Shooting Form 101: Lonzo Ball

 Shooting Form 101: Lonzo Ball

Copertina a cura di Nicolò Bedaglia

Una tra le cose che più mi piace studiare di un giocatore è la sua forma di tiro. Specialmente quando si tratta di un cattivo tiratore, diventa interessante capire cosa l’atleta dovrebbe fare per migliorare, e quali meccanismi dovrebbe modificare per aumentare il suo rendimento. Ho deciso quindi di portarvi degli esempi del modo in cui alcuni giocatori tirano dalla lunga distanza, di come hanno fatto progressi nel corso della loro carriera ed in cosa possono ancora migliorare.

Dopo aver parlato di Giannis Antetokounmpo e di Eric Bledsoe, in questo terzo episodio andiamo ad analizzare una success story dal punto di vista del tiro: quella di Lonzo Ball.
La storia della famiglia Ball, del pesantissimo bagaglio del padre LaVar, delle loro vicissitudini extra-cestistiche e dei dubbi sulla sua forma di tiro sono note. Andiamo a riprendere il fil rouge del figliol prodigo della famiglia della (ex) tripla B.

 

Finché entra ho ragione io… o no?

Nonostante una forma di tiro definita quirky, funky, o anche dal sottoscritto una roba disgustosa, al momento della sua entrata nella lega Lonzo Ball arrivava da una stagione al college conclusa con il 41% da 3 su 5.4 tentativi a partita. Come si spiega, quindi, il calo vertiginoso avuto nella lega maggiore? Oltre al livello migliore delle difese ed alle insicurezze legate all’inesperienza, Kevin O’Connor di The Ringer ha trovato un’altra causa possibile: il pallone.

Se nella NBA si gioca (ancora per poco) con il mitico Spalding, nella NCAA non c’è una regola obbligatoria per la marca di pallone da utilizzare, a patto che taglia e caratteristiche tecniche siano omologabili; vi è quindi una grande diversità tra palloni Nike, Wilson, Under Armour, Adidas e Spalding.

Il risultato, ottenuto su un campione piccolo ma estremamente significativo, è che Lonzo segnasse il 43.6% con i palloni Wilson, ed il 34.1% con i palloni Nike, più lisci e simili allo Spalding usato nella NBA. In retrospettiva, l’ipotesi di O’Connor sembra fondata.

Quel che è certo è che la forma di tiro di Lonzo all’inizio della carriera era estremamente lontana da quella “da manuale”.

 

L’arrivo in NBA e lo scontro con la realtà

La prima annata di Lonzo nella lega vede le sue percentuali al tiro da 3 punti calare drasticamente. Passa dal 41,2% al 30,5% dalla lunga distanza, condizionato da una forma di tiro che dà parecchi grattacapi:

Prendiamo qualche fotogramma per andare a vedere nel dettaglio:

"Sembri un maledettissimo Picasso!" [Etcì parlando a Bellosguardo, Robin Hood un uomo in calzamaglia, 1993]
“Sembri un maledettissimo Picasso!” [Etcì parlando a Bellosguardo, Robin Hood un uomo in calzamaglia, 1993]

I piedi non puntano verso il canestro, ma sono in diagonale. Di per sé non un problema enorme, ma che contribuisce al non-allineamento del corpo e lo “zigzag” non è accentuato come potrebbe. Soprattutto, Lonzo non salta verso avanti quando tira, ma segue le punte dei piedi, saltando verso sinistra e perdendo buona parte della trasmissione della forza. Guardate dove si trova il piede destro nel primo fotogramma e dove si ritrova nell’ultimo.

Busto e braccia non sono allineati al canestro, rendendo la fluidità del movimento e la meccanica molto complicata. Menzione d’onore va al lavoro del polso destro, che si raddrizza con lo scatto finale e compensa il disequilibrio di anche e spalle. Il problema è che tante cose possono andare storte se il solo responsabile dell’allineamento della palla al corpo ed al canestro è il polso.

Ma andiamo a parlare dell’elefante nella stanza: il set point. Lonzo fa partire il tiro dal lato sinistro della testa, alla stessa altezza dell’occhio, con il pallone accanto alla testa e con la mano destra che sfiora la tempia sinistra. Questo comporta un caricamento del tiro più lento della media, un evidente disequilibrio nella struttura del tiro che si traduce in una più grande difficoltà a dare alla palla una traiettoria dritta: un tiro così complicato non è facilmente riproducibile, e gli effetti possono variare molto. Tiro lungo, corto, troppo a destra o a sinistra, per un triste mix di airball e mattoni.

 

Le origini del male

Lonzo carica il tiro in maniera così poco ortodossa perché è un “finto mancino”: pur essendo destrimane il suo occhio dominante è il sinistro. Una caratteristica rara ma non rarissima (altri finti mancini sono Kevin Durant, Joe Johnson, il sottoscritto,…) che comporta un allineamento tra braccio dominante ed occhio dominante non semplice.

[…se volete scoprire quale sia il vostro occhio dominante, basta estendere le braccia e formare con le mani un triangolo, “inquadrare” un oggetto in lontananza nel centro del triangolo e chiudere un occhio alla volta. Se l’oggetto si sposta quando chiudete un occhio, il vostro occhio dominante è l’altro…]

Ma perché la forma di tiro di Lonzo è così esageratamente sbilanciata verso sinistra, rispetto a quelle di Durant e Johnson? Una spiegazione ipotetica potrebbe essere che visto il range sempre più ampio da cui Ball ha tirato dall’adolescenza (dovuto anche al fatto che ha giocato spesso contro giocatori più anziani), il suo set point si sia “congelato” in una posizione più bassa.

Da bambini, quando si ha meno forza nelle gambe e braccia, si tira partendo dal petto: gradualmente con l’età e l’allenamento il set point si alza per arrivare alla fronte o a sopra la testa. Tuttavia, se con il crescere dell’età cresce anche la distanza del tiro, questa evoluzione viene bloccata.

 

Growing pains

Confesso di ricordare pochi casi di tiratori con una meccanica così sbilanciata avere una carriera NBA degna di questo nome: L’unico che mi viene in mente è Kevin Martin, che concluse la carriera con il 38.4% da 3 avendo una forma di tiro simile a quella di Lonzo:

 

C’è stato un momento in cui perdere Harden per avere lui in cambio non sembrava una cosa così sbagliata.

 

Il secondo anno di Lonzo nella lega segue il primo per i risultati deludenti (32.9% da 3 nel complesso), ma già si iniziano a vedere degli aggiustamenti nella forma di tiro:

 

Lonzo

Lasciate perdere la gamba destra, eccessivamente aperta dato che il tiro arriva in situazione dinamica di arresto e tiro verso destra. Il piede sinistro non punta più verso sinistra così tanto come una volta, ma punta verso il canestro. Lonzo salta sempre in diagonale, ma in maniera molto meno marcata rispetto all’anno prima, riducendo la perdita di trasmissione della forza.

Il busto e le braccia sono sempre inclinate verso sinistra (automatico, dato che il caricamento comincia sempre dal lato sinistro del corpo), ma sensibilmente meno rispetto all’anno prima.

Il cambiamento più eclatante è legato al set point: la palla non è più all’altezza della tempia, perfettamente a lato della testa, ma è più in alto (similmente a come tirano i già citati Durant e Johnson). Alzare il set point permette di ridurre l’angolazione innaturale della spalla, del gomito e del polso, riducendo il lavoro che quest’ultimo deve fare per raddrizzare il corpo durante il tiro.

 

Big Baller Biomechanics

Delle aspettative sui miglioramenti di Lonzo ai Pelicans ne avevamo già parlato ad inizio stagione. Ed infatti è con l’arrivo ai New Orleans Pelicans che il salto di qualità di Lonzo dalla lunga distanza si fa evidente. Oltre al duro lavoro della point guard, la ragione del suo miglioramento ha un nome ed un cognome: Fred Vinston, assistant e shooting coach dei Pellicani, già responsabile del miglioramento di Tyreke Evans nel tiro dalla lunga distanza (dal 22% al 38.8% nel giro di tre stagioni).

Dopo l’estate passata da Lonzo ad allenarsi per portare il gather point verso il centro del corpo, Fred Vinston ha preso in mano le redini del miglioramento offensivo di Ball e di Brandon Ingram, un altro giocatore che è decisamente migliorato quest’anno. Durante lunghe extra sessions notturne, il coach ed i due giocatori si sono messi all’opera. Il risultato è sotto la vista di tutti: Lonzo ha ri-programmato la sua memoria muscolare per poter portare il caricamento dal lato sinistro al centro e al lato destro, in una dinamica più “regolare”, per un rilascio più rapido ed una struttura migliore.

 

 

Un grafico vale più di mille parole

In questa stagione mozzata, Lonzo ha tirato con il 38.3% dalla lunga distanza su 6.5 tentativi a partita, diventando un’arma offensiva di primo piano per i Pelicans e garantendo quelle spaziature migliori che saranno delle autostrade per le incursioni di Zion Williamson e Jaxon Hayes.

Grafico Lonzo

I suoi miglioramenti sono eclatanti e, considerando il volume di tiro ed il fatto che le percentuali hanno seguito l’aggiustamento della sua forma di tiro, possiamo affermare tranquillamente che non questi miglioramenti non sono un fuoco di paglia.

Lonzo pull-up
C’è ancora margine di miglioramento

Come potete vedere, l’unica statistica in cui Lonzo non è migliorato sono le triple in pull-up; il che non ci sorprende troppo: i micro-movimenti e gli aggiustamenti del corpo in situazione di pull-up sono molti di più che in catch&shoot, situazione dove il tiratore può posizionarsi più facilmente e la memoria muscolare fa meno fatica ad attivarsi.

Considerando i progressi fino ad ora, la guida di coach Vinston ed il duro lavoro messo da Lonzo, penso che sarà solo questione di tempo per solidificare anche questo aspetto. I tifosi Pelicans possono guardare con ottimismo al futuro, per svariate ragioni.

Andrea Snaidero

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