5 giocatori che hanno tratto vantaggio dal lockdown

 5 giocatori che hanno tratto vantaggio dal lockdown

Grafica a cura di Francesco Villa

La stagione NBA, che si era fermata per il Coronavirus, sta per ripartire. Durante il lockdown, ai giocatori è stato negato l’accesso alle palestre e si sono dovuti allenare con mezzi propri: è quindi lecito pensare che al momento del rientro tutti i giocatori siano svantaggiati rispetto a prima, ma è realmente così? Andiamo a scoprire quali sono i 5 giocatori che potrebbero aver tratto vantaggio dal lockdown.

 

1) Victor Oladipo

Victor Oladipo è stato e continua ad essere uno dei più grandi interrogativi di questa stagione. Dopo la rottura del tendine del quadricipite subita contro i Raptors il 24 gennaio dell’anno scorso, Oladipo era rientrato in campo 4 mesi fa.

L’ex Hoosier era sembrato sin da subito lontano dalla forma migliore. Dal ritorno in campo è tornato a mettere su discrete medie ma non paragonabili alla forma da All-NBA che aveva mostrato prima dell’infortunio. Il declino nella produzione è chiaro anche dalle statistiche più basilari: dai 19 punti, 6 rimbalzi, 5 assist, e quasi 2 rubate dello scorso anno si è passati a 14 punti 3 rimbalzi e 3 assist di media. Sicuramente hanno influito anche il maggior impatto all’interno della squadra di Sabonis, ormai diventato la stella dei Pacers, e le abilità del nuovo arrivato Malcolm Brogdon, diventato il portatore di palla principale della squadra. Non che Oladipo non sia stato coinvolto quando in campo: il suo usage rate resta il più alto della squadra, 26.5%, ma non è accompagnato dall’efficienza pre-infortunio.

Shot chart della stagione da All-NBA di Oladipo, la 2018-2019. 52% da 2punti e 37% da 3.
Drastico calo dell’efficienza anche rispetto alla stagione precedente (47% da 2 e 34% da 3). I tentativi da 3 non calano di volume ma l’efficienza è ridotta anche in penetrazione (45% da 2 e 30% da 3).

I segnali preoccupanti per Oladipo non arrivano solo dalle percentuali dall’arco, ma in generale dal repentino declino dell’efficienza avvenuto dopo la sua breakout season del 17/18. Il giocatore statunitense si collocava infatti nell’84mo percentile per punti segnati su 100 tentativi (115.9) due stagioni fa, per scendere già prima dell’infortunio al 36mo (104.2 ppp) fino al declino totale di questa stagione dove si attesta al 17mo percentile (100.0 ppp).

L’infortunio ha arrestato anche la sua promettente crescita come creator. Quella dell’anno scorso era stata la sua miglior stagione in carriera a livello di playmaking, con Oladipo che si collocava nel 79mo percentile (0.84) per assist in rapporto all’usage rate (quanto spesso un giocatore ha dato un assist rispetto a quanto ha tenuto la palla in mano) ed aveva migliorato nettamente rispetto alla stagione precedente la gestione del pallone, passando dal 34mo percentile per percentuale di palle perse (13,3%) al 57mo della scorsa annata (10,5%). Discorso diverso per questa stagione, dove anche grazie alla presenza di un fine passatore come Sabonis a togliergli tocchi, i numeri sono drasticamente calati: Oladipo si colloca nel 52mo percentile per Ast:Usg e nel 28mo (13,2%) per percentuale di palle perse. Un passo indietro evidente, che unito alle prestazioni ondivaghe al tiro dimostra come Oladipo stia facendo molta fatica a tornare ai livelli pre-infortunio.

Questo periodo di quarantena potrebbe aver aiutato Oladipo a tornare in una forma più brillante per i playoff. Con i Pacers matematicamente qualificati, l’unica domanda rimasta per il loro finale di stagione sembra essere il seeding. Riusciranno a raggiungere il quarto posto di Miami e prepararsi ad una serie con la franchigia della Florida o con i Sixers, poco distanti, con il fattore campo o scivoleranno al sesto posto del seeding rischiando una serie da sfavoriti contro i Celtics? L’apporto di Oladipo sarà cruciale per la volata finale e, soprattutto, per un primo turno che in ogni caso si presenterà molto complicato. Lo stesso Victor ne sembra consapevole, dato che ha ammesso di non essere tornato in campo “pienamente guarito” e che “ora ho avuto una chance di fermarmi e ricominciare”. Dipo ha però recentemente dichiarato che la decisione sulla sua presenza non è ancora stata presa: la speranza dei Pacers è sicuramente quella di ritrovare il 2 volte All-Star.

 

2) LeBron James e 3) Kawhi Leonard

Due superstar tanto diverse ma accomunate da un possibile guadagno dallo stop forzato per l’emergenza Coronavirus. Se per LeBron il motivo appare chiaro ed è l’età, per Leonard la pausa forzata potrebbe essere cruciale per dei playoff giocati al massimo. Dopo i guai fisici che hanno contribuito alla trade a Toronto è diventato chiaro che Leonard non sarà mai un giocatore affidabile dal punto di vista fisico e ovunque giocherà dovrà centellinarsi in regular season per arrivare in forma ai playoff.

Lo stato di forma delle due franchigie di Los Angeles era anche molto simile al momento dello stop. I Lakers venivano da un record di 8-2 dopo la pausa dell’All Star Game e sembravano lanciati al miglior record della Western Conference, con una chimica di squadra in miglioramento costante. I Clippers avevano trovato il ritmo dopo l’ASG nonostante una partenza non eccelsa e le assenze di Paul George e Kawhi. La situazione al rientro in campo non sarà tanto diversa, con i Lakers che hanno 5.5 partite di vantaggio sull’altra sponda di LA e che molto probabilmente avranno il fattore campo ai playoff in quella che per ora sembra una finale della Western Conference preannunciata.

James per tutta la carriera non ha mai avuto infortuni importanti, grazie alla genetica ed alla sua maniacale cura per il corpo. Prima del 2014/2015 non aveva mai saltato più di 5 partite in stagione per infortunio, ma l’anno scorso dopo stagioni di buona salute ha dovuto chiudere la stagione con 55 partite giocate per un infortunio all’inguine. Sicuramente c’è lo zampino dello staff medico dei Lakers nelle 27 partite saltate lo scorso anno, dato che i gialloviola per l’infortunio di James sono usciti fuori dalla lotta per i playoff e, ragionevolmente, hanno deciso di non correre rischi.

Il Re questa stagione non ha avuto problemi fisici di rilievo ed ha reso, come al solito, ad alti livelli. Visto il lunghissimo chilometraggio della sua carriera, soprattutto gli sforzi sovrumani del 17/18 con i Cavs e l’infortunio del 18/19, è ragionevole pensare che una pausa non possa che aver beneficiato alla salute di James e potrebbe farlo arrivare finalmente in completa forma e riposato ai playoff NBA, come non accadeva da qualche anno.

Nonostante abbia solamente 28 anni, Kawhi ha ancora più bisogno del 35enne James di centellinare le energie in vista dei playoff. L’infortunio al quadricipite, dovuto al fallo di Pachulia in gara 1 della Western Conference del 2017, è diventato un problema da gestire e Leonard ha giocato solamente 120 partite nelle ultime 3 stagioni. Questa stagione The Claw non ha avuto problemi fisici di rilievo ed ha giocato 60 partite, ma è risaputo come abbia dovuto barcamenarsi tra tanti piccoli infortuni durante lo scorso finale di stagione. Con Paul George in ripresa e una chimica di squadra che sembrava migliorare prima della pausa, i Clippers non possono essere che contenti di avere l’MVP delle Finali in carica privo di infortuni e con le riserve di energia al massimo in vista dei playoff e di una probabile sfida contro LeBron James.

 

4) Nikola Jokic

L’anno scorso, dopo la grande stagione del centro serbo in regular season, c’era molta curiosità nel vedere se si sarebbe confermato ai playoff, e ci è riuscito. Joker non ha deluso tenendo quasi la tripla doppia di media con 25 punti, 13 rimbalzi e 8 assist con il 50% dal campo e il 39% da 3, confermandosi nell’élite dei giocatori offensivi NBA. I Nuggets hanno deluso uscendo contro dei rimaneggiati Trail Blazers al secondo turno dei PO, ma davano molte speranze per questa stagione, dove si poteva prospettare un ulteriore salto di livello di Jokic.

Nikola non ha pienamente confermato le aspettative dei media prima dello stop per il coronavirus, nonostante si sia tenuto sui livelli dell’anno scorso. Dopo un pessimo inizio nei primi due mesi di stagione, dove ha viaggiato sui 15 punti di media e il 45% dal campo, Jokic ha ripreso a marciare dopo Natale dove ha tenuto le medie di 25-10-7, che portano la sua media stagionale a 20-10-7. Sia quest’anno che l’anno scorso è stato All-Star e gli stessi Nuggets stanno confermando i miglioramenti dello scorso anno.

C’è un però. Il centro serbo ha sempre mostrato una condizione fisica approssimativa, criticata spesso dai media e che secondo loro gli pregiudicherebbe le prestazioni. Oggettivamente, anche ad un eye test si può notare come Jokic non sia un figurino, anche se questo non l’ha fermato dal diventare un 2 volte All-Star e uno dei migliori centri della lega. Intervistato in estate durante l’offseason passata in Serbia aveva già mostrato di non avere particolare interesse a lavorare più del dovuto, affermando di aver passato l’estate “a giocare alla Playstation”. Qualcosa però sembra cambiato durante il lockdown.

Sono comparse immagini dalla Serbia di uno Jokic incredibilmente dimagrito, come mai si era visto in carriera e, probabilmente, nella sua vita. Dalla Serbia però è arrivata un’altra notizia pesante: la positività al Coronavirus. Jokic ha infatti preso parte ad una partita con dei giocatori del Partizan poi risultati positivi al Covid-19. La positività non dovrebbe destare preoccupazioni a livello clinico ma potrebbe essere un ulteriore ostacolo per uno Jokic che sembrava tirato a lucido.

Questo improvviso dimagrimento significherà un miglioramento delle prestazioni atletiche e gli farà fare il salto definitivo nell’upper echelon delle star NBA o, paradossalmente, lo pregiudicherà soprattutto nel confronto di forza con gli altri centri NBA? Non ci resta che aspettare Orlando per scoprirlo.

 

5) Nurkic

Il centro dei Blazers ha saltato l’intera stagione a causa di una frattura alla tibia rimediata lo scorso marzo contro i Nets. Il cestista bosniaco era reduce dalla miglior stagione della carriera, chiusa anzitempo con 15 punti e 10 rimbalzi di media e soprattutto affermandosi come una minaccia nel pick’n’roll con Damian Lillard. La franchigia di Portland ha sofferto pesantemente l’assenza di Nurkic negli scorsi playoff, dove sostanzialmente non avevano lunghi di livello. Questa stagione si sapeva che Nurkic non sarebbe sceso in campo almeno fino all’All Star Game e Neil Olshey si è cautelato con la firma di Whiteside e puntando sulla crescita di Zach Collins.

Collins ha terminato la stagione in anticipo per un infortunio alla spalla e Whiteside non è stato molto costante a livello fisico, privando i Blazers di una presenza pesante sotto canestro. La squadra capitanata da Damian Lillard ha vissuto anche per questo una stagione incerta, che ad Orlando la farà ripartire a 3 gare dall’ottavo posto occupato dai Memphis Grizzlies. Il recupero di Nurkic, minaccia nettamente superiore in pick’n’roll rispetto a Whiteside e passatore migliore (Nurkic la scorsa stagione si collocava nel 74mo percentile per assist in rapporto all’usage, contro il 5o percentile di Whiteside) potrebbe far fare ai Blazers il salto di qualità necessario per raggiungere i playoff?

Giorgio Di Maio

Giorgio Di Maio vive a Roma dove è nato nel 1997. Lavora per Ubitennis e in passato ha collaborato con Dude Mag ed NBA Revolution. Tifa Roma e Chicago Bulls.

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