I giocatori NBA che farebbero meglio in NFL

 I giocatori NBA che farebbero meglio in NFL

Copertina a cura di Francesco Villa

Avete presente quando, girovagando su Instagram, vi imbattete in un post di una pagina di dubbia provenienza, un’immagine che ritrae un giocatore NBA con “photoshoppata” la divisa di una franchigia NFL, accompagnata dalla didascalia (o caption, per rimanere in tema)
What If…”? Oppure, quando vedete in televisione un touchdown pass di LeBron James per Anthony Davis e vi chiedete “Chissà cosa potrebbe fare in NFL…”?

Potremmo andare avanti ancora per molto, però crediamo di aver reso l’idea. Benissimo, in questo periodo di lockdown, con tutti gli sport fermi, questi interrogativi si sono moltiplicati.

In questo articolo – scritto a quattro mani con Alessandro Groppi – proviamo a trasformare in parole quello che su Instagram fanno con un’immagine “photoshoppata”, senza la pretesa di fare un pezzo ad alto contenuto tecnico.

Prenderemo in considerazione giocatori di basket che abbiano avuto qualche esperienza nel football (high school, college, workout, tryout) e giocatori che abbiano caratteristiche tali da poter interpretare, almeno sulla carta, un dato ruolo d’attacco o di difesa. Analizzeremo, ruolo per ruolo, attacco e difesa di una franchigia NFL e, successivamente, ci occuperemo degli special team e dell’head coach.

 

Quarterback

Il quarterback è il Ruolo, con la R maiuscola.

Chi gioca in quella posizione ha in mano le redini dell’attacco: chiama gli schemi, legge i movimenti della difesa avversaria, utilizza i propri bloccanti per creare linee di passaggio, lancia in end zone, a lui sono affidati gli Hail Mary Pass che tante volte hanno deciso match importanti e, talvolta, corre per guadagnare yards o fare touchdown.

Il ruolo del quarterback può essere interpretato in due modi differenti – tre se si considera Patrick Mahomes, anche se il suo stile di gioco è difficilmente replicabile – e questi sono il QB classico, à-la Tom Brady, quarterback dei Patr…Tampa Bay Buccaneers, con un braccio capace sia di fare pocket pass precisi utilizzando i propri bloccanti sia di lanciare lungo per guadagnare parecchie yards, e il Dual-threat QB, meglio conosciuto come Running QB, à la Lamar Jackson, quarterback dei Baltimore Ravens, un giocatore che preferisce trovare tracce corte e precise piuttosto che lanci lunghi e, soprattutto, capace di correre palla in mano.

Per questo ruolo abbiamo preso in considerazione due nomi, entrambi con esperienze nel football americano e tutti e due ascrivibili ad una delle due tipologie di quarterback che abbiamo appena descritto.

Il primo nome che vogliamo fare è quello di Allen Iverson.

Prima di diventare un giocatore NBA, top scorer della Lega, MVP della regular season nel 2001 e, sostanzialmente, leggenda dei Philadelphia 76ers, è stato parecchio vicino dal diventare un giocatore professionista di football americano.

Nei suoi anni alla Bethel High School di Hampton, in Virginia, prima di passare i due anni di college a Georgetown, Iverson ha giocato come quarterback e come pointguard delle rispettive squadre dell’high school, vincendo nello stesso anno il “The Associated Press High School Player of the Year” sia per quanto riguarda il football sia per quanto riguarda il basket.
Nel suo anno da junior, vince con la Bethel il campionato statale, facendo registrare 21 touchdown (14 su passaggio), 2.204 yards guadagnate e 13 intercetti subiti.

Guardando il suo stile di gioco e rapportandolo al modo di giocare del 2020, Iverson può essere considerato un precursore, poiché sul campo si muoveva come un Running QB; infatti, date le sue caratteristiche fisiche e le doti atletiche, il suo “istinto primordiale” era quello della corsa e, per quanto riguarda i passaggi, preferiva tracce corte e precise, pocket pass, lanci di media lunghezza per il ricevitore che tagliava in mezzo al campo. “The Answer” lo possiamo comparare con Lamar Jackson, Dual Threat QB dei Ravens, NFL MVP nel 2019, una volta Pro Bowl Player (MVP in quella edizione) e Quarterback dell’anno 2019.

Il secondo nome che vogliamo fare è quello di Charlie Ward. Quando parliamo di Ward, oltre che considerarlo una buona pointguard, bandiera dei New York Knicks, starter nelle NBA Finals del 1999, lo dobbiamo – soprattutto – considerare come una star collegiale per quanto riguarda il football americano.

Nel 1993, giocando come quarterback dei Seminoles di Florida State University, conduce per la prima volta FSU alla vittoria del National Championship e, a livello personale, vince diversi premi tra cui l’Heisman Trophy, il Maxwell Award e il Davey O’Brien Award. Per quanto riguarda lHeisman Trophy, Ward è il quarto giocatore circa i voti raccolti, dietro solamente a Joe Burrow, O.J. Simpson e Troy Smith.

Parliamo, dunque, di un giocatore elogiato da tutti gli Stati Uniti d’America come “Giocatore eccezionale della NCAA”, come “Miglior all-around player”, come “Miglior quarterback a livello collegiale”. Un ragazzo col futuro già scritto, un futuro in NFL.

Peccato che, alla fine, abbia scelto la palla a spicchi, con risultati discreti ma lontano parente della star del football collegiale quale era nel 1993.

Tecnicamente parlando, un giocatore completo, capace sia di correre che di lanciare, una via di mezzo tra il Dual-threat QB e il QB tradizionale. Il giocatore NFL che più si avvicina a quello che poteva essere Ward è Russell Wilson, il quarterback dei Seattle Seahawks – vincitore del Super Bowl XLVIII, sei volte Pro Bowl Player (una volta MVP), Rookie dell’anno nel 2012 e recordman NFL.

Una menzione d’onore la facciamo per Rajon Rondo. Il primo amore del playmaker dei Los Angeles Lakers è stato il football americano. Tuttavia, la madre, preoccupata per le botte che avrebbe preso il figlio per via sia del suo stile di gioco – da quarterback tradizionale – sia per il suo fisico gracile, l’ha convinto ad abbracciare il basket.

 

Tight End

Il tight end è il maggior indiziato per un lancio vicino alla end zone del quarterback. Il tight end, tuttavia, non ha solo compiti prettamente offensivi e da ricevitore, infatti può giocare anche da bloccante per le corse del running back o del quarterback. Pertanto, il TE deve essere un atleta grosso, aggressivo, veloce, capace di prendere il pallone ad una certa altezza marcato stretto dal difensore e, soprattutto, deve essere dotato di un footwork notevole.

I migliori tight end della Lega NFL sono Rob Gronkowski, Travis Kelce, George Kittle, Zach Ertz, O.J. Howard, Trey Burton: tutti dotati fisicamente, tecnicamente e con un footwork eccezionale.

In questo ruolo, non abbiamo avuto dubbi sui nomi da fare: Shaquille O’Neal e Zion Williamson. Seppur simili, con le comparisons vediamo le differenze dei due giocatori presi in considerazione.

“Shaq sarebbe stato, a nostro modo di vedere, dominante come Rob Gronkowski, TE di Tampa Bay ed ex 24/7 WWE Champion, capace di avvicinarsi alla end zone e fare touchdown anche con due difensori attaccati al corpo.

Zion, meno grosso di Shaq ma più veloce e più agile, potrebbe giocare allo stesso modo di Travis Kelce, TE di Kansas City Chiefs e terminale offensivo preferito della nuova star della Lega, Mahomes.

A differenza di Williamson, che non ha mai avuto contatti diretti col football americano, Shaquille O’Neal all’high school – Robert G. Cole High School, San Antonio, Texas – ha giocato come tight end ma ha subito preferito il basket al football; oltre che per le doti con la palla da basket, alla base di questa decisione ci sono stati un infortunio e un ragionamento economico: “…but my junior year – of course, I was all-world – some little scrawny dude hit me in the knee after I scored. And that was it. Done. I thought: $2 millions/y to play football or $80-100 millions to play basketball? This is what we call a no-brainer.”.

Dunque, un infortunio al ginocchio e una valutazione economica alla base della decisione…ma, soprattutto, un talento smisurato sul parquet, un fisico dominante, una tecnica sopra la media e una velocità insospettabile.

 

Running Back

Se c’è una persona, sul campo da football, che deve correre, sudare e prendere botte per meritarsi i soldi che gli vengono dati, quello è il running back. Il running back è una sintesi di altri due ruoli, l’halfback (ormai in disuso) e il fullback. Il RB, almeno sulla carta, è l’atleta con la carriera più corta tra quelli che scendono in campo, sia per le prestazioni che gli vengono richieste sia per i rischi che corre con i contatti.

Deve essere atletico, dinamico, capace di scartare lateralmente per evitare il placcaggio (juke) ed estremamente veloce; il running back riceve il pallone direttamente dal quarterback con un passaggio corto – pece, un passaggio di 2-3 metri – o con un hand-off (con le stesse modalità del passaggio NBA). Il running back, se rimane dietro la linea di scrimmage, può lanciare la palla come se fosse un quarterback.

Abbiamo preso in considerazione due nomi, uno famoso per aver fatto un tryout per i Seattle Seahawks, l’altro che avremmo voluto vedere con una palla ovale tra le mani: Nate Robinson e John Wall.

“KryptoNate”, dopo aver eccelso all’high school sia nel basket che nel football (1.200 yards rushing, 500 yards receiving, 21 touchdown, nominato “SuperPrep All-American” durante il suo periodo a Rainier Beach High), inizia nel 2002 il college alla University of Washington, Seattle, e in prima battuta predilige il football al basket; per le caratteristiche fisiche che aveva all’epoca, il coach degli Huskies lo ha impiegato come cornerback per tredici partite – incluso il Sun Bowl – ottenendo come risultato due intercetti e trentaquattro tackles.

A nostro modo di vedere, Robinson sarebbe stato un buon running back se avesse continuato la carriera nel football americano. A sostenere la nostra tesi, un fatto: nel 2016, ha sostenuto un tryout con i Seattle Seahawks; ormai trentaduenne, avrebbe potuto fare poco o niente.

Tuttavia, il coach dei Seahawks Pete Carroll, dopo la prova, ha sì affermato che sarebbe stato impossibile un suo approdo in NFL ma ne ha anche elogiato ampiamente le doti, sia atletiche che tecniche: “I think it’s all but impossible. It’s as hard as you could possibly get. He’s 32 as well. I don’t know if anybody could do it. But if anybody could, it might be Nate. He’s that versatile an athlete and that great a competitor. He looked really quick, caught the ball really well. He’s an amazing athlete.”.

Per quanto riguarda la nostra comparison, la nostra scelta è caduta su un recordman della NFL e un tre volte Pro Bowl Player: Darren Sproules, running back della “favola” Philadelphia Eagles, vincitrice del Super Bowl LII nel 2017.

Per quanto riguarda John Wall, non abbiamo prove che abbia mai giocato a football americano all’high school o al college. Tuttavia, analizzando il suo impatto sul parquet, prendendo in considerazione la sua velocità con la palla in mano (uno dei più veloci se non il più veloce), per noi sarebbe stato un discreto running back; aggressivo, veloce, dinamico, avrebbe avuto i mezzi fisici e tecnici per ritagliarsi uno spazio.

La comparison con Wall è ricaduta su uno dei migliori RB della Lega, secondo forse solamente a Saquon Barkley: Alvin Kamara, running back dei New Orleans Saints, compagno del chiacchieratissimo Drew Brees, Rookie Of The Year 2017 e tre volte Pro Bowl Player.

Anche nello slot di running back, abbiamo una menzione d’onore. Come abbiamo detto, il running back è l’atleta che, sulla carta, ha la carriera più corta; deve essere veloce, aggressivo, atletico, dinamico, capace di correre a testa bassa ed evitare i tentativi di placcaggio…chi, se non Derrick Rose?

 

Wide Receiver

Finalmente, il wide receiver. Prima della descrizione del ruolo e dei compiti che il WR ha sul campo, vogliamo dire i nostri nomi: LeBron James e John Havlicek. Se il primo è abbastanza scontato, il secondo è una sorpresa per tanti.

Passando alle caratteristiche del wide receiver, è l’atleta più spettacolare sul campo. Deve essere veloce, abbastanza fisico da resistere ai contatti ma non troppo per non essere penalizzato nella velocità pura. Deve avere grande coordinazione occhio-mano per le prese sui lanci del quarterback.

Deve saper correre palla in mano per andare in end zone o per guadagnare yards o per schemi disegnati apposta per lui nei quali agisce come running back (end around e reverse). Deve saper leggere le situazioni d’attacco (hurry-up offense e draw play). Deve saper giocare anche da bloccante per il running back e non è un male se ha una mano abbastanza educata per lanciare al posto del quarterback per sorprendere le difese (trick play).

Passando, poi, alle tipologie di wide receiver, questi possono essere più portati ad attaccare la profondità ed essere pericolosi in end zone (ad esempio Mike Evans, Mike Thomas, Tyreke Hill) e sono i cosiddetti Deep Threat WR; l’altra tipologia è quella dei Possession Receiver, più abili nel possesso e nelle prese, oltre che attaccare la profondità tagliano anche il campo per eludere la marcatura e guadagnare yards facili (ad esempio Julian Edelman, DeAndre Hopkins, Demaryius Thomas).

Noi abbiamo preso in considerazione LeBron e “Hondo” Havlicek, due giocatori NBA che hanno avuto esperienze nel campo del football americano prima di approdare nella massima lega per quanto riguarda il basket.

Per quanto riguarda Bron, partiamo dalla comparison: per noi, il giocatore che più si avvicina a lui nel mondo della NFL è Mike Thomas, WR dei New Orleans Saints, destinatario principale dei lanci di Brees, recordman NFL, tre volte Pro Bowl Player e miglior giocatore offensivo del 2019.

Come ben sappiamo, LeBron ha fatto il salto diretto dall’high school alla NBA; quello che in pochi sanno è che durante il suo anno da junior alla St. Vincent – St. Mary High di Akron, Ohio, ha portato (praticamente da solo) i Fighting Irish alle semifinali statali e, nel suo anno da sophomore, è stato nominato WR First Team All-State.

In tempi recenti, sia l’ex coach dei Cleveland Browns Eric Mangini sia l’ex coach di Ohio State Buckeyes Jim Tressel hanno dichiarato che hanno desiderato allenare LeBron nelle rispettive formazioni.

Passando al compianto John Havlicek, parliamo di un super atleta capace di vincere otto volte il titolo NBA, un MVP delle Finals, tredici volte All Star…e atleta draftato nello stesso anno – nel 1962 – dai Boston Celtics e dai Cleveland Browns.

Ebbene sì, dopo essere stato draftato dalle due franchigie – Cleveland, tra l’altro, sarebbe stata “casa” per lui – ed aver affrontato il training camp dei Browns come WR, ha deciso di intraprendere definitivamente (e giustamente) la carriera da cestista che tante soddisfazioni gli ha dato.

Non avendo a disposizione abbastanza materiale per analizzare nel dettaglio il suo modo di giocare, abbiamo deciso arbitrariamente di affidargli una comparison degna di nota, con uno dei ricevitori più spettacolari, eleganti, energici e vincenti della storia: Julian Edelman, wide receiver dei New England Patriots, tre volte vincitore del Super Bowl coi Pats e nominato nel 2019 MVP Super Bowl LIII.

Circa le menzioni d’onore, parecchi giocatori NBA presenti e passati hanno giocato come WR.

La nostra scelta è ricaduta su J.R. Smith – che durante il lockout del 2011 aveva tweettato che gli sarebbe piaciuto tornare agli Hurricanes di Miami per giocare come wide receiver – e su Matt Barnes – una star a livello collegiale per quanto riguarda il football statale, nominato WR All-American Player che negli anni ha ricevuto più di un invito a tryout da franchigie NFL.

 

Center

Il centro è il giocatore che esegue lo snap sulla linea di scrimmage. I compiti principali del C sono piuttosto chiari e definiti: effettuare lo snap, proteggere il proprio quarterback per dargli il tempo necessario per trovare il ricevitore libero e aprire la strada al running back per la sua corsa. Il centro deve essere possente, potente, grosso, deve saper assorbire i contatti e avere grande forza nelle gambe e nelle spalle.

Qui facciamo due nomi, di cui uno con un passato nel football americano.

Il primo nome è quello di Jermaine O’Neal. All’Eau Claire High School of the Arts aveva giocato come quarterback nel suo anno da junior ma, con la crescita fisica, si sarebbe potuto adattare al ruolo di centro.

La nostra comparison, in questo caso, è con un giocatore NFL che ha visto la sua carriera collegiale rallentata da diversi problemi fisici: Ryan Kelly, center degli Indianapolis Colts e una volta Pro Bowl Player.

L’altro nome, un po’ è una provocazione e un po’ è frutto di una valutazione. Un “Big Man”, con le mani educate, capace di portare blocchi (non sempre pulitissimi…) per il proprio quarterback e per il running back, con un fisico possente: parliamo di Andrew Bogut.

La comparison è con un centro campione NFL: Jason Kelce, fratello di Travis Kelce, tre volte Pro Bowl Player e vincitore con gli Eagles del Super Bowl LII nel 2017.

 

Offensive Tackle

Siete un quarterback e volete giocare relativamente tranquilli il pallone? Benissimo, avete bisogno di due offensive tackle che blocchino i difensori, blocchino i blitz, proteggano il QB dal lato cieco e aprano la strada per la corsa del running back.

I due OT proteggono i due lati e vengono denominati left tackle e right tackle. L’offensive tackle deve essere grosso, possente, potente, abbastanza mobile, aggressivo e deve saper leggere gli schemi difensivi avversari.

Come dicevamo, l’OT è importantissimo sul lato cieco del quarterback; in ragione del fatto che non ci sono (e non ci sono stati) giocatori di NBA di rilievo che abbiano giocato in quel ruolo, abbiamo effettuato due scelte discrezionali: sul lato cieco abbiamo preso in considerazione Kendrick Perkins, sull’altro lato ci abbiamo messo DeMarcus Cousins.

La scelta è presto spiegata: Perkins, al massimo della sua forma, sarebbe stato capace di leggere le scelte difensive avversarie e bloccare il lato cieco del QB; Cousins, invece, grosso sì ma anche veloce, sarebbe stato sul lato del QB per bloccare eventuali blitz e aprire la strada al running back.

A differenza di “Big Perk” che non ha mai avuto esperienze col football (e, quindi, con lui ci siamo basati su nostre valutazioni), “Boogie” è un “figlio dell’Alabama”, uno degli stati in cui il football è religione e, da giovane, sognava di indossare la casacca della Crimson Tide, la squadra dell’Università dell’Alabama (una delle realtà storiche del college football).

Fino ai 15 anni, Cousins era considerato un promettente QB tradizionale, con un braccio potente e ottima mobilità ed aveva attratto le attenzioni di qualche college; tuttavia, essendo esageratamente alto per la sua età, subiva troppi colpi alle gambe: un rischio altissimo che ha deciso di non correre, optando per il meno amato basket.

Lo abbiamo spostato sulla offensive line per le sue skills, poiché, insieme a Perkins, riteniamo possa offrire un’ottima protezione al nostro QB.

Per quanto riguarda le due comparisons, abbiamo preso in considerazione Trent Williams – OT dei San Francisco 49ers, sette volte Pro Bowl Player – per Perkins e David Bakhtiari – OT dei Green Bay Packers, due volte Pro Bowl Player – per “DMC”.

 

Offensive Guard

Tra il centro e i due offensive tackle, si posizionano le due offensive guard.

I compiti delle guardie sono sostanzialmente gli stessi degli offensive tackle ma, lavorando di concerto col centro, si occupano di proteggere il quarterback e creargli il vantaggio per effettuare pocket pass per il taglio del ricevitore. A differenza degli OT, le OG devono essere più rapide e dinamiche.

Anche in questo caso, nessun giocatore NBA di rilievo ha mai giocato ufficialmente come guardia e, quindi, abbiamo giocato con la fantasia. La scelta è ricaduta su due nomi che hanno fatto parlare parecchio di sé negli ultimi anni in NBA: Draymond Green e Aaron Gordon.

Il giusto mix di intelligenza (Green), atletismo e dinamismo (Gordon) e aggressività (entrambi); con loro, il centro e i due offensive tackle, il QB può – quasi – lanciare in tutta tranquillità.

Circa le due comparisons, abbiamo preso in considerazione Quenton Nelson – OG degli Indianapolis Colts, due volte Pro Bowl Player e All-Rookie Team nel 2018 – per Green e Shaquille Mason – OG dei New England Patriots, vincitore del Super Bowl LI e LIII – per Gordon.

 

Fullback

Il fullback è quel giocatore che non si vede ma se non c’è te ne accorgi.

Si posiziona al fianco del quarterback o tra il quarterback e il running back ed ha il compito di bloccare i tackle avversari per proteggere il QB, aprire varchi al RB e, talvolta, si concede qualche corsa per conquistare alcune yards.

Dato che, anche in questo caso, giocatori che abbiano mai fatto il FB non ne abbiamo trovati e dato che gli si richiede una certa costituzione fisica a discapito della velocità, la scelta – di fantasia – è ricaduta su due giocatori NBA solidi fisicamente: P.J. Tucker e Thaddeus Young.

Per quanto riguarda le due comparisons, abbiamo scelto Anthony Sherman – FB dei Kansas City Chiefs, una volta Pro Bowl Player e vincitore dell’ultimo Super Bowl LIV – per Tucker e Jerome Felton – FB dei Buffalo Bills, una volta Pro Bowl Player – per Young.

 

Defensive Tackle – Nose Tackle

Passando alla difesa, non si può non cominciare dagli uomini centrali della linea, i defensive tackle.

Il compito primario dei tackle è quello di rompere la linea offensiva avversaria ed andare a placcare il quarterback (sack); in aggiunta a questo, hanno il compito di fermare la corsa del running back e coprire la zona di lancio sia in caso di pocket pass sia di lancio di media distanza. Il DT deve essere grosso, imponente, forte, aggressivo, reattivo.

Dei due nomi che abbiamo scelto per questo ruolo, uno solo ha avuto esperienza col football americano durante il suo percorso scolastico.

Il primo nome è quello di “Big Baby” Glen Davis. Studente della Louisiana State University Laboratory School, Baton Rouge, Louisiana, Davis ha giocato come defensive tackle (ma anche come defensive end) nella squadra della propria high school.

Non ha mai raggiunto risultati di rilievo, però, dopo aver vinto il titolo NBA con i Celtics nel 2008 e dopo aver avuto una carriera comunque di livello tra Boston, Orlando e Los Angeles, ha dichiarato che avrebbe preferito affermarsi come star della NFL piuttosto che come star NBA.

Nel caso di Davis, la comparison è ricaduta su DeForest Buckner, DT (e DE) degli Indianapolis Colts, una volta Pro Bowl Player e All-Rookie Team nel 2016.

Il secondo nome che vogliamo fare e che, purtroppo, non ha mai avuto niente a che fare con il football americano, è Dwight Howard. Col suo fisico statuario, la sua velocità, la sua onnipotenza fisica (al massimo della sua forma) e le sue letture difensive, il quarterback e il running back avversario avrebbero passato dei brutti momenti.

Per “Superman”, abbiamo scelto come comparison Geno Atkins jr., DT dei Cincinnati Bengals, sette volte Pro Bowl Player e inserito dalla NFL nella formazione ideale del decennio 2010.

Quando il coach schiera la difesa 3-4, composta da un solo defensive tackle e due defensive end, con alle spalle quattro linebacker, il tackle prende il nome di nose tackle e anche le caratteristiche del giocatore cambiano sensibilmente. Al NT viene richiesta prestanza fisica ma anche rapidità e reattività.

La nostra scelta, ovviamente discrezionale, è ricaduta su JaVale McGee. Per quando riguarda McGee, il giocatore NFL che più si avvicina alle sue caratteristiche è Kenny Clark, NT dei Green Bay Packers una volta Pro Bowl Player.

 

Defensive End

Per completare la linea di difesa, a fianco ai defensive tackle (o al nose tackle) e davanti ai linebacker, ci sono i defensive end.

Se il compito dei tackle è quello di forzare la linea avversaria e placcare il quarterback, il compito dei defensive end è quello di penetrare ai lati della “tasca” creata dalla linea offensiva per il quarterback e bloccare gli sweep laterali (corse medio-lunghe). I defensive end sono atleti grossi, potenti, più veloci dei DT e, nel caso in cui avessero mani educate e piedi veloci, utilizzabili da backup tight end in fase offensiva.

Anche in questo caso abbiamo dovuto lavorare di fantasia, in quanto nessun giocatore NBA si è mai ritrovato a giocare in questo ruolo. I due nomi che abbiamo scelto, per le stesse motivazioni, ossia fisico, velocità, intelligenza, tempismo e mani educate, sono Serge Ibaka e Paul Millsap.

Per quanto riguarda le comparisons con i giocatori NFL, la scelta è ricaduta su Aaron Donald – DE (e DT) dei Los Angeles Rams, sei volte Pro Bowl Player, due volte difensore dell’anno, All-Rookie Team nel 2014, Rookie difensivo dell’anno e inserito dalla NFL nella formazione ideale del decennio 2010 – per Ibaka e J.J. Watt – DE degli Houston Texans, tre volte difensore dell’anno, cinque volte Pro Bowl Player (una volta MVP) e inserito dalla NFL nella formazione ideale del decennio 2010 – per Millsap.

 

Linebacker

Come suggerisce la parola, il linebacker è l’uomo che sta dietro la linea costruita dai defensive tackle e dai defensive end.

Più che l’uomo dietro la linea, gli uomini più temuti dalla formazione offensiva avversaria, anche più dei grossi e possenti DT e DE. Sono il giusto mix tra massa, forza, aggressività, velocità, letture difensive, atletismo e dinamismo.

I compiti del linebacker sono chiari: devono cercare di fermare la corsa del running back, dare copertura ai defensive back (cornerback e safety) per quanto riguarda il gioco aereo, sfruttare i gap (spazi liberi) della linea offensiva per cercare il sack sul quarterback. Sostanzialmente, sono i difensori più completi della formazione.

All’interno della categoria dei LB, ci sono delle sottocategorie che differenziano i giocatori in base alle caratteristiche e alla posizione che occupano dietro la linea. Le tre sottocategorie che prendiamo in considerazione sono gli inside linebacker, middle linebacker e outside linebacker.

Quando la linea di difesa si schiera a tre, alle sue spalle troviamo quattro linebacker, dove i due centrali – che presidiano la zona mediana – prendono la denominazione di ILB, con l’uomo sul lato debole chiamato Will e l’uomo sul lato forte chiamato Mike.

Quando la linea di difesa si schiera a quattro, alle sue spalle troviamo tre linebacker, con un solo centrale – che presidia la zona mediana – che prende il nome di MLB, il regista difensivo che chiama gli schemi – una sorta di omologo difensivo del quarterback – e comunica con il coach; il middle LB è la massima espressione del carisma, dell’aggressività e della capacità di lettura di un linebacker e, non essendoci un lato debole della difesa 4-3, il MLB viene abitualmente chiamato Mike.

Sia quando la difesa si schiera 3-4 sia quando si schiera 4-3, i due linebacker esterni, che si posizionano ai lati della linea difensiva, prendono la denominazione OLB; nel caso in cui i due OLB non si posizionino simmetricamente in campo, si vengono a creare un lato debole (weakside linebacker) ed un lato forte (strongside linebacker)-

Il linebacker esterno che si occupa del lato debole – weakside LB – viene chiamato Jack, è il LB più veloce del pacchetto, deve coprire le linee di passaggio e interrompere le corse del running back avversario nel caso scelga di attaccare il lato debole.

Il linebacker esterno che si occupa del lato forte – strongside LB – viene chiamato Sam, è il LB più forte e possente, si occupa principalmente di effettuare i blitz e di fermare il prima possibile il running back per limitare la perdita di yards o, addirittura, guadagnarne.

Noi abbiamo scelto di schierare la difesa con la zona 4-3, quindi con due OLB e un MLB.
In questo caso, abbiamo scelto un nome che in passato ha avuto contatti con il football (e l’abbiamo schierato come middle LB) e due nomi che nulla hanno a che fare con questo sport ma che ci piacciono parecchio: Ben Wallace MLB, Andrè Iguodala e Jimmy Butler OLB.

Wallace, campione NBA nel 2004 con i Pistons, ha studiato presso la Central High School di Hayneville, Alabama, e durante il suo percorso scolastico ha ricevuto onorificenze (a livello statale) sia per quanto riguarda il basket sia per quanto riguarda il football – dove ha giocato nel ruolo di linebacker – e baseball.

Prima di passare al Cuyohoga Community College di Cleveland e dedicarsi – su consiglio del suo mentore Charles Oakley – completamente al basket, Big Ben ha ricevuto più di una borsa di studio da diversi college per giocare come linebacker.

Per quanto riguarda la comparison, il giocatore NFL che più si avvicina a Wallace è Bobby Wagner – LB dei Seattle Seahawks, vincitore del Super Bowl XLVIII, sei volte Pro Bowl Player e inserito dalla NFL nella formazione ideale del decennio 2010.

Gli altri due giocatori che abbiamo scelto come linebacker esterni sono stati il frutto di una valutazione circa le caratteristiche fisiche e caratteriali dei due atleti: Iguodala, più lento ma robusto ed intelligente, ad occuparsi del lato forte, Butler, più veloce e carismatico, ad occuparsi del lato debole.

Per quanto riguarda le comparisons, abbiamo scelto Darius Leonard – LB degli Indianapolis Colts, una volta Pro Bowl Player, Rookie difensivo dell’anno e All-Rookie Team nel 2018 – per Iggy e Von Miller – LB dei Denver Broncos, vincitore del Super Bowl 50 ed MVP di quella edizione, otto volte Pro Bowl Player (una volta MVP), Rookie difensivo dell’anno 2011, vincitore del NFL Butkus Award (miglior linebacker professionista), membro del Club dei 100 Sack e inserito dalla NFL nella formazione ideale del decennio 2010 – per “Jimbo”.

 

Cornerback

Il suo regno è la corsia laterale.

Il cornerback non ha una posizione precisa in campo, sicuramente laterale e sicuramente non in linea con i defensive tackle e defensive end. Il compito principale del CB è quello di impedire la ricezione al wide receiver avversario. Un uomo in missione.

Se poi riesce (non solo a fermare il WR ma anche) ad intercettare il passaggio del quarterback, può trasformare l’intercetto in un touchdown a suo favore.

I giocatori che ricoprono questo ruolo devono essere agili, veloci, istintivi, devono saper controllare e bloccare la palla, devono essere capaci di muoversi velocemente all’indietro, devono saper coprire sia in marcatura a uomo che a zona, devono avere una buonissima coordinazione mano-occhio per intercettare i passaggi del QB avversario, deve saper bloccare i ricevitori sulla linea di scrimmage (jamming) e deve avere il timing necessario per placcare a campo aperto.

Dunque, il CB deve adattarsi allo schema chiamato dal MLB: se si tratta di zone coverage, deve essere l’ombra del WR avversario; se si tratta di man-to-man coverage, deve seguire ogni singolo movimento di un WR avversario specifico.

In questo ruolo non abbiamo trovato giocatori NBA di rilievo che abbiano mai giocato come cornerback ma abbiamo fatto una scelta “poco simpatica”: i nomi sono quelli di Ben Simmons e Patrick Beverley. Sia Simmons che Pat non sono famosi per la loro simpatia ma racchiudono tutte le caratteristiche – che abbiamo appena elencato – che un cornerback deve possedere.

Per quanto riguarda le comparisons, abbiamo scelto Richard Sherman – CB dei San Francisco 49ers, vincitore del Super Bowl XLVIII, cinque volte Pro Bowl Player, Leader NFL per intercetti nel 2013, Giocatore difensivo NFC dell’anno nel 2014 e inserito dalla NFL nella formazione ideale del decennio 2010 – per Simmons e Jalen Ramsey – CB dei Los Angeles Rams, tre volte Pro Bowl Player e All-Rookie Team nel 2016 – per Beverley.

 

Safety

Quando si ha la quasi consapevolezza del touchdown avversario, si può solo sperare che l’ultima linea difensiva fermi il ricevitore involato verso la end zone.

Il compito della safety è proprio questo: essendo 10-15 yards dietro la linea di difesa, possono leggere in maniera ottimale il gioco offensivo avversario, sceglie la zona di intervento e, a questo punto, capisce se si tratta di un raddoppio (col cornerback) oppure un ultimo – singolo –  tentativo di intervento sul WR. In alcuni schemi, una safety è schierata più vicina alla linea di difesa e può tentare il blitz per disturbare o placcare il quarterback.

In base alle caratteristiche fisiche – una safety, generalmente, deve essere veloce, atletica, aggressiva – possiamo distinguere due tipi di S: la strong safety e la free safety.

La strong safety – SS, lo sappiamo, non è bellissimo… – è la safety più fisica, leggermente più lenta dell’altra, si occupa del lato forte difendendo sul tight end avversario o sul wide receiver che è riuscito a superare il cornerback.

La free safety – FS – è la safety più atletica, più veloce, l’ultimo difensore della formazione, si deve occupare dei lanci, dei raddoppi, di coprire i buchi e, come abbiamo detto, in alcuni schemi difensivi può tentare il blitz sul quarterback.

In ragione delle caratteristiche che abbiamo appena elencato – e in mancanza di giocatori NBA che abbiano giocato come safety – abbiamo scelto due nomi: la nostra SS è Kawhi Leonard, la nostra FS è Russell Westbrook.

Kawhi, fin dagli anni della high school (Canyon Springs High School prima, Martin Luther King High School poi) era considerato un uomo chiave per la difesa della sua squadra di football: era dotato di doti atletiche eccezionali (tanto da poter ricoprire il ruolo di centro nei King High Wolves, squadra di basket della sia high school), aveva già sviluppato una grande intelligenza difensiva e un istinto innato alla copertura del campo.

Sul campo dal football, prima di crescere fisicamente e diventare un atleta di due metri, veniva schierato da safety (e da cornerback).

Nella nostra squadra, il ruolo di SS è sicuramente suo e, al suo fianco, mettiamo come FS un giocatore che – magari, ad una prima occhiata – non spicca per applicazione difensiva ma che, con le sue doti atletiche e la sua aggressività, potrebbe essere devastante: Russell Westbrook.

Circa le comparisons, la scelta è ricaduta su Eddie Jackson – S dei Chicago Bears, due volte Pro Bowl Player – per Leonard e su Earl Thomas – S dei Baltimore Ravens, vincitore del Super Bowl XLVIII, otto Pro Bowl Player e inserito dalla NFL nella formazione ideale del decennio 2010 – per “Brodie Russ”

 

Special Team: Punter, Kicker, Holder, Long Snapper, Kick/Punt Returner

Gli special team, nel football americano, sono formazioni che entrano in campo solo in situazioni particolare, come il kick-off, punt, field goal, extra point.

Gli special team prendono il nome dalla situazione di gioco che li riguarda; infatti, abbiamo un kickoff team, un kick return team, un punting team, un punt blocking/return team, un field goal team ed un field goal block team.

I ruoli principali degli special team sono il punter, il kicker, l’holder, il long snapper, il kick returner, il punt returner.

Il punter è il giocatore assegnato ad effettuare il punt (calcio al volo di allontanamento, successivo ad un’azione offensiva che non ha raggiunto il proprio scopo); in questo caso, siamo riusciti a trovare un giocatore NBA insospettabile che ha giocato come punter prima di approdare nella massima lega americana di basket: Darrell Armstrong.

Armstrong, bandiera degli Orlando Magic, Sixth Man of the Year e Most Improved Player nel 1999 (unico giocatore ad esserci riuscito), è stato punter nel suo periodo alla Ashbrook High School, Gastonia, North Carolina, prima di dedicarsi interamente al basket alla Fayetteville State University e diventare, successivamente, un buonissimo playmaker in NBA.

Per quanto riguarda la comparison, abbiamo scelto Johnny Hekker – Punter dei Los Angeles Rams, quattro volte Pro Bowl Player e inserito dalla NFL nella formazione ideale del decennio 2010.

Per i restanti ruoli, ci siamo affidati alla nostra fantasia.

Come kicker, ossia l’uomo che calcia il kickoff, tenta i field goal e gli extra point, abbiamo scelto (chi se non lui) Steve Nash e l’abbiamo comparato con Justin Tucker – Kicker dei Baltimore Ravens, vincitore del Super Bowl XLVII, tre volte Pro Bowl Player e inserito dalla NFL nella formazione ideale del decennio 2010.

Come holder, ossia l’uomo che tiene ferma la palla al kicker, avremmo voluto scegliere James Harden perché, se si parla di tenere fermo un pallone, “The Beard” è il Re incontrastato ma, alla fine, abbiamo smesso di scherzarci e abbiamo scelto Klay Thompson, per il semplice fatto che il movimento dell’holder è meccanico, sempre uguale, preciso e ci è sembrata la scelta più logica; per quanto riguarda la comparison, la scelta è ricaduta su un altro atleta della Baia di San Francisco: Mitch Wishnowsky, holder e punter dei San Francisco 49ers.

Il long snapper è un centro specializzato nel fare lo snap il più velocemente e accuratamente possibile durante i punt, i field goal e i tentativi di extra point. Avremmo potuto mettere uno tra Jermaine O’Neal e Andrew Bogut ma non abbiamo resistito e abbiamo optato per un centro con le mani d’oro: Nikola Jokic. Per la comparison, invece, abbiamo scelto Zach Wood, LS dei New Orleans Saints.

Il kick returner e il punt returner sono gli uomini che ricevono il kickoff o il punt avversario e, solitamente, le due figure coincidono. Nel nostro caso, abbiamo richiamato Ben Simmons e l’abbiamo comparato con Cordarelle Patterson – KR/PR dei Chicago Bears, vincitore del Super Bowl LIII, tre volte Pro Bowl Player e inserito dalla NFL nella formazione ideale del decennio 2010.

 

Head Coach

Con i giocatori abbiamo finito. Tuttavia, abbiamo tenuto un nome per il ruolo di head coach di questa formazione che, nel suo passato, ha giocato come wide receiver.

Stiamo parlando di Pat Riley.

Nel 1967, dopo aver trascorso il suo periodo formativo tra la Linton High School di Schenectady e la University of Kentucky, Riley viene draftato contemporaneamente dai San Diego Rockets in NBA e dai Dallas Cowboys in NFL. La scelta è ricaduta sulla carriera NBA e noi, sinceramente, non ce la sentiamo di dirgli qualcosa.

Abbiamo voluto approfittare di questo periodo di pausa per fantasticare e riprodurre (con le parole) questo giochino che troviamo solitamente sui social network. Ora, però, il tempo per le chiacchiere è finito: il 30 luglio si avvicina, la NBA sta per tornare.

Davide Quadrelli

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