Com’è stato l’inizio di D’Angelo Russell ai Timberwolves?

 Com’è stato l’inizio di D’Angelo Russell ai Timberwolves?

Copertina a cura di Alessandro Cardona

Dopo mesi di corteggiamenti, rumors e tira e molla, finalmente D’Angelo Russell è arrivato ai Minnesota Timberwolves. Il front office lo aveva fortemente cercato in estate attraverso un processo di recruiting molto aggressivo — che comprendeva un viaggio in elicottero per i cieli di Minneapolis e la partecipazione perenne del suo amico Karl-Anthony Towns — e mettendo sul piatto un’offerta quasi al massimo salariale, ma alla fine D’Lo aveva preferito andare ai Golden State Warriors nell’ambito della sign and trade che ha portato Kevin Durant a Brooklyn; ironicamente Minnesota aveva facilitato l’operazione assorbendo i contratti di Treveon Graham e Shabazz Napier.

Questo rifiuto iniziale, però, non ha demoralizzato il nuovo POBO Gersson Rosas, che ha continuato a lavorare per cercare di portare Russell nel Minnesota; alla fine ci è riuscito sacrificando Andrew Wiggins e un paio di scelte al primo giro, guadagnando anche Omari Spellman e Jacob Evans nello scambio. Nella conferenza stampa di presentazione dei nuovi giocatori una buona parte del tempo è stata dedicata proprio a Russell, e nessuno meglio di Rosas è stato capace di riassumere in poche parole il livello di determinazione — quasi un’ossessione — del front office per arrivare a scambiare per lui: «Tante persone ci chiedevano “Ma perché non prendete una point guard?”. Semplice, perché volevamo quella point guard».

L’idea era quella di avere un creatore di gioco secondario e un ball-handler primario da poter affiancare a Karl-Anthony Towns, oltre a portare in squadra il suo migliore amico in maniera tale da evitare possibili mal di pancia. Come volevasi dimostrare, al suo arrivo D’Lo è stato accolto subito fuori dall’aereo proprio da KAT con in mano la sua nuova canotta, una scena particolare che però ben rappresentava la voglia della stella di Minnesota di giocare insieme a Russell. Purtroppo la sfortuna si è messa in mezzo, e abbiamo potuto vedere il nuovo duo in azione solo per pochissimo tempo: KAT infatti si è rotto il polso sinistro e ha giocato solo due partite dalla deadline, di cui una con Russell. Questo potrebbe creare un problema di chimica per un paio di semplici motivi: un gruppo così nuovo ha bisogno di conoscersi sul campo e di giocare più tempo possibile insieme, e il roster è stato costruito proprio per giocare attorno a Towns.

Finalmente un creatore secondario

Al di là della partnership con Towns, l’arrivo di D’Lo ha risolto diversi problemi che Minnesota si portava dietro da tempo. La mancanza di un giocatore capace di crearsi un tiro dal palleggio oppure di giocare in isolamento — situazione da cui sta ricavando 1.29 punti per possesso, 97esimo percentile — si sentiva da moltissimo tempo, e la differenza con Jeff Teague è abissale: l’ex #0 preferiva tenere il pallone per molto tempo, cercando di guadagnare un vantaggio e indurre l’avversario all’errore, mentre D’Lo è molto più rapido a premere il grilletto da qualsiasi posizione. La sua selezione di tiri peculiare, apparentemente in contrasto con la volontà di Saunders di abolire i tiri dalla media, non ha influenzato quella della squadra: rispetto al periodo pre-deadline Minnesota ha registrato un aumento considerevole nei tiri al ferro e da tre punti, ma ha mantenuto costante il numero dei tiri dal mid-range.

A differenza di Andrew Wiggins, che aveva diminuito drasticamente la quantità di tiri dalla media, Russell ha già fatto capire che non snaturerà il suo gioco: «Tirerò comunque dalla media. Io e il coach dovremo imparare a comunicare su questa parte del mio modo di giocare». Saunders ha ribadito lo stesso concetto, rimarcando però l’importanza di prendersi determinati tiri ed evitarne altri: «È uno scorer, non sono preoccupato. Sa come segnare e sa come trovare quelle zone del campo in cui è più a suo agio. Non riguarda solo lui, riguarda tutti noi, il nostro compito è quello di aiutarlo e di metterlo nelle migliori condizioni per segnare, che sia riguardando i filmati o dandogli indicazioni. Sicuramente noi non cambieremo il tipo di tiri che incoraggiamo a prendere, ma se qualcuno segna con costanza dalla media ovviamente è meglio mordersi la lingua. In ogni caso continueremo a parlare a tutti del tipo di tiri che vogliamo che vengano presi».

Nelle due clip seguenti si può analizzare l’ambivalenza di questo aspetto del gioco di D’Lo. Nel primo video vediamo il #0 accoppiato con Terence Davis: dopo aver ignorato Beasley — libero per un tiro da tre a causa della dormita di Siakam — Russell fa saltare il suo marcatore e si crea lo spazio per penetrare. Nonostante le spaziature non ottimali, se arrivasse fino in fondo avrebbe tre opzioni: sfidare Hollis-Jefferson al ferro, dare la palla a Okogie sulla linea di fondo o cercare ancora Beasley, tre possibilità che creerebbero un buon tiro. Invece di cercare la penetrazione, Russell preferisce tirare dal palleggio dal gomito: Davis recupera bene da dietro e contesta come può, il tiro esce, Okogie non arriva sul pallone e Toronto parte in contropiede.

 

In questa seconda clip Minnesota riesce a forzare il cambio difensivo, lasciando Russell libero a lavorare contro Porzingis dalla punta: mentre James Johnson va a bloccare su Curry per fare in modo che la difesa si debba preoccupare anche di Beasley, Okogie si apposta in angolo e Reid fa lo stesso, portandosi via il difensore. Porzingis è un giocatore rapido in relazione alla stazza, però sa che dietro di sé non ha alcun tipo di protezione del ferro e lascia spazio all’attaccante per non farsi battere; inizialmente Russell crea la separazione per un tiro da tre che non prende, poi sbilancia il lettone fingendo di penetrare verso sinistra e si alza dalla linea del tiro libero, mettendo a referto due punti comodi.

 

Un altro tiratore credibile

Un altro aspetto sotto cui Minnesota è migliorata con l’acquisizione dell’ex Nets è nelle broken plays, ossia quei possessi in cui saltano gli schemi e ci si affida al talento dei singoli. Il #0 sembra esaltarsi quando può andare a ruota libera, e spesso è riuscito a tirare fuori dal cilindro delle giocate impressionanti come questa contro i Magic: dopo aver rischiato di perdere palla due volte, Russell si ritrova in angolo con Fultz a braccarlo e il cronometro dei 24 secondi che sta per scadere. Conscio di doversi inventare qualcosa in fretta, D’Lo mantiene vivo il palleggio, si appoggia all’avversario per creare separazione e lascia partire un tiro in step-back fuori equilibrio che in qualche modo entra, dandogli il diritto di dire due paroline a un fan troppo rumoroso dietro di lui.

 

Un aspetto da considerare è il fatto che Minnesota abbia aggiunto un altro tiratore temibile al proprio roster: da quando indossa la casacca dei Timberwolves sta tirando 9.2 volte a partita dalla lunga, convertendoli con il 35% (numero leggermente inflazionato dal recente slump). Richiamando in causa il confronto con il suo predecessore nel ruolo di point guard titolare, le differenze sono abissali: mentre Teague tirava da tre solo se costretto e spesso rinunciava a tiri aperti, facendo perdere il ritmo alla squadra e la calma a chi lo guardava — ogni riferimento al sottoscritto è puramente casuale –, Russell non ha paura di cercare il bersaglio grosso anche da distanze proibitive.

Anche senza palla

Le capacità al tiro di Russell sono indiscutibili, ma ciò che spesso viene sottovalutata è la possibilità di utilizzarlo lontano dalla palla. Lo scorso anno i Nets avevano provato ad affiancargli Spencer Dinwiddie, lasciando a quest’ultimo il ruolo di ball-handler primario e a D’Lo la possibilità di muoversi senza palla. Allo stesso modo, Saunders sta dando qualche minuto alla strana coppia McLaughin-Russell che — nonostante il campione esiguo di 44 minuti giocati insieme — dimostra molta intesa e sta facendo registrare ottimi numeri: 128.2 di Offensive Rating e 99.1 di Defensive Rating viaggiando a un pace di 117, un ritmo folle. Questi due estratti della partita contro i Magic forniscono un esempio valido di come questa combinazione stia funzionando.

Nel primo video vediamo McLaughlin giocare un pick and roll centrale con James Johnson, con Vučević che “droppa” e Fultz costretto a inseguire; Ross segue la palla con gli occhi e fa un passo verso il pitturato per disturbare il portatore di palla. Non appena appena McLaughlin varca la linea dei tre punti, Russell si sposta correttamente verso destra e crea abbastanza spazio tra sé e il difensore per poter ricevere e tirare da tre: un’azione semplice, sicuramente facilitata dalla distrazione di Ross ma resa vincente dalla rapidità di McLaughlin e dalla lettura di D’Lo.

 

Nella seconda clip il #6 riceve palla da James Johnson e batte subito il close-out troppo lento di Fournier, che si era distratto guardando il pallone in punta, costringendo Gordon a staccarsi da Hernangómez per proteggere il ferro; quest’ultimo a sua volta interrompe il taglio e si riposiziona in angolo, pronto per lo scarico. Ross collassa in area e Fultz, preoccupato dalla presenza alle spalle di un Russell particolarmente caldo fino a quel momento, è lento a ruotare su Juancho. Il passaggio di McLaughlin non è perfetto, ma lo spagnolo è bravo a muovere subito il pallone verso il #0, pronto per un tiro da tre aperto: anche Vučević segue l’esempio dei suoi compagni e reagisce in ritardo, senza riuscire a contestare in modo efficace la conclusione.

 

Cosa c’è da migliorare?

Una parte del gioco su cui c’è bisogno di lavorare è senza dubbio il pick and roll: nelle 12 uscite con la maglia di Minnesota Russell ha giocato 11 pick and roll per partita, facendo registrare solo 0.83 punti per possesso (48esimo percentile). Come fatto notare correttamente in The ANDOne Podcast, è un dato particolarmente preoccupante se si considera che una delle ragioni per cui si è più curiosi di seguire l’attacco di Minnesota è proprio il pick and roll Russell-Towns: quest’ultimo dovrà migliorare parecchio come bloccante e tornare quello degli scorsi anni, visto che quest’anno da rollante ha fatto registrare numeri raccapriccianti per un giocatore della sua caratura (1.07 punti per possesso, 46esimo percentile).

Queste difficoltà con il gioco in pick and roll sono legate a doppio filo con il problema delle palle perse: Russell perde 3.6 palloni a partita, un dato sicuramente influenzato dall’alto ritmo di gioco e dalla scarsa conoscenza dei compagni di squadra, ma che lo posiziona come 14esimo peggiore della lega dalla deadline in poi. Talvolta il #0 sembra avere problemi a trovare il passaggio giusto dopo il pick and roll, regalando il pallone agli avversari. Nella prima clip prende il blocco di Hernangómez e va verso destra, trovando Markkanen a sbarrargli la strada: la soluzione più ovvia è un passaggio a Juancho, che però si è aperto per un tiro da tre; Russell effettua un passaggio schiacciato che anziché raggiungere lo spagnolo, appostato un metro più indietro, arriva nelle mani di Young che in contropiede serve White per due punti.

 

Nel secondo video passa sul blocco di Reid aspettandosi il blitz di Adebayo, che puntualmente arriva: Russell prova ad anticiparlo passando la palla sopra la testa, ma non si accorto che Olynyk si è staccato dal suo uomo ed è rimasto al centro proprio per non concedere quel passaggio; il canadese devia la palla e fa partire il contropiede, sventato solo grazie al rientro di Layman. Il terzo estratto non ha bisogno di particolari spiegazioni, e dimostra come alcune palle perse possano essere imputate solo alla distrazione di D’Angelo con la palla in mano: dopo aver preso il blocco di Reid penetra verso il fondo, marcato senza particolare intensità da Ball; invece di tenere vivo il palleggio, passare la palla o cercare il sottomano si palleggia sui piedi. Un errore può capitare a tutti, ma più di qualche volta D’Lo è sembrato troppo superficiale con la palla in mano.

 

 

E in difesa?

Inutile girarci troppo attorno: D’Angelo Russell è un difensore sotto la media e difficilmente cambierà questo status. Ovviamente non solo per colpa sua, ma la già non solida difesa dei Timberwolves — 110.1 di Defensive Rating, 16esima della lega — dalla deadline è crollata, arrivando al penultimo posto della graduatoria con DRat di 116.7, davanti solo agli Hawks. La partenza di due specialisti come Robert Covington e Gorgui Dieng e l’infortunio di — ebbene sì — Karl-Anthony Towns hanno fatto fare incredibili passi indietro alla squadra nella propria metà campo.

Russell rappresenta uno dei problemi: per quanto in single coverage sia un cattivo difensore ma ancora guardabile, la vera tragedia arriva nel momento in cui viene coinvolto in un qualsiasi gioco a due: per quanto questi dati debbano essere presi con le pinze, nba.com lo colloca al 10imo (!) percentile per quanto riguarda la difesa sui piccoli nei pick and roll, una statistica preoccupante vista la nota difficoltà dei Timberwolves a difendere in queste situazioni già da prima del suo arrivo.

Come accennato in precedenza, talvolta sembra che qualche errore derivi proprio da un calo di concentrazione, qualcosa che lui stesso ha confermato: «Mi conosco abbastanza bene, so che a volte mi distraggo e divento nonchalant, per questo motivo ho bisogno che ogni tanto qualcuno mi scuota». Il veterano James Johnson sembra aver preso sul serio questo compito, ripromettendosi di aiutare Russell in questi momenti: «Cosa possiamo fare per aiutarlo in quelle situazioni? Svegliarlo prima. Gli fa piacere che qualcuno lo tenga in riga, ed è qualcosa di strano per un ragazzo così giovane. Vuole che gli si dica la verità, ed è ciò che faremo d’ora in avanti».

Nonostante queste evidenti difficoltà, non è tutto da buttare: D’Lo è stato pubblicamente ringraziato da Josh Okogie («So che scherziamo sulla sua difesa, però un paio di volte mi ha salvato dopo che ero stato battuto») e soprattutto ha stoppato Jimmy Butler nel finale per consegnare la vittoria a Minnesota, una giocata che ha galvanizzato lo spogliatoio e che ha segnato la prima partita vinta da Russell in maglia Timberwolves.

Senza dubbio questo primo bilancio non è definitivo e risente di una serie di fattori da non sottovalutare come il doversi abituare a schemi, compagni e allenatori diversi, unito alla scarsissima quantità di tempo che Russell ha potuto passare con loro; ciò che è sicuro è che i Timberwolves, seppur con qualche mese di ritardo, hanno avuto la point guard che volevano, e sta a loro dimostrare che le loro valutazioni erano corrette.

Chi vi scrive è convinto che lo scambio fosse da fare, ma ha qualche dubbio sulla compatibilità a lungo termine di Russell con il progetto di Minnesota e sulla sua dimensione da secondo violino, vista le difficoltà difensive sue e di tanti altri giocatori a roster: cercare di amalgamare nel modo giusto questo grandissimo potenziale offensivo e questa penuria difensiva sarebbe un compito arduo per qualsiasi allenatore, figuriamoci per un head coach così giovane come Ryan Saunders. Però, lasciando da parte per un attimo le speculazioni sul futuro, è innegabile che questo roster e soprattutto questo giocatore ci faranno divertire, e già questo è qualcosa per i tifosi di una franchigia che per troppi anni ha navigato a vista senza lo straccio di una visione o di un progetto.

Daniele Sorato

Tifoso suo malgrado dei Timberwolves e della Juventus, nel tempo libero studia Scienze Internazionali all’Università degli Studi di Milano, viaggia e colleziona dischi. Odia parlare di sé in terza persona e sicuramente non si guadagnerà da vivere scrivendo bio.

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Impossibile giudicare il progetto per ora, Rosas farà ancora 100 movimenti sul mercato….ho anche io dubbi sul fatto che Russell possa modificare più di tanto la sua selezione di tiro, ma ad esempio Towns lo ha fatto, magari Saunders lo convince…. detto questo per permetterti quei due ad oggi devi circondarli con ottimi difensori di squadra, mi auguro cambino atteggiamento xchè in attacco fanno spesso la differenza