L’insegnamento di Harry Giles

 L’insegnamento di Harry Giles

Copertina a cura di Nicolò Bedaglia

Non deve essere facile per un giocatore, anzi per un ragazzo, vedere i propri sogni allontanarsi, avere la forza di rialzarsi, tornare di nuovo in gioco per i propri obiettivi e per quello che riesce meglio per poi ri-sprofondare nel baratro.

Se è vero che la fortuna è cieca, la sua controparte ci vede benissimo e con Giles si è accanita, più e più volte.

La sua storia clinica tra high-school e college è un’ecatombe: nel 2013 si rompe il crociato, con interessamento del collaterale e del menisco del ginocchio sinistro; nel 2015 si rompe il crociato del ginocchio destro; nel 2016 si opera per rimuovere il tessuto cicatriziale e sistemare alcuni problemi di cartilagine nel ginocchio sinistro.

Non deve essere stato facile per Giles trovarsi per ben tre volte a ricominciare praticamente da zero, dovendosi reinventare completamente avendo, per ovvie ragioni, perso buona parte della mobilità e dell’atletismo che lo rendevano un giocatore così intrigante, con paragoni ai limiti del profano, ma che poi vedendolo giocare così profani non erano.

All’epoca Giles, nonostante i vari infortuni era comunque ritenuto il miglior prospetto in uscita dall’high-school, davanti a Tatum (che all’epoca disse che Giles era l’unico giocatore delle high-school a poter essere meglio di lui), Ball, Adebayo, Fultz e compagnia bella. Ma quel giocatore, anche quello post primo infortunio, non si è più visto e probabilmente mai più si vedrà.

Al college ha giocato poco, pochissimo, senza brillare particolarmente, al Draft Sacramento si è presa il rischio alla 20, ma al momento non ha (ancora?) pagato i dividendi sperati

E allora perchè siamo qui a parlare di un giocatore che in tre stagioni nella lega ha giocato 96 partite a nemmeno 15 minuti di media? Perché nonostante tutto Giles, non ha mai smesso di credere nei propri sogni, e perché nonostante tutto un ruolo in questa lega può ritagliarselo. 

Il paragone, fatto da altri e auto-impostosi dallo stesso Harry, con Garnett ad oggi non ha più quasi nessun senso, se non fosse per un aspetto del gioco in comune: la capacità di passare la palla (ovviamente a livelli diversi).

Giles in due stagioni a Sacramento, nonostante un coinvolgimento limitato sia in termini di minutaggio che di palloni toccati (14.6 minuti e 21.7% di Usg%) ha dimostrato una capacità di passare la palla in situazioni di post alto e di short roll assolutamente sopra la media per il ruolo.

In post alto ha mostrato una buonissima capacità di trovare il tagliante, anche con bounce pass parecchio difficili e rischiosi con finestre temporali e spaziali risibili:

 

Anche in situazioni di short roll ha dimostrato di saper prendere la decisione giusta, leggendo bene le rotazioni della difesa:

 

O ancora, in situazioni di gioco rotto, sa aspettare il momento più opportuno per servire il compagno libero, punendo le rotazioni sbagliate della difesa:

 

Qui Giles, subito dopo aver ricevuto la palla, alza la testa e vede che White si è staccato dal tiratore in angolo, ma non passa subito la palla nonostante il vantaggio, decide di fare un palleggio in modo da amplificare ancora di più il vantaggio e rendere impossibile un recupero di White.

 

La palla ha appena lasciato le mani di Giles, è impossibile ormai recuperare tutta quella distanza per White e Joseph si può prendere un comodo tiro dall’angolo.

 

Il suo tiro (nonostante le buone percentuali dalla media e ai liberi, 77% quest’anno in lunetta, sopra al 47% dal mid range, 38% nei long two) non è ancora rispettato perché non è un tiro che si prende con fiducia e sicurezza, chiudendosi o rendendo più complesse certe linee di passaggio:

 

Notate come Noel non si preoccupi per nulla del tiro di Giles, dandogli due o tre metri: in questo caso il lungo di Sacto è comunque bravo a pescare il tagliante.

Anche in situazioni di pick and roll non è una minaccia credibile e spesso i suoi blocchi sono portati con angoli sbagliati, a volte si tratta proprio di non blocchi: in situazioni da rollante è nel 35° percentile della lega, troppo poco per preoccupare le difesa e per poter “sbloccare” la sua capacità di lettura in situazioni di short roll.

 

Qui potete vedere come il set di Sacramento preveda tre blocchi consecutivi, e di questi tre Giles non ne faccia con criterio e cognizione di causa nemmeno uno.

Il tiro quindi risulterà fondamentale per il suo sviluppo e il suo ruolo nella lega, infatti oltre a potergli aprire finestre per le linee di passaggio gli permetterà anche di poter sfoderare la sua partenza frontale. Infatti, nonostante la sua storia clinica, Giles ha comunque un ottimo passo per essere un lungo e riesce a mettere a terra la palla con buoni risultati, sia in situazione di difesa schierata che in transizione.

Ricordiamo che questo ragazzo è un 2,11, che si muove e palleggia così in transizione. Ci terrei a farvi notare anche la coordinazione con cui finisce il lay-up rovesciato:

 

Qui potete vedere come colga alla sprovvista la difesa di LAL e vada a concludere in lay-up dopo un fake hand-off:

 

Qui si può parzialmente vedere cosa sarebbe potuto diventare senza infortuni: ricezione sulla lunetta, finta di tiro, jab step, partenza incrociata e appoggio, purtroppo non più con la rapidità di una volta. Tirando con più fiducia e costringendo la difesa a rispettarlo potrebbe comunque essere una soluzione efficace, notate infatti come Noel inizialmente gli dia più di un metro di spazio, avvicinandosi poi sulla finta.

 

Nella prossima clip potete notare Giles che riceve al gomito, finta di partire per sbilanciare il difensore, esegue una partenza incrociata e conclude con il lay-up al ferro: sarebbe bello vederlo fatto in maniera più continuativa.

 

Difensivamente, invece, è peggiorato rispetto all’anno scorso. Le percentuali avversarie impennano contro di lui, fisicamente non riesce a tenere i lunghi e non ha più (chissà se riavrà mai) la mobilità per tenere gli esterni, anche se a volte però compensa con la velocità di mani e le sue letture, sporcando o intercettando i passaggi del palleggiatore. Ad oggi, però, non basta, viste anche alcune dormite sul lato debole quando dovrebbe ruotare.

 

È tollerabile che il tuo lungo in situazioni di pick&roll si faccia spostare dalla G avversaria? Per poi aggravare ancora di più l’assunto commettendo fallo (siamo ben oltre i 6 x 36min in due anni nella lega).

Se in in certe situazioni la sua lunghezza e la sua intelligenza gli permette di toccare o sporcare i passaggi del palleggiatore, spesso in situazioni di drop è posizionato malissimo, facendosi puntare e battere troppo facilmente dal piccolo, commettendo poi, ovviamente, fallo.

 

Potete spiegarmi cosa stava guardando nella clip succesiva? Non era nemmeno lontano dalla palla e si è fatto infilare dal back door di Chriss accorgendosene quando ormai il danno era già stato fatto. Ah si, ovviamente sulla stoppata ha commesso fallo.

 

Insomma, quasi sicuramente la carriera di Giles non sarà mai quella che avrebbe potuto avere rimanendo sano, ma dovrebbe riuscirsi a ritagliare un ruolo in questa NBA (a proposito, occhio che quest’estate sarà FA senza alcuna restrizione e nel contesto giusto può essere molto utile).

E non era affatto scontato per un giocatore che ha dovuto affrontare tutto quello che ha dovuto affrontare Giles; perché Harry ci ha creduto e continua a credere nei propri sogni, senza mai arrendersi e lottando per ottenere ciò che gli sarebbe spettato di diritto. Magari non sarà mai un giocatore di primo piano di questa lega, ma la lezione che ha dato può essere importantissima: non importa quanta sfortuna puoi avere, se tu ci credi i sogni si possono realizzare, anche se magari non nel modo in cui ce lo si aspetta.

Francesco Semprucci

Tifoso dei Miami Heat e studente di ingegneria meccanica. Appassionato di basket fin da piccolo, appassionatosi molto presto al mondo del Draft e della NCAA. Appassionato di tecnologia e sport in generale, con una certo feticismo per i giovani e per il progresso.

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