Spunti tattici su Lakers-Clippers

 Spunti tattici su Lakers-Clippers

Copertina a cura di Edoardo Celli

In quest’ultima settimana i Lakers hanno deciso di cambiare marcia e di giocare al meglio delle loro possibilità. Lakers-Clippers di domenica sera ha mostrato la voglia dei gialloviola di minare le certezze dei Clippers: la squadra di Vogel ha giocato infatti al massimo dell’intensità, LeBron su tutti, senza badare al risparmio energetico e con l’obiettivo lanciare un segnale in vista della post season. Dall’altra parte i Clippers hanno cercato di rispondere con le loro numerose armi: ne è venuta fuori una partita che nel corso dei possessi è salita di intensità assomigliando sempre più a una partita di playoff, fornendoci numerosi spunti.

La squadra più profonda della NBA, finora imbattuta con roster al completo, si è dovuta infatti arrendere ai Lakers, che hanno messo in campo la loro forza principale, che è la forza principale del loro leader: la consapevolezza. LeBron e i suoi sanno cosa fare in campo e lo hanno dimostrato. I Clippers, seppur vendendo cara la pelle, nell’ultima parte di gara hanno fatto vedere alcune insicurezze, soffrendo l’innalzarsi dell’intensità e non riuscendo mai a trovare quelle certezze in attacco che servono in questi finali di partita: è chiaro che ai Clippers serve ancora un po’ di rodaggio ed è interessante notare che ci siano state delle problematiche nel quintetto schierato da Rivers nel finale di partita, che analizzeremo in questo articolo.

Il Re dal canto suo, dopo aver lasciato il proscenio a Davis in molte parti della partita, dopo aver coinvolto al meglio i suoi compagni senza mai rendere il tema offensivo dei Lakers troppo ripetitivo, nel momento decisivo ha preso per mano la sua squadra orchestrando un finale perfetto.

1) Davis è talmente forte che LeBron può uscire dal campo.

I momenti in cui Rivers spacca le partite, pescando dalla sua famigerata panchina, sono i momenti in cui, spesso e volentieri, una delle due star Lakers è a sedere: questa è una delle forze dei Clippers, colpirti con giocatori fortissimi nel momento in cui gli avversari tirano leggermente il fiato e non hanno in campo i migliori giocatori. Il fatto che in nessun momento della partita il “quintetto Davis” abbia preso pesanti imbarcate, ma anzi, sia riuscito a stare in partita e a dare energia e ritmo ai comprimari, è stata la chiave della partita.

La tranquillità con cui Vogel ha potuto alternare le sue star e il fatto che le varie lineup siano state immediatamente in grado di rispondere presente, racconta di quanto dicevamo prima: ai Lakers manca sicuramente qualcosa rispetto ai Clippers a livello di roster, ma sono apparsi più squadra e con le idee più chiare. Ovvio, servono un Bradley e un Kaldwell-Pope incredibilmente pronti ed efficienti nel concretizzare il vantaggio creato dai loro leader, ma quei giocatori sono lì apposta e ieri sera hanno dato un’importante dimostrazione: sono pronti.

Entriamo nella partita:

 

Con ancora 7 minuti nel terzo quarto Vogel accelera i tempi e mette subito in campo Rondo per LeBron: non vuole che Davis perda fiducia stando nell’angolo a tirare airball in catch and shoot (era successo nel possesso prima), lo vuole al centro dell’attacco e vuole LeBron pronto per il finale. Nel video vediamo il primo possesso dopo il cambio: Davis senza la palla attira la difesa, Rondo è perfetto nel mettere in ritmo Bradley, tre punti. Un minuto dopo esce McGee: non vedremo più lunghi tradizionali in campo per i Lakers. Playoff time.

In questo frangente della partita i Clippers fanno i Clippers: Jackson impatta la partita con un energia pazzesca, Harrell idem, George sente che è il momento di spingere e segna due triple di fila; sembra inevitabile che i Clippers allunghino: i vantaggi che hanno questi formidabili attaccanti sui loro avversari sono troppo evidenti. I Lakers però non mollano un centimetro e continuano a fare tutto con il massimo dell’energia: i movimenti senza palla di Davis creano spazi che Rondo è bravo ad attaccare e che portano ad altre due triple di Bradley e Kaldwell-Pope.

La classe di Antony Davis fa il resto:

 

2) Il direttore d’orchestra

I Lakers non solo reggono con LeBron fuori, ma mettono la testa avanti. Iniziare l’ultima frazione davanti nel punteggio, con LeBron fresco e con tutti i compagni dentro la partita, non può che portare ad un finale già scritto.

L’ultimo quarto è vero basket da playoff: l’intensità sale drasticamente e le difese vincono i primi possessi. Rivers intervistato a inizio quarto si dice fortunato ad essere sotto di 4 e ringrazia George aggiungendo: “dobbiamo essere più veloci, stiamo facendo tutto lento“. Lo scenario descritto da Doc però non cambia nel quarto quarto con un Rondo in versione Beverley su Lou Williams. Sono i Lakers ad uscire meglio da questo momento: arriva prima una tripla step-back di James, poi i canestri di squadra e d’energia per eccellenza: Kuzma e Morris correggono a canestro due errori dei compagni, creando il primo strappo serio della partita. Quando le difese salgono di livello servono questi punti.

Con Davis a riposare LeBron è nel suo habitat naturale: circondato da 4 piccoli è playmaker in attacco a “dominare” il pallone e centro in difesa a proteggere il ferro (a fare tutto in realtà). I Clippers non riescono a far pagare la presenza di Rondo in campo ai Lakers (che forse, con l’aggiunta di Waiters, hanno risolto anche questo problema) e nel momento in cui un sonnecchiante Sweet-Lou, incomincia a mettere le mani sulla partita, inizia la perfetta esecuzione dello spartito da parte del Re.

 

Questa giocata meravigliosa di Lou, convince LeBron ad attuare il suo piano dal possesso immediatamente successivo. Sarà proprio la presenza di Williams in campo a sancire la sconfitta dei Clippers vanificando ogni tentativo di rimonta.

3) Attaccare l’anello debole

Siamo veramente in un finale di partita da playoff. Il piano è chiaro, attaccare l’anello debole della difesa avversaria, e i Lakers lo eseguono in modo perfetto. Caldwell-Pope è marcato da Williams e diventa lui il bloccante della squadra: l’idea è semplice, attaccare Lou per costringere Rivers a levarlo dal campo. Prima è Rondo a orchestrare il tutto, con risultati però alterni. Sull’altra metà del campo Harrell si intestardisce ad attaccare vicino al canestro cercando di sfruttare la difesa leggera che i Lakers mettono in campo. Da una parte la ricerca del miss-match è fluida e ben chiara ai giocatori, dall’altra è spesso confusa.

Poi tocca a Lebron: Rivers sceglie di non togliere Lou. È un massacro. La scelta dei Clippers è di non accettare il cambio per non mettere Williams contro LeBron. Dai video si può vedere l’aiuto e recupero aggressivo (detto show) di Williams: è la tattica messa in campo anche da Kerr negli scorsi playoff per cercare di tutelare Curry.

 

Tenere Lou per un attimo su LeBron libera KCP. James, nonostante in quel momento sia praticamente raddoppiato, pesca perfettamente e col tempo giusto il compagno che è bravo a concretizzare il vantaggio con la penetrazione.

 

Nel possesso seguente stessa storia: Lebron ha ancora più pazienza e tiene ancora più impegnato Williams. Questo da più spazio a Bradley, che stavolta punisce da 3.

Alla fine Lou è costretto ad accettare il cambio (nel video seguente vediamo solo il finale dell’azione):

 

LeBron lo attacca senza pietà e la difesa non può far altro che lasciare Davis libero di schiacciare.

Tre possessi di fila e tre assist di fila per Lebron; mentre i Clippers cercavano un ultimo tentativo di rimonta si sono visti rispediti indietro. Il Re ha punito senza pietà l’anello debole della difesa Clippers.

4) Essere squadra

Isolamenti e uso dei blocchi sulla palla solo per cercare il mismatch: è comprovato che questo modo di attaccare sia il più efficace per sfruttare le abilità della propria superstar, soprattutto quando arrivano i momenti decisivi della stagione. Come LeBron, anche Leonard nel finale per i Clippers ha provato a fare lo stesso: Kawhi però, pur giocando in modo efficiente e realizzando diversi canestri, ha dato l’impressione di giocare “da solo”, come se decidesse di uscire dallo spartito e improvvisasse lasciando stranito il resto della squadra. Mentre LeBron con Vogel cerca da tutta una stagione di coinvolgere al meglio i compagni riducendo al minimo quei momenti dove si ferma la palla nelle sue mani, Leonard sembra spesso giocare “in attesa del suo turno”, nonostante ne abbia meno bisogno di LeBron, visto le qualità offensive dei compagni.

Nel finale di questa partita, ad esempio, che senso ha per i Clippers tenere in campo Williams, che tanto ti ha fatto perdere nella metà campo difensiva, per poi non dargli la palla in mano per tanti possessi di fila? Se Rivers vuole Williams in campo, viene da sé pensare che la sua idea non sia che Leonard giochi in quel modo. Risulta evidente da questo finale di partita che i Lakers abbiano bene in testa cosa devono fare, che sia che si eseguano i giochi, sia che si guardi Davis in post basso o LeBron palleggiare in punta, tutti sono coinvolti e convinti di quello che stanno facendo.

Viene invece spontaneo pensare che i Clippers abbiano ancora molto da chiarirsi: certo, il potenziale è davvero enorme, ma la troppa abbondanza e la non chiarezza su cosa fare in campo nei momenti decisivi, è un problema che Rivers dovrà risolvere di qui all’inizio dei Playoff.

Francesco Nalin

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