Il finale di stagione di Oladipo

 Il finale di stagione di Oladipo

Grafica a cura di nicolò Bedaglia

Inutile girarci intorno: la stagione degli Indiana Pacers era, fin da subito, legata a doppio filo sul come e quando Victor Oladipo sarebbe tornato dopo il grave infortunio subito a Gennaio 2019 in casa, contro i Toronto Raptors.

 

Dalle immagini si capisce perchè l’infortunio apparve subito grave sia per dinamica, con la gamba destra che cede di schianto , che per la maschera di dolore di Oladipo nella caduta.

 

In quel momento i Pacers erano nei primi posti della Eastern Conference confermando i risultati della stagione precedente, la prima nella quale proprio Oladipo e Sabonis vestivano di gialloblu dopo la trade che portò Paul George a OKC.
Quello scambio, subito giudicato da tutti come una sconfitta assoluta per i Pacers, aveva visto ribaltate tutte le opinioni iniziali, per merito soprattutto di un Oladipo a livello All-Star, capace di garantire ad Indiana una comoda presenza nell’elite della Conference.

L’ex stella degli Hoosiers di Indiana University garantiva alla causa 28.8 punti, 8.6 rimbalzi e 7.9 assist su 100 possessi; tali cifre erano leggermente in flessione rispetto alla stagione precedente, dove Dipo aveva raggiunto il massimo in carriera per punti segnati ( sempre doverosamente su 100 possessi), oltreché per percentuali dal campo.

Il primo tempo dell’esperienza ad Indianapolis di Oladipo si concludeva però su quel recupero contro Siakam: gli Indiana Pacers avrebbero atteso circa un anno per poter rivedere sul parquet la propria guardia titolare. La domanda era: che Oladipo sarebbe stato?

 

I PACERS SENZA VICTOR

Senza Oladipo, i Pacers si sono affidati a Brogdon, Warren e Sabonis; mentre per il ruolo di starting guard è stato scelto Jeremy Lamb: quest’ultimo nei piani della dirigenza avrebbe assunto successivamente il ruolo di sesto uomo/leader second unit.
Lamb sarebbe dovuto essere un misto tra Lance Stephenson e Tyreke Evans, ma l’infortunio subito a fine febbraio (ancora contro Toronto…) non ha permesso di realizzare questo progetto maturato nell’off-season dalla dirigenza Pacers.

In particolare Sabonis, chiamato ad una stagione importante dopo il rinnovo di contratto, ha risposto presente, diventando il fulcro del sistema offensivo di Coach McMillan senza aumentare in modo considerevole il suo USG% (statistica che ricordiamo indica quanti possessi su 100 sono gestiti da un giocatore), ma dimostrando di essere un giocatore completo su tantissimi aspetti del gioco: su 100 possessi le sue statistiche recitano 25.7 punti, 17.3 rimbalzi e 6.9 assist.
Tuttavia, sebbene abbia triplicato il numero di tentativi rispetto all’anno precedente, appare molto bassa la media di 1.5 tentativi da 3 punti, statistica dove spiccano i 6.9 tentativi di Myles Turner, il suo compagno nel frontcourt.

Complessivamente i Pacers, rispetto ai minuti con Oladipo in campo in questa stagione, hanno fatto registrare una eFG% ed un ORtg superiori: 53,5% contro 51,9% il confronto nella prima voce, 111 vs 107 relativamente alla seconda.
Entrambi i dati hanno positivamente risentito della maggiore percentuale di canestri assistiti, più alta di ben 5 punti percentuali nei 2.805 minuti in cui Oladipo non è sceso in campo.
Occorre tuttavia considerare che il campione di minuti con Dipo sul parquet è di appena 338, troppo ridotto quindi per rendere questa analisi definitiva, anche se innegabilmente può offrire una linea di tendenza.

 

IL RIENTRO

Dopo che per diverse settimane a cavallo di Natale le voci si erano fatte via via più insistenti, il 29 di Gennaio Dipo faceva finalmente il suo debutto stagionale in una sfida casalinga contro i derelitti Chicago Bulls di questi tempi.
Pensare ad un rientro più “cinematografico” sarebbe stato alquanto complicato:

 

Con 9 secondi sul cronometro Oladipo forza la partita all’OT, mettendo a segna la sua prima tripla di serata dopo 6 errori da oltre l’arco.

 

Il record dei Pacers era 30-17: lusinghiero quello casalingo (17-5), appena sopra il 50% (13-12) quello in trasferta: le speranze di tutti riguardavano proprio le possibilità di migliorare il record esterno con un Oladipo in più nel motore.
Considerato infatti uno scorer di primo livello NBA indipendentemente dal palcoscenico, Oladipo nella stagione 2018-2019 vantava una media punti per 100 possessi addirittura di 21.4 “on the road”, contro i 16.4 tra le mure amiche.

L’esordio vittorioso contro Chicago, condito dalla tripla in the clutch, aveva permesso di mascherare delle statistiche non certo eccelse: appena 9 punti in 21 minuti di gioco, con 2/8 dal campo e 2 rimbalzi. Numeri giustificabili con l’anno solare di stop, ma le problematiche al tiro continueranno ad incidere sulle prestazioni della star dei Pacers per tutto il periodo fino alla sospensione causa Covid.

Da quel momento arriveranno ben 6 sconfitte consecutive per i Pacers, peraltro contro avversari come i Knicks (2/14 dal campo per Victor), Brooklyn e dei Pelicans privi di Williamson e Ingram; nelle 5 partite disputate disputate da Oladipo in questo stint l’impiego non supererà mai i 28 minuti, sintomo della gradualità che lo staff di McMillan volesse dare al giocatore nella prima fase di ritorno in campo.
Anche altre voci statistiche erano impietose: 30% dal campo, 25% da 3 e un +/- di -41 su 125 minuti di impiego complessivo.
Il giocatore era rientrato dall’infortunio, ma Oladipo non era certamente tornato.

Come detto anche in altre sedi (minuto 11:45) il re-inserimento dell’ All Star, come era lecito attendersi, ha destabilizzato alcuni equilibri nel frattempo venutisi a creare e l’assestamento non era completato al momento della sospensione della stagione.
Qui, per chi non avesse presente, l’azione di cui si parlava nella diretta di fine marzo:

 

Se si vuole provare infine a sintetizzare, da un punto di vista statistico, la differenza tra l’Oladipo prima e dopo l’infortunio si può far riferimento alla composizione del sue scelte offensive:

StagioneUsg% 2PtUsg% 3PtAssistedUnassisted
2019-2057,10%42,90%47,60%52,40%
2018-1963,30%36,70%40,60%59,40%
Seppur confrontando 50 partite contro 13, il maggior ricorso al più comodo tiro da 3 e la minor capacità di segnare in modo autonomo sono trend riconoscibili.

Il bilancio delle 13 partite giocate dal numero 4 in questa sciagurato 2020 non era quindi particolarmente positivo, anche se l’attenuante del lungo stop è più che valida ed inoltre nelle ultime 4 gare i numeri di Dipo erano discretamente migliorati fino ad arrivare ai 27 punti contro i Celtics nell’ultima gara, persa, di Indiana con un promettente 5/7 da 3 punti.

 

DOPO IL LOCKDOWN

Ci stiamo avvicinando ad un terra ignota, perché non c’è altro modo di descrivere quello che vedremo a partire dal 31 Luglio in quel di Orlando, Florida: una Regular Season di 8 partite da disputare in 15 giorni, per giunta in un contesto psico-fisico unico nella storia.

Indiana ovviamente sarà della partita, potendo vantare il quinto miglior record di un Est che ha sì un chiaro padrone nei Bucks, ma che sembra lasciare più di una porta aperta ad ogni squadra che saprà farsi trovare pronta.
Le possibilità che Indiana azzecchi la ripartenza dipendono soprattutto dall’effetto che la pausa avrà avuto su Victor Oladipo.

Una buon metodo per provare a immaginare quali saranno le condizioni del giocatore alla ripartenza è rivisitare, attraverso le statistiche, le esperienze di giocatori con similarità in tema di ruolo, caratteristiche, lunghezza dello stop e modalità di rientro.

Ne abbiamo individuati 2: uno è Paul George, l’altro è Gordon Hayward.
Per entrambi abbiamo inserito le statistiche di eFg%, Offensive Usg% e Net Rating nella stagione precedente l’infortunio (per George ed Hayward intere, per Oladipo lo spezzone del 18-19), nella stagione successiva al rientro e in quella ancora dopo, in modo da simulare il “break” vissuto in questo momento da Dipo:

Il dato del Net Rating, utilizzato per definire l’impatto sui risultati della squadra, è quello in cui l’attuale Pacers mostra più difficoltà rispetto ai compagni di sventura.

 

Per tutti e 3 appare evidente il maggior utilizzo del tiro da 3 punti rispetto al periodo immediatamente precedente all’infortunio; Hayward e George hanno poi calato l’Usg% di questa soluzione offensiva nel terzo periodo considerato e, se per Hayward si è confermato il calo della porzione dei tiri liberi sul tentativi complessivi (Ftr) e dell’Usg%, questo non è rimasto vero per Paul George una volta completato il processo di recupero.
Molto interessante notare la controtendenza di Victor rispetto agli altri 2 nella dinamica della porzioni di conclusioni al ferro, ma tutto ciò non è servito a mantenere l’eFg% ai livelli dell’anno precedente.

Queste statistiche ci dicono che, seppur a fatica, George ed Hayward siano tornati vicini ai livelli offensivi pre-infortunio in termini di efficienza e la struttura del loro attacco si è avvicinata maggiormente a quella solita solo dopo una ulteriore off-season.

Un dato che marca una grossa differenza tra Hayward e i due giocatori dei Pacers (George era tale ai tempi) è il drastico calo della gestione dei possessi: arrivato assieme ad Irving come co-stella Celtics, Gordon al rientro si ritrovò in una squadra reduce da una gara 7 di ECF, grazie all’esplosione di Tatum e Brown.
Normale e lecito che non ci fossero più quei privilegi offensivi di cui si pensava avrebbe goduto sotto il suo mentore Brad Stevens. Dura per un All-Star accettare tutto questo: per formazione e cultura George e Dipo non avrebbero potuto farlo.

Come detto precedentemente, Oladipo mostra una più alta media punti in trasferta che in casa; l’altra faccia della medaglia per Indiana è rappresentata dal fatto che tali numeri vengono sostanzialmente replicati nella split-analysis tra vittorie (17.4) e sconfitte (21.1),.
Capire se esista un nesso causale tra questi due aspetti e in quale direzione esso vada non è semplice, ma appare evidente che Oladipo potrebbe essere chiamato a lasciare più spesso l’attacco nelle mani di Brogdon e Sabonis, cosa di cui beneficerebbe anche lui: sgravarsi della necessità di crearsi il vantaggio è un qualcosa che un giocatore reduce da un lungo stop ha bisogno di fare.

Fin qui abbiamo parlato di tecnica e tattica ma nello sport la componente psicologica vale da sola molto di più delle altre due componenti appena citate: solo Oladipo ha la certezza di cosa ci sia nella sua testa in questo momento.
Qualora ci fosse timore, preoccupazione o non convinzione al 100% dei propri mezzi, allora tutti i discorsi sin qui fatti sarebbero parole al vento.
La storia di qualsiasi sport, è piena di atleti clinicamente guariti alla perfezione ma che non sono più stati loro stessi, come viceversa sono altrettanto innumerevoli i casi di reduci da infortuni pesanti che magari non potevano offrire le stesse prestazioni atletiche di un tempo ( nell’esplosività o nella reattività), ma che hanno saputo andare oltre tramite la propria forza mentale.

Le recenti dichiarazioni di Oladipo sulle modalità della sua presenza ad Orlando non sono una buona notizia per i tifosi di Indiana, indici di come il giocatore non si senta ancora pronto come vorrebbe o non sicuro dell’impossibilità di pesanti ricadute sul ginocchio.
Tali esternazioni non si possono che giustificare con questa ragione, perché Indiana ha potenzialmente tutte le carte in regola per avere delle velleità non secondarie in questo scenario e sarebbe giusto giocarsele con il roster più completo possibile. Peraltro il giocatore era già rientrato prima del Covid: non si tratterebbe quindi che di un re-inizio, al pari della stragrande maggioranza dei giocatori “in the bubble”.

Lo staff di Indiana e il giocatore dovranno decidere a breve la strategia da attuare.

Se Oladipo approfitterà della off-season dettata dal Covid come hanno fatto altri giocatori passati da un infortunio simile al suo, passando anche per un minor utilizzo in proprio dell’attacco Pacers, Indiana sarà una seria candidata al ruolo di sorpresa ad Est con una ottima finestra sull’annata 2020-21: perché non approfittare dei progressi fatti dagli altri ragazzi di McMillan in questo periodo?

Luca Bagni

Esponente della bassa reggiana. Ama il basket, i numeri che dicono sempre la verità, e le storie belle da raccontare. Giocatore delle minors emiliane, rigorosamente con il numero 13, perché la 31 di Miller ai tempi non era disponibile.

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