I favoriti alla corsa per il titolo di MVP

 I favoriti alla corsa per il titolo di MVP

La stagione NBA si avvicina a piè sospinto al giro di boa e, di pari passo, cominciano a delinearsi anche i principali favoriti ai premi di Regular Season. L’idea di questo pezzo sarà quella di tracciare un bilancio sui favoriti -ad oggi- per il premio di MVP. In articoli successivi tratteremo anche degli altri premi.

1) GIANNIS ANTETOKOUNMPO

Raw Stats: PPG 30.0 / TRB 12.9 / AST 5.6

Advanced Stats: PER 32.7 / TS% 61.3 / BPM 12.2 / WS 8.0

Il principale e favoritissimo candidato al titolo di MVP è proprio il detentore in carica del premio, Giannis Antetokounmpo. Sì perché, se avete l’impressione che il greco stia giocando una stagione ancor più incredibile dell’anno passato, quando ha vinto per la prima volta l’MVP, beh, non vi sbagliate affatto:

Giannis sta vivendo una RS a livello GOAT, paragonabile a annate memorabili come quella del secondo MVP, il primo unanime della storia, di Curry. Sarà back-to-back anche per Antetokounmpo?

Questa è un’immagine creata inserendo criteri di metrics a livello all time: Giannis compare quinto in una classifica che, non a caso, conta alcune delle migliori RS di sempre, come quella di Curry nel 2016, tra le tante. Annate assolutamente incredibili, cui il greco sta tenendo il passo. In che modo?

Giannis sta trascinando i suoi Bucks a una stagione dominante a Est (miglior record della lega 39-6). I Bucks sono secondi per OFF RTG (113.3) e primi per DEF RTG (101.3), per un NET RTG totale di +12, unica squadra in doppia cifra nella lega. Questo dominio sui due lati del campo, oltre ad essere dovuto all’efficacia del sistema creato da coach Budenholzer, si concretizza grazie alle giocate sui due lati del campo della sua principale stella. Sì, perché The Greak Freak, oltre a essere uno dei migliori giocatori offensivi dell’NBA, è verosimilmente anche uno dei primi tre difensori.

Giannis segna 30 punti a partita in 30.6 minuti; il dominio offensivo nasce, principalmente, dalla totale impossibilità di arginare il fenomeno greco nel pitturato: Antetokounmpo è primo sia per tiri tentati nei pressi del ferro (10.9), che per tiri realizzati (7.9), con il 72.2%. L’enorme efficienza del greco è dovuta alle lunghe leve, che gli consentono con irreale facilità di arrivare al ferro con due palleggi, concludendo con un lay up o una schiacciata. La maggior parte delle azioni del greco, insomma, finiscono con la distruzione del malcapitato tabellone:

Un ulteriore passo in avanti, inoltre, nella stagione in corso è dovuto ai miglioramenti compiuti nel tiro da oltre l’arco: Giannis, infatti, tenta il massimo di triple in carriera (5.1 a partita, quasi il doppio rispetto allo scorso anno), realizzandole con il 32.2%. La scelta difensiva pare essere chiara: passare dietro al blocco o concedere il palleggio, arresto e tiro, per evitare di avvicinarsi troppo ed essere puniti da una scampagnata al ferro. Se fino all’anno scorso, quando Giannis tirava col 25.6 %, pareva un compromesso accettabile, quest’anno sta diventando molto rischioso: sicuramente ai playoff l’antifona cambierà, con difese più attente, ma ad oggi pare non esserci più il classico “male minore”. L’hanno pagato sulla pelle i Lakers, che hanno subito nello scontro diretto del 19 dicembre lo scotto di 5 triple, career high del Greak Freak da oltre l’arco:

La maturazione di Giannis passa anche dalla crescita a livello di decision making, con una facilità sempre più impressionante nel leggere le situazioni di gioco e sfruttarle a proprio vantaggio. Osserviamo, in questo video, come Giannis riesca ad aggirare il raddoppio della difesa di Portland (aggressiva negli ultimi secondi del primo possesso di gara), leggendo alla perfezione il taglio sotto canestro di Lopez, che conclude l’azione con una spettacolare schiacciata:

In tutto questo, la cosa divertente è che Giannis rischia di essere più forte in difesa rispetto che in attacco. Curioso? Drammatico, più che altro, per tutti coloro che non hanno il lusso di averlo in squadra. Il lato difensivo lo lasciamo però per il premio successivo, il DPOY… Ad oggi, vi sono ben pochi motivi che potrebbero arginare la corsa di Antetokounmpo al primo back-to-back MVP, che manca dai tempi di Steph Curry 15-16.

2) JAMES HARDEN

Raw stats: PTS 36.9 / TRB 6.3 / AST 7.4

Advanced stats: PER 30.1 / TS% 62.1 / BPM 9.8 / WS 8.6

Nonostante le ultime “deludenti” performance, The Beard è -seppur di poco- il giocatore che più si avvicina a contendere il premio di MVP a Giannis Antetokounmpo. Non fraintendiamoci, il numero 3 di questa classifica è molto vicino ad Harden e potrebbe tranquillamente essere al posto numero 2: quello che è certo è che la distanza che c’è tra Giannis ed Harden è molto più ampia di quella che c’è tra Harden ed il terzo classificato.

Del resto, Harden sta vivendo una stagione offensivamente clamorosa: la guardia dei Rockets produce 36.9 punti in 37.3 minuti, e rischia di chiudere la stagione con più punti di media rispetto ai minuti giocati (solo Wilt Chamberlain nel ’62 ci riuscì: per lui 50.4 punti in 48.5 minuti). Il tutto, con una clamorosa TS del 62.1%. Harden sta riuscendo a fondere un carico offensivo abnorme (37.8% di USG), mantenendo un efficienza a dir poco invidiabile. Il gioco offensivo di Morey, basato sull’estremizzazione delle qualità della sua stella, è calibrato su Harden, che forse è arrivato all’apice dell’affinamento delle sue abilità di tiratore dall’arco: il Barba segna 4.8 triple su 13.3 tentativi a serata, per un 36.1% di realizzazione che è sublime soprattutto alla luce del numero di tiri presi dall’ex guardia di OKC.

Per capirsi meglio, Harden viaggia, a livello di triple segnate, quasi sulla media strepitosa del Curry 2016, che chiuse con 402 bombe. Un sunto delle sue qualità nel costruirsi la tripla in isolamento, con il video del suo career high di dieci “bombe” contro i Cavs lo scorso 11 dicembre:

Harden ha trasformato l’hero ball, storicamente un tipo di pallacanestro poco incline all’efficienza, nel più calibrato ingranaggio offensivo in circolazione. Prendiamo una delle ultime uscite dei Rockets, contro i Timberwolves: Treveon Graham tenta di difendere a dovere in ISO su Harden (ricordiamo che l’87% dei suoi canestri sono unassisted, altro dato imbarazzante) ma, avvicinandosi troppo sul tentativo dalla distanza di Harden, commette fallo e regala 3 liberi al Barba (che, inutile dirlo, è colui che più di tutti viaggia in lunetta nell’NBA, con 10.7 liberi segnati su 12.4 tentati, per l’85.8% di conversione):

Nei possessi successivi, i difensori di Minnesota approcciano la marcatura con maggior cautela? Risultato: JH sigla 4 triple negli ultimi sei minuti del quarto e, nell’unico possesso in cui Covington – difensore eccezionale, tra parentesi – tenta di avvicinarsi con maggior aggressività, la guardia dei Rockets va al ferro conquistandosi e completando un gioco da tre punti:

Addirittura, un estremismo difensivo che vediamo applicato sempre più spesso in marcatura su Harden, è la concessione del 4 vs 3 offensivo all’attacco di Houston, pur di raddoppiare The Beard appena superata la metà campo. La scelta è stata applicata in maniera raffinata dal coaching staff di Golden State durante la gara dello scorso Natale. L’azzardo tattico ha pagato, ma palesa tutto il dominio offensivo di Harden:

Nel caso di Golden State il gioco ha funzionato ma, oltre a dimostrare il timore enorme che la terza scelta al draft 2009 suscita ormai nelle difese avversarie, quest’estrema scelta difensiva rischia di essere punita dalle capacità di lettura di Harden, che veleggia a 7.4 assist di media. Eccovi un esempio: i Raptors aggrediscono in due Harden, che però è abile nel leggere la disattenzione difensiva di Siakam; palla per l’uscita dal blocco di McLemore e tripla comoda dell’ex King a bersaglio:

Riassumendo, Harden sta vivendo una stagione offensiva praticamente irripetibile: per sua sfortuna, e non è la prima volta che capita, c’è qualcuno che sta giocando meglio di lui. Con un Antetokounmpo all time caliber in RS, verosimilmente Harden dovrà accontentarsi del secondo posto nella corsa all’MVP (sarebbe il quarto piazzamento d’argento negli ultimi sei anni): poco male, al Barba interessa soprattutto raggiungere coi Rockets le agognate Finals, anche se Clippers e Lakers paiono avversarie tutt’altro che abbordabili. Ad ora, il sesto posto ad Ovest (26-16), metterebbe di fronte al primo turno proprio Houston ed i Denver Nuggets di Nikola Jokić .

3) LEBRON JAMES

Raw stats: PTS 25.2 / TRB 7.6 / AST 11

Advanced stats: PER 26.4 / TS% 57.1 / BPM 8.9 / WS 6.6

Suona alquanto incredibile che al terzo posto della lista vi sia un giocatore al 17esimo anno nella lega, che dite? La cosa non dovrebbe affatto stupirvi se quel giocatore si chiama LeBron james: il Re sta vivendo una clamorosa stagione con i Lakers, condotti al momento all’apice della WC con un record di 34-9.

I dati ON/OFF sono oggettivamente impressionanti: con James in campo il NET RTG è di 11.9, con James in panchina scende a – 1.1 (unico dato negativo di tutta la squadra). Questo perché LeBron rimane il baricentro del gioco dei suoi, gestendo con enorme efficacia un attacco che passa da 114.2 di OFF RTG con lui in campo a 104.5 quando siede in panchina: la differenza che intercorre, sostanzialmente, fra la produzione offensiva di una contender e quella di una squadra che fatica a raggiungere i playoff.

Con 11 assist a partita, James è oggettivamente il miglior passatore della lega: il secondo in classifica, Ricky Rubio, insegue con 9.4 assist a gara, 1.6 in meno del fenomeno in purple-gold. Ecco un elenco dei migliori passaggi della stagione in corso:

L’ex stella dei Cavs guida la lega sia in assist potenziali (19.1), sia in punti prodotti da sue assistenze (27.5). Che sia Danny Green appostato dietro la linea da tre punti, o Dwight Howard pronto a convertire un alley-oop, state certi che James troverà lo scarico migliore per i compagni.

Se le doti sublimi di passatore sono ormai quasi scontate, stupisce la rinnovata applicazione difensiva di LeBron, anche a livello di mera concentrazione. Prendiamo ad esempio uno dei primi possessi nella gara del 9 novembre scorso; LeBron legge il taglio di Robinson, chiama a Bradley il cambio di marcatura e si accolla la marcatura senza perdere di vista neanche una frazione di secondo l’avversario:

Il tutto si riflette nell’efficacia della difesa dei Lakers che, ovviamente per merito anche (e soprattutto) di Davis e dei tanti specialisti difensivi, sta facendo registrare 105.5 di DEF RTG, il quarto migliore della lega.

Insomma, pur senza strafare James sta vivendo l’ennesima stagione da assoluto protagonista. Quasi senza darlo a vedere, è al massimo di triple tentate (6.1) e realizzate (2.1), con un più che discreto 34.1% dall’arco. D’altro canto, è invece al minimo di liberi tentati in carriera, solo 5.5 a partita. L’impressione, confermata anche dall’impatto visivo, è quella di un LeBron in versione conservativa, che preferisce lo scarico o il tiro da fuori piuttosto che forzare contatti, atterraggi e tutto quello che comporta un dispendioso gioco sporco sotto i tabelloni.

Attenzione a dare per scontato questo tipo di atteggiamento anche ai playoff: quando serve, infatti, LeBron sa ancora come dominare nei pressi del ferro. Ecco un prontuario delle qualità della stella dei Lakers: sfrutta il blocco per accoppiarsi con il più piccolo Delon Wright, ne abusa letteralmente e, nei pressi del tabellone, chiude con prepotenza e unico controllo del corpo il lay up, conquistandosi anche il libero extra.

Insomma, emerge il ritratto della sempreverde completezza di un giocatore assolutamente straordinario, capace di dominare in NBA dopo 17 anni. E, se la stagione continuasse sulla stessa falsariga, non sarebbe nemmeno così aleatorio ipotizzare una risalita fino alla seconda posizione della classifica all’MVP, issandosi addirittura davanti a Harden. Indubbiamente il livello offensivo del Barba è fuori portata, ma le vittorie di squadra potrebbero essere un fattore pro James.

Menzioni speciali

Vi fossero anche un quarto e un quinto posto, questi sarebbero occupati da Luka Dončić e da Anthony Davis. Il primo sta vivendo quella che è forse la miglior stagione di sempre per un ventenne in NBA, il secondo, barometro difensivo dei Lakers, sta nel contempo viaggiando a 26.6 PPG con 9.3 TRB, rivelandosi un accompagnatore perfetto per i sogni di titolo di LeBron James.

Da segnalare anche la risalita di Kawhi Leonard nelle graduatorie per il titolo di MVP, soprattutto grazie alle ultime prestazioni incredibili.

Michele Laffranchi

Fagocita sport fin dalla nascita. Da anni la notte si confonde con le gare NBA, per fortuna. L’altra sua passione è la scrittura: le fonde qui per raccontare sport, la cosa più meravigliosa che ci sia. Dopo il “quick release” di Stephen Curry, ovviamente.

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