Vintage Corner: gara 7 tra Spurs e Clippers del 2015

 Vintage Corner: gara 7 tra Spurs e Clippers del 2015

Copertina a cura di Nicolò Bedaglia

Quando si pensa alle serie di playoff più interessanti, solitamente la mente ricerca i ricordi delle Finals e delle finali di Conference. Il primo turno, invece, viene considerato un antipasto di quanto è stato mostrato nelle settimane seguenti, piuttosto che la parte più interessante di un’annata NBA. Occasionalmente, però, ci sono serie che riescono ad emozionare tanto quanto, se non più, serie successive.

Tra le serie del primo turno che han saputo catturare i propri spettatori ricordiamo Spurs-Clippers del 2015 che, grazie soprattutto alla tiratissima gara 7, han ricordato molto più una Finale di Conference che una normale serie tra terzo e sesto seed.

Gara7, di cui parleremo in questo articolo, è stata una gara ad altissima intensità, con un continuo botta e risposta tra le due squadre, come dimostrato dai 16 pareggi e i 31 sorpassi ben divisi tra i 48 minuti di gioco.

 

Gameplan Spurs

Il gioco offensivo degli Spurs si basa su due concetti fondamentali: move the ball e move the players.

Indipendentemente dalla chiamata di schemi più corali o con focus su singoli giocatori, il focus dell’azione passa per il continuo ribaltamento del lato forte e da un continuo read and react sia del portatore di palla, che dei compagni off the ball. In base a come le difese reagiscono al flusso dell’azione, i giocatori si adeguano e leggono diversamente le spaziature, interpretando quando e dove tagliare, quando alzarsi a richiedere il pallone e quando portare blocchi, sia sulla palla che lontano da essa.

Il continuo movimento ha come obiettivo principale quello di tenere costantemente in scacco la difesa, obbligandola a giocare con gli occhi costantemente aperti su un numero eccessivo di minacce e sfidandola a scommettere su quale di queste minacce convenga concentrarsi.

La clip seguente è uno dei migliori esempi visti in gara di come il movimento off the ball influenzi la difesa e causi disattenzioni e mancanze di comunicazione: la palla nei primi secondi di azione, infatti, viene ribaltata di lato più volte. Prima di prendere palla nell’ala destra del campo, Belinelli ha toccato correndo entrambi gli angoli, ogni passaggio prevede un movimento successivo da parte del passatore, Ginobili si muove dopo il primo passaggio verso l’angolo sinistro, Mills si riposiziona all’angolo destro, Green porta un blocco su Crawford e si riscambia di posizione con Ginobili.

In base ai movimenti del POA i compagni reagiscono per dargli una via di fuga o per massimizzare lo spacing, in questo esempio Mills, dopo il passaggio di Green a Belinelli, prima si rialza per ricevere il pallone, poi vedendo Marco spostarsi verso l’ala si sposta verso il corner e col suo successivo taglio da angolo ad angolo cattura totalmente l’attenzione di Davis, non facendogli realizzare la necessità di ruotare sul roll di Splitter.

 

Partendo dalle considerazioni di cui sopra, il gioco Spurs vede sviluppi diversi in base alla presenza in campo di Parker o Ginobili.

La fase Parker si sviluppa col giocatore francese come portatore principale di palla. Tramite la sua agilità ed i continui cambi di direzione, Tony aumenta ulteriormente la pressione sugli avversari, con l’obiettivo di causare disattenzioni o switch difensivi, perlopiù lontani dalla palla.

Nel caso in cui la difesa lasciasse dei buchi, l’obiettivo della pointguard è di servire i compagni per fargli sfruttare il vantaggio acquisito; nel caso in cui invece rispondesse bene, l’obiettivo di Parker diventa quello di attaccare in prima persona, tirando in primis dal mid-range.

 

Nella fase Ginobili il gioco si sviluppa in modalità molto più corale, ma il focus di creazione passa perlopiù dalle mani dell’argentino. A differenza di Parker, l’obiettivo principale di Manu è quello di attirare su di sé l’attenzione ed i raddoppi della difesa, per poi scaricare la palla al compagno di squadra che viene lasciato libero dalle rotazioni avversarie.

 

Per quanto riguarda la fase difensiva, gli obiettivi primari degli Spurs riguardano la chiusura dell’area e la tenuta sotto controllo dei portatori di palla (Paul e Crawford) e di JJ off the ball. Il primo compito viene gestito magistralmente da Duncan, mentre i fulcri difensivi per il perimetro sono Leonard e Green.

La difesa Spurs è spesso oltre il limite del regolamentare, molto smanacciona e atta ad innervosire gli avversari, mostrando per l’ennesima volta la loro capacità di leggere il metodo arbitrale e di muoversi ai limiti del fischio. Il massimo di questo tipo di scorrettezza si mostra nel hack-a-Jordan, costante dei fine periodo in cui il centro losangelino era in campo.

 

Gameplan Clippers

Il gameplan Clippers della gara si basa sul doppio fulcro Paul/Griffin, attivato in maniera preferenziale da schemi Horns.

Lo schema più utilizzato vede i due lunghi portare all’altezza della palla i blocchi su entrambi i lati del portatore. Dopo il blocco un lungo rolla a canestro, mentre l’altro esegue un pop intorno ai 6 metri dal canestro.

In base ai matchup in campo ed alla reazione della difesa, lo stesso set Horns si può sviluppare in modi diversi: l’opzione preferita di Paul, ad esempio, è di penetrare fino al pitturato portandosi dietro le attenzioni della difesa, concentrata nel chiudere il canestro sia a lui che al roll, per poi servire il poppante, solitamente Griffin, libero di sfruttare il vantaggio per servire a sua volta un compagno nel caso di tag di qualche esterno, per tirare o per costruire dal palleggio in situazione dinamica.

 

Oltre che tramite il pick and roll ed il pick and pop, sia partendo dall’Horn che dagli schemi di early offense, il fulcro Griffin è stato attivato ed utilizzato sia per spingere ulteriormente la transizione offensiva che, soprattutto, in post up.

Le azioni in post up di Griffin, utilizzate prevalentemente dal terzo quarto, racchiudono al loro interno tutti i pregi ed i difetti dell’allora ala ventiseienne.

Nelle due clip successive si può notare come: in un caso il losangelino abbia sfruttato il distanziamento sociale di Kawhi da Crawford per servirlo con un difficile passaggio che, contro la maggioranza dei difensori NBA e con una maggiore attenzione all’azione di Davis (che avrebbe dovuto portare un backscreen), avrebbe avuto come risultato un tiro non contestabile; nell’altro caso, invece, serve eccessivamente tardi Matt Barnes, vanificando la libertà lasciatagli sotto canestro, e deve ringraziare l’eccessivo aiuto di Parker che ha lasciato libero in punta Paul, pronto a ricevere lo scarico ed a mettere la tripla.

 

Gli ultimi due focus offensivi che meritano una menzione sono il movimento di Redick, incubo per ogni difensore, e l’importanza del contropiede nella gara. Gli Spurs hanno praticato un’ottima difesa quando schierati, ma molto spesso hanno effettuato sbagli nelle rotazioni in contropiede lasciando più volte il lato debole libero per i tiratori Clippers.

 

La fase difensiva Clippers si basava molto similmente a quella Spurs sulla chiusura del ferro, con Jordan deterrente la cui sola presenza causava l’arretramento della shot selection dei giocatori di San Antonio, e sull’ottima difesa perimetrale di Paul, Barnes e Rivers. Oltre questi quattro nomi, però, gli altri giocatori erano tutti carenti nella fase difensiva e, per ovviare a questo problema, la squadra di Los Angeles tentava di switchare solo il necessario, per evitare mismatch troppo favorevoli agli avversari.

 

Primo tempo

La partita si apre con gli Spurs vincitori della palla a due e, fin dalle prime azioni, si presenta combattuta e fisica. Le squadre, nonostante le ottime difese, mostrano un grande feeling col canestro, rispettando così l’altissimo potenziale d’intrattenimento.

I Clippers iniziano la gara con Paul accoppiato a Parker, Redick su Green, Barnes su Leonard, Griffin su Splitter e Jordan su Duncan; gli Spurs si presentano perlopiù speculari, con l’unica differenza Leonard su Redick e Green su Barnes.

La presenza di due lunghi nel quintetto di entrambe le squadre porta ad un primo quarto con pochi rimbalzi offensivi ed un’ottima copertura nei pressi del ferro.

Per ovviare all’ottima copertura sotto canestro, la squadra di Los Angeles ha preferito sfruttare gli spazi più liberi del mid-range e tirare dalla lunga distanza; di contro San Antonio ha tenuto comunque come obiettivo primario il pitturato, in particolar modo attaccato quando Jordan ha dovuto staccarsi da Duncan, ma si è trovata costretta a dividere in quasi egual modo i suoi tentativi da tutte le zone del campo.

Nel complesso della gara la shot selection non è così dissimile da quanto visto poi negli anni successivi, con entrambe le squadre che hanno preso intorno al 30% dei tiri da oltre la linea da tre punti (28,8% per gli Spurs e 35,5% per i Clippers, contro il 35,8% della stagione 2018-19), la principale differenza si trova nell’uso del mid-range da parte di Tony Parker e delle PF Clippers.

Il primo possesso della partita si dimostra subito importante per molteplici chiavi di lettura: in primis è un’ottima esemplificazione di quanto l’attacco di San Antonio rispetti la presenza di DeAndre Jordan; in secondo luogo mostra quanto sia centrale il ruolo di Parker nei suoi minuti in campo; infine, permette di rivedere Leonard muoversi off the ball prima di venire attivato nell’azione a vantaggio già creato.

 

Il Kawhi della stagione 2014-15 ha visto aumentare rispetto agli anni precedenti il suo apporto nella fase offensiva, guidando la squadra sia in regular season che ai playoff per numero di tiri a partita, ma la sua True Shooting stagionale del 56,7%, sebbene più che rispettabile, è la peggiore TS% tenuta in carriera, a dimostrazione di quanto il salto da stella difensiva a stella a tutto tondo necessitasse di alcuni raffinamenti.

Il leader di squadra resta Duncan che, grazie alla propria intelligenza cestistica, anche a 39 anni continua a mostrare una protezione del pitturato al top della lega ed un grandissimo istinto offensivo nel leggere i mismatch e le rotazioni avversarie; il ruolo di Kawhi è la figura fondamentale di àncora difensiva, come dimostra il titolo appena vinto di Defensive Player of the year.

L’apporto del prodotto di San Diego State nella propria metà campo è tale che le sue marcature dirette preferiscano molto spesso liberarsi della palla e stare in angolo nel caso in cui non riescano ad ottenere un cambio difensivo.

 

Per trovare un vantaggio sulla difesa Spurs, difficile da battere quando settata, i Clippers han provato da subito ad alzare il ritmo puntando molto sul contropiede. L’atletismo di Griffin, in particolare, ha agito da vero e proprio magnete permettendo alla squadra losangelina di causare, e sfruttare, un numero eccessivo di défaillance neroargento nella transizione difensiva.

 

La partita è segnata da entrambe le parti dalle ottime prove dei comprimari. Tra questi nel lato Clippers figura in particolare Matt Barnes, autore di una prestazione completa sia in marcatura su Leonard che nello sfruttare gli spazi creati dai compagni. Nel primo quarto Barnes mette a segno 10 dei primi 18 punti di squadra, di cui 7 consecutivi, riallacciando autonomamente la propria squadra dal -8 di metà primo quarto al -1 di 120 secondi dopo.

 

La sfortuna di Chris Paul, chiara nemica principale della sua carriera, si inserisce a rischiare di guastare l’equilibrio di gara. Durante una transizione offensiva Paul si tocca dietro la gamba, prima di mettere la tripla del sorpasso per il 23-22, e dopo il canestro si mostra particolarmente infastidito, per venire poi sostituito alla prima interruzione e passare in poco tempo dopo dalla panchina allo spogliatoio. Il responso dirà infortunio al tendine del ginocchio sinistro ed il suo rientro in campo sarà in dubbio fino a poco prima della metà del secondo quarto.

Nonostante l’assenza del proprio miglior giocatore, i Clippers rimangono comunque concentrati sulla gara, complice un Crawford scatenato e l’abbassamento generale delle squadre con l’inizio del secondo quarto.

Nei 7 minuti di assenza di CP3, Crawford tira 4 su 5 mettendo 9 punti e condendoli con due assist. Questo stint così efficace è dovuto non solo al talento offensivo del tre volte sesto uomo dell’anno, ma anche alla preparazione impeccabile della gara nel trovare e colpire i punti deboli avversari.

Con l’uscita prima di Leonard e poi di Duncan e lo spostamento di Danny Green su Redick, viene lasciato Ginobili su Crawford e Splitter su Griffin, entrambi matchup impari contro due attaccanti di questo livello. Quando poi viene rimesso Green su Jamal, l’ottima consapevolezza del piano di squadra si vede inoltre nel puntare più volte Belinelli, punto debole difensivo del quintetto tra la fine del primo quarto e l’inizio del secondo.

La difesa di Ginobili su Crawford si dimostra anche buona, soprattutto off the ball dove riesce a causare una palla persa e poi a rubare un pallone, ma l’argentino ormai quasi 37enne è troppo poco fluido sui blocchi e concede troppo spazio a Jamal per i propri tiri. Nel reparto lunghi, invece, Splitter non riesce ad adempiere al doppio compito di difensore d’area e uomo di Griffin, finendo per soffrire lo spostamento del lungo losangelino in un ruolo più di rollante.

 

Se il feeling dal lato offensivo di Blake e Jamal regge il peso dell’assenza di Paul, i limiti difensivi delle riserve Clippers sono evidenti e lasciano tutto lo spazio necessario al gioco corale di San Antonio per non farsi distanziare.

A 6 minuti e 20 dall’intervallo rientra Chris Paul, accolto da un’ovazione del suo pubblico; assieme a lui rientrano Jordan e Duncan riportando i quintetti simili a quelli di partenza.

Come regalo di buon rientro, Popovich cambia gli accoppiamenti spostando in marcatura su Paul Kawhi, il quale risponde ottimamente infastidendo ulteriormente il play avversario, già provato dall’infortunio, costringendolo a scaricare molto spesso palla ed a prendere un solo tiro, tra l’altro ben contestato, in tutto il secondo quarto.

 

Quando gli altri giocano a dama, Duncan e Paul giocano a scacchi e, nonostante siano accoppiati coi rispettivi peggiori mismatch, durante la fine del secondo quarto danno per l’ennesima volta dimostrazione di ciò.

Duncan ha chiuso il primo quarto con 9 punti ottenuti lontano da Jordan ed una volta rientrato a 6 minuti dal termine riprende subito da quanto ha lasciato: prima sfrutta un backscreen di Kawhi dall’ala per creare separazione con DeAndre e tagliare a canestro; poi obbliga Griffin al terzo fallo conquistandosi due liberi ed infine, poco dopo la sostituzione per Griffin, ottiene altri due liberi da Davis; a sua volta Paul, non riuscendo a staccarsi da Kawhi utilizza tutta la sua pericolosità prima per sbilanciare la difesa di Splitter sul solito Horn set per creare il vantaggio a Davis, che a sua volta sulla penetrazioni catturerà l’attenzione di Duncan dando spazio a Jordan per il tap-in offensivo sull’errore, e poi per sfruttare la sua visione sul set da rimessa laterale e servire un cioccolatino a Griffin.

In pieno stile Popovich il primo tempo si chiude dopo due tentativi di Hack-a-Jordan che, nonostante l’1 su 4 del centro Clippers, risulta non particolarmente efficace a causa di un rimbalzo di Davis sul libero sbagliato, che viene trasformato in una tripla da Crawford.

 

Secondo tempo

Dall’intervallo entrambe le squadre rientrano con immutato feeling per il canestro.

L’infortunio di Paul obbliga Rivers a cambiare il piano offensivo, rallentando l’azione e spostando il focus sui post up di Griffin, fino ad ora utilizzati raramente e solo in caso di mismatch.

Rispetto ai primi due quarti Los Angeles ritrova JJ Redick, autore di 5 punti nel quarto, ma perde l’apporto delle riserve, in particolare di Crawford che, in questo approccio alla gara molto meno fluido, non riesce ad incidere sulla marcatura di Danny Green e chiude il quarto con 0 su 4 al tiro, 1 palla persa e di buono solo un incredibile assist per l’inchiodata di Griffin.

 

Rispetto ai primi due quarti San Antonio rientra dall’intervallo replicando il playstyle di primo quarto, con Parker ball-handler primario che tenta di smuovere la difesa e prende tutti i jumperini lasciati liberi mentre il principale obiettivo offensivo resta la ricerca del mismatch per Duncan. San Antonio rientra dall’intervallo inoltre più attenta col pallone, riuscendo a concludere il quarto con zero turnover dopo aver chiuso il primo tempo con ben otto palle perse.

Dovendosi preoccupare meno dei contropiedi Clippers, la difesa di San Antonio alza ulteriormente il livello, soprattutto grazie all’apporto di Green. Le gare di Green e Barnes sono simili: prestazioni a tutto tondo che funzionano da collante per mantenere l’equilibrio costante tra le squadre. Danny chiuderà la gara con 16 punti, 8 rimbalzi, 3 assist, 2 rubate e ben 5 stoppate e durante il terzo quarto influenzerà l’andamento del periodo in modo simile a come Barnes ha influenzato il primo quarto.

 

La squadra di San Antonio riesce a creare opportunità migliori della controparte ma, nel momento in cui c’è l’opportunità di strappare il vantaggio, pecca di mancanza di freddezza; di contro i Clippers, nonostante una creazione di livello leggermente inferiore, fanno valere una prestazione al tiro più fortunata tentando più volte lo strappo.

 

Dal -2 di fine primo tempo gli Spurs riescono finalmente a pareggiare solo a 4 minuti dalla fine e ad effettuare il sorpasso solo nei pressi del fischio di fine periodo e per farlo, ovviando alla cattiva prova balistica, devono mettere in uso molti dei trucchi presenti nel bagaglio di Popovich e Ginobili.

Come prima cosa, non appena Chris Paul ha iniziato a dare maggiori segni di cedimento a causa dell’infortunio, Popovich entra praticamente in campo per far riposizionare i suoi giocatori e chiamare l’isolamento di Parker contro il play avversario; la seconda mossa tattica è puntare sull’Hack-a-Jordan con ancora 3 minuti sul cronometro, obbligando Rivers a togliere il centro inserendo il meno pericoloso Glen Davis; infine, sul fallo per stoppare il cronometro commesso da Austin Rivers, Manu riesce a prendere bene il tempo conquistando tre tiri liberi per portare a termine il sorpasso.

Come con i viaggi in lunetta di Jordan nel primo tempo, queste tattiche ai limiti della sportività, nonostante si dimostrino efficaci, finiscono per ritorcersi contro San Antonio: Manu mette i primi due liberi, ma con 8 secondi a cronometro lo sbaglio del terzo libero dà spazio alla ripartenza di Chris Paul che, nonostante l’infortunio, spinge la transizione dei suoi e firma la tripla di tabella sulla sirena per il controsorpasso.

 

Il finale agrodolce del terzo quarto non cambia gli animi dei giocatori di San Antonio, in particolare di Ginobili che riprende il nuovo periodo esattamente da dove aveva lasciato il precedente: tutti i punti Spurs dal 74-77 di 1 minuti e 51 dalla fine del terzo quarto all’87-86 raggiunto dopo 3 minuti dall’inizio del quarto quarto vedono, infatti, la sua firma tra punti ed assist.

Seppure il suo apporto sia stato fino a quel momento positivo, parti del primo tempo dell’argentino presentano in alcune palle perse ed in alcune difese il chiaroscuro di ciò che può dare un giocatore vicino ai 37 anni, ma lo stint di fine terzo ed inizio quarto quarto, unito all’apporto nei successivi due minuti in cui è stato in campo a metà quarto, mostrano tutto il talento e la classe degne del campione che Ginobili si è dimostrato in carriera.

 

Per non lasciarsi scappare via la partita, i Clippers devono affidarsi ancora una volta al duo Paul-Griffin, coi due giocatori che non abbandonano i propri compagni ed, anzi, riescono a riportare la propria squadra in vantaggio con poco meno di 8 minuti da giocare. Giunti con ancora 7 minuti e 40 sul cronometro all’89-91 Clippers, la gara di Paul segna già 23 punti con 5 su 6 dalla lunga distanza.

Il rientro di Leonard per gli ultimi 8 minuti di gara cambia totalmente l’assetto Spurs in campo e mostra tutte le attenzioni e le speranze di San Antonio per il proprio prospetto: se infatti per i primi 25 minuti da gara Kawhi è stato relativamente marginale nella costruzione offensiva, gli ultimi minuti presentano un Leonard accentratore, pronto non solo a tornare in marcatura su CP3, ma anche a guidare la squadra nella metà campo avversaria. L’1 su 5 dal campo di Kawhi in questo ultimo stretch di gara non deve confondere e far pensare che il giocatore non si sia fatto trovare pronto quando richiesto, anzi è un buon punto d’analisi per quella che è la migliore dote di Leonard: l’inelasticità del proprio impatto rispetto alle percentuali al tiro.

Inelasticità è un termine usato in economia per definire la mancanza di elasticità tra due variabili; nel caso pratico di Kawhi l’inelasticità è la sua capacità di non lasciare influenzare il suo impatto sulla gara dalle percentuali negative a canestro. Leonard alza il rendimento in tutte gli altri aspetti del gioco per compensare il cattivo apporto al tiro; tornando alla partita, nel periodo considerato Leonard ha sì tirato male ma ha catturato due rimbalzi offensivi, è stato la causa principale di due rimbalzi offensivi dei compagni, ha tenuto molti minuti Paul non lasciandogli, quando accoppiati, lo spazio per tirare ed ha in generale mosso bene palla.

 

Dall’ingresso di Leonard gli Spurs segnano un parziale di 6-0 che obbliga Rivers a chiamare a 5 e 58 dal termine un timeout per riordinare i pensieri dei suoi giocatori, ma appena fischiata la ripresa San Antonio smonta qualsiasi ATO potesse essere stato pensato dall’allenatore avversario commettendo l’ennesimo fallo tattico su Jordan per mandarlo in lunetta. Dopo l’1 su 2 ai liberi del centro di Los Angeles ed il successivo canestro di Duncan che porta i suoi sul +5, Rivers toglie DeAndre dalla partita per reinserire Barnes.

Se gli Spurs possono recriminarsi vari errori al tiro, questo non si può dire dei Clippers. In totale Los Angeles finirà la gara con 14 su 27 da tre, e 3 di queste 14 arriveranno nell’arco di poco più di due minuti da parte di Redick e Barnes, ricucendo così lo strappo che San Antonio stava provare a dare.

 

I Clippers senza Jordan, oltre che il proprio fulcro difensivo, perdono però una presenza molto importante sotto canestro e finiscono per lasciare in poco più di 5 minuti ben 7 rimbalzi offensivi agli avversari, con l’ultimo dei quali che permette a San Antonio di portarsi sul +2 ad 1 minuto e 23 dal termine.

 

Il leitmotiv della gara è stato da entrambe le parti la ricerca del mismatch e con gli ultimi due minuti di gara questo obiettivo viene amplificato ancora di più. La ricerca di Parker, accoppiato a Crawford dopo il riposizionamento di Green su Paul e Kawhi su Redick, diventa ossessiva e su di lui vengono presi 3 degli ultimi 5 tiri, da cui nascono 4 importanti punti consecutivi che firmano prima il pareggio e poi il sorpasso con soli 13 secondi sul cronometro.

 

Sul -2 Popovich chiama il timeout e reinserisce a gestire la rimessa Belinelli, così da avere più bocche da fuoco per lo schema. Marco, accoppiato a Redick, passa la palla a Duncan per riceverla subito indietro con handoff e blocco. Jordan, rimesso in campo per la difesa sull’azione, si stacca da Duncan e contesta il tentativo di tiro che Belinelli, intelligentemente, cambia mentre in aria per un passaggio al roll di Timmy a canestro.

I Clippers ruotano bene e Barnes arriva a stoppare il tiro di Duncan, ma prima della stoppata viene chiamato un fischio su Redick che manda in lunetta il lungo di San Antonio ai liberi. Duncan ai liberi si dimostra freddo e riporta i suoi in parità con 8 secondi e 8 rimanenti sul cronometro, mettendo su una gara che rasenta la perfezione la ciliegina, che Paul però si dimostra pronto a far andare di traverso.

Non avendo il tempo di cercare l’accoppiamento con Parker, Paul accetta il matchup di Green, attacca l’area dal pick and roll con Griffin e, aiutato dalla stessa tabella che già gli aveva voluto bene al termine del terzo quarto, mette a segno il tiro della vittoria nonostante le difficoltà derivate dall’infortunio e dalle difese di Green e Duncan.

 

Con solo un secondo sul cronometro e dopo che un malfunzionamento del cronometro stesso ha costretto a ripetere la rimessa, dando modo ai Clippers di vedere in anticipo parte dello schema ideato da coach Popovich, gli Spurs non riescono a costruirsi un tiro e la partita si chiude definitivamente con Barnes che respinge il passaggio di Diaw per Leonard.

 

L’eredità di Gara7

Grazie al tiro di Paul, i Clippers hanno guadagnato il passaggio di turno ed eliminato i vincitori del titolo dell’anno precedente.

Il four factors è un metodo d’analisi che studia l’effetto di quattro metriche principali (effective field goal %, free throw rate, offensive rebound % e turnover rate) per analizzare quali sono le componenti che hanno permesso la vittoria, o causato la sconfitta, per una squadra.

L’analisi del four factors della gara mostra come, per superare tutte le difficoltà presentate dagli ex-campioni in carica, i Los Angeles Clippers abbiano dovuto portare una prova balistica al limite della perfezione, terminando la gara con una True Shooting del 63,8%. Oltre al 5 su 6 dalla lunga distanza di Paul ed ai 24 punti in 14 tentativi di Blake è infatti stato fondamentale l’apporto di tutti i compagni, in particolare del trio Crawford-Redick-Barnes.

I Clippers sono stati sì fortunati al tiro, ma la loro fortuna è stata d’accompagnamento ad un piano partita d’alto livello, che ha fatto loro sicuramente meritare la vittoria. Dal lato Spurs, invece, c’è sicuramente il rammarico di aver perso una partita in cui per la maggior parte del tempo han mostrato la pallacanestro migliore, ma più che alle percentuali avversarie possono attaccarsi alle gestioni dei contropiedi, sia offensivi non sfruttati che difensivi coperti male.

Con 27 punti ed 11 rimbalzi, di cui 4 offensivi, la gara di Duncan è il testamento sportivo di uno dei più grandi campioni del nuovo millennio. Nonostante la velocità alla De Niro in The Irishman (con cui probabilmente condivide oltre il peso dato dall’età anche quello dell’onnipotenza), anche a 39 anni Timmy ha continuato ad insegnare pallacanestro a Jordan (con cui nel secondo tempo, nonostante la ricerca dei cambi, ha avuto e sfruttato in modo magnifico due occasioni di post up) e Griffin, giocatori molto più fisici di lui.

Due giorni dopo gara7, i Clippers affronteranno gli Houston Rockets per la prima gara del secondo turno dei Playoff. A causa dell’infortunio CP3 salterà le prime due partite e potrà tornare in campo solo alla terza su un quasi insperato punteggio di 1-1. Nonostante la restrizione di minuti di Paul, i Clippers riusciranno ad infliggere due pesantissimi blowout consecutivi ai Rockets di Harden e Howard, ed una volta saliti sul punteggio di 3-1 i loro tifosi iniziano a sognare il primo accesso alle Finali di Conference nella storia della franchigia.

Purtroppo però, come spesso accaduto nella storia Clippers, il destino ha avuto un diverso piano per loro. Complici le brutte prestazioni al tiro dei comprimari losangelini, ed in particolare del sopracitato trio Crawford-Redick-Barnes, Houston sarà in grado di recuperare lo svantaggio e lasciare per l’ennesima volta l’amaro in bocca ai tifosi di Los Angeles.

Stefano Gaiera

Ha già pronti tutti i pezzi per costruire il carro di Lonnie Walker ed è un servo leale dell’unica vera PointGod: Dejounte Murray. Il suo credo è che Il tiro da 3, alla fine, sia solo un "Jumperino" che non ci ha creduto abbastanza.

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