Cosa succede a Nikola Jokić?

 Cosa succede a Nikola Jokić?

Copertina a cura di Sebastiano Barban

Nikola Jokić è, senza dubbio alcuno, il motore e la benzina del sistema offensivo dei Denver Nuggets e di Coach Mike Malone. Proprio per questo, l’inizio così faticoso del serbo riflette anche i problemi dei tiratori in questa prima parte di stagione. Nonostante un record di 5 vittorie e 2 sconfitte, la franchigia del Colorado sembra essere una lontana parente della squadra che tanto ha fatto entusiasmare i tifosi nella scorsa stagione e Nikola Jokić ne è l’esempio lampante: difensivamente è tornato ad essere un fattore in negativo concedendo il 66,7% ai suoi avversari nelle conclusioni vicino al ferro, offensivamente sembra lento e svogliato, alla ricerca compulsiva di assist che al momento non arrivano anche per la scarsa mira degli esterni.

Proprio quest’ultimo punto è l’aspetto del gioco che il serbo deve migliorare: spesso gli capita di perdersi nella bellezza delle sue stesse giocate quando dovrebbe iniziare, invece, ad attaccare il canestro aumentando il numero di tiri presi per partita.

A riprova di quanto appena detto, ci sono state le dichiarazioni di Mike Malone prima della partita in Florida con gli Orlando Magic: l’allenatore dei Nuggets ha chiesto al lungo serbo di prendersi almeno 15 tiri. In quell’occasione ne prese 14 ma chiudendo il primo quarto con zero tentativi e il secondo con un misero 1/4 dal campo:

 

Visto lo scarso rendimento del supporting cast in questo inizio di stagione, Nikola Jokić deve iniziare a ragionare anche in modo egoistico: in questo video vediamo il settimo e l’ottavo punto di Jokić all’inizio del terzo quarto della partita con i Magic (nel quale fece anche tutti i 6 precedenti per i Nuggets nello stesso periodo). L’aspetto positivo di questo canestro, in particolare, è l’aggressività del lungo dei Nuggets nell’attaccare il canestro dopo il Pick&Roll con Jamal Murray: situazione che spesso, invece, vede Jokić “accontentarsi” di una sua apertura sul perimetro per provare la conclusione da 3 punti o un extra pass a un altro esterno:

 

Un dato impressionante registrato dal serbo nel corso della partita con i Magic è quello relativo al +/- visto che, con un risultato finale di 91-87, Jokić è riuscito a chiudere con un +14 tutto costruito dal terzo quarto in poi (nel primo tempo rientra nello spogliatoio con un +/- di 0). Questo per ribadire quanto sarebbe influente e decisivo per le sorti dei Nuggets un Nikola Jokić versione “finalizzatore”, il che poi lo aiuterebbe anche nel suo solito ruolo da facilitatore. Nel corso della sua carriera in NBA, il centro ex Mega Leks ha portato i Nuggets ad avere un record di 126-86 (60% e 49-win pace) quando riesce a prendersi almeno 10 tiri; quando invece Jokic prende meno di 10 conclusioni (o quando non gioca proprio), i Nuggets hanno un record di 59-76 (41% e 34-win pace).

Una delle due sconfitte per questi Nuggets è arrivata nella partita con i Mavericks dove Nikola Jokić ha sì registrato una tripla doppia (10 punti, 10 rimbalzi, 10 assist), ma spesso ha rifiutato situazioni dove poteva attaccare il suo diretto difensore per cercare un extra pass e un tiro di un suo compagno. In questo video vediamo due aspetti già citati più volte nella prima parte dell’articolo: la mancanza di aggressività e la poca voglia del lungo serbo. Nonostante il taglio di Gary Harris sia ottimo, Jokić decide prima di non attaccare in post mettendosi in proprio, e poi di alzare un alley-oop a Harris con una superficialità estrema: questo a confermare anche il dato relativo all’abbassamento degli assist potenziali per il centro di Denver (da 11,2 a 8,6 in questo inizio di stagione):

 

Ultima, ma non per importanza, è la questione difesa. Seppur i Nuggets abbiano vinto in tutte le cinque occasioni grazie a un ottimo lavoro difensivo collettivo, Jokić continua ad essere un obiettivo dei sistemi offensivi avversari.

Ritornando alla partita contro i Magic -dove Orlando ha tirato con il 43% dal campo- il Nikola serbo ha più volte perso il duello con il Nikola montenegrino. Questo è solo uno dei tanti possessi nei quali Vucevic fa letteralmente tutto quello che vuole senza alcun tipo di ostruzione da parte di Jokić: riceve palla nel pitturato e ha tempo di girarsi e segnare un comodo gancio contro la “difesa” del lungo dei Nuggets.

 

Altra situazione, altra difesa altamente rivedibile da parte di Jokić, altri 2 punti di Vucevic. Blocco lontano dalla palla, il serbo sembra già in ritardo e decide quindi di andare per un anticipo. Risultato? Canestro facile per il numero 9 dei Magic:

 

Come si può vedere dai video, queste difese disattente diventano ancor più preoccupanti se diamo un occhio al cronometro: già dai primi possessi delle partite, Jokić non prova minimamente ad impegnarsi in difesa e evidenzia la sua forma fisica non ottimale riscontrata anche nei deludenti Mondiali cinesi di questa estate.

Nel primo tempo della partita contro i Miami Heat qualche differenza si è vista per quanto riguarda l’approccio alla gara. Nonostante abbia finito la partita prima del previsto per problemi di falli e nonostante un tabellino personale da solo 9-5-5, Nikola Jokić nel primo tempo è sembrato più in palla, aggressivo, ha condotto la transizione dopo il rimbalzo difensivo e non ha rifiutato alcun tipo di tiro. Ho trovato particolarmente significativo questo possesso di inizio partita: dopo il blocco portato per il solito gioco a due con Murray, Jokić si ferma dalla media e, invece di cercare un altro passaggio (vedi il taglio di Harris), capisce che può benissimo attaccare Meyers Leonard e portare a casa i 2 punti:

 

Dopo la partita con i Miami Heat gli è stato chiesto, per l’ennesima volta, quale fosse il motivo di questo suo inizio di stagione e di quanto fosse orgoglioso per la prestazione dei suoi compagni quando lui non era in campo. Questo è un gioco di squadra ha risposto Jokić Non si gioca 1 contro 1. Gli altri ragazzi non dipendono da me, sono già forti abbastanza. Giocano molto bene anche senza di me“. Questo, però, è vero solo in parte caro Nikola.

Questo inizio molto blando da parte della superstar dei Nuggets dipende anche dal peggioramento da parte della panchina e, in generale, da parte della squadra che sta avendo grossissime difficoltà, offensivamente parlando. L’anno scorso Denver, pur avendo uno dei pace più lenti della Lega, era sesta in touches con 436.4 e quinta per passes con 312; quest’anno, invece, è la squadra con il pace più basso della Lega, è diciottesima in touches e dodicesima per passes. Tolta la prestazione con i Blazers, le difficoltà al tiro sono evidenti: un esempio che mi viene in mente è relativo alla prestazione di Malik Beasley contro i Magic che, prima di segnare il suo primo canestro, sbaglia 7 tiri, la maggior parte dei quali open (la stagione precedente aveva una fatto registrare un 40% da 3 punti).

Ad oggi Nikola Jokić sta avendo medie decisamente più basse rispetto alla stagione da superstar dell’anno scorso, peggiorando praticamente in tutto: 14,9 punti a partita, 9,7 rimbalzi a partita e 5,9 assist a partita contro i 20.1 punti, 10.8 rimbalzi e 7.3 assist a partita della stagione 2018/19. In questo inizio di stagione, inoltre, il serbo sta registrando anche il dato più basso, dopo quello della sua prima esperienza NBA, a livello di Player Efficiency Rating (“solo” 22.2).

Nonostante il record più che positivo, Denver ha bisogno di cambiare marcia. Sicuramente non tirerà ancora a lungo con il 29,1% da 3 punti e il 43,3% dal campo -percentuali delle ultime 6 partite- ma i problemi visti in queste prime uscite stagionali sono da tenere d’occhio. Aspettando un Nikola Jokić da MVP Caliber, aspettando MPJ, aspettando la panchina, le risposte positive per la franchigia del Colorado arrivano da un Jamal Murray in veste di nuovo leader.

Alberto Motta

Tifoso Nuggets dal 2007, segue il basket praticamente da sempre. Ha scelto Denver grazie a gente come Jr Smith, Melo e Birdman. Scrive di basket perché è la sua più grande passione e il mezzo migliore per raccontare la pallacanestro.

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