Vintage Corner: gara 4 tra Thunder e Grizzlies del 2011

 Vintage Corner: gara 4 tra Thunder e Grizzlies del 2011

Copertina a cura di Nicolò Bedaglia

Ci sono delle partite incredibili che nella storia di questo meraviglioso sport purtroppo vengono dimenticate. Succede per la quantità di gare che si giocano tutti gli anni, per il momento in cui accadono, o semplicemente perché il tempo passa e nella nostra memoria rimangono solamente quelle iconiche e rappresentative di performance individuali o note per la bellezza di determinate azioni decisive ai fini del risultato, che creano miti e finiscono sui poster. È comprensibile.

Esistono poi dei match che non sono nulla di tutto ciò appena elencato, ma che vale la pena riesaminare per l’intensità e l’elettricità che trasuda dal parquet. Partite fisiche, nervose, confusionarie, che risultano in un saliscendi di emozioni senza fine apparente con la vittoria in palio fino all’ultimo, anche oltre il quarantottesimo minuto. Esempio perfetto di questa tipologia di scontro è gara 4 del secondo round dei playoff del 2011, lato costa ovest, tra gli Oklahoma City Thunder e i Memphis Grizzlies: un thriller che verrà risolto solo al terzo overtime.

 

Pensando bene ai protagonisti coinvolti, sembra quasi che non potesse andare diversamente se il Thunder dell’Oklahoma, con un gioco rapido, atletico, dinamico e giovane come i suoi interpreti, si scontra con il Grit & Grind di Memphis, sistema basato su un’asfissiante pressione difensiva e un attacco vecchio stampo concentrato principalmente all’interno dell’area e sotto canestro. Un tuono che colpisce una forza che applica attrito costante, due opposti che si scontrano e che non possono che creare scintille. Non per nulla diedero vita ad una serie molto combattuta che vide trionfare OKC in sette partite. Questa gara 4, in quanto la più combattuta, ha rappresentato l’apice di tutto ciò che si è potuto vedere in questa serie.

 

Senza stare a parlare nel dettaglio della stagione di entrambe le squadre fino a quel punto, un minimo di contestualizzazione è però necessario.

I Thunder avevano la punta di diamante del proprio roster nel ventiduenne Kevin Durant, ala di 2.10 con capacità di solito innate per una guardia, All Star e miglior realizzatore NBA per il secondo anno consecutivo. Affianco a lui un altrettanto giovane Russell Westbrook, playmaker a dir poco esplosivo fresco fresco della sua prima partecipazione alla gara delle stelle nella sua città natale di Los Angeles – dove fece un figurone. Migliorato considerevolmente rispetto all’anno prima, avendo registrato career-high in tutte le voci statistiche. Oltre a lunghi solidi come Ibaka e Collison, un centro fisico ed esperto come Perkins e specialisti come Sefolosha, Cook e Maynor, quell’anno iniziava a farsi notare dalla panchina un certo James Harden, ventunenne che l’anno dopo avrebbe vinto il trofeo di Sixth Man of The Year e qualche anno dopo l’MVP una volta cambiata casacca ed accasatosi a Houston, diventando il volto della franchigia.

Esattamente, qui ci troviamo agli albori della nascita di quello che visto a posteriori potenzialmente poteva essere il miglior trio della storia della lega. Russ, Kevin e James, tre futuri MVP in una sola squadra. Si potrebbe parlare ore di ciò che poteva essere e molti lo hanno fatto, ma quello che successe per quanto concerne a noi è che quella sera del 10 maggio 2011 i giovani Thunder si trovavano ad affrontare i Grizzlies al FedEx Forum di Memphis, sotto 2-1 ai punti.

 

I Grizzlies dal canto loro, privi di un infortunato Rudy Gay (secondo miglior realizzatore della squadra in stagione regolare con 19,8 punti di media), potevano fare affidamento sul simbolo della filosofia Grit and Grind, secondo alcune voci persino fondatore del motto, l’ala grande Zach Randolph, presenza imponente sotto canestro, una doppia-doppia che cammina da 20 punti e 12 rimbalzi in stagione. Assieme allo spagnolo Marc Gasol, che ha raccolto l’eredità del fratello Pau lasciata a Memphis negli anni precedenti, Z-Bo andava a formare un duo su cui si concentrava il fulcro del gioco dei Grizzlies, soprattutto in questo momento in cui sugli esterni mancava l’apporto del sopracitato Rudy Gay.

Sul perimetro comunque potevano vantare se non altro una rotazione di cinque/sei uomini con minuti importanti, su tutti Mike Conley nel ruolo di point guard e O.J. Mayo come scorer dalla panchina, entrambi di ventitre anni e protagonisti di una buona stagione. Due difensori esperti e riconosciuti come tali fuori dall’area come Tony Allen e Shane Battier (arrivato a metà stagione con una trade) si inserivano perfettamente all’interno del sistema di Memphis, e atleti come Darrell Arthur e Sam Young completavano il quadro avendo i loro momenti degni di nota. Poi c’era Greivis Vàsquez, rookie che come vedremo dopo vivrà in questa fresca serata di maggio probabilmente il primo vero momento di notorietà della propria carriera. Una curiosità su Greivis? Per anni è stato il miglior amico di Kevin Durant, essendo i due stati compagni di squadra all’high school, non appena si era trasferito dal Venezuela nel Maryland:

vasquez, durant
Foto risalente ai tempi dell’high school in cui sono immortalati Durant e Vasquez.

Nel contesto dei playoff del 2011 Memphis al primo turno aveva sconfitto i San Antonio Spurs, squadra da 61 vittorie in stagione regolare, per 4-2, con un Randolph in gran spolvero e a ben sei giocatori sopra i 9 punti di media. Oklahoma City invece aveva battuto 4 gare a 1 i Denver Nuggets grazie ad un Durant incontenibile da 32 punti di media senza mai dare l’impressione di non essere in controllo.

A questa gara 4 si era arrivati sul 2-1 per i Grizzlies. In gara 1, seppur in trasferta, il duo Gasol-Randolph si è rivelato troppo incontenibile per la difesa dei Thunder registrando 54 punti e 23 rimbalzi con un assurdo 21 su 33 dal campo. Una curiosa istantanea di gara 1 è rappresentata dalla tripla di Zach Randolph: il telecronista è incredulo così come i suoi compagni in panchina. Altro basket.

 

in gara 2 i 50 punti combinati di Westbrook e Durant complici i 21 dalla panchina di Harden hanno pareggiato il conto, ma spostatici a Memphis per il terzo episodio i padroni di casa in una partita a basse percentuali da entrambe le parti che vede una serie di parziali portare all’overtime, la spuntano i padroni di casa spinti dal pubblico amico in un tripudio di maglie bianche e bandiere gialle che recitano “Believe Memphis“. La pressione quindi a questo punto era tutta su Oklahoma City, costretta a pareggiare la serie per riequilibrare il fattore campo e quindi tornare a casa sul 2-2 con due delle tre gare rimanenti da giocare nel proprio palazzetto.

Le due squadre al primo minuto si sono presentate schierando questi quintetti:

Quintetti

Primo quarto

La pressione difensiva di Memphis è subito un fattore così come la presenza sotto canestro, e complice un inizio disattento di OKC la gara comincia con un parziale di 8-0 per i padroni di casa. Il primo canestro per gli ospiti è segnato da Russell Westbrook in penetrazione, e sarà il primo di una lunga serie. Il match prende subito un indirizzo volto alla fisicità che sembra trasformarlo in una gara di tiri liberi, intervallati da qualche jumper dalla media. I Grizzlies appaiono in totale controllo e chiudono il quarto a +12: i soli 16 punti segnati dai Thunder sono il minimo in stagione fino a quel momento.

 

Secondo quarto

Dopo un layup di Shane Battier la partita si innervosisce ulteriormente e per ben tre minuti si segna solo su tiri liberi spesso frutto di lotte a rimbalzo su tiri sbagliati, ed è un jumper del subentrato O.J. Mayo a dare a Memphis il massimo vantaggio sul +18 con 8 minuti all’intervallo. Ai Thunder serve una scossa e sono due triple consecutive di Daequan Cook, anch’egli dalla panchina, a dare speranza ai ragazzi di coach Brooks. È Westbrook che prova a ricucire il margine con un paio di jumper e viaggi in lunetta, seguito da Durant e Harden che grazie principalmente a dei falli guadagnati in penetrazione e realizzando i conseguenti liberi permettono a OKC di chiudere con 4 punti di svantaggio all’intervallo, a fronte di soli 9 punti realizzati dai Grizzlies nella seconda metà del quarto.

 

Terzo quarto

La partita a questo punto si indurisce ulteriormente, le difese lasciano pochi spazi e quando non riescono ad essere efficaci ricorrono a falli decisi per evitare i canestri, che però fanno fatica ad arrivare anche senza contatti. La lotta a rimbalzo è feroce e spesso coinvolge anche 4/5 giocatori contemporaneamente. L’highlight del quarto è sicuramente una schiacciata di Durant in semi-transizione che cambia l’energia di tutto il palazzetto e porta la gara sul 57-55 per Memphis con 9 minuti sul cronometro.

Due minuti dopo, un classico pull up dal gomito di Westbrook in contropiede fissa il punteggio sul 61 pari; sarà l’unico a continuare a segnare dal campo per i Thunder fino alla fine del quarto esclusivamente puntando il canestro. Per il resto un KD troppo freddo per i propri standard riesce quanto meno a guadagnarsi e trasformare dei tiri liberi. Dall’altra parte un ispirato O.J. Mayo e i sempre presenti Randolph e Gasol mantengono l’equilibrio e con 0 secondi sul cronometro ci troviamo a +1 Grizzlies.

 

Quarto quarto

Con gli ultimi 12 minuti da giocare sulla carta, i problemi di falli iniziano a pesare per entrambe le squadre: i Grizzlies si trovano con i loro esterni migliori – Conley, Mayo e Allen – tutti a 4 falli, avendo sofferto la mobilità di OKC. I Thunder con Collison e Westbrook a quattro falli e Ibaka e Perkins con 5, nel tentativo di contenere i due big men di Memphis. È il centro di riserva Nazr Mohammed a trovare spazio e ad incidere sul match con 8 punti in 4 minuti, frutto di ottime combinazioni in pick & roll con Harden fino a che i titolari non tornano in campo. I Grizzlies, che stavano riuscendo a rimanere attaccati al match grazie a dei viaggi in lunetta di Conley e a dei canestri dovuti a un buon movimento di palla, sembrano non potere nulla una volta che il duo Durant-Westbrook (più il secondo che il primo) si ripresenta sul parquet portando lo score sul +10, 90-80 Thunder con 5 minuti da giocare.

Tuttavia, rallentando il pace del gioco per sfruttare meglio le proprie caratteristiche, grazie al loro inside-out game incentrato sull’apporto della coppia di lunghi Randolph-Gasol, tramite conclusioni ravvicinate e altri viaggi in lunetta, il punteggio con un minuto da giocare recita 96 -93 per OKC. L’ultimo minuto di gara è tutto sui nervi, Perkins subisce fallo a rimbalzo ma sbaglia entrambi i liberi sprecando la chance di raggiungere più di un possesso di differenza tra i due team.

 

Mayo non riesce ad accorciare con un jumper e con 15 secondi sul cronometro Gasol stoppa un jumper di un Westbrook da 12 punti nel quarto al limite del fallo, i Grizzlies si precipitano dall’altra parte senza riuscire apparentemente a costruire nessuna soluzione ad alta percentuale e Conley si trova costretto a sparare la tripla della speranza da 8 metri sul lato sinistro del campo, centrando il bersaglio con 3,5 secondi sul cronometro e mandando in delirio la FedEx Arena: è stata l’unica segnata da Mike su sei tentativi.

 

Sulla rimessa successiva i Thunder devono percorrere tutto il campo e con un Durant ben marcato sta a Russ tentare di risolverla, ma il suo jumper si ferma sul primo ferro. Che sia primo overtime.

 

Primo Overtime

Questo primo supplementare è all’insegna di Kevin Durant da una parte e di O.J. Mayo dall’altra. Kevin porta Okc sul + 7 con l’unica tripla della sua gara con solo due minuti rimanenti, ma O.J. risponde con la stessa medicina nemmeno trenta secondi dopo. Poi, dopo un altro jumper di Durant, questa volta da due punti (secondo assist di fila per Westbrook), Mayo in un’azione sola riesce a farsi stoppare da Harden, prendere il rimbalzo, sbagliare un altro tiro in sospensione e portarsi nell’angolo per segnare una tripla pesantissima in seguito all’ennesimo rimbalzo offensivo di Gasol (saranno 10 a fine partita e 21 complessivi). + 3 OKC sul 107 -104 e un minuto da giocare.

 

Una persa di Durant e due liberi di Randolph portano Memphis ad un solo punto di distacco e un’ottima difesa di Gasol causa un altro turnover del numero 35 di OKC, ma nell’altra metà campo Conley trova solo il primo ferro su una conclusione da fuori. Rimbalzo di Harden che gira subito a Westbrook, fallo di Conley, il sesto. Lo sostituisce Mayo che commette a sua volta l’ultimo fallo a disposizione per mandare Westbrook in lunetta.Viene sostituito da Greivis Vàsquez. Russell segna entrambi i tiri a cronometro fermo. Con 16 secondi da giocare c’è tempo per l’ultimo attacco di Memphis, ma la difesa di OKC sembra non concedere spazi, tanto che Vasquez si arresta col pallone e dopo una timida finta di tiro su cui Westbrook non abbocca è costretto a fare partire un tiro dalla spalla fuori equilibrio con il braccio di Russ a coprirgli la visuale. Incredibilmente trova il fondo della retina senza nemmeno toccare il ferro: 109 -109 sul tabellone, timeout OKC, si costruisce per una tripla di Durant che non trova il canestro. Secondo supplementare.

 

Secondo Overtime

Le squadre sono visibilmente e comprensibilmente stanche, la tensione si percepisce nell’aria, i passaggi non sono puliti, i tiri arrivano corti sul ferro e così tra una sportellata e un’altra per tre minuti entrambi i team segnano solo tre punti, tutti da Westbrook per Oklahoma City e da Randolph per Memphis. Con meno di due minuti da giocare Battier segna dalla media sul rimbalzo successivo ad un proprio errore da fuori area, Westbrook in penetrazione pareggia subito, e sembra di nuovo essere Vasquez l’eroe di giornata grazie ad un canestro + fallo + libero trasformato con un minuto e mezzo da giocare che dà ai Grizzlies tre punti di vantaggio.

L’azione successiva OKC costruisce per l’unica tripla di Harden del match, con il classico penetra e scarica di Russell che porta a casa un altro assist: di nuovo pari. L’ultimo minuto di gioco è di quanto più confusionario si possa immaginare: Gasol segna in tap in su errore di Randolph, ancora Westbrook pareggia con un mid-range per il 119-119, Memphis ha tre chance di fila da sotto canestro per il canestro della vittoria ma il pallone non vuole entrare, tra gli “oooh” del pubblico in piedi per la squadra di casa e col rimbalzo di Perkins. I Thunder hanno dieci secondi per provare a vincere la partita. Russell è caldo e si va da lui ma il suo tiro in sospensione in corsa si infrange sul ferro: terzo supplementare.

 

Terzo Overtime

Dopo un paio di errori da una parte all’altra è Harden con un appoggio al tabellone a sbloccare il punteggio ma due tiri liberi dell’imperterrito Randolph riportano la gara in parità. Dopo un layup di Westbrook e un canestro dalla media di Vasquez è Durant a salire in cattedra ed indirizzare definitivamente la partita verso la vittoria di OKC: prima fornisce un assist dopo essere stato raddoppiato ad Ibaka per un floater comodo, poi con una grande difesa in aiuto che permette ad Ibaka di stoppare Gasol e dopo con un appoggio a canestro per vie centrali.

 

Da + 2 a + 6 nel giro di un minuto, e dopo aver rubato palla a Randolph è ancora KD a mettere il punto esclamativo su questo suo quarto perfetto: isolamento al vertice dell’area contro Tony Allen, uno dei migliori difensori della lega, che stordisce con un paio di crossover prima di tirargli in testa in sospensione per il dagger. 131 a 123 Oklahoma City e partita finalmente chiusa.

 

I numeri parlano chiaro, è stata una gara che si è giocata e decisa sgomitando in area a ritmi bassi, sfruttando e gestendo i nervi e le poche energie rimaste fino agli ultimi minuti. Questo ritmo e tipo di gioco è stato, come visto sopra, caratteristico di quei Grizzlies, ma alla fine è stato proprio il cambio di ritmo e l’energia dei Thunder racchiusa nel talento delle sue giovani stelle a spostare l’ago della bilancia in linea definitiva.

 

E poi?

Dopo questa gara OKC sulle ali dell’entusiasmo vincerà agevolmente gara 5 di 27 punti in un match che rimane equilibrato solo nel primo quarto grazie a 53 punti dalla panchina e si porta sul 3-2. Tornati in Tennessee per il sesto episodio i Thunder non riusciranno a sfruttare il primo match point a causa di un brutto secondo tempo da soli 29 punti complessivi, con un Durant visibilmente sui nervi (3 su 14 dal campo e 1 su 9 da tre) e impotenti di fronte a un Randolph da 30 punti e 13 rimbalzi. La decisiva gara 7 alla Chesapeake Energy Arena di Oklahoma City vede i giovani Thunder spinti dalla loro Loud City in leggero controllo fino a che un terzo quarto da 13 punti di Durant e 9 di Harden non indirizza definitivamente la gara nella loro direzione.

Saranno 39 per Kd alla fine, supportato da un Westbrook impreciso al tiro che però chiuderà con una tripla doppia da 14 assist e un’ottima difesa, e dal sempre incisivo Harden che pur partendo dalla panchina riesce a fornire una prestazione da 17 punti col 72% di TS% a cui aggiunge una gran difesa perimetrale che gli vale 4 palle rubate.

Nelle successive Western Conference Finals i Thunder dovettero fronteggiare i Dallas Mavericks e, nonostante dei lampi notevoli, peccarono di esperienza e sangue freddo di fronte ad una squadra navigata ed esperta con un sensazionale Dirk Nowitzki da 32 punti di media con il 70% di TS% in 5 gare. Di queste i Thunder ne vinsero una soltanto nonostante delle belle battaglie e una media di soli 6 punti di deficit. Risultato finale 4-1 per i Mavericks, che poi in finale riusciranno a sconfiggere i big three di Miami (James, Wade e Bosh) e conquistare il primo – e fino ad ora unico – titolo della propria storia.

Tornando a questa serie, diede il via a una bellissima rivalità che si riproporrà anche negli anni a venire, rivalità spesso passata in secondo piano rispetto ad altre che hanno coinvolto nomi più importanti in momenti di playoff più salienti.

Tuttavia questa faida è stata sempre l’esempio di come due filosofie di basket completamente agli opposti possano dare vita a delle battaglie molto intense, non necessariamente ad alto tasso di spettacolarità per i fotografi ma sicuramente emozionanti, mostrando il basket a 360° in tutte le sue sfaccettature. Probabilmente questa partita non verrà mai citata tra le migliori della storia dei playoff, ma chi l’ha vista in diretta o chi è andato a ripescarla anni dopo, non si dimenticherà facilmente del Thunder thriller a Memphis.

Alessandro Cerati

Tifoso NBA da una vita, tifoso di Oklahoma City dai tempi del trio delle meraviglie ad oggi. R.I.P. Kobe, R.I.P. Gigi.

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