Spazio Draft 2020: Isaac Okoro

 Spazio Draft 2020: Isaac Okoro

Grafica a cura di Alessandro Cardona

Isaac Okoro è un’ala di 6‘6 per 102 chili. Freshman proveniente da Auburn, Okoro ha scalato posizioni nelle big board di tutti i draft analysts, tanto da essere ormai un ospite fisso nelle posizioni da lottery di ogni esperto di college basket.

 

La difesa

 

La prima caratteristica che salta agli occhi guardando giocare Okoro è la sua abilità difensiva: il classe 2001 è in grado di marcare tutte le posizioni dalla 1 alla 4, e trae palesemente orgoglio dallo spegnere del tutto l’attaccante a lui assegnato.

La sua velocità gli consente di stare anche con le guardie più veloci, come si può vedere da questa clip in cui difende egregiamente in 1 contro 1 Kira Lewis, forse il giocatore più veloce del draft.

 

Allo stesso tempo, la sua forza nella parte bassa del corpo e la sua densità muscolare gli consentirà di stare sulla maggior parte dei 4 che incontrerà nella lega e di difenderli anche in post.

Nonostante la sua conformazione fisica non lo lasci pensare, Okoro è anche molto agile e riesce a passare molto bene sopra i blocchi. Difficilmente lo si vedrà morire su un blocco, e anche nel raro caso in cui ci vada addosso, riesce a trovare un modo per riprendersi subito e portare un contributo positivo in difesa.

 

Okoro non é soltanto un buon difensore 1 contro 1, è anche un buon difensore di squadra: legge molto bene le rotazioni, sa quando portare aiuto dal lato debole, legge bene gli aiuti dei compagni e le intenzioni dell’attaccante, quindi sa dove piazzarsi per rompere linee di passaggio.

Nonostante questo ha numeri parecchio bassi in BLK% e STL%. Non è uno che rischia molto, si lancia su linee di passaggio solamente se sa di poterci arrivare e cerca la stoppata solamente se sa di poterla portare.

Okoro commette però molti falli: per 20 volte, su 28 partite giocate in stagione, ha finito la partita con 4 o più falli.

 

Come si dice in inglese, Okoro “reaches too much”, cioè tende a muovere troppo le mani e a “toccare” il proprio uomo sul perimetro, soprattutto per essere uno che non cerca la rubata. Quando difende un’entrata a canestro usa troppo il braccio d’aiuto per avvicinarsi o appoggiarsi all’attaccante; quando è troppo nel flow rischia di cadere trappola del proprio agonismo e finisce per difendere con troppa foga. Molto spesso, per la voglia di disturbare un tiratore o fare un close-out, ha commesso falli molto stupidi sul tiratore dal perimetro.

Come si può avere intuito dalla descrizione della sua difesa, Isaac Okoro ha un fisico estremamente esplosivo. Questo lo aiuta molto soprattutto in fase difensiva, come si può vedere da questa clip in cui porta una chasedown block di LeBroniana memoria, ma anche in attacco.

 

 

L’attacco

Non a caso, Okoro attacca benissimo il ferro grazie al suo primo passo molto veloce. Aiutato da delle gambe quasi “alla Carsen Edwards”, ma con una struttura da 6’6″, l’imponente parte alta del corpo lo aiuta a concludere con qualità al ferro assorbendo molto bene gli urti.
Le sue ottime percentuali al ferro, 65% in half court in questa stagione, non sono però date solamente da doti fisiche: Okoro sa concludere sia con la mano destra che con la sinistra, anche se sembra prediligere quest’ultima. Non a caso, infatti, va quasi sempre a sinistra col suo primo passo.

 

Nel finale di stagione le squadre avversarie lo hanno capito ed hanno iniziato a concedergli la mano destra in penetrazione: questo, unito al fatto che quando va in penetrazione Okoro abbassa spesso la testa, ha fatto sì che gli avversari fossero in grado di prendere molti sfondamenti contro di lui, come ha fatto Alabama.

 

L’abbassare la testa in penetrazione lo porta anche a tentare di infilarsi in spazi che non ci sono, e quindi a perdere un sacco di palloni. Tenendo lo sguardo basso, Okoro perde cognizione di quanto sta succedendo attorno a lui: spesso in stagione ha passato la palla a memoria in posti dove avrebbe dovuto esserci un compagno ma in realtà non c’era, ed il risultato è stata una palla persa.

La nota forse più dolente in ottica NBA è il suo tiro, al più rivedibile. Okoro sembra avere un problema di tocco, evidenziato anche dal 67% a liberi.

A fine anno ha però cominciato a far intravedere un discreto floater, aspetto che gli potrebbe tornare molto utile in NBA contro rim protector élite alla Gobert, ma che soprattutto è un indicatore di miglioramenti al tocco, che si tradurrebbero poi in miglioramenti al liberi e nel tiro da 3. Al momento però Okoro tira col 32% da 3 quando smarcato, e le sue percentuali crollano addirittura al 24% quando è invece marcato.

 

La sua meccanica non è troppo brutta, il punto di rilascio è alto e Il movimento fluido. Il problema sembra appunto essere la mancanza di tocco, anche se nelle situazioni in cui un difensore chiude su di lui sembra esserci qualcosa che non va anche nella parte bassa del corpo.

I piedi scarrellano troppo di lato e il movimento stesso della parte bassa del corpo non sembra essere ripetibile. Per concludere, le sue triple finiscono spesso fuori alla sinistra o alla destra del canestro, il che indica che verosimilmente c’è anche un problema di mano d’appoggio oltre che di parte bassa del corpo.

 

Relativamente a questo problema, Okoro ancora non sa prendersi con costanza buoni tiri dal midrange. Sembra non saper gestire ancora bene accelerazione e decelerazione, o perlomeno ancora non in queste situazioni, nonostante sia invece in grado di eseguire dei perfetti eurostep in avvicinamento a canestro.

 

Al momento, quando vede che non riesce ad andare a canestro spesso interrompe Il palleggio e va in panico perdendo il pallone nel tentativo di scaricare ai compagni. Credo sia un problema legato al ball handling non ancora ottimale, ma soprattutto alla mancanza di fiducia nel proprio jumpshot o tiro dal palleggio in generale, dato che non sembra a suo agio nemmeno dal palleggio da 3. Molte squadre lo invitano a prendersi tiri da fuori e lo aspettano due metri dentro l’area.

Un altro aspetto interessante di Isaac Okoro come prospetto è il fatto che sia un buon passatore: vede angoli di passaggio non banali, sa prendere decisioni in pochissimo tempo ed effettuare passaggi dal lato debole con entrambe le mani; legge bene la difesa a zona e sa leggere i movimenti off the ball dei compagni.

 

Inoltre, sa passare la palla dal pick&roll, tenendo però in mente del suo vizio citato prima di abbassare la testa in penetrazione.

 

L’intelligenza offensiva di Okoro si traduce anche nell’essere un buon tagliante: sa dove muoversi senza palla, sa quali sono I tempi giusti. Il tutto viene amplificato dalla sua abilità di concludere al ferro.

 

Un altro aspetto importante del gioco di Okoro è l’intensità. Ha una grandissima energia, un grandissimo “motor”: imparare a controllarlo sarà fondamentale (si veda quanto detto sopra), ma avere la possibilità di andare ad alti giri è un ottimo segnale.

In parte anche grazie a questo, Okoro è un buon rimbalzista per la sua taglia e posizione, soprattutto a rimbalzo offensivo, e I numeri sembrano corroborare questa ipotesi.

 

Attenzione però: Auburn manda sempre tre uomini a rimbalzo offensivo e I restanti due si preoccupano della transizione difensiva, e Okoro è sempre tra I tre rimbalzisti offensivi. Questo rinforza quanto appena detto, ma I suoi numeri potrebbero risultare leggermente gonfiati da questa tattica.

 

Paragoni e futuro

Fare un paragone per Okoro è molto, molto complicato. Durante il film study che Mike Schmitz ha fatto con lui, i giocatori a cui Okoro viene potenzialmente paragonato sono Jimmy Butler, Andre Igoudala, Jaylen Brown e Justise Winslow. Okoro stesso dichiara di guardare molto Kawhi Leonard, Andre Igoudala e Jaylen Brown: questi sono I tre a cui si ispira. A nostro avviso, Okoro può finire ovunque in una scala che va da Jimmy Butler a Josh Jackson, con un caso medio che può essere Justise Winslow.

Molto della carriera NBA di Okoro dipende dall’uso che ne verrà fatto soprattutto nei primi anni nella lega. Nell’uso da fare di questo tipo di giocatori ci sono due grosse correnti di pensiero: la prima di far fare al giocatore in questione solo le cose che sa fare davvero bene (nel caso di Okoro, difendere il miglior attaccante avversario ed essere potenzialmente anche uno dei migliori difensori di squadra sin dal suo primo anno in NBA) e concentrare il suo lavoro di miglioramento in una sola, specifica area: il tiro. Questa è stata la strategia seguita, ad esempio, dai Boston Celtics con Jaylen Brown con ottimi risultati. Una volta sistemato il tiro, si procede poi ad altre aree di miglioramento (nel caso di Brown, mettere meglio palla a terra e migliorare le linee di passaggio).

Nella seconda corrente di pensiero, si dà totale fiducia alle capacità di miglioramento del rookie su una vasta gamma di punti, e quindi gli si lascia la palla in mano per più tempo. Questo certamente favorirebbe un miglioramento più trasversale per Okoro (ad esempio nelle sue doti di passatore, ball handling e tiro dal palleggio), ma allo stesso tempo porta con sé dei rischi non indifferenti. Questa è stata, per esempio, la strategia seguita dai Suns con Josh Jackson, con scarso successo. Nel momento in cui Jackson è andato a Memphis e gli sono state date istruzioni precise di concentrarsi solo su determinati aspetti del suo gioco, ecco che Jackson ha cominciato a far vedere segni di miglioramento.

Ci sono anche esempi opposti: Andre Igoudala nei suoi anni a Philadelphia su tutti. Un uso più esteso di Okoro vorrebbe dire metterlo più spesso palla in mano in situazioni di short roll, ma ovviamente finirebbe per commettere molte palle perse e sfondamenti. Molto dipenderà dal contesto in cui andrà a finire: da quanto visto durante la stagione e nelle intervista col giocatore, sembra ci sia da essere fiduciosi sulle capacità di apprendimento di Okoro.

Andrea Bandiziol

Andrea, 30 anni di Udine, è uno di quelli a cui potete scrivere se gli articoli di The Shot vi piacciono particolarmente. Se invece non vi piacciono, potete contattare gli altri caporedattori. Ha avuto la disgrazia di innamorarsi dei Suns di Nash e di tifare Phoenix da allora. Non è molto contento quando gli si ricorda che i Suns ora avrebbero potuto avere Doncic a roster.

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