio ad amalgamare tutto il talento presente nel roster. Il dynamic duo dalla panca composto da Lou Williams e Montrezl Harrell non è riuscito a ripetere con continuità i fasti dell’anno scorso, complici anche le debolezze difensive di entrambi, mentre Leonard e George hanno avuto entrambi qualche problema fisico e nei primi mesi hanno quasi dato l’impressione di essere un corpo estraneo al nucleo di giocatori proveniente dalla stagione 2018-19.

Sia Kawhi che PG però, se sani, sono tra i migliori scorer in isolamento della Lega e questo aspetto potrebbe essere il vero ago della bilancia della serie. Dallas non ha, all’interno del roster, giocatori in grado di difendere efficacemente e con continuità le due stelle avversarie, specialmente The Claw. Dorian Finney-Smith, spesso considerato come il miglior difensore sugli esterni dei Mavs, è stato costantemente brutalizzato da Leonard negli scontri diretti: emblematica, dal punto di vista della superiorità fisica, è questa schiacciata.

 

Il difensore designato ai playoff potrebbe quindi essere Maxi Kleber: il lungo tedesco combina una buona stazza con piedi veloci, scivolamenti laterali di livello e un’ottima propensione alla stoppata.

 

Kleber può essere però solo una toppa ad un problema ben più esteso, dato che i Clippers potranno coinvolgere nei vari setup offensivi sia un Hardaway Jr. spesso disattento che un Porzingis spaesato se portato fuori dal pitturato, senza dimenticarsi di giocatori troppo deboli fisicamente come Burke o eventualmente Barea. Anche per un semplice pick and roll, Los Angeles ha una moltitudine impressionante di opzioni, spesso con bloccante e portatore di palla quasi intercambiabili, senza che gli avversari abbiano gli uomini adatti per adeguarsi.

Capitolo Dončić: se c’è una squadra in grado di limitare il rendimento di questo astro nascente è proprio la metà biancorossa di Los Angeles, che ha un roster pieno zeppo di ottimi difensori, molto ben strutturati fisicamente e in grado di cambiare senza patire eccessivamente. Lo sloveno ha dimostrato di soffrire la difesa heavy switch sui pick and roll: vedremo se i Clippers, che hanno adottato diversi tipi di difesa nel corso della stagione, adotteranno questa tattica o opteranno per altre vie.

Un risvolto molto interessante sarà anche quello legato alla psicologia e alla narrativa. Luka non è solo ai primi playoff della carriera, ma si troverà anche ad affrontare due dei primi 10 giocatori di quella Lega che egli ambisce a dominare. Un primo passo per impossessarsi delle chiavi è sicuramente questo scontro diretto: attenzione sia alle dichiarazioni dei protagonisti che ad eventuale trash talking o sfide uno contro uno. Ciliegina sulla torta è la presenza nelle fila dei Clippers di Patrick Beverley, arcigno difensore che non risparmia mai a nessuno qualche parolina di fuoco in campo e fuori alle stelle avversarie…

 

Se c’è un jolly che i Mavericks possono pescare dal mazzo per provare a ribaltare una serie con un chiaro favorito il nome giusto è quello di Kristaps Porziņģis. L’unicorno lettone, nonostante gli infortuni, resta un rebus di difficile interpretazione per le difese avversarie grazie al suo mix di altezza e tecnica. Nell’ultimo scontro diretto Porziņģis ha fatto faville e c’è da aspettarsi che coach Rick Carlisle vorrà utilizzarlo per attirare i lunghi avversari fuori area e cercare di trovare una falla nel sistema difensivo dei Clippers.

Nonostante le caratteristiche fisiche possano suggerire il contrario la contromossa migliore per Doc Rivers potrebbe essere più Zubac di Harrell: il centro croato sta migliorando a vista d’occhio nel difendere fuori dall’area e ha la stazza giusta per limitare l’avversario nel pitturato.

 

Tutta questa analisi potrebbe sembrare troppo pessimistica per i Mavericks, considerando che si parla della squadra con il miglior Offensive Rating dell’NBA e che ha il terzo Simple rating system della Western Conference. Dallas, inoltre, ha perso un numero infinito di partite a causa di una cattiva gestione dei finali di gara ed il settimo seed è in un certo senso bugiardo vista la fluidità offensiva che i texani sono riusciti a mettere in campo nelle loro giornate migliori.

Anche ammettendo un improvviso cambio di rotta nel clutch time, i Clippers sono probabilmente l’accoppiamento peggiore (sì, anche peggio dei Lakers) per la squadra di Cuban, avendo le caratteristiche per limitare i loro punti di forza e per mettere in luce le varie crepe del sistema. Molto dipenderà dalle percentuali al tiro di alcuni gregari (Finney-Smith e Kleber su tutti). Dončić ha il talento sufficiente per offrire comunque prestazioni di altissimo livello, ma su una serie a 7 partite ai Clippers basterà restare in salute e giocare come sanno per passare il turno. Ci si aspetta una serie divertente, con partite gradevoli e qualche highlight da ricordare, ma con un favorito netto ed indiscutibile.

 

3) PRONOSTICI FINALI

Lorenzo Pasquali: 4-1 Clippers.

Enrico Bussetti: 4-2 Clippers.

 

DENVER NUGGETS@UTAH JAZZ

1) LE SFIDE IN REGULAR SEASON

Questa sera alle 19:30 italiane ci sarà la prima storica palla a due dei playoff NBA nella bolla di Orlando: gara 1 tra Denver Nuggets e Utah Jazz. Serie di partite tra due rivali anche di Division (la Northwest per essere precisi, vinta dai Nuggets), che durante la stagione, tra scontri pre lockdown e nella bolla, ha visto la squadra del Colorado vincere tutti e tre gli incontri precedenti. Seppur questo possa sembrare un dato decisamente a favore dei Nuggets, viste le condizioni non del tutto conosciute di Harris e Barton e vista la mancanza di Bojan Bogdanović, questa serie può risultare più equilibrata del previsto.

Bisogna prima di tutto, per ovvie ragioni, separare le due partite di gennaio e febbraio da quella giocata gli scorsi giorni nella bolla di Orlando. Ricordiamo anche i risultati: il 31 gennaio vince Denver al Pepsi Center 106-100, il 6 Febbraio a Salt Lake City il risultato è 95-98 ancora per i Nuggets e l’ultima, quella nella bolla, dopo due overtime 134-132 sempre a favore di Denver.

L’aspetto decisamente positivo per Denver sia nelle partite dei primi mesi del 2020 sia nella partita di Orlando è la prestazione sempre presente da parte di Nikola Jokić contro il due volte DPOY Rudy Gobert: il serbo nei tre confronti ha viaggiato a 29.3 punti per partita, 12 rimbalzi per partita, 9 assist per partita, 56% dal campo e 39 minuti a partita. Il minutaggio elevato è ovviamente influenzato dal doppio overtime di sabato scorso e dalla partita di febbraio dove Denver era costretta a una rotazione di soli sei giocatori.

Utah dalla sua ha sempre avuto una percentuale migliore dal perimetro, sempre sopra il 40% e con la presenza di Bojan Bogdanović in campo che ha tirato 9/20 dalla lunga nelle due partite invernali. C’è da dire che nelle due finestre pre-lockdown Donovan Mitchell è stato decisamente il peggiore per i Jazz se pensiamo all’apporto che ci si aspetta dal classe ’96, soffrendo più del dovuto Torrey Craig (ne parleremo più avanti) e costringendolo a medie decisamente basse e percentuali a dir poco rivedibili: 4 punti tirando 1/12 dal campo e 0/6 da 3 nella prima, 18 punti tirando 8/24 dal campo e 2/9 da 3 punti nella seconda. Questo per sottolineare che nonostante un Mitchell non al massimo delle sue possibilità, i Jazz sono sempre riusciti a rimanere a contatto.

Ultimo dato da segnalare e aggiungere: i Nuggets non hanno mai giocato al completo quest’anno contro i Jazz. Non si sanno ancora con certezza le condizioni di Harris e Barton, come detto prima, ma queste nella bolla per i PO potrebbero essere le uniche partite dei Nuggets con tutto il roster arruolato. Utah invece, dovrà lottare con la mancanza di Bogdanović: sicuramente un’assenza più pesante per il sistema di Quinn Snyder.

 

2) ASPETTI CHIAVE E MATCHUP

Uno dei punti più complicati da decifrare della sfida è la possibile presenza di Harris e Barton. Se Will ha giocato scampoli nelle prime partite all’interno della bolla per poi uscire dalle rotazioni pare in maniera cautelativa, Harris non gioca una partita da cinque mesi. Difficile pronosticare quanti minuti avranno a disposizione e se partiranno o meno titolari.

L’esplosione di Michael Porter Jr. e l’unicità del suo repertorio offensivo nel roster dei Nuggets, fa pensare che il fit più pulito comporterebbe far partire dalla panchina Barton. La chimica con Jokić si sta consolidando ogni giorno di più, inoltre Porter ha tirato recentemente con una percentuale da tre punti di tutto rispetto (42.2% su 6.4 tentativi nella bolla di Orlando). Il reparto ali di Utah invece è ridotto all’osso e la coppia O’Neale e Ingles sarà costretta a fare gli straordinari, specialmente contro un tandem esplosivo come quello che potrebbero formare assieme Grant e Porter.

Allo slot di guardia i Nuggets dovranno decidere chi usare tra Craig e Harris. Quest’ultimo sarebbe il titolare designato normalmente, ma Craig potrebbe essere il difensore perfetto da mettere su Mitchell. Fondamentali saranno le rispettive percentuali da tre, dato che in stagione Harris non è andato oltre il 33,3% mentre Craig non solo tira con il 32,6% ma pare sempre alquanto titubante nel prendersi tiri dalla lunga distanza. Ipotizzando che chiuderanno le partite spesso con Grant in campo, sarebbe fondamentale per i Nuggets trovarsi un Gary Harris in buone condizioni per aumentare il lor potenziale offensivo, soprattutto date le difficoltà incontrate contro i Jazz sul piano realizzativo (overtime esclusi).

Se due ruoli sono in forte dubbio, i Nuggets hanno delle certezze consolidate che li mettono in una posizione di forza. Grant si sta appropriando del posto da 4 nei quintetti conclusivi, con Millsap che sembra ormai un fake starter. Murray è tornato a giocare in prossimità dei playoff, mostrando un buon livello fin dal primo momento. Se Utah deciderà di mettergli contro Conley, il playmaker canadese partirà con un notevole vantaggio fisico, ma è tutt’altro che scontato che vinca lo scontro diretto contro un giocatore ben più esperto di lui ai playoff.

Se l’ex Grizzlies si trovasse in difficoltà, Mitchell per il profilo fisico che ha dovrebbe essere la seconda opzione nello scacchiere Jazz, anche per la mancanza di alternative. Le pedine a disposizione di Snyder sono limitate in termini numerici, mentre i Nuggets probabilmente useranno una rotazione a 9/10 uomini. Lo scontro dalle due panchine pare sbilanciato e per Denver sarebbe importante avere la garanzia che la propria panca possa portare un parziale positivo ad ogni partita contro la second unit dei Jazz.

La sfida clou non può non essere quella tra Jokić e Gobert. Per farne capire l’importanza, se il Net rating con entrambi in campo sorride a Utah (+1.5 per 100 possessi), senza il francese Jokić è completamente immarcabile, rendendo Denver incontenibile. Se il serbo fa fatica a trovare le classiche linee di passaggio contro le lunghe braccia del francese (ratio fra assist e turnover di 5:6), coach Malone utilizza spesso The Joker come palleggiatore nei P&R per poter allontanare Gobert e aprire gli spazi per gli assist del suo centro.

 

La qualità dei tiri che riesce a costruirsi rimane piuttosto elevata. Gobert fa parecchia fatica a muovere i piedi velocemente come Jokić negli spazi ristretti e Nikola non si fa troppi problemi ad attaccarlo uno contro uno nel finale dell’ultima partita, costringendo il francese ad uscire per falli. Inutile dire che se Gobert dovesse avere la peggio nello scontro, Utah non avrebbe alternative contro Jokić e non vi sarebbe alcun adeguamento possibile per ristabilire un minimo di equilibrio.

Se si possono immaginare svariate soluzioni uscire dalla mente di coach Snyder per intaccare gli ingranaggi offensivi dei Nuggets, la sua pietra miliare non deve permettersi di uscire per falli e se possibile sarà necessario che Gobert marchi il minutaggio di Jokić il più possibile.

In attacco i Jazz dipenderanno da due precisi fattori. Il primo è senza ombra di dubbio il rendimento di Mitchell, che contro Craig ha stentato non poco nei tre precedenti. Il suo 5/20 complessivo al tiro è emblematico di quanto subisca la fisicità dell’esterno dei Nuggets. Craig infatti ha la tipologia di fisico che più crea problemi a Mitchell, il fatto che abbia una parte alta del corpo così forte unita a un baricentro piuttosto basso, rende Craig il prototipo di difensore perfetto da schierare contro il prodotto di Louisville.

Per metterlo in difficoltà, specialmente nei finali punto a punto, Mitchell dovrà attaccarlo rapidamente ed evitare le giocate statiche che contraddistinguono i finali con hero ball dei Jazz. Ad aumentare la difficoltà, il recupero di Gary Harris offre a coach Malone una seconda opzione difensiva piuttosto affidabile da schierare contro Donovan, scegliendo chi schierare anche in base a chi offrirà più sicurezze in attacco.

Mitchell dovrà garantire un’efficienza offensiva superiore a quella di Murray per poter dare una concreta chance ai Jazz. Probabilmente Snyder cercherà, magari fin dalla prima partita, di forzare dei cambi difensivi in modo da obbligare i Nuggets ad esporre i due punti deboli difensivi della loro squadra: Jokić e Porter Jr. La cosa più semplice che viene in mente è banalmente il P&R centrale tra Mitchell e Gobert, schema che in alcune partite della bolla ha dimostrato di essere un pericolo maggiore per le difese avversarie rispetto al passato.

Donovan all’interno della bolla ha anche dimostrato di avere delle letture migliori in uscita dal blocco, gestendo meglio i tempi di penetrazione a canestro e mostrando una maggiore volontà nel cercare i passaggi giusti per i compagni. Nelle prime partite dentro la bolla i Jazz hanno faticato a trovare il canestro, mantenendo però una qualità piuttosto elevata nei loro tiri senza riuscire a convertirli. Esempio è Niang, che nelle prime quattro partite a Disney World ha tirato 2/18 da 3, nelle ultime 4 ha registrato 11/22.

 

L’instabilità nei ruoli di guardia e ala piccola hanno reso i Nuggets la peggiore difesa contro il tiro da tre di queste partite nella bolla. Se Denver è riuscita a segnare ripetutamente nel pitturato grazie anche a un numero elevato di rimbalzi offensivi, è anche vero che ha concesso ai Jazz 55 triple, convertite con il 40% (più o meno la media stagionale di Utah). Se è difficile vedere i Jazz limitare la fisicità di alcuni quintetti dei Nuggets, è probabile che Denver riesca quanto meno ad abbassare i tentativi da tre di Utah, soprattutto con i rientri di Harris e Barton.

In tutti i confronti stagionali, Denver si è presentata con una squadra altamente rimaneggiata, e il primo beneficiario è stato Clarkson. Nel primo confronto riuscì a mettere a segno 37 punti, e considerato l’infortunio di Bogdanović, il giocatore con passaporto filippino diventa ancor più importante per i Jazz. Difficile che Snyder conceda molto spazio a uno fra Brantley, Morgan e Oni, per quanto tutti e tre abbiano alternato buoni sprazzi quando impegnati, e con Mudiay che sta peggiorando di partita in partita l’apporto di Clarkson è più che mai importante. Se non dovesse riuscire a segnare è probabile che il gap tra le due panchine potrebbe essere talmente grande da rendere inutile gli sforzi dei titolari.

Lo starting five attuale dei Jazz anche nella bolla ha comunque ben performato e nelle dieci partite stagionali in cui questo quintetto è stato utilizzato ha un ottimo +17.7 di net rating. Per quanto i minuti non siano sufficienti per poter affermare con certezza che questo quintetto sarà efficace per tutta la serie, sarà di sicuro la base su cui si porranno le speranza dei Jazz di passare il turno.

 

I PROBLEMI IN DIFESA DEI NUGGETS

Se in attacco Denver ha svariate bocche da fuoco e può segnare tanti punti contro qualsiasi squadra, in difesa ha dei problemi strutturali difficili da risolvere in una serie playoff. I Nuggets si presentano all’appuntamento più importante dell’anno come la peggior squadra in questo fondamentale nella lega, sia in quella interna con Jokić (pessimo nella protezione del ferro) che in quella perimetrale.

Murray non sembra intenzionato ad applicarsi in difesa e rientra pure da un infortunio, Porter Jr. non ha idea di dove posizionarsi nella sua metà campo e anche per questo coach Malone lo ha usato col contagocce in stagione. Oltre a questo Jokić ha ancora tantissime lacune e per questo deve giocare spesso assieme a Millsap, ormai non più rapido di piedi come un tempo. Chi sono i migliori difensori di Denver quindi? Craig, Grant e Harris. Il primo è stato uno dei migliori corpi su Mitchell in stagione, il secondo può marcare più ruoli e dare una rim protection secondaria e il terzo per quanto buono non gioca una vera partita NBA da 5 mesi ed è reduce da una regular season poco convincente sotto tutti i punti di vista.

Come potrebbe Utah trarre vantaggio da queste deficienze difensive dei Nuggets? In tanti modi. I titolari ad Orlando hanno generato una qualità di tiri impressionante (57.4% Efg) in rapporto anche all’elevato numero di tentativi, soprattutto dall’arco: Utah infatti prova di media 42 tiri da tre a partita post lockdown e contro Denver settimana scorsa ne ha azzardati addirittura 55. L’attacco di Utah è decisamente centrato sul pick and roll e soffre quintetti che cambiano sistematicamente su tutto (come ad esempio i Rockets), ma la squadra di Malone è molto più scolastica e tende a droppare il lungo sotto canestro, permettendo quindi ai portatori di palla dei Jazz di avere molto margine di manovra.

Da un buon gioco a due potrà nascere spesso un tiro ad alta qualità, sia dall’arco che nei pressi del ferro: Gobert infatti è stato un fattore contro i Nuggets in stagione (69.4% Efg) e potrebbe avere un impatto che contro altre compagini difficilmente avrebbe in post season. Il serbo molto spesso tende ad assumere un posizionamento quantomeno discutibile e non è un caso che, nei possessi chiave degli incontri, Malone continui a preferirgli Plumlee, molto più esperto a contenere questo tipo di situazioni.

Quale sarà il segreto per i Jazz in attacco? Molto semplice. Togliere Mitchell dalla morsa di Craig forzando cambi sistematici, coinvolgere Porter Jr. in ogni possesso offensivo un po’ come con Carmelo Anthony nei playoff di due anni fa e tirare il più possibile da fuori per colmare il gap fisico. Così facendo Mitchell e compagnia potrebbero moltiplicare le possibilità di uscire vincenti da questo bellissimo primo turno di PO.

L’assenza di Conley per la nascita del figlio era risaputa e la notizia dell’uscita dalla bolla arriva il giorno prima di gara 1. A quanto si sa, pare che potrebbe essere di ritorno per gara 3. Se Utah riuscisse a prendere di sorpresa i Nuggets, cambiando il canovaccio previsto inizialmente in maniera efficace con un Mitchell estremamente ispirato, una possibile vittoria nei primi due scontri della serie darebbe un vantaggio psicologico non indifferente ai Jazz. Se comunque prima di questa notizia Utah partiva sfavorita, adesso le possibilità si sono ulteriormente ridotte. Probabile l’utilizzo di Niang in quintetto per garantire spacing alla squadra, oltre a lasciare a Clarkson il compito di segnare in uscita dalla panca.

 

3) PRONOSTICI FINALI

Alberto Motta: senza Conley azzardo 4-1 Nuggets, però indicativamente 4-2.

Alexandros Moussas: 4-2 Nuggets.

Andrea Piazza: 4-3 Jazz.

 

HOUSTON ROCKETS@OKLAHOMA CITY THUNDER

1) LE SFIDE IN REGULAR SEASON

Quella tra Thunder e Rockets non sarà soltanto la serie tra due delle migliori squadre della Western Conference, sarà anche e soprattutto la sfida tra il passato e il presente di un giocatore che col suo addio ai Thunder della scorsa estate ha segnato la fine di un ciclo sia per lui che per la franchigia dell’Oklahoma. Russell Westbrook si ritroverà per la prima volta faccia a faccia con il suo passato in un duello che questa volta conta per davvero.

Sarà un ritorno dal sapore particolare per un giocatore che nei Thunder è cresciuto ed è maturato, tra alti e bassi, sia come giocatore che come uomo. Un Russell Westbrook che a Houston sta provando a cambiare la sua narrativa, a scrollarsi di dosso quell’etichetta di perdente che da quando Kevin Durant se ne è andato nella fatidica free agency del 2016 in molti, forse troppi, ancora gli additano. Non ci è riuscito negli ultimi 3 anni, dove non è mai riuscito a superare il primo turno di playoff e proverà a farlo quest’anno: dalla sua avrà anche l’aiuto di un grande campione (e amico) come James Harden, in una serie che si preannuncia bollente e nella quale i riflettori e gli occhi dei media saranno sicuramente puntati su di lui.

Non sarà facile per The Brodie giocare contro la propria ex squadra, così come non lo sarà vederlo da avversario per i tifosi dei Thunder. Dopo una vita cestistica passata al fianco di Westbrook e centinaia di notti insonni passate aggrappati al carattere e al cuore del proprio uomo franchigia, da cui è nel bene e nel male è sempre dipeso tutto, chi scrive dovrà mettere da parte quel ricordo indelebile e schierarsi dalla altra parte, dal lato del nuovo ciclo sotto la guida di Chris Paul.

In quelle che erano state le prime due partite tra le due squadre, i Thunder avevano mostrato tutte le proprie potenzialità, massacrando i Rockets alle Chesapeake Arena grazie alla forza del collettivo, con cinque giocatori sopra i 15 punti in una partita che si era risolta in poco più di 30 minuti, anche grazie alla serata no di Harden.

Al Toyota Center le cose erano andate diversamente, con i Rockets a guidare per la maggior parte del match salvo poi farsi riprendere nel quarto quarto con 41 punti messi a referto dai Thunder, guidati dall’estro di Dennis Schröder e dalle triple di un Danilo Gallinari che in entrambe le sfide si è dimostrato una spina nel fianco per la squadra di coach D’Antoni. Di quei Rockets però resta ormai ben poco, considerato il cambio di filosofia voluto da Morey a metà stagione che ha spedito Capela ad Atlanta per abbracciare completamente un gioco small-ball, massimizzando così la capacità di Westbrook di andare al ferro e rinunciando a una profondità sotto canestro che potrebbe sicuramente risultare un fattore in questa serie.

 

2) ASPETTI CHIAVE E MATCHUP

Gli Oklahoma City Thunder che dovranno affrontare i Rockets si presentano ai playoff al completo e con una rotazione decisamente più lunga rispetto a quella che avrebbe potuto affrontare una serie ad aprile. Oltre a Paul, Schröder, Gilgeous-Alexander, Gallinari e Adams, sembrava che solo Noel e Dort potessero calcare il campo. Tuttavia André Roberson è tornato, dopo oltre 30 mesi e senza restrizioni di minutaggio. L’unico difensore capace di rallentare James Harden ha giocato una media di 10 minuti, per cercare di riprendere il ritmo partita, mancante da tre anni.

Nonostante l’eternità di tempo passata lontana dal parquet, Dre si è dimostrato un ancora buon difensore sulla palla, molto intelligente e capace di smarcarsi con tagli al ferro. Non ha paura di prendere una tripla wide open e lo ha dimostrato mettendone due appena tornato contro Miami. Darius Bazley, il rookie dei Thunder, ha fatto un deciso salto di qualità dopo la pausa, passando da 4.5 punti a partita con il 30% dall’arco (su due tentativi) in 17 minuti a gara a 13.6 punti col 47% da tre su cinque tentativi.

In generale il classe 2000 è stato molto più aggressivo e coinvolto in attacco, dove non ha sprecato le sue chance di attaccare il ferro e di colpire con le triple aperte concesse dalla difesa. Poiché è in grado di stazionare su tre ruoli e poiché Houston non ha centri, è presumibile che lo vedremo in campo ai playoff. Abdel Nader si è confermato una riserva affidabile e un buon tiratore, ed è probabile che giocherà anche lui. La rotazione passa quindi da sette uomini a dieci potenziali: ottima notizia per i Thunder.

Gli Houston Rockets si presentano invece a questa post-season come la più grossa incognita del panorama NBA, con uno small five innovativo che potrebbe essere un trionfo o un fiasco totale. In sintesi, per chi non lo sapesse, si rinuncia alla verticalità e ad una forte presenza sotto canestro per favorire la dimensione perimetrale e lo spacing nella metà campo offensiva: cinque giocatori si schierano al di fuori dell’arco da tre punti (five out in gergo) senza che ci sia un vero e proprio centro, per come è sempre stato inteso nella tradizione del ruolo.

Il giocatore fondamentale del sistema è James Harden, miglior realizzatore della lega ed eccellente passatore. Non ha di certo bisogno di presentazioni ma su di lui va detto che all’occorrenza può essere un difensore di ottimo livello, al contrario di quanto molti tifosi pensino notando certi possessi in cui manca di fatica per preservare energie da utilizzare in attacco.

Il grande ex, Westbrook, dopo un inizio così così è riuscito a ritagliarsi il proprio ruolo in un contesto lontano dalle sue caratteristiche. Per questo motivo è riuscito a rendere bene da dicembre in poi, godendo dello spacing che si genera con questo tipo di gioco per lanciarsi verso il ferro ad alta velocità a concludere o eventualmente scaricare sull’arco per i compagni sempre pronti a colpire in catch and shoot. Inoltre Russell è un buon difensore, pur con carenze di attenzione, ma grazie alle proprie doti fisiche e ad un ottimo istinto spesso è in grado di cambiare il ritmo di gioco e caricare la squadra anche in difesa.

Poiché salterà almeno due gare per infortunio, verrà quasi certamente rimpiazzato da Eric Gordon, anche lui tormentato da infortuni che lo hanno fatto sembrare l’ombra di sé stesso negli ultimi mesi. Con lui sul parquet i Rockets guadagnano perimetralità e perdono in attacco al ferro, quindi la logica ci porta a pensare che la tendenza di prendersi tanti tiri da tre verrà ulteriormente esasperata. Non sappiamo come sarà la sua condizione fisica e se riuscirà a giocare molti minuti, ma dovrà farlo per forza di cose per sostituire Westbrook. In quintetto poi troviamo Danuel House Jr. nel ruolo del cosiddetto 3&D, in campo per colpire dall’arco e difendere su uno dei due migliori attaccanti avversari. Può tagliare e correre in transizione offensiva e difensiva.

Parlando di questa difesa la versatilità è una caratteristica fondamentale e il giocatore più versatile a roster è sicuramente Robert Covington: è da anni uno dei migliori difensori della lega sul perimetro ma riesce ad essere molto efficace anche nel pitturato essendo dotato di ottima intelligenza, tempismo ed elevazione, come testimonia il buon numero di stoppate in relazione alla sua altezza: con queste caratteristiche si avvicina ad essere il centro della squadra. A completare il quintetto è P.J. Tucker, difensore solido e tenace che può sopperire alla mancanza di centimetri con una fisicità importante e fastidiosa per gli attaccanti avversari. È anche un buon tiratore dall’arco, eccellente dagli angoli dove solitamente si va a collocare.

La panchina di Houston, d’altro canto, quest’anno è stata la meno produttiva e tra le meno efficaci della Lega. Ciò deriva dal fatto che le rotazioni sono veramente ristrette, limitandosi ad un massimo di tre sostituti in generale. Quello che ottiene più minuti è Ben McLemore, guardia/ala specialista del tiro dalla lunga distanza che ha visto rinascere a Houston la sua carriera: è abilissimo nel farsi trovare sempre pronto sul perimetro e può concludere al ferro nonostante non sia un attaccante dal palleggio e i propri tagli a canestro non siano così frequenti.

Spesso però è l’anello debole della difesa heavy switch adoperata dai Rockets per sopperire alla mancanza di centimetri. Nello spot di guardia di riserva abbiamo Austin Rivers, la cui stagione ha fatto vedere ottime cose nella metà campo offensiva, in modo altalenante. Rivers ha migliorato le proprie percentuali da tre e sembra avere molta più confidenza nel prendersi certe conclusioni, ma nel concludere al ferro non realizza con percentuali entusiasmanti. Difensivamente non è dotato di un fisico che gli permetta di fare la differenza, ma è comunque quel genere di giocatore che tenta di compensare le proprie mancanze strutturali con impegno costante. Ultimo uomo da rotazione playoff è Jeff Green, che è apparso in discreta forma da quando si è ripreso a giocare dimostrando di poter avere spazio per aggiungere verticalità alla squadra. A 33 anni Jeff può ancora tirare e attaccare il ferro, anche se in difesa gli manca la mobilità di un tempo.

Pare che Russell Westbrook salterà almeno le prime due gare della serie, mentre sull’infortunio di Dort al ginocchio non ci sono notizie approfondite. L’assenza di Russell per i Rockets potrebbe per assurdo non pesare quanto quella di Luguentz per i Thunder: il canadese è il miglior difensore della squadra al momento e senza di lui viene difficile pensare a qualcuno in grado di marcare James Harden costantemente. Andre Roberson potrebbe farlo, ma non ha più lo smalto degli anni migliori nelle gambe e dal suo ritorno non ha mai giocato più di 13 minuti. Anche Dennis Schröder ha marcato The Beard in regular season con buoni risultati, ma non è pensabile che lo tenga per i 30 e oltre minuti che giocherà.

Paul e Shai possono solo sporadicamente occuparsi del numero 13, dati anche i loro compiti più importanti in fase di attacco. Un raddoppio sarebbe semplicemente suicida, visto anche il ritorno di Gordon e uno spacing perfetto senza Westbrook, quindi la speranza dei Thunder è che Dort sia arruolabile al più presto. Allo stesso tempo va detto che con tutti i giocatori sani il problema più grosso sarebbe l’accoppiamento col grande ex della sfida: Gilgeous-Alexander non può tenere Russell in single coverage ed è stato spazzato via negli scontri in stagione, mentre Paul potrebbe stare su Russell solo in qualche possesso.

Avere Roberson su Westbrook e Dort su Harden sarebbe l’ideale, ma comprometterebbe troppo le spaziature. Pertanto, se vedremo una partita con i team al completo, Harden sarà preso in consegna da Dort, Roberson e Schröder, mentre Westbrook probabilmente da Shai e Paul, con Dort a fare però da jolly divincolandosi tra uno e l’altro sopperendo alle difficoltà dei compagni.

Altra questione complicata è il ruolo di Steven Adams: come e quanto giocherà contro la small five dei Rockets? È probabile che sia Covington più che Tucker a marcare il neozelandese, ma di chi si occuperà Steven in difesa? Il coordinatore del sistema difensivo di Billy Donovan e il miglior rim protector della squadra potrebbe soffrire molto il pace alto di Houston e impattare solo parzialmente a rimbalzo offensivo in attacco. Ecco che allora Noel pare una scelta più adatta in quanto a mobilità, anche perché Nerlens è un buon difensore e sa segnare bene su alley-oop, per quanto non eccella come il compagno sul pick and roll e come passatore. È molto probabile però che vedremo parecchi minuti senza un vero centro e con Bazley impiegato da 5, con una small five alternativa dei Thunder, che potrebbe vedere sul parquet due tra le point guard a roster, uno tra Dort e Roberson, Gallinari e Bazley.

Una lineup con molte spaziature offensive e capace di difendere bene la linea dei tre punti, con l’unico punto di domanda della protezione del ferro, situazione in cui il rookie concede il 59.9% : non parliamo di élite NBA, ma spesso queste percentuali derivano da un mismatch con un lungo, di cui Houston è priva. È pertanto auspicabile che la difesa possa provare a reggere l’urto. Sulla difesa heavy switch di Houston è stato detto di tutto ed è probabilmente la più adatta ad arginare i pick-and-roll dei Thunder e Chris Paul, ma il quintetto con le tre point guard potrebbe avere le caratteristiche adatte per colpire: tutto starà nell’attenzione off the ball dei Rockets, che spesso hanno avuto amnesie nella propria metà campo. In ogni caso per i Thunder sarà vitale sfruttare le abilità in palleggio di Chris Paul e di Shai Gilgeous-Alexander per aprire le opportunità al ferro e sul perimetro, e andare forte a rimbalzo offensivo.

Ciò esporrà al rischio di giochi in transizione, ma finché Westbrook non sarà in campo il rischio va corso. Per il resto, sarà fondamentale per Oklahoma City evitare le numerose palle perse che abbiamo visto nei seeding games, mentre per Houston l’obiettivo sarà restare concentrati per 48 minuti: anche nella bolla i Thunder ci hanno deliziati con un comeback da venti punti di svantaggio e hanno già rimontato clamorosamente i Rockets in stagione regolare. Ci aspetterà una bella sfida, ma almeno sulla carta Houston è favorita, con o senza Westbrook. Se Luguentz Dort non giocherà, OKC non ha grosse possibilità di passare il turno.

 

3) PRONOSTICI FINALI

Filippo Scalco: se Dort gioca e Russell rimane fuori per tutta la serie OKC 4-2.
Se in gara 3 Westbrook torna e i Thunder perdono Dort per qualche gara 4-3 Rockets.

Alessandro Cerati: molto sinteticamente vedo un 4-2 per i Rockets.

Francesco Contran: se Russell non giocherà nemmeno una partita e Dort sarà disponibile vedo vincere i Thunder in sette gare. Con Dort disponibile e Westbrook in campo da gara 3, 4-2 Rockets. Senza Dort 4-1 per Houston.

La Redazione

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