March Madness, cinque prospetti da NBA

 March Madness, cinque prospetti da NBA

Copertina a cura di Sebastiano Barban

Finalmente è marzo, e marzo, per tutti gli appassionati di college basketball, si traduce facilmente in March Madness. Come ogni stagione che si rispetti, i bracket verranno strappati dopo soltanto poche ore così che tutti possano godersi liberamente lo spettacolo. Senza una dominatrice ufficiale per gran parte della stagione, è stato un anno particolare in NCAA. La figura di Kansas si è stagliata in vetta nell’ultimo periodo mentre, in precedenza, le prime della classe hanno dato vita a una bagarre senza fine.

Anche per quanto riguarda i prospetti, nessuno è riuscito a catalizzare l’attenzione come Zion o RJ Barrett erano riusciti a fare un anno fa. Complici lo scandalo di James Wiseman, l’infortunio di Cole Anthony che lo ha tenuto fuori una marea di partite e la decisione di RJ Hampton e LaMelo Ball di passare al professionismo, diverse possibili prime scelte al draft non hanno frequentato più di tanto i parquet della Division I.

In questo articolo andiamo ad analizzare quelli che potrebbero essere cinque delle più belle sorprese (o conferme) della stagione in ottica NBA.

1) Devon Dotson, Kansas Jayhawks

Scorer puro e leader naturale, Devon Dotson è tutto quello di cui Kansas aveva bisogno in queste ultime due stagioni trascorse in maglia blu. 188 cm per 84 kg è la struttura di un playmaker classico, ma il numero 1 è tutto tranne che un giocatore standard. Il suo pregio principale è lo scoring: con 18,1 punti di media, è in grado di arrivare al ferro come e quando vuole grazie ad un ball-handling sopraffino. In grado di districarsi tra le maglie delle difese avversarie, è inarrestabile quando va a destra:

 

La meccanica di tiro è accettabile, anche se una percentuale del 30% su 4,7 tentativi a partita da oltre l’arco è da migliorare in ottica NBA. Certo, è giovane e ha tempo di lavorare, ma le conclusioni da fuori sono uno dei motivi per i quali non verrà scelto facilmente troppo in alto al draft. In alcune occasioni, però, ha dimostrato di potersi affidare anche a questo fondamentale:

 

Difensivamente tende a soffrire gli accoppiamenti con guardie più grosse e piazzate di lui, ma recupera in palle rubate e letture delle linee di passaggio. 2,1 steal a partita sono il bottino con il quale Dotson mette in difficoltà gli attacchi avversari.

 

In NBA potrebbe contribuire portando punti facili in uscita dalla panchina, dando energia e spingendo il contropiede appena possibile. Per quanto riguarda questa March Madness, Kansas ha come unico obiettivo il titolo nazionale. Tutto ciò che prevede un’eliminazione antecedente al 6 aprile ad Atlanta, Georgia, non è contemplato nei piani di Bill Self.

2) Jahmi’us Ramsey, Texas Tech Red Raiders

Arrivato come il primo prospetto cinque stelle della storia dei Red Raiders, Jahmi’us Ramsey ha dimostrato di voler vincere davvero. Certo, la Big 12 non è una Conference semplice, soprattutto se sei un freshman costretto a raccogliere l’eredità di Jarrett Culver, ma tra alti e bassi, Ramsey ha dimostrato sempre di avere talento. Scorer di livello, tira con il 42% da tre punti e una delle sua azioni preferite è la tripla in transizione quando le difese non sono ancora preparate:

 

Alto 193 centimetri, Ramsey è una guardia pura, in grado di poter dire la sua anche a livello atletico. Difensivamente deve migliorare a leggere l’attacco, a cambiare in caso di necessità e a scivolare lateralmente più in fretta. Il potenziale fisico c’è ma, per il momento, questo è uno dei suoi maggiori difetti. Al contrario, è molto bravo a sfruttare l’atletismo in attacco, dove in penetrazione arriva spesso al ferro spostando gli avversari senza troppi problemi.

 

Texas Tech proverà a dire la sua anche in questa March Madness, anche se raggiungere la Final Four come la scorsa stagione sembra davvero difficile, nonostante un ottimo Davide Moretti anche quest’anno. In ottica NBA, Jahmi’us Ramsey potrebbe diventare una guardia di altissimo livello. Non ancora in altissimo nei mock, è un possibile giocatore in salita. In alternativa, la sua candidatura come steal è già stata avanzata da molti.

3) Obi Toppin, Dayton Flyers

Vera rilevazione di quest’anno fin dalle prime partite, Obi Toppin ha dimostrato di essere un prototipo perfetto di lungo moderno. Abile nella lotta sotto canestro, atletico come pochi altri in questa lega e rude in difesa a rimbalzo, il ragazzo cresciuto in Florida è uno dei giocatori più completi nel panorama universitario americano. Tutto ciò ha contribuito alla sua salita costante nei vari mock draft. 20 punti di media con quasi il 70% del campo dimostrano il suo apporto da finalizzatore. Spesso lasciato uno contro uno a causa della costante minaccia da tre punti dei compagni, realizza senza problemi contro avversari che non possono reggere il confronto:

 

Tiratore di buon livello considerando il ruolo (39% su 2,6 tentativi da tre punti a partita), Obi Toppin sta conducendo una stagione quasi perfetta. Unico difetto in ottica NBA potrebbe essere l’età, dato che il nativo di Brooklyn, dopo essere stato redshirt il primo anno e non essersi dichiarato per il draft da freshman, arriverà al draft con 22 anni compiuti. La paura degli scout NBA è che questa versione di lui possa già essere troppo vicina al suo ceiling e che il potenziale rimasto non sia al livello degli altri prospetti. Certo è che non scegliere in top 5 un giocatore che arriva da una stagione del genere in NCAA sarebbe un vero e proprio azzardo. In questa March Madness, invece, l’obiettivo primario di Dayton è arrivare alla Final Four, per potersi poi giocare al meglio le carte per il titolo nazionale.

 

4) Niccolò Mannion, Arizona Wildcats

Lo ha confermato Sean Miller dopo l’ultima partita di regular season di Arizona: Nico Mannion si è dichiarato eleggibile per il draft NBA. Ecco, un po’ di orgoglio italiano qua ci sta, ma al netto del patriottismo che potrebbe offuscare la valutazione del giocatore, il prodotto di Pinnacle High School ha dimostrato di avere talento e grinta da vendere. Il suo ball-handling è al livello di quello di Dotson e una delle sue doti principali è la visione di gioco. Con 5,4 assist a partita, secondo soltanto a Payton Pritchard nella Pac-12, primo tra i freshman, Niccolò è in grado di gestire al meglio i ritmi di gioco.

Dodicesimo nelle win shares della Conference, Mannion è in grado di impattare le partite arrivando al ferro con facilità. Certo, a volte non è proprio coordinato e le sue percentuali da due punti ne risentono, attorno al 44%, ma i circus shot sono all’ordine del giorno. Anche sul piano atletico si tratta di un giocatore sopra la media, in grado di stupire spesso, come in questo video:

 

Uno dei problemi principali che gli impediscono di essere ancora più alto nei ranking è il tiro da fuori. Nonostante abbia comunque segnato con continuità in stagione, il 32,5% non convince diversi scout NBA. La meccanica non è perfetta e sicuramente c’è da lavorare, ma con dei buoni workout il ragazzo italiano potrebbe far cambiare idea a diverse squadre. Al draft Mannion potrebbe suscitare l’interesse di diverse squadre alla ricerca di un playmaker (New York per esempio). Per ora lui si deve concentrare sulla March Madness, dove Arizona avrà parecchie difficoltà fin dai primi turni, considerato una stagione non del tutto soddisfacente. Se però c’è una squadra che può dimostrarsi la spina nel fianco delle grandi, quelli sono proprio i Wildcats che, oltre a Mannion, includono prospetti del livello di Zeke Nnaji e Josh Green.

 

5) Isaac Okoro, Auburn Tigers

Se sugli altri, a parte Toppin, le aspettative c’erano, penso che nessuno si sarebbe aspettato di vedere Isaac Okoro così decisivo già durante il suo primo anno. Barometro perfetto per dei Tigers troppo spesso vittime delle emozioni, il playmaker ha dimostrato di essere pronto a giocare nei momenti decisivi. Fisicamente è impressionante, non molla un centimetro e non concede un punto (in isolamento ne concede 0,125 a possesso). Con lui in campo Auburn è una delle migliori difese della nazione. Anche in attacco sfrutta il proprio corpo, assorbendo contatti al ferro senza subirne troppe conseguenze, come in questo caso:

 

Okoro non è un buon tiratore ed, infatti, le sue percentuali da oltre l’arco restano al di sotto del 25%, grosso handicap per quanto riguarda l’opinione degli scout. Nelle ultime posizioni di lotteria per diversi mock draft, il playmaker di Auburn potrebbe salire di posizione in caso di un torneo di ottimo livello. Con i Tigers, l’obiettivo è chiaro: andare più avanti possibile. Dopo la sconfitta dello scorso anno contro Virginia in Final Four, che ancora brucia, quest’anno Bruce Pearl vorrà ripetersi a tutti i costi.

 

Giulio Scopacasa

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dario skerletic

Su Mannion direi che il non arrivare con costanza al ferro è uno dei punti a suo sfavore…in generale rispetto alla High school sembrava giocare x dimostrare agli scout che è un playmaker e non una guardia….sul fatto che impattava le partite andando al ferro direi proprio no, anzi è il contrario….