Ten Talking Points – Episodio 8

 Ten Talking Points – Episodio 8

Copertina a cura di Francesco Villa

Ecco a voi l’ottava puntata di Ten Talking Points: dieci cose che mi sono piaciute o meno post All Star Game.

1) Coby White ci sta facendo vedere qualcosa

La stagione di Chicago è stata disastrosa a dir poco. 20 vittorie, 40 sconfitte, 1-9 nelle ultime dieci, 7 partite dietro gli Orlando Magic destinati verosimilmente all’ottavo posto ad Est. Insomma, al di là delle buone prestazioni del quintetto titolare (la lineup Dunn-Sato-Lavine-Carter-Markkanen ha +8.1 di Net Rating), le ragioni per essere felici sono davvero poche. Una di queste, la recente esplosione di Coby White dopo un’annata da rookie decisamente sotto le aspettative.

 

Dopo una stagione all’insegna dell’inefficienza (50.3% di True Shooting), nelle ultime due settimane Coby White ha tirato col 50% da 3 su quasi 9 tentativi a partita ed è andato in lunetta con continuità e precisione (92% su 5 tiri liberi a partita), alzando la True Shooting al 67.5%. Ovviamente il meglio White lo ha fatto vedere con la palla in mano, ma ha dimostrato anche di saper giocare al fianco di Lavine e Satoransky eseguendo qualche gioco, seppur banale, off the ball.

 

L’elemento più incoraggiante è certamente il fatto che, insieme all’aumento in termini di efficienza, White ha alzato di molto anche la produzione: se in stagione ha girato a 12.5 punti di media, nelle ultime due settimane la sua produzione è salita a 27 punti. La partita in cui White ha impressionato di più è stata senza dubbio quella contro Oklahoma, in cui White ha concluso con 35 punti, mettendo in mostra tutte le doti atletiche per cui è salito fino alla settima scelta nell’ultimo Draft. Nella clip qua sotto, White brucia Chris Paul col primo passo per poi assorbire il contatto e chiudere in maniera pulita contro uno dei centri più fisici della lega.

 

Anche in questa parte di stagione in cui il prodotto di North Carolina sta mettendo in mostra cose ottime, appare evidente come il suo futuro nella lega dipenda in maniera preponderante dalla sua efficacia al tiro, dato che all’aumento delle percentuali non è seguito anche un aumento degli assist per i compagni di squadra. Grazie però alla stazza notevole per la posizione e la sua capacità di giocare ad un ritmo elevato per lunghi tratti di partita, questo è nel reame delle possibilità per Coby White.

2) Malik Beasley aveva solo bisogno di spazio

Che Denver dovesse prendere delle decisioni non facili quest’estate era il segreto di Pulcinella. Prime fra tutte, rifirmare o no Malik Beasley? La franchigia del Colorado ha deciso di anticipare i tempi, mandando Beasley e Juancho Hernangomez a Minnesota e ricevendo in cambio, essenzialmente, la prima scelta di Houston al prossimo Draft. In tutta sincerità, la mossa non mi è piaciuta, non tanto perché hanno rinunciato ai due giovani o perché ritenga che il ritorno sia stato non quello sperato, quanto per il non aver spostato l’orizzonte temporale entro il quale Denver dovrà fare mosse per diventare finalmente una contender. Se prima queste mosse sarebbero dovute arrivare, verosimilmente, all’apertura della Free Agency 2020 con un tentativo di Sign&Trade per i due, ora dovranno arrivare la notte del Draft. Insomma, sarebbe stato meglio avere una prima scelta al Draft 2021 o 2022, ma tant’è: ora abbiamo la possibilità di seguire i progressi di Beasley in quel di Minneapolis.

A Denver, questa stagione Malik stava giocando 21 minuti a partita, mentre appena approdato a Minnesota il suo impiego è salito a quasi 34 minuti a notte. Cosa più importante e per nulla ovvia, anche tutte le altre cifre sono esplose in maniera simile: da 10.1 punti a partita col 53.1 di TS% a 19.5 col 56.2%. Soprattutto, Beasley va ora in lunetta 2.3 volte a partita, mentre prima prendeva un solo tiro libero per notte. Malik è sembrato estremamente incentivato a mettere palla a terra più spesso rispetto quanto non facesse a Denver, ed i risultati sono stati finora buoni.

 

Cosa ancora più importante, Beasley sta dimostrando un discreto feeling con Russell in transizione. A Denver, in un possesso così importante probabilmente si sarebbe fermato sul perimetro o in angolo per liberare il pitturato (anzi, a dire il vero probabilmente sarebbe rimasto seduto in panchina…); a Minnesota, invece, attacca il ferro con convinzione realizzando che tra Dragic e Butler c’è un minimo corridoio. Ovviamente andrà in lunetta e porterà Minnie a -1 (la gara verrà poi vinta dai Timberwolves 129-126).

 

Anche a Minnie, comunque, la dimensione principale di Beasley sarà quella perimetrale, maggiormente off the ball quando anche DLo è in campo, con licenza di creare e prendersi un tiro dal palleggio quando Russell è in panca.

 

È proprio la dimensione di shot creation che, a mio parere, mancherà di più a Denver, anche in ottica playoff. Beasley, con buone probabilità, si affermerà come uno scorer di tutto rispetto e discreta efficienza anche con volumi da terza scelta offensiva. Complimenti a Gerson Rosas e alla dirigenza Timberwolves per aver anticipato la concorrenza e battuto sul tempo le pretendenti che certamente si sarebbero fatte vive in estate. Rimane ora da vedere se le due parti troveranno l’accordo per un’estensione prima dell’estate o se Beasley testerà le acque della Free Agency.

3) Sì, devo parlare ancora di Jayson Tatum

È sempre bello assistere alla nascita di una superstar. Dopo l’esplosione di Doncic di inizio anno, è abbastanza conservativo affermare che il prossimo della lista è di casa a Boston e che Tatum sarà, con ogni probabilità, uno dei dieci migliori giocatori della lega un giorno non troppo lontano.

 

Due settimane fa ho parlato principalmente delle abilità difensive di Tatum, questa volta voglio concentrarmi su quelle offensive. Ci sono due differenze principali tra una stella (top30 della lega) ed una superstella (top 10 giocatori della lega): la capacità di prendersi una grande quantità di tiri senza far crollare l’efficienza e, soprattutto, il saper crearseli da soli. Tatum, approfittando anche dell’assenza di Kemba Walker per l’aggravarsi di un fastidio al ginocchio, ha messo in mostra tutto questo dopo l’All Star Game: 34 punti a partita col 66.2% di True Shooting, uniti alla solita ottima difesa e ad un paio di prestazioni di una categoria superiore, fra tutte quella da 41 punti contro i Lakers o quella da 33+11 contro Utah (entrambe con soli 20 tiri).

Non è solo una questione di talento o di fisicità, e lo si può evincere anche dalla clip qui sotto. Tatum gioca con una naturalezza incredibile uno Spain pick&roll marcato da un duo tra i più rognosi dell’intera NBA come Ingles e Gobert. In questa clip sembra un veterano al decimo anno nella lega per gestione delle pause e per la scelta del giusto momento in cui ripartire.

 

Tatum è stato anche l’uomo incaricato a chiamare ed eseguire uno dei giochi preferiti di Walker, il p&r alto con conseguente pull-up 3. Diciamo che il numero 0 dei Celtics è sembrato a suo agio nell’eseguire questo gioco numerose volte a partita, ed i suoi numeri da 3 riflettono questa sensazione (50% su più di 9 tentativi a partita).

 

In questa striscia, la sua selezione di tiro è stata notevolmente migliore del solito, ma ogni tanto Tatum ci ricorda come, una volta arrivati i playoff, qualora servisse lui potrà anche mettere questo tipo di tiro dalla media. Molto Leonardiano se me lo chiedete, sia come sfruttamento degli spazi che come gestione dei tempi.

 

Godetevi questa striscia di partite come spero vi siate goduti i primi mesi della regular season di Doncic, e speriamo tutti intensamente che possa protrarsi anche ai playoff: potrebbe essere la nostra migliore occasione per avere un avversario degno di Milwaukee ad Est.

4) Christian Wood unchained

Christian Wood ha probabilmente dovuto aspettare anche troppo. Il lungo da UNLV ha fatto vedere per diversi anni cose interessanti nel garbage time concessogli a Philadelphia, Charlotte, Milwaukee e New Orleans. Finalmente, quest’anno ha vinto la lotta per il posto da backup center in quel di Detroit, giocando poco meno di 20 minuti a notte e facendo registrare discreti numeri. Non solo: da qualche settimana, Wood è il centro titolare di una squadra NBA, e sta facendo vedere a tutti che in questo ruolo ci può tranquillamente stare.

 

L’impatto di Wood è stato chiaro per tutta la stagione (+10.6 di On/Off, 1.90 di O-Pipm, 1.43 di D-Pipm), ma da quando Drummond è stato mandato a Cleveland i suoi numeri sono schizzati alle stelle: 21 punti e 10 rimbalzi a gara col 62% di True Shooting mettendo in mostra un’infinità di soluzioni offensive sono un bel biglietto da visita per entrare nell’estate da Free Agent più importante della sua carriera, almeno finora. I numeri grezzi forse non fanno veramente apprezzare la duttilità di questo ragazzo in attacco, certamente molto maggiore di quella posseduta da colui che gli occupava il posto fino a qualche settimana fa. Voi ce lo vedreste Drummond chiamare il pallone per prendersi volontariamente la tripla dagli otto metri allo scadere dei 24 e metterla?

 

Le cose migliori Wood le sta però facendo vedere quando gli viene lasciata la possibilità di mettere palla a terra. Che avesse dei piedi molto mobili lo si sapeva già, mentre non ero al corrente del controllo della parte alta del corpo che mette in mostra ultimamente. Wood mischia sapientemente up&under, spallate per prendere posizione ed un ottimo tocco nei pressi del canestro (non a caso tira i liberi col 74% in carriera e da quando parte titolare se ne prende più di 8 a partita, che segna con l’84.4%). La clip qua sotto contro una buona difesa di Baynes ne è la dimostrazione.

 

Dall’altro lato del campo, Wood non sta facendo sentire particolarmente la mancanza di Drummond, non foss’altro perché con quel fisico basta avere un minimo di tempismo per la stoppata (che lui ha) per essere un fattore positivo nella protezione del ferro.

 

Christian Wood sta sfruttando al massimo la prima vera possibilità che gli viene offerta nella sua carriera. Quasi sicuramente, questa estate raccoglierà i frutti di anni di lavoro.

5) Caris LeVert è, purtroppo, questo

Ho già scritto di LeVert in passato, in particolare del suo fit con Irving e Durant. Come sapete, ho dei grossi dubbi su come il prodotto di Michigan possa interagire con le due stelle dei Nets, e paradossalmente sono state proprio le ultime due settimane senza i due All-Star ad aver rinforzato i miei dubbi. 21+5+4 dopo l’All-Star Game: beh, bene direte voi. In realtà il dato che a me interessa di più è il 48.2% di True Shooting: tra tutti i tipi di giocatore che vorrei avere a roster insieme Kyrie e Durant, il ball dominant-high usage-low TS è l’ultimo che vorrei avere.

 

LeVert è probabilmente il giocatore di maggior talento a roster in questo momento, e ormai finisco per dire molto spesso, se il tuo miglior giocatore a roster ha -1.4 di On/Off qualche problema c’è. In passato, il problema di LeVert è spesso stata la bontà delle scelte, che portava ad un AST/TO particolarmente basso. In realtà, in queste due settimane LeVert ha fatto vedere cose buone in termini decisionali, e non è nemmeno stato pessimo da 3: è stato semplicemente disastroso dal midrange e al ferro.

La cosa è particolarmente preoccupante perché è evidente che sia un’assenza di tocco entro i 4 metri dal canestro, come si può vedere dalla clip qua sotto. Non sono stati rari i casi quest’anno in cui LeVert ha sbagliato e non di poco, facendo finire la palla a destra o a sinistra del ferro, o un buon mezzo metro sopra o sotto il bersaglio, come in questo caso.

 

La domanda che ho già fatto diverse volte, in maniera provocatoria, rimane la stessa: se LeVert non sa segnare con efficienza, non sa creare tiri per gli altri con costanza, non è un difensore d’élite (accettabile nella difesa a uomo 1 contro 1, al limite dell’impresentabile per quel che riguarda la lettura delle rotazioni), in cosa può essere utile per completare Irving e Durant? Prendete la clip qua sotto: la lettura dell’aiuto qua non è particolarmente complessa, è palese che Bryant andrà a canestro indisturbato dato che Allen e Luwawu-Cabarrot, basterebbe fare un passo per bloccare l’autostrada. Invece LeVert legge l’aiuto con grosso ritardo e Bryant va per la schiacciata a due mani.

 

Probabilmente, Caris LeVert è ormai il giocatore che è. A 26 anni, LeVert sembra un prodotto pressoché finito, e non è esattamente chi vorrei avere a roster fra otto mesi se fossi i Nets. Caris LeVert è, purtroppo, questo.

6) Luka e Porzingis stanno cominciando a trovarsi

Un altro mio cavallo di battaglia per la stagione 2019/20 è stato quello riguardante la situazione Mavericks: se a roster hai già le tue due stelle, hai ambizioni da titolo nel futuro prossimo e quello che ti manca è solamente un terzo, dovresti essere una squadra ampiamente da 50 vittorie, e soprattutto i tuoi due migliori giocatori dovrebbero avere una buona chimica. Dal ritorno di Doncic dall’infortunio, lui e Porzingis ci stanno facendo vedere cose molto interessanti a tal proposito.

 

Fino a gennaio, Porzingis sembrava come bloccato dalla presenza del suo compagno di squadra. Poi, durante l’assenza di Luka, si è cominciato a vedere il vero KP, ed il lettone sembra aver portato questo stato di forma psicofisico anche nel post All-Star Game. Se in stagione finora avevano avuto +7 di Net Rating, numeri buoni ma non eccelsi soprattutto se paragonati a quelli di Luka e Kleber o Luka e Powell. Dall’All-Star Game in qua, il duo europeo ha +15.2 di Net Rating, e sembra che la comprensione tra i due stia raggiungendo nuove vette.

Prendete l’esempio qua sotto: Porzingis capisce che con ogni probabilità Luka non riuscirà a concludere a canestro dato il terzetto di difensori che gli si para davanti, che il passaggio a Kleber non sarà l’opzione per cui propenderà Doncic data la vicinanza in marcatura di Dragic e dunque deve farsi trovare libero in punta, anche a nove metri dal canestro. Il resto lo farà il suo range di tiro.

 

Sembra abbastanza chiaro che queste migliorie derivino da tre fattori distinti: i miglioramenti fisici del lettone, una ritrovata convinzione nei propri mezzi e una maggiore comprensione di Porzingis stesso delle mosse che Doncic ha in mente. Doncic è uno dei giocatori che più riesce ad anticipare le mosse degli avversari in tutta la NBA, e sembra che non sempre i suoi compagni riescano a tenere il passo con lui. Porzingis, lentamente, sta alzando quel livello di comprensione.

Nella clip qua sotto, il cambio accettato ed il movimento ad uscire non immediato di Porzingis mette White in una situazione delicata: non fare un passo verso il centro dell’area e lasciare il fianco destro di Lyles scoperto per l’entrata di Doncic, oppure rimanere un passo dentro e lasciare Porzingis libero sul perimetro. La finta di tiro di Doncic che manda in aria Lyles ritarda di una frazione di secondo l’uscita di White, e Porzingis non deve far altro che lanciare in aria il pallone, ma tutto nasce da un pick&pop giocato da Porzingis stesso, che riconosce di aver preso posizione in post un po’ troppo lontano da canestro e che un suo movimento ad uscire avrebbe potuto generare una situazione favorevole per Doncic.

 

Il fit tra i due, sia difensivo che offensivo, sembra ottimo. I segnali che stanno arrivando nelle ultime due settimane, in cui Porzingis ha segnato quasi 23 punti a partita col 62% di True Shooting, sono molto incoraggianti per i texani.

7) Point Bam è tornato

Il mio amore per Adebayo ormai non è più un segreto per nessuno, credo. Se possibile, la mia ammirazione per il lungo da Kentucky cresce ancora di più quando Jimmy Butler non condivide con lui il parquet: nelle prima 4 partite dopo il suo primo All-Star Game, Adebayo ha girato ad 8 assist di media (cifra che si è abbassata a 7 se consideriamo le ultime due settimane). Point Bam è tornato.

 

La situazione in cui Bam si trova più a suo agio è senza dubbio la creazione dalla punta (è estremamente bravo a leggere i tagli dei compagni, come potete vedere anche dalla clip qua sopra), ma non disdegna nemmeno guidare una transizione per poi attirare l’aiuto e trovare l’uomo in angolo o il rimorchio in punta o in ala, come in questo caso con Olynik:

 

Le letture che Adebayo riesce a fare, e conseguentemente i passaggi che esegue, spesso non sono banali né concettualmente né in termini tecnici. Il laser pass con cui assiste Crowder nella clip qua sotto non è di facile esecuzione, ma soprattutto implica il riconoscere che Dedmon stia prestando particolare attenzione al mismatch Nunn-Trae sotto canestro, ed abbia un mezzo piede già in quella direzione, sicché la sua uscita su Crowder sarà tardiva.

 

Bam non è solo un piano B per le partite in cui Butler non è in campo, o i momenti in cui Dragic è in panchina. Sino ad ora ha messo in mostra una buona capacità, sempre in crescendo, di distinguere una linea di passaggio sicura da una linea di passaggio rischiosa, e testimonianza ne è il rapporto assist/palle perse di 2.5 in queste ultime due settimane (1.8 in stagione). Il trend sembra essere in impetuosa crescita: non meravigliatevi se fra qualche anno registrasse 7 assist di media a partita.

8) Senza Dame, CJ ci ricorda chi è

Vi elenco solamente i numeri: senza Dame, CJ sta girando a 31 punti, 10 assist e 5.5 rimbalzi a partita con un On/Off di +25, una True Shooting tutto sommato accettabile del 55.2% ed uno Usage Rate di 34. In parole povere, CJ è diventato Portland ed ha ricordato a tutti cosa sappia fare.

 

Di tutte le cifre, forse la più interessante sono i 10 assist a partita. CJ sembra aver imparato molto bene i fondamenti del pick&roll da Lillard, così come Whiteside è molto migliorato alla scuola di Dame. In assenza del gran maestro, il gioco a due CJ-Whiteside riesce ad attirare attenzioni sufficienti da liberare spesso uno o più uomini sul perimetro, che CJ riesce poi a trovare nonostante non sia un watusso.

 

Un altro aspetto in cui CJ ha fatto vedere notevoli miglioramenti è il gioco in transizione. Non ricordo di aver mai visto CJ spingere così un contrattacco e cercare così aggressivamente non il passaggio più facile (che sarebbe stato, dopo un rallentamento e ancora un paio di palleggi, quello schiacciato per Whiteside in corsa), ma quello potenzialmente che potrebbe portare i migliori risultati.

 

Il tutto, ovviamente, senza dimenticare che la cosa in cui CJ veramente eccelle è il creare tiri per se stesso, nonostante la sua piccola taglia:

 

Quando in squadra hai un playmaker come Damian Lillard, è facile dimenticarsi di quanto bravo sia il suo compagno di banco, perché raramente questo ha la possibilità di mettersi in mostra palla in mano. Quando però queste occasioni arrivano, come nella serie contro Denver della passata stagione, ci ricordano sempre del perché Portland abbia pagato il max per i servigi di CJ, e di che lusso sia averlo come seconda miglior guardia in squadra.

9) Memphis, abbiamo un problema

Poco sopra abbiamo parlato di Crowder, e forse non è un caso se una buona dose degli assist forniti da Adebayo nelle ultime partite siano arrivati proprio a Jae. Crowder non è un grandissimo tiratore da 3 (33.7% in carriera, 32% in stagione), ma ha un pregio: tira sempre, e questo alla lunga se sei un giocatore che sta spesso in angolo o in ala apre la difesa avversaria. Credo che a Memphis abbiano cominciato ad accorgersene, dato che i Grizzlies hanno perso 5 partite in fila dopo la pausa, con un Net Rating alquanto preoccupante di -14.

Crowder era una parte importante del meccanismo ben oliato di Jenkins, soprattutto perché spalancava le porte del pitturato alle scorribande di Morant. I problemi di spacing nelle ultime due settimane invece sono stati evidenti: il posto di Crowder nella starting lineup è stato preso da Kyle Anderson, e passare da uno che tira 6 volte a gara col 32% ad uno che prende meno di una tripla a partita e ne segna una ogni cinque è qualcosa che porta ad effetti tangibili. Guardate quant’è affollata l’area nell’azione della clip qua sotto: è quantomeno significativo che a stoppare Morant sia proprio l’uomo di Anderson, ovviamente pronto alla bisogna sotto canestro. Ah, se solo Covington fosse stato attirato in angolo da qualcuno…

 

Volete un altro esempio? Eccovelo:

 

Morant è chiaramente un’eccezione, ma è pur sempre un rookie ed ha pur sempre la struttura di una point-guard: tenderà a commettere errori, ad infilarsi in situazioni complicate in mezzo all’area e a non avere la struttura fisica per uscirne vincitore. Avevo scritto in uno dei primi episodi di come Morant prendesse spesso decisioni a mezz’aria, nei pressi del canestro, riguardo a chi passare il pallone: ecco, ora questo privilegio non ce l’ha più, un po’ perché l’area è molto più affollata di prima, un po’ perché spesso c’è un tiratore in meno sul perimetro. Guarda caso, tutto diventa più facile quando in campo c’è Dieng e magicamente c’è solo un non tiratore tra le fila dei Grizzlies.

 

Ja non è stato l’unico a soffrire delle nuove spaziature: le percentuali di Brooks, uno che vive molto di spazi nel midrange, sono crollate nelle ultime due settimane (35.5% dal campo e 27.5% da 3 per 16 punti a partita), anche a causa del carico di lavoro maggiore che deve sostenere. In parole povere, i Grizzlies stanno mettendo a repentaglio un’ottima stagione e la possibilità di fare i playoff. Hanno un tesoretto di due vittorie e mezzo sui Pelicans e quindi devono trovare soluzioni in fretta, complici anche gli infortuni di Jaren Jackson e Brandon Clarke: che sia giocare di più Dieng o altro, una decisione deve arrivare nel giro di un paio di partite.

10) Sicuri che i Celtics non abbiano un 5 da playoff?

Uno dei temi più chiaccherati ad Est è la mancanza di un centro che completi gli altri quattro di Boston al loro stesso livello. I continui infortuni di Williams, le limitazioni difensive di Kanter e la limitatezza delle opzioni offensive di Theis sembrano essere un cruccio notevole per i tifosi Celtics. Ma siamo davvero sicuri che sia così?

Come ho detto diverse volte nel podcast, il quintetto di partenza dei Celtics sembra avere un’ottima chimica difensiva, ed onestamente sarei molto contento di vederlo anche chiudere le partite a costo di lasciare uno tra Smart ed Hayward in panca. Ultimamente, questa chimica difensiva sembra aver contagiato Theis anche dall’altro lato del campo: il tedesco dopo la pausa sta girando a 15 punti e 11.2 rimbalzi con il 68.8% di True Shooting. Questi non sono esattamente numeri di un giocatore che costituisce un problema per i restanti quattro membri della squadra.

 

Come si può notare dalla clip qua sopra, Theis è stato forse quello che più di tutti ha giovato dell’esplosione di Tatum, che ha costretto gli avversari a portare raddoppi sistematici sul numero 0 ad ogni p&r giocato. Da bravo giocatore europeo, Theis ha una buona comprensione degli spazi ed ha gioco fin troppo facile in queste situazioni.

Sempre legato a questi due concetti, le attenzioni dedicate dagli avversari ai compagni di squadra e lo sfruttare gli spazi liberi, è interessante notare come l’esplosione di Tatum sia coincisa con l’incremento di rimbalzi offensivi+schiacciate di Theis. I continui attacchi al ferro di Tatum e Brown attirano le attenzioni del lungo di turno, che solitamente non è sufficientemente veloce nel compiere il secondo salto e levare il rimbalzo dalle mani del tedesco, che ringrazia e ne approfitta.

 

Come potete vedere, è un tema ricorrente.

 

A tutto questo, dovete sempre aggiungere l’intelligenza difensiva che Theis porta sulla tavola. I numeri grezzi non sono molto luccicanti, ma per D-PIPM Theis risulta essere il migliore della squadra (+2.14, davanti a Tatum con +1.81). Insomma, Theis non sarà il centro dalle mani più pulite della storia, o il migliore per movimenti in post, ma è un giocatore estremamente intelligente in grado di comandare una linea difensiva. Probabilmente, per il sistema di gioco di Stevens per ora è più che sufficiente, anche in chiave playoff.

Andrea Bandiziol

Andrea, 30 anni di Udine, è uno di quelli a cui potete scrivere se gli articoli di The Shot vi piacciono particolarmente. Se invece non vi piacciono, potete contattare gli altri caporedattori. Ha avuto la disgrazia di innamorarsi dei Suns di Nash e di tifare Phoenix da allora. Non è molto contento quando gli si ricorda che i Suns ora avrebbero potuto avere Doncic a roster.

Invia
Notificami
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments