Qual è il ceiling di Jarrett Allen?

 Qual è il ceiling di Jarrett Allen?

Copertina a cura di Nicolò Bedaglia

Uno dei grossi problemi della NBA attuale è quello di giudicare troppo facilmente un giocatore, definendolo sottovalutato o sopravvalutato senza contestualizzare. Uno a cui questo identikit calza a pennello è Jarrett Allen.

Scelto dai Brooklyn Nets con la pick numero 22 al Draft 2017, il centro ha stupito tutti con una rookie season andata ben oltre le più rosee aspettative. Tutti credevano che da lì a poco il prodotto di Texas Longhorns sarebbe diventato un vero e proprio crack ma, nelle due annate successive, nonostante abbia migliorato il suo rendimento, ha mostrato diverse lacune che hanno preoccupato addetti ai lavori e non.

Nella prematura uscita dai play-off del 2018-19 per mano dei 76ers si sono visti tutti i limiti tecnici del ragazzo nato a Round Rock e, quest’anno, ha sofferto non poco la concorrenza di DeAndre Jordan. Tutti fattori che sommati ci portano a chiedere: qual è il ceiling di Jarrett Allen?

La Rookie Season di Jarrett Allen

Quando i Nets chiamarono alla ventiduesima scelta del draft del 2017 Jarrett Allen non era ancora chiaro quale fosse il piano nella testa di Sean Marks. Il centro arrivava da una stagione in maglia Longhorns non particolarmente entusiasmante (11-22) e, non essendo finito troppo spesso sotto i riflettori, le aspettative verso Big Jay erano relativamente basse. La poca pressione e la situazione del roster di Brooklyn si presentavano come le condizioni ideali per svilupparne il talento.

Tempo un paio di mesi e Allen raggiunse la notorietà: il suo impatto sul sistema di Kenny Atkinson fu decisamente notevole. Facilitato dal trovarsi in uno dei team con la più bassa qualità dell’intera lega, il centro è riuscito subito a diventare un punto cardine dello starting five e a scaldare il cuore della Brooklyn Brigade a suon di stoppate diventate cult e poster con cui ha tappezzato la camera della stragrande maggioranza dei lunghi NBA.

Insomma, the Frosho ha avuto una stagione sensazionale ed inaspettata: per lui 8.2 punti (con il 59.6% di effective field goal percentage ed il 63.6% di true shooting percentage), 5.4 rimbalzi e 1.2 stoppate (statistiche prese da Basketball Reference) giocando 20 minuti a notte. Anche dall’altra parte del campo Allen aveva piacevolmente sorpreso e tutti si aspettavano che di lì a poco avrebbe definitivamente spiccato il volo.

Le prime difficoltà

A differenza del primo anno, nella sua stagione da sophomore tutti, o quasi, sapevano cosa aspettarsi dal numero 31 dei Nets, nel bene e nel male. Infatti le squadre avversarie hanno iniziato a porre maggiore attenzione su Big Jay cercando di sfruttare le sue debolezze. Tutte le sue lacune, sia difensive che offensive, sono quindi venute a galla.

Jarrett Allen è un centro che potremmo definire ‘old school’ con tutte le accezioni positive e negative del caso. Nonostante non sia il miglior rim protector della lega riesce comunque a dare il suo apporto sotto le plance grazie alla capacità di leggere in anticipo le intenzioni dell’attaccante e di sfruttare la sua notevole apertura alare per stoppare il marcatore. Le note dolenti arrivano appena ci si sposta di qualche metro dal canestro.

The Frosho è un giocatore estremamente lento e molto poco agile, caratteristiche che lo rendono un pessimo difensore perimetrale ed un giocatore che accetta controvoglia i cambi difensivi. Questo accade perché non è minimamente in grado di coprire un piccolo, in particolar modo se quest’ultimo decide di gravitare distante dal canestro. Sui pick and roll avversari preferisce posizionarsi più dietro e rimanere sul lungo creando costantemente una situazione di svantaggio per il suo compagno di squadra costretto a passare agilmente su tutti i blocchi per impedire un tiro facile all’attaccante avversario.

 

Nella clip si può notare proprio come Jarrett Allen lasci D’Angelo Russell in balia di Lillard e Nurkic. D-Lo non è un fenomeno nel passare sui blocchi e questo si traduce in una tripla estremamente agevole per la Point Guard dei Trail Blazers.

In attacco, invece, il numero 31 dei Nets ha dimostrato fin da subito la sua mono-dimensionalità. La sua qualità principale è quella di saper portare dei blocchi più che discreti e di saper rollare a canestro con estrema facilità. Con Russell e Dinwiddie aveva trovato un’ottima sintonia che molto spesso si traduceva in alley oop finalizzati ovviamente da Big Jay (come si può vedere nella clip sottostante).

 

I problemi offensivi riguardano tutti gli altri aspetti del suo attacco. Nella stagione 2018/2019 ha preso 542 tiri da meno di 10 piedi di distanza dal canestro su un totale di 600 tentativi. I restanti sono stati suddivisi nel seguente modo: 14 tra long two e tiri dal mid-range e 45 conclusioni da tre punti. L’impressione era che Allen stesse cercando di crearsi una conclusione da dietro l’arco ma i risultati non sono stati quelli sperati.

L’esperimento del tiro da tre

Nell’estate del 2018 uscirono fuori diversi articoli riguardanti i miglioramenti nel tiro da 3 punti fatti da Jarrett Allen in off-season. Si iniziarono a creare delle aspettative che durarono a malapena 48 minuti – 2/3 da 3 punti alla prima partita- e finirono per essere completamente deluse. Per vedere un’altra tripla realizzata dal Frosho si è dovuto aspettare ben 24 partite (in quel caso fu Cleveland la vittima di turno). Nel mezzo tanti errori e ben pochi tentativi (meno di 1 per match).

 

Quello che poteva rivelarsi un esperimento di successo è finito piuttosto male. L’idea di avere un centro con le caratteristiche fisiche e tecniche che ha il numero 31 dei Nets ed in più capace di sparare dalla distanza era un’idea che stuzzicava non poco Atkinson. Era chiaro che Allen non sarebbe mai diventato un tiratore puro, ma non si può negare che qualora fosse riuscito ad essere uno shooter credibile dagli oltre 7 metri. la sua dimensione in attacco sarebbe cambiata sensibilmente.

Questo può essere considerato uno dei diversi turning point che the Frosho avrebbe dovuto sfruttare per trasformarsi in un giocatore di tutt’altra caratura. Naturalmente c’è ancora tempo per cambiare le cose ma l’esperimento sembra essere stato definitivamente accantonato.

Nelle ultime 15 gare di quella regular season Allen ha provato solo tre triple (realizzandone zero) mentre in questa regular season il numero di tentativi è di cinque in 64 partite (nessun tiro è andato a bersaglio). Big Jay è tornato ad occupare l’area e a trasformarsi in un giocatore con il quale è obbligatorio o quasi collaborare per evitare che la difesa avversaria possa escluderlo dall’azione e concentrarsi sugli altri attaccanti.

La concorrenza di DeAndre Jordan

La tanto celebrata Free Agency 2019 dei Nets ha visto arrivare a BKN oltre a Kyrie Irving e Kevin Durant anche DeAndre Jordan. Dopo un’annata difficile chiusa a New York sponda Knicks, dove ha fatto da chioccia a Mitchell Robinson, ci si aspettava che in maglia Nets potesse continuare il suo lavoro da veterano, stavolta aiutando Jarrett Allen. E infatti così è stato, ma solo in parte. L’ex Clippers ha chiesto fin da subito di essere il centro titolare della squadra mettendo una certa pressione su Kenny Atkinson.

I minuti di Jarrett Allen sono diminuiti (seppur di poco) rispetto alla passata stagione e quella che doveva essere una win-win situation per lui si è rivelata essere piuttosto deleteria. Fuori dal campo i due si trovano molto bene, in allenamento si sfidano spesso per provare a migliorare le skills di Big Jay, ma sul parquet la realtà è molto diversa.

Oltre ai problemi sui due lati del campo descritti nei paragrafi precedenti, la percezione è che il Frosho sia fortemente sfiduciato e questo si tramuta in una certa superficialità sia nelle letture che in fase difensiva. Nella clip sotto si può vedere uno dei tanti turnover stupidi fatti dal numero 31 in questa stagione: si incaponisce nel cercare una linea di penetrazione che non esiste per un giocatore di quella stazza e con quel trattamento di palla e si schianta contro la difesa dei Grizzlies, perdendo il pallone.

 

Allen è passato dall’essere uno dei giocatori più elogiati della squadra al diventare un problema nel giro di 5 gare di playoff, e la free agency successiva non lo ha aiutato di certo, anzi. Psicologicamente a pezzi ha visto passarsi davanti nelle graduatorie un veterano che ha già dato il meglio che poteva dare in carriera ed ora dovrebbe limitare di molto il suo impiego sul parquet. Però è innegabile che ci si aspettasse una scossa emotiva, una reazione orgogliosa che per ora non c’è stata.

Abbiamo già visto il ceiling di Jarrett Allen?

Probabilmente sì, o almeno ci siamo andati molto vicini. Sembra piuttosto scontato e retorico dire che sia un giocatore “superato” ma effettivamente è una definizione che calza a pennello. Questo però non sta a significare che Allen sia un giocatore scarso, anzi è un centro più che discreto, solo che gli mancano tantissimi step per arrivare ad essere un ottimo giocatore. A preoccupare è soprattutto il fatto che ai playoff diventi letteralmente un mismatch che cammina.

L’unica partita vinta dai Nets contro i 76ers nei playoff 2019, Gara 1, ha visto Big Jay in campo per neanche 10 minuti. Ciò nonostante è riuscito a fare 4 falli e chiudere con un osceno ¼ dal campo. Naturalmente è difficilissimo difendere ed essere difesi da un fenomeno come Joel Embiid ma, eccezion fatta per gara 4 dove Philadelphia ha fatto di tutto per perdere senza riuscirci, la serie di Allen è stata abbondantemente negativa.

Nella clip sottostante è possibile vedere una delle tante letture sbagliate: Russell stava coprendo Harris, un mismatch, Allen però non decide di portare un aiuto forte a DLoading ma di restare nella terra di mezzo tra loro ed Embiid, lasciando al centro dei 76ers la più facile delle triple.

 

Al termine della stagione 2020-2021 si concluderà il suo contratto da rookie. Oggi Big Jay ha ancora un valore di mercato piuttosto alto e l’ipotesi di una trade (magari insieme a Dinwiddie, ma ne parleremo in un altro articolo) potrebbe fare felice entrambi le parti (anche perché percepirà neanche 4 milioni di dollari e, dovesse trovarsi a proprio agio, potrebbe agevolmente firmare un estensione): i Nets perché potrebbero arrivare a quel tanto desiderato terzo violino ed il centro perché si troverebbe in un contesto con meno pressioni e potrebbe continuare a giocare con la stessa scioltezza con cui aveva disputato la sua rookie season. Magari in questo modo potrà compiere quegli step di cui si discuteva poc’anzi, ma il rischio di aver già visto la parte migliore di Jarrett Allen esiste ed è anche piuttosto elevato.

Ceiling o non ceiling, quella in maglia bianco-nera potrebbe essere stata la parentesi migliore della carriera di Jarrett Allen. O meglio, è altamente improbabile che il Frosho possa fare meglio di quello che ha già fatto vedere al Barclays Center. Magari in un’altra franchigia potrebbe fare dei passi in avanti, ma la percezione è che abbia raggiunto già l’apice della sua carriera.

Gianmarco Galli Angeli

Guarda l'NBA come un bambino un cesto di caramelle. Sognava di diventare un maestro di ankle breaker ma ha un ball handling orribile e quindi si diletta a subirli. Le sue caviglie non ringraziano.

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