Ad Oklahoma City c’è bisogno dei Ghostbusters

 Ad Oklahoma City c’è bisogno dei Ghostbusters

Copertina a cura di Marco D’Amato

“If there’s something strange in your neighborhood, who you gonna call? Ghostbusters!”

Nel 1984 esce quello che diventerà, ai giorni nostri, un film-cult. Bill Murray, Dan Aykroyd e Harold Ramis, grazie a “Ghostbusters!”, fanno il grande salto dal Piccolo Schermo al Grande Schermo: da stand-up actors del Saturday Night Live ad attori con la A maiuscola ad Hollywood.

Ma cosa c’entra un grande film con Oklahoma City?

Se, ad una prima occhiata, la correlazione vi dice nulla, forse non conoscete la storia di W.B Skirvin, del suo hotel, di Effie e del 10° piano. Proprio per questa storia, è più opportuno riportare la quinta strofa della sigla di Ghostbusters: “An invisible man sleepin’ in your bed. Ow, who you gonna call? Ghostbusters!”. Questo è un racconto lungo più di cento anni, inizia nei primi anni del 1900 ed arriva a toccare la NBA moderna.

Dato che stiamo parlando di cinema, possiamo dare un minimo di sceneggiatura al racconto. Immaginate un bosco ed un falò acceso. Taj Gibson, Lou Williams, Derrick Rose, Wesley Johnson, Rudy Gay e Caron Butler seduti, in cerchio, intorno al falò intenti ad ascoltare la leggenda dello Skirvin Hotel, raccontata con tono tenebroso e con una torcia che gli illumina il viso da – se non lui, chi? – Kyrie Irving.

“Siamo agli inizi del 1900, ad OKC…”

La leggenda dello Skirvin Hotel

Lo Skirvin è l’hotel più antico, lussuoso e chiacchierato di Oklahoma City. La leggenda è ambientata nei primi anni del 1900 e racconta la storia di W.B. Skirvin – petroliere dell’Oklahoma, imprenditore edile, donnaiolo di gran fama ed amante dell’alcool in tutte le sue forme –, della cameriera Effie, del loro figlio illegittimo e del “Piano della Perdizione”, il 10° piano dello stesso hotel.

L’hotel, per gli standard dell’epoca, era qualcosa di colossale: 224 camere, aria condizionata, acqua corrente potabile in ogni stanza, una sala da ballo capace di ospitare circa 500 persone e lampadari – importati direttamente dall’Austria – dal costo di 100.000 dollari l’uno. Ad accrescere la nomea dell’hotel di famiglia ci ha pensato, poi, la figlia di Skirvin, Perl Mesta: essendo ambasciatrice in Lussemburgo ed attrice di musical a Broadway, di per sé ci ha messo poco ad attribuire alla creatura del padre una grande reputazione, sia nazionale che internazionale.

Il signor Skirvin, nel periodo in cui è ambientata la leggenda, pare avesse una relazione clandestina con una cameriera dell’hotel, una certa Effie. In realtà, leggenda nella leggenda, il nome della cameriera, “Effie”, è stato inventato e poi tramandato negli anni dagli ex dipendenti del signor Skirvin.

Da questa relazione, nasce un figlio illegittimo, il cui nome è sconosciuto e tale rimarrà. Essendo gli Stati Uniti in clima di Proibizionismo, Skirvin, per evitare lo scandalo, decide di rinchiudere Effie e il bambino al decimo (ed ultimo) piano del suo hotel, piano famoso per essere il luogo dove gli uomini più altolocati e rinomati dell’Oklahoma si ritrovavano per giocare d’azzardo e commettere atti impuri, conosciuto col nome di “Piano del Peccato” o “Piano della Perdizione”.

Effie – nella leggenda viene descritta come una donna lasciva, libertina –, con la nascita del figlio e la reclusione forzata al decimo piano, prima cade in depressione e poi impazzisce. In uno dei suoi raptus, l’ultimo, prese il figlio in braccio, si gettarono dalla finestra e morirono sul marciapiede sottostante. Da quel giorno, gli ospiti e il personale dell’hotel raccontano fatti che, oggi, finirebbero dritti in uno dei vari capitoli di “Paranormal Activity”.

Alcuni parlano di pianto di un bambino che li sveglia in piena notte, altri dicono di aver sentito una voce femminile e di aver visto il corpo di una donna nuda allo specchio, altri ancora – e qui siamo veramente ai limiti del credibile – raccontano di essere stati assaliti sessualmente da una entità non tangibile, mentre alcuni ex dipendenti hanno raccontano di aver sentito voci rompere il silenzio assoluto e di oggetti misteriosamente scomparsi o spostati.

Lo Skirvin Hotel ha chiuso i battenti nel 1988 ed è stato riaperto, dopo una ristrutturazione durata vent’anni e costata 47 milioni di dollari, nel 2008. In questi vent’anni, la leggenda di Effie è finita nel dimenticatoio? Neanche per sogno. A mantenere viva la storia, ci ha pensato un dettaglio quasi insignificante: l’hotel, dopo la chiusura a fine anni ’80, è stato staccato dalla rete elettrica cittadina ma … una singola lampadina, di uno dei lampadari austriaci da 100.000 dollari, situata esattamente sopra la poltrona dove W.B. Skirvin accoglieva personalmente i suoi ospiti, è rimasta accesa per tutti i vent’anni di ristrutturazione.

“La leggenda di Effie forse non è una leggenda, forse…”

La storia è affascinante, una leggenda coinvolgente. Per l’appunto, una leggenda. La storia di Effie – della sua relazione con Skirvin, del figlio e del suo suicidio – non è mai successa.

Steve Lackmeyer, firma storica dell’Oklahoman, ha impiegato due anni della sua vita ad indagare sulle origini di questa leggenda, incuriosito tanto quanto noi dalla storia in sé e da quanto raccontato negli anni da chi ci ha dormito nell’hotel e da chi ci ha lavorato. Nel suo libro, intitolato semplicemente “Skirvin”, confuta punto per punto la leggenda di Effie e, anzi, aggiunge che al decimo piano dell’hotel sono successe sparatorie, il suicidio di un venditore nel 1920 e il misterioso omicidio del primo manager ingaggiato dal signor Skirvin per gestire il colossale hotel.

Di Effie, nessuna traccia. D’altronde, come afferma lo stesso Lackmeyer, “Se ci fosse stata una morte così violenta, non sarebbe passata sotto silenzio. Non in una cittadina come era Oklahoma City.”.

Il Fantasma della NBA

Torniamo all’inizio di questo articolo: cosa c’entrano un film del 1984, l’hotel più famoso di OKC e la leggenda di Effie con la National Basketball Association? Entrato a far parte dell’impero Hilton, il nuovo The Skirvin Hilton Oklahoma City si trova in 1 Park Ave e la Chesapeake Energy Arena, casa degli Oklahoma City Thunder, dista appena 10 minuti a piedi.

Vista la distanza esigua, tutte le franchigie NBA si sono appoggiati a questo hotel per le partite in trasferta contro Westbrook&Durant prima e Paul&Gallinari oggi. Si sa, i giocatori NBA sono persone superstiziose e suscettibili ed alcuni di loro hanno affermato, negli anni, di aver avuto incontri più o meno ravvicinati con Effie e il suo bambino.

Il binomio NBA-Skirvin nasce nel gennaio del 2010. I New York Knicks perdono la partita contro i Thunder e Nate Robinson, Eddy Curry e Jared Jeffries giustificano la sconfitta parlando di “Notte insonne passata a pensare ai fantasmi” e di “Luogo sicuramente infestato e pauroso”. Qualche settimana dopo, è il turno dei Chicago Bulls: Taj Gibson racconta che, nel silenzio della notte, la porta del bagno si è chiusa da sola sbattendo e Derrick Rose, oltre a confermare la dichiarazione del compagno, ha aggiunto di aver sentito altri rumori e tonti e di aver passato una notte spaventosa.

In quel periodo, su Facebook, nasce la pagina “Put Kobe in Effie’s Room at the Skirvin, Craig Sager fa un pezzo irriverente sulla storia di Effie e Bill Simmons scrive un articolo sul sito di ESPN dove parla di notte insonne dopo aver sentito il pianto di un bambino provenire da qualche parte nella sua stanza. Caron Butler afferma che “Tutti nella NBA sanno di lei”, sanno di Effie.

Nel 2012, Jordan Hamilton, all’epoca giocatore dei Denver Nuggets, scrive su Twitter di essere spaventato ogni volta che mette piede in quell’hotel. Nel 2013, l’ala dei Phoenix Suns Wesley Johnson ha raccontato ai giornalisti di essersi svegliato trovando la porta del bagno chiusa e la vasca piena d’acqua. Il suo ultimo anno ai Lakers, Lou Willliams ha preferito pagare una camera in un altro hotel piuttosto che dormire insieme ai compagni allo Skirvin. Kyrie Irving, poi, ha raccontato di non aver dormito la notte prima della partita per le cimici nel letto…anche se, Kyrie, le cimici non c’entrano con la leggenda di Effie.

Ultimo, in ordine cronologico, a parlare dello Skirvin Hotel, è stato Rudy Gay. Il 7 febbraio 2020 ha raccontato ad Evan Bleier di InsideHook alcune storie riguardanti la sua carriera e, parlando del suo anno da rookie, ha affermato: “Non ci crederai ma ti sto dicendo la verità. Sapevo che l’hotel era infestato, così la notte prima della partita sono andato a dormire con i vestiti per uscire, nel caso fossi dovuto scappare di corsa. Mi sveglio e c’è un vassoio del servizio in camera sul mio letto. Giuro che non ho ordinato il servizio in camera! Fortunatamente, è successo appena prima della partita, così ho preso velocemente la mia roba, sono scappato al bar dell’hotel ed ho aspettato gli altri per andare all’Arena.”.

Lo staff dello Skirvin Hilton ha sempre preferito minimizzare e parlare il meno possibile di questi eventi; il direttore dell’hotel, Brett Sundstrom, nel 2014 ha affermato che la posizione dell’Hotel è e sempre sarà quella di non discutere di tradizioni, miti e leggende.

Lackmeyer, nella ricerca del materiale per il suo libro “Skirvin”, è riuscito – forse – a risalire alla persona che ha riportato in auge la leggenda di Effie. A metà degli anni ’90, quando l’hotel era chiuso per ristrutturazione, Jason Gammon e i suoi amici andavano di nascosto nel garage dello Skirvin Hotel e, nel tempo, avevano stretto amicizia con una guardia notturna del cantiere che aveva raccontato loro la storia di Effie – in realtà, la guardia aveva parlato della “Leggenda di Julia” – e lo stesso Gammon, nel 2010, aveva scritto questa storia sul suo sito dedicato al paranormale, The Demoniacal.

La storia, già surreale di per sé, diventa ancor più paradossale in quanto Gammon, sul suo sito, scrive che Effie e il suo bambino si sono buttati dalla finestra della stanza numero 832. Lo Skirvin Hotel, ai tempi di Effie, contava solamente 224 stanze. Ma si sa, i giocatori NBA sono superstiziosi, suscettibili e creduloni…

Come disse Dan Aykroyd nel lontano 1984, “Le valenze di energia psicocinetica sono oltre i valori massimi! L’ago è impazzito! Questa volta ci siamo vicini! Lo sento!”.

Davide Quadrelli

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