La vita all’interno della bolla

 La vita all’interno della bolla

Copertina a cura di Francesco Villa

Il 2020 verrà ricordato nella storia come l’anno in cui la pandemia del Coronavirus ha modificato le abitudini di tutti quanti, costringendoci ad un rapporto differente con la realtà quotidiana alla quale siamo sempre stati abituati. La gravità della situazione su scala globale ha portato all’attuazione di misure drastiche, confinandoci tra le mura delle nostre dimore per evitare che il contagio si diffonda maggiormente di quanto non abbia purtroppo già fatto.

Persino il motto del mondo dello sport e dell’intrattenimento, “The show must go on”, non è più stato conciliabile con la realtà e, durante lo scorso marzo, praticamente tutti i campionati agonistici di ogni livello si sono dovuti interrompere.

Questo è valso anche per la nostra amata NBA che, nonostante i grandi interessi economici e pubblicitari che si celano dietro il basket giocato, ha dovuto prendersi una pausa. Sin da subito il commissioner Adam Silver ha reso chiaro che una soluzione si sarebbe trovata per quanto le circostanze imponessero la massima attenzione e l’esigenza di rispettare tutte le misure di sicurezza emanate dalle organizzazioni sanitarie nazionali e internazionali. Dopo mesi di meeting e valutazioni, la lega è giunta ad un accordo con Disney, che ha messo a disposizione le proprie strutture nella città di Orlando, Florida, per la conclusione della stagione regolare 2019/2020 e i successivi playoff.

Una volta adibite nel migliore dei modi le strutture per accogliere i migliori cestisti del pianeta, a partire dal 7 luglio le 22 squadre che saranno impegnate a giocare questa fase finale della stagione sono state invitate a presentarsi nella Bolla, per allenarsi in vista della ripresa dei veri e propri match, previsti a partire dal 30 di luglio.

Tralasciando le questioni prettamente cestistiche, un evento senza precedenti come questo ci sta dando l’opportunità di vedere più da vicino come si comportano i nostri idoli al di fuori dal campo con l’esigenza di adattarsi ad un contesto così singolare.

 

La pesca

Nonostante degli splendidi campi da golf presenti nella vastissima proprietà Disney, l’attività preferita di tantissimi giocatori in questi primi giorni sembra essere la pesca sportiva, autorizzata dai piani alti e resa possibile dalla presenza del lago Buena Vista. Andiamo a vedere quali sono state le performance migliori:

Paul George, stella dei Los Angeles Clippers, per anni ha reso nota la propria passione per la pesca come attività ricreativa e rigenerante, quindi non è una sorpresa vedere che sia riuscito a prendere un pesce di queste dimensioni.

 

I compagni di squadra degli Houston Rockets, Ben McLemore e Robert Covington, sembrano abbastanza soddisfatti di quanto hanno raccolto.

 

Luka Doncic, giovane promessa dei Dallas Mavericks, nonostante abbia dichiarato di non amare il pesce nella propria dieta sembra cavarsela parecchio bene.

 

Terrance Ferguson invece, guardia degli Oklahoma City Thunder, ci ha tenuto a farsi notare nelle vesti di pilota di queste imbarcazioni che sembrano essere dei lussuosi gommoni a motore.

 

Non per tutti questa attività si è rivelata così semplice e divertente a quanto pare, Ben Simmons e Pat Beverley ne sono un esempio:

La point guard/ala dei Sixers sembra poco stimolato dalla propria presa, e filmato dal compagno di squadra Josh Richardson con estrema sufficienza fallisce miseramente nel ributtare in acqua quanto ha pescato. L’ironia sul “prendere il ferro” in questo caso ovviamente non si è fatta attendere.

 

Forse spinti dalla presenza di un esperto come Paul George, la questione pesca in casa Clippers è una cosa seria. Qua vediamo Montrezl Harrell impegnato nel dare qualche consiglio a Patrick Beverley nel corridoio dell’hotel. Il video è cortesia di Lou Williams.

 

Tuttavia, il messaggio che traspare è quello di non prendersi troppo sul serio e godersi l’esperienza. Il migliore esempio rimanendo in questo contesto? Eccolo qui:

Qui vediamo Jarrett Allen e Rodion Kurucs dei Brooklyn Nets mimare ironicamente una scena romantica dal film Titanic.

 

Beer-Chugging

L’evento che ha suscitato più scalpore di cui abbiamo testimonianza per ora è sicuramente la sfida che consiste nel bere una lattina intera di birra tutta d’un fiato (tecnicamente noto come beer-chugging o shotgunning). Tutto è partito dal fatto che JJ Redick dei New Orleans Pelicans è stato sollecitato dai fan a compiere questa attività dopo avere postato sul suo feed di Twitter una foto ritraente una lattina di birra Bud Light di fianco a una fontanella disattivata per ovvie ragioni sanitarie.

JJ non si è tirato indietro:

 

Ciò ha fatto in modo che Meyers Leonard, imponente centro dei Miami Heat, si sia sentito in dovere di fare vedere le proprie capacità. Meyers si è addirittura proclamato King Of The Bubble in questa specialità lanciando un guanto di sfida a chiunque.

Questo secondo video condiviso da Leonard col mondo sicuramente ci dà buone indicazioni sul suo talento in questa disciplina:

 

Jordan Clarkson e Royce O’Neale degli Utah Jazz hanno accettato la sfida di Leonard il giorno stesso, con Clarkson visibilmente più abile del compagno di squadra:

 

Per ora la challenge è stata intrapresa solo da questi tre giocatori, ma non è difficile immaginare che molti si uniranno nel futuro immediato, perché d’altronde la fama che diversi atleti possiedono di essere degli altrettanto performanti bevitori e festaioli ha delle basi solide da decenni. Tuttavia, in un contesto così proibitivo per l’aggregazione sociale, non è una sorpresa scoprire che nonostante la NBA abbia assoldato un DJ per mettere della musica nella serata di sabato 11 Luglio, nessuno si sia presentato alla festa. Nessuno eccetto una persona: Dwight Howard, centro dei Los Angeles Lakers.

Il suo compagno di squadra Anthony Davis interrogato sulla faccenda ha affermato che l’evento non era stato pubblicizzato a sufficienza, siccome molti ne sono venuti a conoscenza il giorno seguente proprio da Howard stesso.

Comunque, Dwight ha immortalato questa singolare esperienza in questo video, in cui lo vediamo impegnato nell’ordinazione di un drink mentre ci mostra l’area più ricreativa della bolla:

 

I Vlog

Ogni giocatore possiede ovviamente il proprio telefono con cui fare video o foto che colgano determinati momenti che poi verranno postati sui vari social network per i propri milioni di follower, ma c’è qualcuno che ha portato questo concetto ad un livello successivo. È il caso del giovanissimo Matisse Thybulle, rookie che milita nei 76ers di Philadelphia, e di Javale McGee, centro veterano dei Lakers.

Entrambi hanno deciso di portare con sé una telecamera professionale per darci una versione ultra dettagliata di questa esperienza, non solo riprendendo integralmente ogni singola immagine che vedremo, ma occupandosi anche della parte di editing in post-produzione.

Ecco il recap del primo giorno di Thybulle:

Qui invece il recap di McGee sempre delle prime 24 ore:

 

I bagagli

Nonostante abbiano ricevuto delle direttive ben precise dai piani alti della NBA, i giocatori hanno potuto portare tutto quello che volevano con sé per questo periodo di isolamento.

Molti si sono premurati di portarsi un buon numero di scarpe nonostante ci sia del personale adepto a soddisfare questa esigenza. Tuttavia, come si poteva prevedere, l’ormai indiscusso sneaker king della lega Pj Tucker non si è risparmiato nemmeno in questa occasione.

Oltre al numero sempre copioso di paia tra cui scegliere, spicca un modello di Air Jordan 1 originale risalente al 1985:

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1985 I ARRIVED

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Un altro oggetto che praticamente non è mancato nella valigia di nessuno è la console per dedicarsi al gaming nel tempo libero, con diversi giocatori che hanno affermato di affrontarsi o di fare squadra da una stanza all’altra dello stesso hotel.

DeAndre Ayton, centro dei Phoenix Suns, si è addirittura presentato con il monitor in mano non appena ha messo piede fuori dall’autobus che lo ha portato nella bolla:

 

Tuttavia il gaming per alcuni cestisti è una cosa seria e non un passatempo, siccome tramite canali come Twitch molti hanno sviluppato un certo seguito trasmettendo in live streaming le proprie partite virtuali.

Uno di questi è Josh Hart, guardia dei New Orleans Pelicans ed assiduo gamer, che mostrandoci il proprio set-up nella sua nuova camera ci avvisa con un po’ di preoccupazione che dipenderà tutto dalla potenza della connessione Wi- Fi:

 

Scoperta e adattamento

Ciò che accomuna chiunque sia coinvolto in questa situazione è la necessità di adattarsi e inevitabilmente il desiderio di scoperta, in tutte le accezioni che il termine può assumere.

Può essere come nel caso di Tacko Fall, centro dei Boston Celtics, una spontanea esplorazione a bordo di una bicicletta assieme ai propri compagni Carson Edwards e Romeo Langford:

 

Oppure può trattarsi di un incontro casuale ed inaspettato con gli animali che popolano la proprietà Disney, come è successo tra Josh Richardson dei Philadelphia 76ers e un tacchino selvatico:

 

Col passare dei giorni potrebbe anche capitare che qualche domanda dalle sfumature esistenziali inizi a spiccare tra i pensieri di qualcuno. Ad esempio Hassan Whiteside, centro dei Portland Trail Blazers, in questo video ammette di non sapere dove si trovi Mickey Mouse, siccome alcuni fan gli hanno posto questo quesito trovandosi nel regno di Disney:

“He better be courtside” : “mi auguro di vederlo in prima fila” (trad.)

 

Anonymous Hotline

Oltre tutto ciò che possiamo vedere tramite le centinaia di post e interviste pubblicati ogni giorno, c’è una presenza misteriosa che agisce principalmente in silenzio e rappresenta il peggior nemico di chi è coinvolto in questa esperienza: la anonymous hotline. Si tratta di una linea telefonica sempre aperta, approvata dall’associazione dei giocatori, da utilizzare per avvisare in forma anonima che qualcuno sta violando le regole di convivenza prestabilite.

La linea è già stata utilizzata più volte, con il solo Dwight Howard che ha dichiarato al pubblico di essere tra quelli richiamati dalla lega. L’anonimato che garantisce protezione a chi fa la chiamata incriminante e il fatto che chi verrà colto sul fatto riceverà un avviso senza che venga reso noto a tutti, per ora stanno tenendo.

 

In questi primi giorni nella Bolla, la vita quotidiana dei nostri idoli si sta svolgendo con grande naturalezza ma senza mancare mai di riservarci dell’intrattenimento, che per quanto si basi su cose semplici ed immediate non fallisce nell’alimentare continuamente la nostra curiosità.

Senza dimenticare le circostanze per le quali è stata resa necessaria, questa situazione ci regalerà sicuramente tantissimi momenti degni di nota per i prossimi mesi a venire.

Siamo solo all’inizio.

Alessandro Cerati

Tifoso NBA da una vita, tifoso di Oklahoma City dai tempi del trio delle meraviglie ad oggi. R.I.P. Kobe, R.I.P. Gigi.

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