La Virtus Roma è passata dall’inferno al paradiso

 La Virtus Roma è passata dall’inferno al paradiso

Copertina a cura di Edoardo Celli /Foto di Federico Rossini e di Claudio Degaspari

Per la prima volta dalla stagione 2008/2009, la Serie A1 vede ai nastri di partenza della stagione tre piazze storiche della pallacanestro nostrana, che dopo anni di purgatorio sono riuscite a sfruttare al meglio le chance messe a disposizione dalle tre promozioni dalla A2 per tornare a calcare i prestigiosi parquet su cui hanno costruito le loro fortune.

Per quanto diverse tra loro, le storie di Virtus Roma, Treviso e Fortitudo Bologna hanno molti punti in comune, i loro destini si sono incrociati più volte e le loro tifoserie hanno dovuto soffrire e sostenere la loro squadra in situazioni che sembravano senza via di uscita, fino al lieto fine per tutte e tre.

Sarebbe infatti impossibile e riduttivo raccontare queste stagioni senza assumere il punto di vista dei tifosi, senza considerarne gli stati d’animo e senza parlare dei giocatori che le hanno segnate nel bene e nel male: il doppio filo che lega le squadre alla propria gente forse è proprio ciò che rende queste storie degne di essere raccontate.

Quest’oggi ci concentreremo sulla Virtus Roma, per poi lasciare spazio nei prossimi giorni alle analisi di Treviso e Fortitudo Bologna.

 

Virtus Roma

Solo pochi giorni dopo aver dichiarato di non avere nessuna intenzione di chiedere l’auto-retrocessione, ma piuttosto di voler vivere una stagione “lacrime e sangue” lottando per mantenere la categoria, in una torrida giornata di metà luglio del 2015 il presidente Claudio Toti convoca una conferenza stampa per tornare sui propri passi e ufficializzare la richiesta di partecipazione al secondo campionato nazionale.

Chi vi scrive quel giorno si è fiondato nella sala stampa del Palazzetto dello Sport non appena è stata convocata la conferenza stampa, volendo sperare fino all’ultimo che le indiscrezioni trapelate fossero prive di fondamento. Purtroppo la dura realtà raccontata ai microfoni dal presidente di un completo disinteresse degli sponsor e delle istituzioni e dell’impossibilità di mantenere una squadra così onerosa lo ha costretto a prendere una decisione così sofferta, volendo ripartire con un progetto triennale “dai giovani e dal territorio”.

 

Primo anno: l’incubo dei playout

La squadra viene allestita in fretta e furia pescando buona parte dei giocatori dalla B e affidandosi al talento degli stranieri Craig Callahan, Alan Voskuil e Jamal Olasewere, affidando i gradi di capitano all’esperto romano Giuliano Maresca, il tutto agli ordini di coach Guido Saibene. La sua avventura sulla panchina capitolina dura però molto poco: l’avvio da incubo con quattro sconfitte di fila mette subito in pericolo il suo posto, ma il colpo di grazia lo dà un episodio accaduto in allenamento. Secondo le ricostruzioni Saibene avrebbe colpito un paio di volte il giovane Ennio Leonzio, il cui procuratore ha poi diffuso le foto dei segni lasciati sulle spalle del ragazzo.

Per cercare di rimettere la squadra in carreggiata la società si affida al ritorno di Attilio Caja, col quale la situazione sembra migliorare: la stagione continua tra alti e bassi nonostante il roster molto corto e limitato tecnicamente, e dalla panchina il grintoso “pugiletto” Bonfiglio prova a mettere energia. Si arriva quindi al PalaFerraris di Casale Monferrato per giocare l’ultima giornata con una situazione più in bilico che mai per via del ruolino negativo tenuto nelle ultime giornate, che ha portato ad alcune contestazioni dei tifosi esplose nella sconfitta a Latina.A seconda del proprio risultato e di quello delle dirette concorrenti, di lì a 40 minuti la squadra potrebbe ritrovarsi ai playoff, ai playout o salvarsi: la partita purtroppo si rivela una caporetto in cui Casale passeggia su una nervosa Roma per 80-58, condannandola all’incubo dei playout a soli tre anni di distanza dalla finale scudetto giocata con Siena.

Il primo turno vede la Virtus sfidare Recanati e la vittoria abbastanza agevole di gara 1 illude i romani, che però soccombono per 3-1 sotto i colpi di Kenny Lawson e Traini, mentre i suoi irriducibili tifosi al PalaSavelli di Porto San Giorgio cantano sulle note di Vasco Rossi un amaro «Ti seguo sempre anche se perdi sempre, ti seguo sempre pensa che deficiente, ti seguo sempre anche se perdi sempre, ma non fa niente». Caja viene allontanato e sostituito dal vice Esposito: l’ultima spiaggia per evitare lo shock di una doppia retrocessione è vincere la serie con Omegna. Il nuovo coach dà fiducia a giocatori come Casagrande e Flamini che hanno avuto meno spazio in stagione e non viene tradito: con un secco 3-0 la Virtus riesce a mantenere la categoria.

 

Secondo anno: mine vaganti

L’anno successivo le premesse sembrano nettamente migliori, la squadra viene allestita per tempo puntando sul rookie John Brown III e su Anthony Raffa, oltre a vari giovani interessanti tra cui Baldasso e Landi, con Fabio Corbani a sedere sulla panchina. I tifosi virtussini negli ultimi anni hanno scherzato sul fatto che — a prescindere dal suo piazzamento in classifica — il vero campionato della Virtus si sia spesso giocato in estate, tra rinunce alle coppe europee, smantellamenti vari e la recente autoretrocessione ancora ben impressa negli occhi di tutti: l’estate 2016 non fa eccezione e per un ritardo nei pagamenti necessari per iscriversi al campionato dovuto a un errore informatico, la società capitolina si ritrova improvvisamente esclusa dalla A2. Gli ormai stremati, ma imperterriti sostenitori della squadra non si perdono d’animo e provano anche a lanciare una raccolta firme alla quale rispondono vari ex giocatori — tra cui gli amatissimi capitani Alessandro Tonolli, Gigi Datome e Lorenzo D’Ercole — e allenatori.

Alla fine di un’estenuante estate di ricorsi in vari tribunali, Roma può finalmente partecipare al campionato. La stagione è per certi versi sorprendente, Corbani predica un basket molto veloce e bello da vedere, i giocatori escono sempre tra gli applausi e giunge un’inaspettata qualificazione alla Coppa Italia di Serie A2 a Bologna, in cui la squadra dimostra di essere tanto bella quanto inesperta: dopo aver dominato i primi due quarti contro Treviso grazie a un immarcabile Brown, negli ultimi minuti patisce un blackout totale e butta letteralmente via la partita.

 

Qualche highlights dalla sfida con Treviso, che proprio quando la partita sembrerà chiusa riuscirà a piazzare un incredibile parziale per rimontare dal 60-70 al 73-72 finale

 

La corsa della pazza Virtus si arresta al primo turno dei playoff contro Ravenna, condannata da uno 0/2 ai liberi di John Brown, che nel corso dell’estate si accasa a Treviso. Ai tifosi va bene così: essere finalmente tornati a vedere un bel basket dopo una stagione molto tormentata per il momento basta e avanza, ci si affeziona alla garra un po’ folle di “Tonino” Raffa e alle spettacolari giocate di John Brown — che in una partita ricreano per la gioia del pubblico la celebre schiacciata della coppia Wade-James — e ai giovani “gladiatori” Landi e Baldasso, genio e talvolta sregolatezza.

Nel corso della stagione la società trova finalmente un main sponsor dopo più di un anno e mezzo in cui si è dovuta affidare solo alle proprie risorse, ma l’accordo con UniCusano si rivela un incubo, con l’università telematica che non scuce un soldo e costringe il patron Toti a portare in tribunale la questione.

 

Terzo anno: un film già vissuto

Il terzo anno in A2 vede la conferma di coach Corbani e le firme di Aaron Thomas e Lee Roberts come stranieri, con Daniele Sandri che lascia la capitale per abbracciare il (fallimentare) “progetto Eurolega” della Mens Sana Siena di Guido Bagatta e gli altri italiani che non sono all’altezza. Per invertire la rotta, Toti si rivolge a coach Bechi con scarsi risultati e poi punta tutto sul ritorno a casa di Piero Bucchi: la squadra non riesce del tutto a rialzare la testa nonostante gli innesti di metà stagione, tra cui il capitano di Torino Davide Parente, che perderà il padre nel corso dell’anno, e del fratello di Filloy; arrivano alcune delle partite più brutte dell’intera storia della Virtus e si tocca il fondo nel derby perso in casa dell’Eurobasket.

La partita, forse la più brutta che chi scrive abbia visto in tutta la sua vita, si chiude sul 63-54 (si arriva all’intervallo sul 24-21 dopo un secondo quarto da 7-8), la Virtus segna la sua prima tripla nel terzo quarto e i tifosi della squadra giallo-rosso-blu devono assistere attoniti ai bambini del pubblico avversario che urlano «Serie B, serie B». Anche grazie alla squalifica della Viola Reggio Calabria dell’amatissimo coach Calvani si arriva ai playout con Roseto, dove la squadra riesce a trovare le forze per portare a casa la serie con un sofferto 2-1.

 

Sui liberi di Raucci si chiude la stagione della Virtus, che può festeggiare la sofferta salvezza

 

Quarto anno: missione compiuta

Si giunge così finalmente alla stagione 2018/2019, in cui il cambio di regolamento della serie A1 porta ad avere tre promozioni invece di una sola: Roma decide di andare all-in prendendo dalla A1 l’asse play-pivot composto da Nic Moore e Henry Sims, circondati da italiani abbastanza affermati in A2 come Santiangeli e Saccaggi, al ritorno per la terza volta in carriera di Daniele Sandri e al giovane figlio d’arte Amar Alibegovic, scegliendo Massimo Chessa per il ruolo di capitano. L’altra grande novità riguarda il palazzetto: col PalaTiziano chiuso per lavori improrogabili, la società decide di tornare ad affittare la vecchia casa del PalaEur dopo anni di esilio.

La squadra sembra costruita per ammazzare il campionato, ma già alla seconda giornata arriva una doccia fredda inaspettata: la trasferta a Bergamo che sulla carta sarebbe dovuta risultare una formalità vede la Virtus pareggiare all’intervallo, ma a fine partita il tabellone recita 81-59 per la squadra di casa, che risulterà essere una delle sorprese del girone. Roma torna coi piedi per terra e inanella una serie di sette vittorie consecutive molto confortanti, cominciate con una rocambolesca rimonta a Biella e concluse contro la Rieti dell’ex dal dente avvelenato Bobby Jones. Le inseguitrici non si fermano più, in particolare Capo d’Orlando è uno schiacciasassi che mette davvero paura: la Virtus gioca con la paura di non tenere il ritmo e spesso vince solo grazie alle qualità dei singoli. Emblematica è la partita contro Casale Monferrato, in cui Roma insegue per 40 minuti senza mai andare in vantaggio per un singolo secondo, ma strappa la vittoria grazie alla tripla sulla sirena di Saccaggi su un assist di pura e lucida follia di Baldasso.

 

Anche grazie all’esclusione di Siena (che porta l’Orlandina a perdere due punti in classifica) Roma arriva prima per gli scontri diretti, espugnando all’ultima giornata il campo di Legnano e tornando finalmente nella massima serie.

 

Alcune immagini della sofferta ultima partita e della festa finale sul campo di Legnano

 

La sfida finale per il titolo di campione della serie A2 con la Fortitudo Bologna è l’occasione per far festa e per provare a metabolizzare le emozioni delle ultime settimane, poco importa se il titolo prende la strada dell’Emilia con uno scarto di soli tre punti tra andata e ritorno: il purgatorio è finito, anche se con qualche sofferenza di troppo, e alla fine per i tifosi tanto basta.

Francesco Cellerino

Tifoso sfegatatissimo della Virtus Roma e dei Bucks per amore di Brandon Jennings (di cui custodisce gelosamente l'autografo), con la pessima abitudine di simpatizzare le squadre più scarse e rimanerci male per le loro sconfitte. Gli amici si chiedono da anni se sia masochista o se semplicemente porti una sfiga tremenda...

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