Il ‘caso Morey’ spacca l’NBA

 Il ‘caso Morey’ spacca l’NBA

Copertina a cura di Sebastiano Barban

Ancor prima che inizi la Regular Season, la NBA inizia a surriscaldarsi con un ‘caso internazionale’ che resterà a lungo sotto la lente di ingrandimento. Il General Manager degli Houston Rockets, Daryl Morey, ha scritto sul suo profilo Twitter un messaggio di solidarietà agli abitanti di Hong Kong che da diverse settimane continuano la loro protesta pro-democracy. Neanche qualche secondo e si è scatenato un putiferio mediatico che ha portato alla gogna l’uomo che ha vinto l’Executive of the Year nel 2018. Tantissimi account cinesi o filo-cinesi hanno iniziato a chiederne le dimissioni, a tal punto che è partito l’hashtag #MoreyOut, e il protagonista è stato costretto a cancellare il tweet.

La crisi nell’Asia Orientale va avanti da ormai quattro mesi con moti di protesta che si tengono quotidianamente o quasi e che vengono repressi dalla polizia. Dal 1997 Hong Kong non appartiene più al Regno Unito, diventando una regione amministrativa speciale cinese nella quale la nazione del Dragone Rosso sta cercando di infiltrarsi in tutti i campi sociali. Le prime manifestazioni sono iniziate lo scorso aprile contro l’emendamento per la legge sull’estradizione che avrebbe permesso alla Cina di processare i criminali sul proprio territorio.

Nonostante Carrie Lam abbia cercato di calmare gli animi sospendendo tale emendamento, la situazione non si è affatto placata, anzi: da giugno ogni weekend piazze, ferrovie, aeroporti e quant’altro vengono occupate dai manifestanti. Questo stato di guerriglia si è fatto via via più organizzato e la Cina ha disposto sul perimetro di Hong Kong diversi reparti militari e molti altri sono stati collocati nella regione dello Shenzen. A preoccupare gli abitanti dell’isola c’è anche la prospettiva futura: infatti a partire dal 2047 Hong Kong entrerà a tutti gli effetti a far parte della Cina, dovendosi uniformare alle leggi e al governo della nazione asiatica. Una prospettiva che ha sconvolto l’immaginario collettivo locale che ha fatto fronte comune contro il Dragone Rosso.

In questo contesto è facile capire perché la NBA tenda a trattare con i piedi di piombo la situazione. La National Basketball Association è da sempre impegnata nel sociale con diverse campagne di sensibilizzazione che hanno avuto nel corso del tempo risultati tangibili, ma questa è una situazione diversa: Adam Silver non ha alcuna intenzione di inserirsi all’interno di contesti geopolitici che poco c’entrano con la pallacanestro e, soprattutto, non vuole che gli accordi economici tra le parti possano incappare in rotture repentine, come successo alla franchigia di Houston.

I Rockets prima e la lega poi, si sono subito dissociati dalle parole di Morey, il quale ha provato a mettere una toppa scrivendo i seguenti tweet, senza però riuscire a ricoprire il buco:

Morey ha sostanzialmente abiurato, sottolineando quanto tutto ciò sia stato avvertito in maniera impropria, quanto sia importante per lui e la franchigia il sostegno dei tifosi cinesi e di come, da quando ha scritto il tweet, ha avuto modo di vedere le cose da un’altra prospettiva. Inutile dire che non abbia avuto l’effetto sperato, anzi, dalla nazione del Dragone Rosso hanno rincarato la dose.

LA RISPOSTA DELLA NBA

Il mercato cinese rappresenta uno dei più remunerativi per l’NBA e ovviamente la lega, nella figura di Mike Bass, ha cercato in tutti i modi di gettare acqua sul fuoco: «Il tweet di Morey ha offeso molti nostri amici dalla Cina, e questo ci dispiace. Questo messaggio però rappresenta solo una sua idea come ha chiarito egli stesso. Abbiamo un grande rispetto per la storia e la cultura cinese e speriamo che la nostra federazione possa aiutare a risanare le divisioni ed unire le persone». Di tutt’altra caratura è invece un post scritto sempre dalla massima federazione della pallacanestro sul proprio profilo di Sina Weibo, un social network popolare in Cina: “Siamo estremamente delusi per il commento inappropriato. Ha indubbiamente ferito i sentimenti dei nostri fan“.

Anche il proprietario dei Rockets, Tilman Fertitta, ha sottolineato quanto la sua franchigia sia assolutamente apolitica:

LA REAZIONE DALLA CINA

Insomma, in Cina non l’hanno presa affatto bene. Secondo la Reuters, la compagnia di scarpe Li Ning e la Shanghai Pudong Development Bank Card Center hanno già fatto sapere di aver stracciato l’accordo di sponsorizzazione con i Rockets. Proteste piuttosto rumorose sono arrivate anche dal consolato cinese a Houston e dalla Chinese Basketball Association, con a capo una leggenda della squadra texana come Yao Ming, che ha anch’essa smesso di collaborare con Harden e compagni.

Indubbiamente questo è un duro colpo per l’NBA: tantissime stelle della palla a spicchi viaggiano ogni anno in Cina al fine di promuovere il marchio, e la federazione stessa è molto presente sul territorio. A luglio, infatti, è stato firmato un contratto quinquennale da un miliardo e mezzo di dollari con la Tencent Holdings per la condivisione di partite e altri servizi. La compagnia, però, ha fatto sapere che non trasmetterà neanche una gara dei Rockets. Per far capire il danno economico, basti pensare che in Cina 21 milioni di fan hanno guardato Gara 6 delle Finals tramite questa piattaforma, mentre la ABC ne ha fatte registrare “poco più” di 18 milioni.

Adam Silver terrà due conferenze, una in Giappone e una in Cina, proprio per parlare dell’argomento, anche se ne aveva parlato indirettamente in una recente intervista: «Non siamo immuni dalla politica globale, è ovvio. Con Yao siamo convinti che il basket possa rappresentare quello che il ping pong è stato durante il mandato di Nixon. Potremmo chiamarla “diplomazia del basket” e questi due paesi hanno dimostrato di saper collaborare benissimo tra loro in questo ambito».

LE PAROLE DI JOSEPH TSAI, PROPRIETARIO DEI NETS

In merito si è espresso anche il nuovo proprietario dei Brooklyn Nets di origine taiwanese-canadese, Joseph Tsai, il quale è co-fondatore dell’impero commerciale cinese Alibaba. «La NBA è una lega che guarda sempre alle richieste dei fan. Dato che nessuno ha risposto chiaramente a quello che loro volevano sentire ho preferito parlarne io, da proprietario di una franchigia e da uomo che ha speso tanto tempo in Cina».

«Come è giusto che sia, ognuno è libero di parlare di ciò che vuole. Il problema però è che alcuni argomenti sono più delicati per una comunità piuttosto che per un’altra. Supportare un movimento separatista è un argomento particolarmente toccante per la Cina e per i cinesi». Tsai ha spiegato in alcune righe diverse pagine di storia della nazione, sottolineando che questa reazione è normale dato l’interesse di tutto il popolo su quello che viene definito dal vice-presidente di Alibaba come “movimento separatista”.

Egli ha anche aggiunto: “Spero possiate capire perché la dichiarazione di Morey sia stata vista sotto questa cattiva luce. Non lo conosco, sicuramente è un ottimo general manager ma la ferita che ha causato questo incidente non sarà facile da rimarginare. Aiuterò la Lega a superare l’accaduto, chiedo ai nostri tifosi cinesi di continuare ad aver fede nella NBA e nel potere che ha il basket nell’unire le persone“.

JAMES HARDEN PROVA A CALMARE LE ACQUE

Come se non bastasse, nel giorno in cui Morey scriveva il tweet incriminato partivano alla volta del Dragone Rosso i Brooklyn Nets e i Los Angeles Lakers, che giocheranno due exhibition game in un clima non certo dei migliori. I Rockets al momento si trovano in Giappone e la loro stella, James Harden, ha voluto esprimersi sull’argomento: «Ci scusiamo. Amiamo i tifosi cinesi, amiamo giocare qui. Molti di noi vengono in Asia almeno un paio di volte all’anno, i tifosi ci mostrano un affetto incredibile, sia a livello individuale che come team. Per me è un piacere venire in Cina». Sembra però che questo non basterà a non far cancellare un’amichevole tra le squadre di G League affiliate ai Mavericks (Texas) e proprio agli stessi Rockets (Rio Grande Valley) in programma nella seconda metà di ottobre.

LO SCENARIO CHE POTREBBE VERIFICARSI

Come conseguenza dell’impatto mediatico che si è creato intorno a questo caso di geopolitica internazionale, potrebbe verificarsi qualcosa di veramente incredibile e senza precedenti. Delle fonti interne alla lega hanno rivelato a The Ringer che il proprietario dei Rockets sta seriamente pensando di licenziare Daryl Morey.

Nonostante Fertitta abbia dichiarato ad ESPN di avere il miglior general manager e di trovarsi veramente bene con lui, sa (e lo sa anche Morey) che tipo di impatto ha avuto il tweet del suo GM sull’opinione pubblica. Anche perché, come sottolineano altre fonti della lega, si è creato un caso internazionale, e questo è “decisamente più grande di Morey”, il cui futuro sembra appeso ad un filo.

In conclusione, questa è una vicenda destinata a trascinarsi dietro un’eco non indifferente. Il confine sottile tra questione sociale e interessi economici è stato completamente squarciato ed a rimetterci potrebbe essere Morey, reo (si fa per dire) di aver espresso la sua solidarietà a un popolo che vive un periodo decisamente tormentato. La NBA si trova in quella scomoda posizione dove qualunque mossa si è intenzionati a fare risulterebbe sbagliata. Non ci si immaginava di certo che difendessero il GM dei Rockets a spada tratta, ovviamente, ma un minimo di trasparenza in più avrebbe aiutato a gestire uno dei casi più spinosi che la lega si sia trovata a fronteggiare negli ultimi anni.

Nota a margine: proprio mentre stavamo per pubblicare questo articolo, la vicenda si è arricchita con un altro particolare. Il commissioner Adam Silver ha fatto uscire questo comunicato, in cui cerca di spiegare meglio il punto di vista e la posizione della NBA in questa faccenda.

Richiamando ancora alla grande affinità tra la NBA e la popolazione cinese, la lega afferma quanto i valori di “uguaglianza, rispetto e libertà” siano fondamentali, e quanto anche “la diversità” sia uno dei suoi punti di forza. Secondo le parole di Silver, è «inevitabile che persone da tutto il mondo – incluse America e Cina – abbiano punti di vista diversi riguardo questi temi», e che in ogni caso «la NBA non si metterà in una posizione tale da dover regolare ciò che giocatori, dipendenti e proprietari diranno o non diranno su questi temi. Semplicemente, non possiamo agire in questa maniera». Dopo queste potenti affermazioni, il comunicato si conclude con l’ennesimo rimando alla pallacanestro come forza unificatrice tra popoli differenti.

Gianmarco Galli Angeli

Guarda l'NBA come un bambino un cesto di caramelle. Sognava di diventare un maestro di ankle breaker ma ha un ball handling orribile e quindi si diletta a subirli. Le sue caviglie non ringraziano.

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