Ten Talking Points – Episodio 5

 Ten Talking Points – Episodio 5

Dopo le ferie natalizie, è tempo di rimettersi a lavoro. Dieci cose che mi sono piaciute e non mi sono piaciute in questi primi giorni del 2020.

1) Il playmaking di Kevin Huerter

Si è parlato molto dell’assenza di un playmaker di riserva in quel di Atlanta, del fatto che con Trae in campo gli Hawks siano 17.4 punti per 100 possessi meglio in attacco e di molte altre cose collegate a questo punto. Tanto tuonò che piovve: qualche giorno fa, Wojnarowski ha annunciato una trade che riporta Teague in Georgia. Indubbiamente c’era bisogno di questo aggiustamento, ma questo non dovrebbe farci dimenticare che gli Hawks hanno principalmente un giocatore in grado di fornire playmaking secondario, e quel qualcuno è Kevin Huerter.

Parlando in termini molto generali, Huerter è un playmaker molto ordinato, che raramente sbaglia i tempi del passaggio nel pick&roll, che sa unire alle semplici letture delle finte di tiro per far muovere di un passo gli avversari dove vuole lui. Nella clip qui sopra, è la finta di tiro su Jarrett Allen che fa muovere il centro di un passo, quel tanto che basta per trovare il corridoio giusto (l’unico in effetti) per passare la palla a Len.

Huerter sta sviluppando un certo feeling con Collins, soprattutto in situazioni di pick&pop. Certo, non è troppo difficile giocare questo schema con Collins, dato che è uno dei migliori finisher al ferro della lega (69.4%) e quindi gli avversari tendono a coprire il roll piuttosto che il pop, ma i tempi del passaggio qui sotto sono corretti e il non guardare mai il destinatario aiuta a far rimanere lontano Theis, il quale pensa ad un tiro di Huerter (che tira col 60% nel 2020 nell’area 10-14 piedi da canestro) e cerca di mettersi nella migliore posizione per contestarlo.

Huerter è, però, anche capace di letture non banali, come nella clip qui sotto:

Qua Oubre non passa bene sopra il blocco di Collins e, quindi, Booker è costretto a lasciare Bembry in angolo per portare l’aiuto: Huerter fa la giusta decisione prima che Booker possa compiere il primo passo in aiuto, Bembry ha metri per una tripla facile. Questa è una lettura di livello molto alto, e arrivati a questo punto non dovrebbe sorprendervi se vi dicessi che nel 2020 Huerter ha 3.9 assist a partita (6.8 potenziali), a fronte di sole 1.6 palle perse.

Il playmaking di Huerter sblocca, inoltre, l’opzione offensiva più remunerativa per gli Hawks: Trae Young in spot-up. Queste situazioni portano a 1.57 punti per possesso, un dato che è migliore del 99% dei restanti giocatori NBA. Insomma, è bene che Huerter continui a sviluppare questo aspetto del suo gioco.

2) Benvenuto in NBA, Sekou!

Sembra ieri che Sekou si è presentato sul palco del Barklays Center a stringere la mano al commissioner Adam Silver masticando sguaiatamente una chewing gum. Allora, tutti parlavano del francese come del possibile nuovo Siakam, di un progetto a lungo termine, di come bisognasse dargli un paio di stagioni di tempo per ambientarsi alla NBA. Bene, in realtà sembra ieri perché sono passati solamente sei mesi.

Nel 2020 Sekou sta girando a 14+5.3 di media col 54.4% dal campo ed il 41.4% da 3 su quasi 4 tentativi a partita, ed è già un fattore positivo in difesa. Il maggiore fattore di attrazione verso Doumbouya in fase di draft era il mix di profilo fisico (2 metri e 6, ottima muscolatura e possibilità di diventare più esplosivo) e tocco che, unito al suo controllo della parte superiore del corpo, ne faceva un potenziale scorer primario. Bene, in questa clip contro Boston c’è tutto quello che ho scritto sopra, unito a delle finte niente male.

L’altro aspetto dove Sekou ha mostrato molti miglioramenti è il tiro da 3. A Casey piace molto giocare un pick&pop tra lui e Rose, e i due si trovano a loro a agio a giocarlo sia centralmente che sulla destra.

Nella clip in questione, Sekou riposiziona molto velocemente i piedi, e anche la fase di rilascio è molto fluida ed assolutamente non lenta, soprattutto per uno della sua altezza.

Come se non bastasse, Sekou sta cominciando anche a prendere triple dal palleggio:

Le spalle sono ben indirizzate verso canestro, il rilascio è ancora un po’ “incontrollato” per quel che riguarda la mano sinistra ma ci siamo.

In tutto questo, ricordatevi che il fisico di Sekou gli consente di non essere nel pitturato nel momento in cui un attaccante riceve il pallone sotto canestro e di riuscire comunque a stopparlo. Non so, come in questo caso:

Doumbouya ha un potenziale davvero alto. Se vi piace Siakam, sperate che il player development di Detroit sia alla stessa altezza di quello dei Raptors.

3) LaMarcus Aldridge, specialista da 3

Anno 2020: in una galassia lontana lontana…LaMarcus Aldridge sta prendendo più di 5 triple a partita convertendole con il 48.8%. Sì, è finalmente successo: LMA ha cominciato a tirare da 3, e con grandissima sorpresa di nessuno eccetto lui, lo sta facendo con ottime percentuali. Sì, incredibile, un giocatore NBA che tira i liberi sopra l’81% da nove stagioni consecutive può anche essere un buon tiratore da 3!

Pensate cosa potrebbero diventare i prossimi anni di carriera di Aldridge se decidesse davvero di inserire questo gioco nel suo repertorio offensivo.

DeRozan non è più il DeRozan di 4/5 anni fa, ma di certo non è nemmeno uno scappato di casa: se gli lasci mezzo metro dal palleggio o non lo raddoppi nel pitturato, le probabilità che segni due punti sono alte. Il lungo, quindi, tenderà a droppare per farsi trovare pronto a difendere il canestro, lasciando libero il bloccante sul perimetro. Ecco, se quel bloccante tira da 3 col 50%, forse l’idea migliore è semplicemente cambiare sul blocco e prendere i due punti da DeRozan.

Non a caso, nel mese di gennaio la True Shooting di LMA è passata dal 57% stagionale al 63% e, nonostante prenda quattro tiri in meno a partita, il suo Offensive Rating è stato di 117.3(!). Indovinate chi anche ha un Offensive Rating di 117 e sta tirando con una True Shooting del 70% mettendo quasi 29 punti a partita? Esatto, quel DeMar che adesso non si trova più il pitturato occupato da LMA.

Aldridge sta dimostrando anche una notevole coordinazione nel riallineare i piedi: non lo fa in maniera particolarmente veloce, ma ricordiamoci che ha pur sempre 35 anni.

Sapete cos’altro succede quando tirate da 3 col 49% e prendete quasi 6 triple a partita? Una cosa impensabile, la gente esce a marcarvi sul perimetro. Questo fa sì che, anche qualora voi non foste velocissimi, abbiate un grosso vantaggio sul primo passo quando mettete palla a terra.

Ed ecco qua: Ibaka esce in fretta e furia per marcare LMA, Aldridge batte Ibaka dal palleggio, aiuto sull’uomo che va al ferro, scarico comodo per Poeltl, due punti. Facile, no?

Questa versione degli Spurs, con Aldridge sul perimetro e DeRozan scorer efficace, potrebbe dare addirittura fastidio ad un second seed non troppo forte in un primo round dei playoff. Non so se volete chiamare questa cosa qui sotto uno stepback da 3, ma se questi sono gli effetti ben venga, qualunque cosa essa sia.

4) Micheal Porter Jr è una bomba ad orologeria

Chi aveva seguito Micheal Porter Jr all’ultimo anno di High School sapeva quali fossero le sue potenzialità, ma conosceva benissimo anche quali fossero le sue debolezze (selezione di tiro su tutte). In queste prime settimane del 2020, MPJ ha messo in mostra quasi solamente le prime, girando a 11+4 in meno di 19 minuti a partita, ma soprattutto tirando col 66% dal campo ed il 50% da 3 (anche se solo su due tentativi a partita). Insomma, le selezione dei tiri non sembra un gran problema finora.

Ovviamente la cosa più promettente in questo avvio di MPJ non sono le cifre in sé, quanto l’insieme delle cose belle messe in mostra. La cosa più eclatante è senza dubbio il controllo della parte alta del corpo.

Nella clip qua sopra possiamo vedere gran parte di quello che rende MPJ un talento così speciale: primo passo esplosivo, elevazione davvero notevole per un 6’10, ma soprattutto un controllo irreale del busto e una capacità di assorbire il contatto uniti ad un tocco vellutato vicino a canestro. Quasi mai si vede questo mix di abilità tecniche e potenzialità fisiche, e Denver fa bene ad avere l’acquolina alla bocca al solo pensiero di cosa possa diventare.

Se ancora non vi avessi convinto, forse farvi vedere lo stepback 3 più eclatante che voi abbiate mai visto può aiutarmi.

La separazione che riesce a creare con un solo passo non ha alcun senso su questo pianeta. Se a questo unite il fatto che, nonostante sposti il suo punto di equilibrio così repentinamente, riesca ad allineare le spalle al canestro in un battibaleno e ad avere un rilascio così pulito, credo sia molto facile intuire il potenziale offensivo di questo ragazzo.

Certo, Porter spesso è ancora uno che interrompe il flusso offensivo, ma c’erano molte persone che facevano questa critica a Kevin Durant durante il suo periodo a Golden State (!): sapete una cosa? Se uno si prende un isolamento ed in quelle occasioni ha una True Shooting del 65%, viva gli isolamenti! Difensivamente Porter perde ancora spesso il suo uomo, soprattutto lontano dalla palla, ma le sue potenzialità sono evidenti e tutte legate ai suoi mezzi atletici.

Da molto tempo ormai ripeto continuamente come a Denver manchi uno scorer capace di creare tiri per se stesso e che quindi non dipenda strettamente dall’inventiva di Jokic, ma che sappia allo stesso tempo sfruttare le occasioni in catch&shoot che il serbo crea. Ecco, MPJ potrebbe essere quel giocatore: godiamoci i suoi primi passi nella lega.

5) La brusca frenata di Andrew Wiggins

Ad inizio stagione avevo elogiato i miglioramenti nella selezione dei tiri di Andrew Wiggins. Bene, è ora di riprendersi indietro questi complimenti.

Nel mese di gennaio, Wiggo è crollato a 16 punti di media a partita con “soli” 15 tiri. Le percentuali sono quanto di peggio possiate leggere: 41% dal campo, 28% da 3, 49% True Shooting. Dannoso in attacco e svogliato in difesa, Wiggins a gennaio sta avendo un net rating pari a -7.2; è vero, Minnesota sta faticando, ma è difficile stabilire quale sia l’implicazione logica, dato che ad esempio il rookie Culver, di cui parleremo fra poco, ha un net rating di 4.2. Wiggins sta cercando di mettersi in proprio, tanto per cambiare, e sembra interessarsi unicamente alle sue cifre “grezze”, punti rimbalzi assist, fregandosene altamente se il tiro che sta per prendersi sia libero o contestato da uno dei migliori difensori interni della lega.

Wiggins ha un contratto a salire per altre tre stagioni dopo questa, in cui l’ultimo anno varrà ben 34 milioni. Se i cambiamenti intravisti ad inizio stagione non dovessero rivedersi a breve, dire che il suo contratto sia uno tra i tre peggiori della lega sarebbe qualcosa di molto vicino all’ovvio.

6) Per fortuna c’è Jarrett Culver

L’altra faccia della medaglia per i Wolves è Culver. La già citata trade che riportato Teague agli Hawks sembra di fatto aprire le porte a maggiori compiti di playmaking secondario per il rookie da Texas Tech, che ha dimostrato di poter fare accadere cose buone quando ha la palla in mano.

Come detto sopra, Culver è l’unico Wolves nel 2020 ad avere un net rating positivo (4.2) insieme a Dieng (0.4), e probabilmente sta esplorando nuove strade per diventare uno scorer più efficiente di quanto non sia ora (55% TS in queste settimane).

Culver sta imparando i tempi della NBA e, non avendo i mezzi atletici per sprintare in faccia agli avversari o per spazzarli via col suo fisico, deve costruirsi un tiro con un mix di esitazioni, finte e contatti ben assorbiti, come nella conclusione al ferro qui sopra contro Bitadze.

Un aspetto del gioco di Culver che lasciava dubbiosi gli scout qualche mese fa era il tiro da 3. Certamente la forma non è ancora quella di Klay Thompson e probabilmente mai lo sarà, ma si vedono progressi rispetto ai primi mesi nella lega.

Culver a gennaio tira da 3 col 32% su quasi 5 tentativi a partita e dalla linea col 62%, certamente un miglioramento rispetto al 19% e 42% del mese di dicembre, rispettivamente.

Probabilmente Culver non diventerà un All-Star: non è il tipo di giocatore che anche nella sua forma finale metterà su cifre da capogiro o diventerà uno scorer primario per una contender. Però potrebbe diventare un ottimo giocatore collante, che sa il fatto suo in difesa e non è inutile in fase offensiva.

7) Joe Ingles, titolare

Sapete chi è il giocatore con l’Offensive Rating più alto nel 2020 tra quelli che hanno giocato almeno quattro partite e più di 10 minuti a partita? Sì, è proprio Joe Ingles. È vero, ci sono tre Jazz nei primi dieci (curiosità: gli altri due non sono Bogdanovic e Mitchell, ma Gobert e O’Neale), la statistica è figlia del calendario semplice dei Jazz nelle ultime partite che li ha portati ad un comodo 8-1 nell’anno in corso, ma non è solamente un caso se la resurrezione dei Jazz è coincisa con il reinserimento di Ingles nello starting five.

Come detto anche dallo stesso Ingles nel corso della puntata del podcast di Zach Lowe di cui è stato ospite, il feeling che l’australiano ha con alcuni membri del quintetto titolare, Gobert su tutti, è molto più alto rispetto a quello che ha con una panchina a lui del tutto nuova.

Nel 2020, Ingles sta avendo un Assist-to-Turnover ratio di 5.65, il tutto condito da una True Shooting del 61%. Il pace a cui stanno giocando i Jazz con Ingles in campo? 97.26, dato che li posizionerebbe ultimi nella lega. Di certo, visti i risultati, ai Jazz non dispiace giocare al ritmo di Jiggling Joe.

All’efficienza Ingles sta unendo il volume, dato che sta girando a 14+7 in 32 minuti a partita. Dopo una fase iniziale in cui l’australiano faticava anche e soprattutto in termini di percentuali al tiro, con l’anno nuovo Joe ha ritrovato anche il fondo della retina con consistenza, cercando spesso anche soluzioni dal palleggio, soprattutto da tre in seguito a blocchi alti portati da Gobert.

Arrivati a questo punto, la domanda sorge spontanea: cosa faranno i Jazz una volta che Conley tornerà dall’infortunio? Levare Ingles dallo starting five non sembra una buona idea. Provare Conley come comandante della second unit? Levare O’Neale dallo starting five? Lasciare Ingles in panca inizialmente e farlo entrare presto al posto di uno tra Conley e O’Neale? Propenderei per provare la soluzione “Conley comandante della second unit”, ma come credo sappiate ancora non faccio parte del Front Office dei Jazz. Sta di fatto che Utah sta lentamente diventando quello che tutti ad inizio stagione pensavano potesse essere.

8) La visione di Ja Morant

Ja Morant è uno dei giocatori più divertenti da guardare in tutta la lega, anzi, forse in questo momento è il più divertente da guardare. Ma qui non voglio solo copiarvi una manciata di highlights di Morant, vorrei parlarvi di quello che ritengo possa differenziare Morant da pressoché ogni playmaker rookie entrato nella lega: la sua visione di gioco, la sua capacità di discernere buone decisioni da cattive decisioni e la capacità di leggere le linee di passaggio qualche frazione di secondo prima degli altri.

Nella clip qui sopra, Morant capisce che Baynes è preoccupato del posizionamento sbagliato di Booker, e capisce che è indeciso tra il lasciare Valanciunas ad un mismatch con Booker o il coprire Jaren Jackson Jr in angolo. Ja aspetta il momento esatto in cui Baynes si volta per capire se ci sia stato un tentativo di rotazione della difesa per lanciare un laser pass per Vala, due facili.

Al di là della sua indole estremamente altruista, alla sua mentalità pass-first, Morant aggiunge delle capacità atletiche più uniche che rare per uno della sua taglia, e di certo le usa al meglio. Non è raro vederlo lanciarsi a canestro, attirare un raddoppio o anche tre uomini, e poi decidere a mezz’aria cosa fare. Per la stragrande maggioranza dei playmaker, decidere in aria non è una buona idea, ma Ja galleggia così a lungo ed ha un controllo della parte alta del corpo così buono che non è un problema. Guardate la clip seguente:

Difficile dire se la sua intenzione iniziale fosse concludere al ferro o servire Valanciunas; sta di fatto che al momento in cui il terzo uomo si è concentrato nella porzione sotto il canestro, Ja ha capito che Crowder doveva essere libero sul perimetro ed è riuscito a servirlo con una contorsione assolutamente non banale del torso.

Di nuovo nella clip seguente:

Morant parte con l’intenzione iniziale di attirare Kawhi e servire JJJ, ma poi legge il non necessario aiuto di Zubac e serve Valanciunas per il piazzato facile. Accade così spesso che si venga a creare una situazione con tre avversari sotto canestro a fronte di due soli attaccanti (o anche di lui solo) che comincio a pensare che Ja prediliga penetrare qualora legga una posizione iniziale non ottimale della difesa avversaria, che possa poi portare con un aiuto istintivo da parte della difesa ad un doppio vantaggio sul perimetro.

Il Morant che preferisco è, però, quello che decide che è ora di dimostrare che è lui quello più furbo in campo.

Il passaggio a JJJ è preceduto da un compendio di finte, crossover e manipolazioni dello spazio difensivo da far impallidire Chris Paul. Era proprio dai tempi di CP3 che non vedevo un giocatore così minuto riuscire a plasmare gli spazi attorno a sé, a dettare i ritmi dei suoi compagni e degli avversari. Ja Morant è qualcosa di speciale, e non soltanto per gli highlights che stanno facendo il giro del mondo.

9) I problemi di chimica tra Brooklyn e Kyrie

Il fatto che una squadra non senta l’assenza del suo miglior giocatore può essere visto come un segnale positivo da parte del resto del roster o come una potenziale bandiera rossa sulla testa della stella. Quando questa situazione si ripete in due -oserei dire tre- contesti diversi per uno stesso giocatore, quasi certamente questo ci dice qualcosa sulla stella stessa.

La cosa inquietante è che se io avessi fatto questa introduzione e non vi avessi detto di chi stavo parlando, molti di voi avrebbero subito pensato a Kyrie Irving, ed è proprio lì che voglio arrivare. I Nets quest’anno sono mezzo punto per 100 possessi meglio senza Kyrie che con Kyrie; che non vuol dire che giocano meglio senza Kyrie, vuol dire che che ci sia Kyrie o meno fa poca differenza. La situazione era stata simile nell’ultimo anno a Boston, e persino nell’ultima annata a Cleveland senza LeBron.

I problemi con Kyrie nascono principalmente in fase difensiva, dove il numero 11 sembra costantemente svogliato: raramente combatte per passare sopra un blocco, non fa nulla per togliersi dai mismatch che gli avversari cercano continuamente contro di lui in post, perde gli avversari lontano dal pallone. Tutto quello che di buono fa in attacco (+6 punti per 100 possessi on/off) lo disperde in difesa: gli avversari segnano 6.5 punti in più per 100 possessi con lui in campo.

Questo è essere spettatore non pagante ai massimi livelli, quasi come nella serie contro i Bucks dello scorso maggio. Certo, questi atteggiamenti in campo non vanno molto d’accordo con le affermazioni fatte davanti ai microfoni, ed il seguente ruggito da presunto leader per coprire la figuraccia. Irving ha giocato 15 partite in questa stagione, ed i Nets con lui in campo sono 5-10. Senza di lui sono 13-13, ed il calendario non è stato sbilanciato da una o dall’altra parte.

La verità è che ormai quasi tutta la comunità cestistica ha capito come Kyrie non possa essere il miglior giocatore di una squadra con qualsivoglia ambizione. Kyrie non è un floor raiser, Kyrie da solo non ti farà mai vincere 50 partite in stagione, non se non accompagnato da gregari pazzeschi, con una mentalità notevole ed un gran sistema di gioco. Kyrie può invece essere il secondo giocatore in una squadra da titolo, quello che ai playoff si prende e mette dei tiri che solo lui sulla faccia della terra potrebbe mettere. Per grande fortuna dei Nets, il loro miglior giocatore in questo momento è infortunato.

10) De’Aaron Fox ha alzato l’asticella

La stagione di Sacramento è stata particolare fino a questo momento. Dopo una partenza a rilento segnata dall’infortunio occorso a Bagley, si è infortunato anche la loro stella, De’Aaron Fox. Quest’infortunio è però inaspettatamente coinciso con una resurrezione della franchigia, che al ritorno di Fox ha poi subito gli infortuni di Bjelica, nuovamente Bagley e Bogdanovic, in successione. Morale della favola: Sacramento non è mai riuscita a trovare continuità, sebbene il talento a roster sia notevole ed è ora penultima nella Western Conference con un record di 15-27 (ma è anche a sole 5 partite dai playoff, se siete degli ottimisti e volete vederla così).

In questa non rosea situazione, una nota positiva per i tifosi viola è senza dubbio il fatto che Fox stia facendo un altro passo verso lo status di stella vera e propria: in questi primi giorni dell’anno sta girando a 24+8, tirando col 52% dal campo, il 35% da 3 e andando in lunetta con consistenza (quasi sette volte a partita col 71%).

In questa striscia di partite Fox sta arrivando al ferro a piacimento, sia in transizione che, come nella clip sopra, a metà campo. Sebbene Sacramento con lui in campo stia giocando ad un pace pari a 105.1, sembra che Fox stia capendo sempre più quando accelerare e quando giocare col cronometro, come nello stepback contro Ayton qua sotto (per inciso, qua tutto sembra facile, ma segnare con Ayton in marcatura è una delle cose più difficili nella lega, sebbene il campione statistico sia ancora piccolo Ayton è quello che peggiora di più le percentuali degli avversari che marca)

I miglioramenti nella gestione del ritmo da parte di Fox sono visibili anche nel playmaking: saper scegliere quali tiri prendersi e quali tiri passare porta anche a trovare più spesso, e meglio, i propri compagni.

Probabilmente Sacramento non farà i playoff nemmeno quest’anno, ma ha una futura stella in Fox.

Andrea Bandiziol

Andrea, 30 anni di Udine, è uno di quelli a cui potete scrivere se gli articoli di The Shot vi piacciono particolarmente. Se invece non vi piacciono, potete contattare gli altri caporedattori. Ha avuto la disgrazia di innamorarsi dei Suns di Nash e di tifare Phoenix da allora. Non è molto contento quando gli si ricorda che i Suns ora avrebbero potuto avere Doncic a roster.

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