Tre domande rimaste senza risposta in casa Thunder

 Tre domande rimaste senza risposta in casa Thunder

Copertina a cura di Sebastiano Barban

La pandemia di COVID-19 e le sue conseguenze per la salute umana sono sotto gli occhi di tutti, così come le misure prese dai governi del mondo per limitare i contagi. Per questo motivo, anche la NBA, che non era stata fermata nemmeno dalla morte di Kobe Bryant, uno dei suoi più grandi simboli degli anni 2000, ha dovuto sospendere la sua stagione.

Non è chiaro se e quando si ripartirà. Non sappiamo nemmeno se andranno direttamente ai playoff o se si giocherà ancora qualche partita di regular season. Modificheranno il numero di gare giocate nelle serie? Verrà svolto interamente a porte chiuse? Esiste anche un’ipotesi, che noi appassionati, pur mettendo la salute di tutti al primo posto, ci auguriamo non si avveri, ossia l’annullamento della stagione 2019-20. Se ciò dovesse accadere, resterebbero diverse domande senza risposta, e in questo articolo analizzerò quelle riguardanti gli Oklahoma City Thunder.

 

1) I Thunder avrebbero ottenuto il fattore campo?

Questa domanda potrebbe suonare un po’ strana a chi è stato meno attento sull’evolversi della stagione regolare, ed allora andiamo a riportarci all’11 marzo, data della sospensione della lega per la positività di Rudy Gobert. Alla Cheasapeake Energy Arena di Oklahoma City c’è la sfida tra i Thunder e gli Utah Jazz: i primi si presentavano con un record di 40-24, i secondi appaiati a 41-23.

Le sfide precedenti vedono una vittoria a testa per i due team. Di fatto, in caso di vittoria, OKC avrebbe scavalcato la franchigia di Salt Lake City in classifica, prendendosi il quarto posto. Successo che avrebbe consegnato ai Thunder il fattore campo al primo turno. Sarebbe davvero bastato pochissimo, una vittoria in casa contro un team sicuramente non facile da battere, e la scoperta della positività di Gobert solo successivamente, per vedere i Thunder al quarto posto nella Western Conference. Tuttavia non possiamo sapere come sarebbe andata la partita, né cosa sarebbe successo nelle rimanenti 17 gare di stagione regolare.

Quello che possiamo però provare a immaginare, con una certa dose di realismo, è il proseguimento della regular season. Siccome Utah era priva del suo perno difensivo, possiamo ipotizzare di assistere ad una vittoria dei Thunder ed entrambe le squadre a 41-24. Basandosi su una poco indicativa strength of schedule, utile però a dare un’idea, ai Thunder spettava il ventesimo calendario più complicato, mentre ai Jazz il decimo. Considerando che la difficoltà di calendario di Houston era la diciannovesima, tutto si sarebbe deciso negli scontri diretti rimanenti tra le squadre per vedere chi avrebbe ottenuto un posto tra le prime quattro. E probabilmente, come tipico della Western Conference, sarebbe avvenuto intorno alle ultime due partite.

Se considerassimo poi i fattori come un eventuale load management per arrivare più freschi alla postseason, o il fatto che la scelta dei Thunder fosse protetta top-20 , e che quindi un record tra le prime 10 della lega significava perderla, diventa impossibile rispondere esattamente alla domanda.

Per concludere, i Thunder avrebbero ottenuto il fattore campo? La risposta più corretta è che non si può saperlo, perché le probabilità di una risposta affermativa e di una negativa sono molto simili, e perché, banalmente, non dipenderebbe solo dalla squadra di Oklahoma City.

 

2) I Thunder avrebbero potuto superare il primo turno?

Questa è la domanda che più potrebbe interessare i tifosi della franchigia dell’Oklahoma, e anche in questo caso non è facile rispondere. Stando così le classifiche, OKC avrebbe dovuto affrontare i Jazz, ma presupponendo una conclusione normale della stagione regolare gli avversari sarebbero anche potuti essere Clippers, Rockets e Nuggets. Ritengo più improbabile uno scontro contro i Dallas Mavericks.

Contro ognuna di queste squadre i Thunder hanno sia vinto che perso, e questo potrebbe essere un indice iniziale di potenziale combattività delle serie. Tuttavia, la vittoria contro gli LA Clippers è avvenuta contro una squadra priva di Kawhi Leonard e dei recenti rinforzi arrivati alla deadline. Con tutti gli effettivi in campo, la squadra di Doc Rivers ha strapazzato OKC il 3 marzo, diventando una delle 5 squadre in grado di battere la squadra allenata da coach Donovan per più di 15 punti. Per completezza, le altre sono Blazers, Bucks , Lakers e Pacers.

Più che i 15 punti di scarto presi dalla squadra di Steve Ballmer, quello che è stato veramente evidente è la capacità dei Clippers di arrivare al canestro a proprio piacimento, e di difendere bene contro i Thunder. La maggiore lunghezza e qualità della panchina, contro una rotazione che nel contesto dei playoff prevede una decina di giocatori, sarebbe troppo da sopportare per OKC, che con 7 uomini validi verrebbe probabilmente vinta in 5 gare.

Contro Jazz, Rockets e Denver è presumibile una serie maggiormente combattuta. Non è nemmeno da escludere l’ipotesi di un upset. Ma andiamo con ordine di classifica crescente, e partiamo quindi dagli Houston Rockets, attualmente sesti nella Western Conference.

 

2a) I Thunder avrebbero battuto i Rockets?

La stagione degli Houston Rockets è stata estremamente altalenante: a inizio regular James Harden ha trascinato a suon di prestazioni mostruose la sua squadra. Russell Westbrook, il suo compagno di backcourt, ha faticato comprensibilmente a inizio stagione, anche perché giocava da infortunato. L’uso alla 3&D di Russ e un’ iniziale confusione di coach D’Antoni non hanno reso facile la convivenza iniziale tra i due MVP .

Con il procedere della stagione, anche per poter sfruttare al meglio il numero 0, arrivato in cambio di CP3, lo staff tecnico dei Rockets ha cercato di massimizzare le spaziature. L’idea di Mike D’Antoni è stata quella di mettere Westbrook nelle migliori condizioni per rendere al meglio nell’attaccare il ferro senza trovare l’area intasata. Per fare ciò si è rivelato necessario il sacrificio di Clint Capela, in una delle trade più complicate degli ultimi anni. Con l’arrivo di Robert Covington, i Rockets hanno abbandonato l’utilizzo di centro, giocando small con PJ Tucker da falso 5.

Houston gioca di fatto una small ball estrema, per massimizzare le abilità di Russell nell’arrivare al ferro e nel bruciare l’uomo col primo passo, con delle spaziature decisamente più adatte al numero 0. Di fatto anche Harden, se Westbrook viene utilizzato come falso 5, ha più spazio per attaccare in isolamento, azione d’attacco in cui è di gran lunga il migliore della lega, per volume ed efficienza. Il risultato è che Houston ha letteralmente volato per una decina di gare, in cui le sconfitte sono arrivate anche in circostanze sfortunate, per poi arenarsi di nuovo prima della interruzione. Westbrook è arrivato ai migliori dati di efficienza in carriera, ma la squadra dopo un iniziale successo ha riscontrato dei problemi, evidenziati soprattutto nel gioco del loro leader, che è apparso mentalmente condizionato, per motivi che probabilmente non sapremo mai. La small 5 estrema ha comportato così notevoli pregi e difetti, ben analizzati qui.

Fatta questa premessa, notiamo che il quintetto small più utilizzato in termini di minutaggio è quello costituito da Westbrook Harden House jr Covington e Tucker, che colleziona un 10.7 di Net Rating. Il dato è buono, ma non così eccezionale come altri quintetti small di Houston, come per esempio Tucker, Westbrook, Harden, McLemore e House Jr. , che hanno un eccellente 32.4 di Net Rating. Alcuni quintetti small si sono ritrovati efficacissimi, altri ancora disastrosi.

Siccome esula dai miei scopi fare un’analisi dettagliata dei Rockets, mi limiterò banalmente a considerare i loro uomini da rotazione ai playoff, e gli accoppiamenti con i giocatori Thunder. A dire il vero, gli uomini affidabili per Houston sono grosso modo tra i 7 e gli 8. Questo perché Eric Gordon ha avuto una stagione fin qui particolarmente sotto tono e perché Ben Mclemore potrebbe patire un contesto più probante come quello della postseason. Per quel che riguarda Harden, Westbrook, Covington e Rivers, il loro apporto è pressoché certo . I dubbi vengono su un Tucker ormai 35enne usato da 5 in difesa, e sul suo cambio Jeff Green , che per quanto abbia fatto abbastanza bene al momento, deve confermarsi al livello successivo.

La sfida potrebbe essere più equilibrata di quanto non sembri, perché i Thunder hanno i numeri per mettere in difficoltà i Rockets, che sono una delle poche squadre più deboli a rimbalzo. Quanto di guadagnato in attacco portando Adams sul perimetro nello small 5 potrebbe essere pagato in difesa a rimbalzo difensivo, perché nessuno può contenere il neozelandese. Mettere in campo Adams quando uno tra Tucker e Covington riposa potrebbe essere la chiave per superare la rim protection di Houston. La transizione dei Rockets causerebbe sicuramente problemi ai Thunder, così come l’attacco con tre point guard di OKC potrebbe creare problemi a Houston.

Nerlens Noel potrebbe essere l’elemento chiave della serie, nel caso in cui Adams vada in difficoltà. È infatti più bravo sui cambi, dove è in grado di tenere le guardie, e sul perimetro le sue abilità difensive potrebbero mettere in difficoltà l’handler avversario. Le sue 4.9 STOCKS per 36 minuti potrebbero fare la differenza in difesa. Inoltre in attacco Nerlens è una minaccia costante per gli alley-oop, e il 35enne Tucker potrebbe uscire molto provato da una marcatura su di lui.

Mettendo Noel in campo si tende a perdere l’abilità di passatore di Adams, perché il neozelandese è in grado di giocare dribble handoff e servire sui tagli i suoi compagni dalla lunetta, cosa che Nerlens prova a fare con risultati più mediocri. La diretta conseguenza è una differenza di 10 punti di Net Rating a favore di Steven quando il campo è condiviso con Shai, Schroder, Paul e Gallinari, anche se il differenziale sui 100 possessi è comunque un più che buono +20 con l’ex-Kentucky in campo.

La persona che i Thunder non sono in grado di arginare attualmente è il giocatore più iconico della loro storia. In Regular Season Shai Gilgous-Alexander è stato letteralmente spazzato via in post up dal numero 0, che ha realizzato con il 55.6% dal campo contro il canadese.

 

E con Luguentz Dort sicuramente impegnato su James Harden, sarà difficile trovare un modo per limitare Westbrook, anche perché la zona sarebbe un suicidio. I progressi di Schroder in difesa non possono sopperire ai suoi limiti fisici, e per quanto CP3 sia in generale un buon difensore in quella zona di campo, è presumibile che verrà preservato per essere più efficiente in attacco. Si potrebbe pensare di impiegare per qualche minuto in difesa Diallo, ma è totalmente inadatto in un attacco che non sia di transizione o a rimbalzo offensivo, e questo potrebbe portare più svantaggi nel calcolo costi benefici. I progressi del sophomore sono infatti per ora insufficienti.

Per quel che riguarda Nader, non credo che potrebbe aiutare in difesa e per quanto tiri col 38% da tre risulterebbe di impatto negativo. Nemmeno l’arma tattica Mike Muscala sarebbe efficace contro i Rockets, che giocando small vanno ad eliminare il vantaggio del centro tiratore.

In tutto ciò non abbiamo considerato abbastanza James Harden. Detto di Dort impegnato su di lui, se il rookie uscito dal nulla dovesse avere problemi di falli si potrebbe provare a utilizzare Schroder, per non ricorrere agli svantaggi dell’alternativa Diallo. Dove Oklahoma City può colpire è contro la difesa che cambia tutto. Se le rotazioni e gli aiuti non dovessero arrivare coi tempi giusti, dal ferro, dalla media e da tre punti i Thunder colpiranno di certo. La concentrazione difensiva dovrà essere ai massimi livelli per i Rockets, che non sono nuovi a prendere grandi imbarcate per delle disattenzioni successive. Un fattore potrebbero essere proprio i tiri liberi, in quanto sia Thunder che Rockets ne tentano 25 ogni 100 possessi, e sono entrambe squadre molto precise dalla lunetta.

Lo svantaggio a rimbalzo per questioni di taglia per i Rockets potrebbe non essere così ampio. Tra i Thunder, infatti, solo Adams è un eccellente rimbalzista, e occorrerà la massima applicazione da parte di Shai, che ha fatto vedere di saper eccellere nel fondamentale nella partita da 20+20+10. La serie sarebbe stata sicuramente combattuta, e probabilmente l’avrebbe spuntata Houston. Tuttavia i Thunder avrebbero avuto sicuramente la possibilità di strappare un paio di gare, e se la difesa dei Rockets fosse collassata, allora magari avremmo visto un clamoroso passaggio del turno.

Per quanto potenzialmente interessante, questa serie non la vedremo, e per i tifosi Thunder è meglio così. Non sarebbe stato facile tifare contro Russell Westbrook.

 

2b) I Thunder avrebbero sconfitto i Jazz?

Se la stagione dovesse riprendere con i playoff, è praticamente certo che vedremo questo matchup. La speranza è dunque che sia il campo a darci questa risposta. Voglio però provare a immaginare uno scontro tra le due franchigie in assenza dell’interruzione, e quindi in assenza della lite Mitchell-Gobert.

È noto che i problemi di Gobert con il suo team siano cominciati prima dello scatenarsi della pandemia. Un’ottima analisi sulla stagione altalenante di Utah ci fornisce lo spunto per parlare di questo. Il francese si è lamentato di essere servito poco e del suo coinvolgimento nel gioco offensivo, ma i Jazz non sono più in grado di renderlo la lob threat che era dopo la cessione di Rubio. Fortunatamente per Rudy, i Thunder non sono più eccezionali a rimbalzo difensivo, principalmente per l’addio di Russell Westbrook, il cui apporto non è stato adeguatamente sostituito. OKC dovrà quindi ricordarsi di tagliare fuori a rimbalzo il lungo europeo e di mantenere massima la concentrazione sul fondamentale in cui più hanno sofferto in questa stagione regolare. Adams avrà sicuramente un ruolo fondamentale in questo.

La difesa di Oklahoma, tuttavia, è assolutamente adeguata per contrastare l’attacco di Utah, perché c’è Dort che si può usare costantemente in marcatura su Mitchell, e gli accoppiamenti di Shai Gilgeous-Alexander e CP3 – presumibilmente due tra Conley, Bogdanovic e Ingles – non hanno il fisico e il gioco in post tale da spostarli. Gallinari, buon difensore di squadra, può accoppiarsi senza troppi problemi su O’Neale, e anche Schroder potrà dire la sua difensivamente, magari proprio contro Mitchell, contro cui anche SGA ha dimostrato di saper difendere.

Fondamentale sarà quindi l’apporto della panchina dei Jazz, con Ingles e Clarkson come principali attori. Se il primo, che ha letteralmente fermato Paul George due anni fa, sembra il lontano parente di se stesso, Jordan ha quella capacità di crearsi il proprio tiro che serve disperatamente in una squadra in cui solo Mitchell e forse Conley sanno farlo. I Thunder hanno però anche i giocatori per difendere su Clarkson, e quindi molto dipenderà dalle capacità di realizzare tiri difficili del filippino.

Per quel che riguarda la metà campo offensiva, i Thunder hanno una lineup molto buona per poter attaccare la difesa dei Jazz nel suo elemento principale, Rudy Gobert. Con il quintetto con le tre pointguard, Gallinari e il lungo, è molto facile crearsi un vantaggio sui pick-and-roll per smarcarsi al tiro. Oltre a Chris Paul, assoluto maestro nel fare ciò, anche Schroder e Shai Gilgeous-Alexander sono a proprio agio nello sfruttare il vantaggio dovuto al blocco del lungo. Tipicamente il primo prende un mid-range jumper smarcato e il secondo prova ad andare al ferro, ma può succedere anche il contrario. Per non lasciare questo tipo di tiri, e per evitare i pick-and-pop con Gallinari, per i Jazz diventa utile cambiare sui blocchi. Nel momento in cui è però Gobert a dover cambiare, gli esterni dei Thunder lo bruciano con grande facilità per arrivare al ferro o creare un tiro ad alta percentuale. Un’altra opzione è l’attacco al ferro contro il diretto marcatore dal palleggio, cosa che sia Shai che Schroder, per velocità e ball handling, possono fare. Quando Gobert va ad aiutare, viene portato fuori dall’area e attaccato fuori dalla sua comfort zone, dando grossi vantaggi all’attacco di Oklahoma City.

 

La chiave offensiva sarà quindi coinvolgere il centro francese nel maggior numero di situazioni possibili per sfruttare il mistmatch e far collassare la difesa dei Jazz. In questo senso, torna utile la nuova dimensione di Adams come passatore, cosa che gli consente di stazionare fuori dall’area, creando vantaggi con il suo corpo nei numerosi handoff giocati tra la lunetta e l’arco dei tre punti.

Un’altra opzione di gioco che ai Thunder piace molto è dare la palla in post a Gallinari quando è accoppiato a un giocatore del backcourt. Danilo è un eccellente realizzatore da quella zona del campo, soprattutto quando ha un vantaggio di taglia, e rimane sempre un eccellente tiratore di liberi.

Se però i Jazz sono favoriti, un motivo c’è. Non è solo il fattore campo, benché incida parecchio – non è infatti facile giocare a Salt Lake City – il motivo per cui team di Snyder è sempre efficacissimo. In spot up la squadra dello Utah è semplicemente letale, e talvolta i Thunder perdono l’uomo sull’aiuto. È vero che Dort può accoppiarsi con Mitchell, ma è altresì noto che se Donovan lo battesse dal palleggio, il sistema di aiuti lascerebbe in qualsiasi caso un uomo libero. L’alternativa sarebbe lasciare due punti a Gobert oppure un tiro da tre punti aperto a uno tra Conley, Ingles, Bogdanovic e O’Neale: il peggiore tra questi realizza con il 37.6% da tre, e non è pertanto un’opzione sostenibile.

La stella degli Utah Jazz e la difesa che i Thunder gli applicheranno contro saranno quindi una delle chiavi della serie, che potrebbe così sbilanciarsi in favore dei mormoni. Sarà fondamentale che Mitchell, quando possibile, passi il pallone a un compagno, perché forzare il tiro in quelle situazioni sarebbe controproducente.

Per concludere: i Jazz hanno un paio di quintetti interessanti, con un Net Rating superiore a 20. Per quanto non utilizzatissimi, potrebbero mettere in difficoltà i Thunder, anche se è da provare l’efficacia nella postseason di giocatori come Mudiay, Niang e Bradley. D’altra parte OKC può schierare, nei minuti in cui Gobert è in panchina, Mike Muscala, che potrebbe essere un’arma tattica se riuscisse a scaldare la mano nei tiri dall’arco che gli vengono tipicamente concessi nei pick-and-pop con Schroder.

E in tutto ciò Michael Conley Jr. non ha ancora fatto vedere tutta la sua classe già mostrata a Memphis. Dal principale acquisto dei Jazz e dal suo rendimento capiremo se Utah farà strada in postseason.

La serie è potenzialmente molto equilibrata, ed oltretutto, potrebbe essere una rivincita del 2018, quindi questo matchup potrebbe rivelarsi a mio parere tra i più interessanti per la NBA, e sicuramente quello che sarei più curioso di vedere per i Thunder.

I Jazz partono favoriti, ma i Thunder possono vincere.

 

2c) OKC avrebbe battuto i Nuggets?

Andiamo ora ad analizzare l’ultimo ipotetico matchup in cui i Thunder avrebbero potuto giocarsi il passaggio del turno. OKC negli ultimi due anni ha spesso sofferto contro i Denver Nuggets, soprattutto per merito dell’esplosione di Nikola Jokic, point center e stella della squadra.

La franchigia del Colorado, che ogni anno fa un passo in avanti verso la agognata posizione di contender, sembra essere la meno credibile delle cinque potenziali pretendenti alle Finali di Conference. Con uno star power composto da Jokic e Jamal Murray, una rotazione di tutto rispetto e una panchina piuttosto lunga, l’impressione è che manchi l’ All-Star in più che faccia salire al livello successivo. La speranza dei Nuggets è di poter trovare in casa quell’elemento, in Michael Porter Jr, alla sua prima stagione NBA dopo due anni con problemi di infortuni. L’impressione è che sia ancora troppo presto per aspettarsi un’ esplosione del giovane talento ai playoff. Di conseguenza Denver sarebbe vulnerabile e dovrà giocarsi ogni singola partita per avanzare ai round successivi al primo.

L’intelligente strategia di coach Malone è cercare uno posto alto in classifica in regular season, in primo luogo per avere un matchup più morbido al primo turno, in secondo luogo per sfruttare il fattore campo. Non è infatti facile giocare alla Mile High City dove l’aria è rarefatta per l’altitudine e per un mero motivo di record : i Nuggets sono parecchio rognosi al Pepsi Center, come testimonia il 25-8 registrato in questa stagione. Ipotizzando dunque una sfida tra Thunder e Nuggets con una normale conclusione della regular season, dobbiamo assegnare il fattore campo alla franchigia del Colorado.

Cominciamo ad analizzare uno dei problemi che potrebbe essere fatale in una serie playoff per i Nuggets, ossia l’attacco in transizione. Con 1.09 PPP in questo fondamentale, Denver si colloca al ventiduesimo posto nella lega: attitudine assolutamente inaccettabile possedendo un assistman capace di coprire tutto il campo con un passaggio come Jokic, e degli atleti come Grant, Barton, Porter Jr e lo stesso Murray. Considerato che i Thunder non sono eccezionali nel difendere questa situazione di gioco, occorre un miglioramento assolutamente possibile: il problema principale che impedisce a Denver di chiudere un 2-vs-1 o in generale un attacco con chiari vantaggi è l’egoismo dei propri giocatori che puntano il ferro a testa bassa cercando sempre la gloria personale. Questo ai playoff non può e non deve accadere.

 

Un altro grandissimo problema è la stagione sottotono di Gary Harris, che in 4 stagioni è passato dal 42% al 33% dall’arco, senza peraltro migliorare nelle altre voci statistiche principali. Del 3&D di un paio di anni fa sempre essere rimasta solamente l’elitaria componente difensiva, mentre in attacco l’efficienza è ai minimi storici, con un non invidiabile 51.9 di TS%. Sebbene in alcune gare Gary abbia fatto intravedere i lampi del suo talento, nella maggior parte di queste non è stato così, e per essere il terzo/quarto violino della franchigia, come testimoniato dai circa 32 minuti a gara, non basta di certo questo.

Chi invece è tornato ad altissimi livelli dopo evidenti problemi di sovrappeso è Nikola Jokic. Il serbo ha iniziato a ingranare intorno a dicembre, e da lì in avanti è tornato ad essere uno dei migliori giocatori della lega. Il matchup contro Steven Adams è quasi sempre impietoso, con Jokic che porta a spasso sul perimetro il lungo dei Thunder e che è in grado di tirargli in testa anche in post. Nemmeno Noel sembra essere in grado di limitare la principale arma offensiva dei Nuggets, che è indubbiamente il fattore su cui farà affidamento coach Malone per battere OKC. Anche perché i Thunder hanno i difensori per contenere il resto del team avversario.

L’ ex di turno Jerami Grant ci ha messo un po’ a entrare nei meccanismi della sua nuova squadra, ma rimane sempre un grande atleta dalla mano educata dall’arco e dalla visione di gioco carente. Gallinari potrebbe avere qualche problema in difesa, ma dovrebbe reggere l’impatto. Chi darà sicuramente meno problemi all’ala italiana è Paul Millsap, che non sembra più avere quell’atletismo per creare problemi col proprio fisico al Gallo, benché sia un eccezionale tiratore da tre punti ed un buon difensore.

Ecco, detto di Gary Harris e Millsap, a Denver i buoni difensori non mancano, perché anche Morris, Craig e Barton sono forti in marcatura sulla palla e potrebbero tenere la lineup delle tre point guard dei Thunder. Il problema di Craig è che in attacco produce meno di quello che salva in difesa, mentre Morris non è efficientissimo, stando alla TS% di 53.7. Will Barton è invece una piacevole sorpresa, con 15 punti, quasi 4 assist, il 37.5% dall’arco su 5 tentativi e un +5.8 di Net Rating.

Jamal Murray risulta invece uno scorer ad alto volume con efficienza non eccezionale, e il suo contratto esteso di 5 anni per 170 milioni, che andrà a pesare sul cap dalla prossima stagione, sembra già un azzardo. Le abilità di creazione si attestano sempre sui 5 assist, che per una combo guard non è un dato eccellente, mentre il 55% di TS% indica come la shot selection non sia elitaria. Più della metà dei suoi tiri è in pull up, che converte con i 41% dal campo – dato che cala al 32.5% se si osservano unicamente le triple – inoltre, per usare un eufemismo, non sembra essere un lockdown defender. Concede al suo diretto avversario percentuali del 2% migliori rispetto alla media, e pertanto il suo Net Rating risulta di poco positivo, per Basketball Reference.

Andiamo ora a considerare gli schieramenti in campo, e in particolare le lineup più utilizzate da Denver. Il quintetto titolare prima della promozione di Grant al posto di Millsap è composto, oltre all’ex Hawks, da Jokic, Murray, Harris e Barton. Le spaziature sono in generale adeguate, anche se abbiamo detto dei problemi di Gary in questa stagione, e in difesa i dati sembrano buoni, come testimoniato dal 103.2 di Defensive Rating.

Il problema è che il coinvolgimento di Murray e Jokic sul pick-and-roll li rende attaccabili dalle guardie dei Thunder, e la tipica giocata per portare in post Gallinari con un mistmatch potrebbe creare dei problemi seri. Inoltre Millsap non è in grado di stare per troppi minuti in campo, perché l’età inizia a farsi sentire, e se sostituito da Grant il Net Rating del quintetto cala da un +7.7 a un -3.5. Oltre a questo, i Thunder hanno tutti i mezzi per difendere bene la linea dei tre punti, e sembrano in grado di contenere le penetrazioni e il ball-handling di Murray e Barton. Jokic dovrà pertanto essere il punto chiave per colpire la difesa di Oklahoma City, perché è noto come Adams soffra contro di lui, e anche Noel fa fatica a contenere la classe del serbo.

Nei minuti in cui il Joker non è in campo lo sostituisce Plumlee, che per forza di cose, non è in grado di fornire quell’impatto e quella creazione di tiri aperti per i compagni. Oklahoma City dovrà sfruttare al massimo questi minuti per colpire con i suoi uomini, magari giocando la carta Mike Muscala per rendere ancora più efficaci le penetrazioni di Schroder e Shai, purché il tutto sia sostenibile difensivamente. Altra chiave per i Nuggets, terzo team a rimbalzo offensivo, sarà proprio quel fondamentale in cui i Thunder peccano.

Complessivamente Denver ha alternato grandi prestazioni in gare con atmosfera da playoff a clamorose imbarcate contro team come i Wizards privi di Beal, Atlanta e Golden State. La loro concentrazione e consistenza sarà una delle chiavi per passare il turno, così come la loro efficacia difensiva, in particolare a protezione del ferro. I Thunder hanno i mezzi per vincere questa serie, ma chiaramente non partono favoriti, e il fattore campo potrebbe indirizzare la serie, che sarebbe sicuramente combattuta.

Non potremmo perciò dire se OKC passerà il turno, è chiaro però che, salvo contro i Clippers, è possibile che succeda.

 

3) Billy Donovan avrebbe vinto il premio di Coach of the year e avrebbe meritato una conferma?

Billy Donovan è diventato l’head coach degli Oklahoma City Thunder per la stagione regolare 2015-16, e ricopre tutt’ora quel ruolo. La sua carriera NBA come allenatore è stata fitta di alti e bassi, con buone intuizioni e clamorosi fiaschi. Per certi versi è sorprendente come sia la stessa persona a metterci più di un mese per capire che almeno uno tra Westbrook e Durant andava lasciato in campo per evitare imbarcate e ad intuire l’utilizzo del doppio centro per mettere in difficoltà San Antonio e ribaltare una serie. Ciò che ha fatto tatticamente nei playoff 2016, ribaltando gli ultimi grandi Spurs e trovandosi 3-1 contro Golden State, contro cui aveva trovato una difesa pressoché perfetta, è stato poi dimenticato perché i Thunder sono stati rimontati a loro volta.

Il grande merito di Billy Donovan in tutti questi anni è quello di essere sempre riuscito a creare un ottimo sistema difensivo, cosa che ha consentito sempre di agguantare i playoff abbastanza confortevolmente. Pare anche che sia una voce apprezzata all’interno dello spogliatoio, e una delle ragioni per cui Paul George aveva ri-firmato con OKC. Il suo più grande difetto è stato quello di essere completamente incapace di reagire quando messo fuori dalla sua comfort zone.

Per i tre anni dell’era Westbrook, i Thunder hanno giocato con un sistema iper-aggressivo in difesa sulle linee di passaggio, per attaccare in transizione il più possibile, così da sfruttare con il pace alto l’atletismo della propria stella e degli altri giocatori in campo. Il problema era che a difesa schierata le soluzioni diverse da un pick-and-roll centrale erano davvero poche, considerando anche delle spaziature imbarazzanti. Costruire una buona difesa implicava necessariamente una mancanza di tiro perimetrale, poiché queste erano le caratteristiche dei giocatori di rotazione dei Thunder. Così facendo ai playoff le squadre affrontate da OKC si sono spesso chiuse a protezione dell’area, impedendo le scorribande di Westbrook sfruttando i due, a volte tre, non tiratori sul parquet. Come conseguenza di questo Oklahoma City ha sempre dovuto attaccare affidandosi alle invenzioni in isolamento dei suoi due All-Star, con conseguenti cocenti eliminazioni al primo turno per tre anni di fila.

Se l’eliminazione 2017 era giustificata da una backup point guard indegna- quanti di voi ricordano Semaj Christon? – lo stesso non si può dire del 2018 e del 2019. Donovan non è stato capace di portare fuori dall’area Gobert e di coinvolgere in ogni pick-and-roll Enes Kanter, il lungo titolare dei Blazers dopo l’infortunio di Nurkic. Quando Sam Presti ha esercitato l’opzione sul contratto dell’ex coach dei Gators nell’estate del 2019, molti tifosi Thunder hanno, a ragione, storto il naso.

A distanza di ormai un anno, sembra che la scelta di Presti fosse corretta. Con una squadra che, secondo le previsioni di inizio stagione, avrebbe ottenuto poco più 30 vittorie, Billy Donovan è ora al quinto posto nella Western Conference, e si stava giocando il fattore campo prima dell’interruzione. Lo stile di gioco della squadra è per forza di cose profondamente cambiato, ed è cambiato in meglio. Finalmente i Thunder attaccano con delle spaziature adeguate, i momenti con tre non tiratori non esistono più, e nei finali di partita il non tiratore in campo è solo Adams. L’head coach ha avuto la geniale intuizione, prima della stagione, di schierare tre point guard contemporaneamente.

È risaputo che per fare questo, ben prima dell’inizio del training camp, Donovan abbia convocato Dennis Schroder, Chris Paul e la nuova stellina Shai Gilgeous-Alexander per parlare di questa idea. Era fondamentale che tutti fossero concordi e che si impegnassero al massimo per affinare la propria intesa, dato che nel 95% dei minuti almeno due tra loro avrebbero condiviso il campo.

I tre giocatori hanno risposto positivamente, e si trovano davvero bene in campo, e questo ha impattato positivamente le loro stagioni. Paul è tornato all’All Star Game, Schroder è il favorito al titolo di Sesto Uomo dell’Anno, e Shai si è rivelato uno dei migliori sophomore della lega, pronto a diventare la stella della squadra. La lineup che include Gallinari e Adams insieme ai tre moschettieri dei Thunder è la migliore della lega con un assurdo +29.9 di Net Rating. Con Noel al posto di Steven il dato rimane un ottimo +20.8. Il fatto che tre guardie possano stare sul parquet insieme è evidente anche nel nuovo schieramento, usato per soli 68 minuti, in cui Noel prende i posto di Adams e Dort quello di Schroder. Il Net Rating in questo caso è anche migliore, 36.2.

Non è però solo una questione di saper schierare gli uomini giusti in campo per vincere le partite nel finale. A livello di gioco i Thunder sono molto più belli da vedere, c’è movimento di uomini e del pallone, poche volte si vedono giocatori fermi per 24 secondi in angolo e vengono creati spesso e volentieri buoni tiri. Inoltre con questo schieramento abbiamo finalmente visto uno sfruttamento adeguato dei mistmatch. Nella clip sopra ho mostrato come i Thunder abbiano portato fuori dall’area Gobert. Questo purtroppo non è accaduto ai playoff del 2018. Anche Gallinari è spesso messo nella condizione di attaccare in post un avversario più piccolo di taglia. Tutti questi accorgimenti hanno comportato un buonissimo record di 40-24 e un accesso ai playoff abbastanza difficile da prevedere. Dovevamo aspettarci una lotta perché è nella natura della squadra e dei suoi principali giocatori, ma era impronosticabile fare così bene.

E così se proviamo a pensare ai candidati al premio di Allenatore dell’Anno, accanto a Vogel, Spoelstra, Stevens, Budhenholzer e Nick Nurse dobbiamo inserire Billy Donovan. Oltre al coach dei Toronto Raptors che sembra oggettivamente un passo avanti agli altri, Billy ha dalla sua i numeri di una stagione che gli consentono di giocarsela con tutti. E siccome è all’ultimo anno di contratto ed è un free agent, è presumibile che qualche squadra possa fare un pensierino sull’attuale allenatore dei Thunder.

E qui veniamo alla domanda a cui è quasi impossibile rispondere. OKC dovrebbe rinnovare Donovan? La risposta corretta è che andrebbero aspettati i playoff per capirlo con chiarezza. In quel contesto Billy sarà quasi sicuramente messo fuori dalla sua comfort zone e vedremo se finalmente dimostrerà di essere in grado di reagire. Dalla postseason dipenderà il futuro del capo allenatore. Anche perché le alternative ci sono, e Kenny Atkinson, per una squadra che sta ricostruendo e che ha bisogno di sviluppare i giovani restando competitiva, pare il profilo ideale. Il problema è che l’ex allenatore dei Nets è parecchio ambito, e non è detto che Sam Presti riuscirà ad avere la meglio sulla concorrenza. Se la stagione dovesse essere cancellata, sarà però molto complicato capire cosa fare. Basta un’ottima regular season a cancellare dei mediocri playoff per anni consecutivi?

La risposta ce la darà soltanto il tempo, sperando di poter vedere una postseason e giudicare se il contratto di Billy Donovan andrà esteso.

Nel caso in cui si ripartisse direttamente con la stagione 2020-21 anche questa domanda rimarrebbe senza risposta.

Francesco Contran

Praticante e grande appassionato di atletica, si è avvicinato al basket per caso, stregato da Kevin Durant e dai Thunder. Non avendo mai giocato è la dimostrazione vivente che per far finta di capire qualcosa non serve aver praticato questo sport.

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