Mo Dakhil su The ANDone Podcast – parte 2

 Mo Dakhil su The ANDone Podcast – parte 2

Copertina a cura di Sebastiano Barban

Quest’oggi si prosegue con la traduzione del podcast registrato con Mo Dakhil su The ANDone Podcast. Qui la prima parte della traduzione.

MD: Ho apprezzato molto la tua analogia, sono d’accordo col fatto che la scienza non tolga la magia ma la aggiunga, come dice il tuo professore. Le analytics aiutano, sono parte del puzzle, ma non sono mai il puzzle intero, così come non lo sono i video: tutto va mano nella mano. Penso che la gente che “resiste” alle analytics è in parte perché non le capisce e in parte perché noi non facciamo un buon lavoro a presentarle e a spiegarle.

AB: Stai anticipando la mia prossima domanda, non potevi saperlo ma è esattamente la domanda che volevo farti. Secondo te cosa dovremmo fare noi, comunità di basketball che cerca di analizzare ed utilizzare le statistiche, in questo caso?

MD: Penso che l’obiettivo delle statistiche sia dare una spiegazione di tutto ciò che succede, non puoi semplicemente tirare fuori il grafico dei tiri e dire “Ok, questo è il motivo per cui stanno facendo quello”. Un paio di settimane fa Seth e io abbiamo registrato un interessante episodio dove abbiamo parlato di quanto numerosi siano i fattori che influiscono sulla scelta dei tiri e il grafico non te li fornisce tutti anzi, ti spiega solo cosa sta succedendo.

AB: Stai di nuovo anticipando la prossima domanda!

MD: È il mio mestiere amico, è il mio mestiere!

AB: Continua ti prego, è perfetto.

MD: Come ci si arriva a quel tiro? Ok, Chris Paul esegue un tiro dalla media ma la vera domanda è: ”Come è riuscito a crearselo? Ha effettuato in catch and shoot? Ha battuto un avversario? Ha sfruttato un pick and roll?” Ci sono così tante possibili alternative che siamo obbligati a migliorare il nostro lavoro con le statistiche in modo tale da poter spiegare tutti i motivi del perché uno ha agito in un modo piuttosto che in un altro. Certe volte le statistiche sembrano complete ma spesso si sottovalutano le singole sfumature che sono molto importanti, è divertente come alcuni giocatori si schierino contro le statistiche e ne parlino anche in pubblico anche se alcune di esse qualche volta li fanno sembrare più forti di quanto lo siano realmente: questo perché non le hanno capite del tutto o non gliele hanno spiegate bene. Sono felice di discutere con Seth durante i podcast, anche se lo faccio impazzire ogni volta perché gli chiedo “Cosa vuol dire questa cosa?”, “Questo valore è riferito a x o a y?”, lo faccio uscire fuori di testa e penso che si sia pentito di avermi dato il suo numero, ma avere un ragazzo che mi dia un’idea di tutto ciò è un grandissimo vantaggio. Una volta stavamo discutendo del Rating Difensivo e lui ha detto “Odio quando la gente parla del Rating Difensivo del giocatore. No, quello non è il Rating Difensivo del giocatore, ma è il Rating Difensivo della squadra quando lui è in campo” e penso che, anche se sembrano praticamente uguali, questi piccoli dettagli sono quelli che fanno la differenza e ti permettono di capire che quel valore non indica come un certo giocatore difende ma come il suo team difende quando lui è in campo. Partendo da lì, devi iniziare ad esplorare e chiederti “Come mai?”. C’è il rischio che tu ti perda, ogni volta vengono tirati fuori milioni di nuovi valori e diventa un grosso problema capire quali contano davvero e quali no, alcune persone non fanno altro che analizzare statistiche inesatte, capisco sia difficile e frustrante dover entrare nel mondo delle analytics ma è un nostro dovere migliorare di giorno in giorno il nostro lavoro.

AS: Sono d’accordo, quando preparo i vari podcast e prendo in mano le statistiche di un giocatore spesso alcune mi dicono che sta giocando benissimo, altre invece che sta giocando normalmente, i numeri sono veramente intimidatori ed è facile cadere nella trappola.

MD: Vi racconto questo aneddoto, un paio di anni fa vidi che gli Spurs avevano un Rating Difensivo negativo quando Kawhi Leonard era in campo e la mia prima reazione è stata “Seriamente? Ma perché?”, alla fine ho scoperto che gli avversari cambiavano totalmente il loro attacco per tagliarlo fuori dal gioco e in verità era tutto ok, Kawhi è veramente bravo a difendere ma durante quel periodo la gente vedeva quel dato senza approfondire e diceva “Kawhi sta difendendo veramente male quest’anno”. Oggigiorno si dice che la difesa dei Mavs giochi meglio quando Luka non è in campo. Questo è semplicemente sbagliato. Seriamente? Di cosa stiamo parlando ragazzi? Ci sono quindi momenti difficili in cui non mi piacciono le statistiche e io e Seth iniziamo a discutere ma è normale, fa parte di tutto ciò.

AB: Vorrei farti una domanda riguardo al tiro dalla media: hai appena detto che non si può guardare solo il grafico dei tiri per capire se un tiro è buono o no ma bisogna analizzare come viene costruito, il punto è: penso che sia comune in questo periodo tra la gente l’idea che il tiro da tre punti sia un buon tiro per le statistiche mentre uno dalla media no, e che tutte le squadre abbiano lo stesso stile di gioco. Personalmente non sono d’accordo e penso che, anzi, ogni squadra abbia uno stile particolare e diverso da quello delle altre, e che la prossima rivoluzione nel basket possa coinvolgere il movimento dei giocatori e verrà dato maggior peso al tiro dalla media che quindi non cadrà in disuso. Cosa ne pensi?

MD: “Litigo” spesso con Seth su questo argomento. Ti dico che io, come allenatore di basket, cerco sempre di far costruire un buon tiro e molto semplicemente un tiro open è sempre un buon tiro, le squadre difendono molto bene la linea dei tre punti e il pitturato e lasciano il tiro della media libero, ma quanti tiri posso prendere prima che aggiustino la difesa? E quando questo accadrà converrà di più attaccare il canestro o indietreggiare e fare tre punti? Personalmente preferisco di più le triple per
una questione matematica, tre è maggiore di due, ma se dovessi scegliere tra un tiro open da due o una tripla contestata sceglierei il primo, Harden e altri giocatori, invece, tirerebbero una tripla ma in questi casi la percentuale di riuscita è ben oltre la media. Non mi piace la rigidità di questo filone di pensiero “Vogliamo solo triple”, “Vogliamo solo sottomano”, non considero questo pallacanestro, così facendo perdi la creatività e molte opportunità e per me diventa più facile difenderti. Durante il primo episodio del mio podcast ho affermato, sugli Houston Rockets, che secondo me Harden non è il miglior giocatore offensivo di sempre: tira molte triple ed esegue
molti sottomano, quindi sono convinto che qualcuno possa difenderlo data la sua prevedibilità, una volta che si trova in corrispondenza del tiro alla media so già che dovrò andare a difendere il canestro o prepararmi ad una tripla step-back, perché non tirerà quel jumper. Con Durant invece è un discorso diverso, lasciamo stare il paragone con Harden dato che Kevin è impossibile da difendere data la sua altezza, supponiamo che ci sia un Kevin Durant più basso, in questo caso ci troviamo davanti a un giocatore molto versatile che può tirare triple, tiri dal midrange, sottomano, floater e avrei un sacco di cose a cui pensare per difenderlo mentre con Harden, premettendo che è un grandissimo giocatore e non è in mia intenzione parlare di lui in maniera negativa, è più facile perché so che mi basta difendere l’arco e il pitturato, tanto non tirerà dal midrange. Dall’altra faccia della medaglia c’è Demar DeRozan, in questo caso bisogna difendere il pitturato e il tiro dalla media per contenerlo. Il midrange durante i playoff acquista molto più peso perché le squadre sanno dove gli avversari andranno a tirare. Da un paio di anni i lunghi stanno difendendo “drop coverage” ma se Chris Paul arriva e ce ne mette quattro di fila dal midrange, cambierei subito difesa del pick and roll.

AB: Sì ho notato che quando arrivano i playoff molte cose cambiano a livello di tattiche.

MD: Cambia tutto. Durante il periodo a San Antonio avevamo una difesa su pick and roll in cui utilizzavamo soprattutto Tim Duncan. Il suo lavoro era quello di indurre la guardia ad attaccare il ferro e mentre faceva ciò doveva marcare due giocatori contemporaneamente, un po’ la guardia un po’ il lungo, aspettando l’aiuto e il recupero del suo compagno, e faceva quasi sempre un buon lavoro. Noi ci fidavamo della sua capacità di difesa del canestro, non lasciava mai l’opportunità all’attaccante di tirare dalla media, gli stava sempre un po’ vicino in modo tale che potesse coprire sia una penetrazione del portatore di palla sia un eventuale scarico al lungo. In questi ultimi anni hanno estremizzato la drop coverage, concedendo tiri open e grandi opportunità, e personalmente non sono assolutamente d’accordo a lasciare dei tiri non contestati.

AS: Quindi si dice spesso che delle triple contestate siano meglio di tiri open da due ma è un po’ estremo.

M: Dipende molto da chi tira, Doncic può prendere una tripla contestata, Harden e LeBron pure, mi fido di loro ma ci sono altri ragazzi, ad esempio Covington, che non possono. Ovviamente Robert è un buon tiratore, ma ciò che voglio dire è che si è passati dalla ricerca di un tiro open alla ricerca di una tripla. Il risultato perfetto sarebbe costruire una tripla open ma se durante l’esecuzione il mio play si prende uno tiro dal midrange al posto di scaricare la palla per una tripla contestata gli do assolutamente ragione. Questa è una mia piccola battaglia contro le statistiche, far affidamento sulle triple non è sempre un bene. Coloro che più strizzano l’occhio alle analytics di tutti sono gli Houston Rockets che sono andati avanti solo a suon di triple e layup, sono arrivati pure alle Finali di Conference in questa maniera ma non sono arrivati alle Finals, e uno dei motivi e perché hanno sbagliato ventisette triple di fila. Possono chiamare in causa gli arbitri o qualsiasi altro problema, ma hanno sbagliato ventisette tiri di fila e c’è una ragione dietro: erano tiri difficili! Non puoi essere così rigido nel tuo stile, hai a disposizione tutto il campo di pallacanestro, non puoi usare tutte le volte gli stessi schemi. Questo è un discorso che mi fa infervorare, anche perché è complicato portarlo avanti.

AS: Mi piace come tu abbia inconsciamente toccato un paio di punti di cui abbiamo parlato in puntate precedenti. Episodi come i 27 tiri da tre sbagliati; in uno dei precedenti episodi abbiamo parlato di uno dei 10 più grandi “what if” della decade, cosa sarebbe successo se Chris Paul non si fosse infortunato e durante lo sviluppo del ragionamento comunque si è tornati ancora sui 27 tiri da 3 sbagliati, una matematica certezza da cui non si può scappare.

MD: Se Chris non si fosse infortunato i Rockets avrebbero vinto quella serie, ne sono convinto. Houston ha avuto due partite per vincerla. Hanno avuto la possibilità di vincere a Golden State e la possibilità di vincere in casa

AB: E i Rockets erano in vantaggio a metà partita in casa.

MD: Mi pare che anche a Golden State fossero in vantaggio a metà partita. Erano in quella situazione e si sono spenti. E hanno continuato a giocare in quel modo con Golden State che era spaventata. C’è quella frase, “se vivi con il tiro da tre muori con il tiro da 3”, e c’è verità in questo. Qualche volta questo è un tranello, in un certo senso. E’ stata una situazione fortuita: la fai cento volte e ti succede solo in una. Nel 99% dei casi mettono qualche tiro in più e non ne sbagliano 27 consecutivi. Ma sfortunatamente quella singola volta è capitata quella notte. E qui c’è una questione che riguarda la filosofia di gioco dei Rockets. Penso che loro debbano essere più fluidi, magari concedendo ai loro giocatori di fare qualcosa in più. Se Harden vuole essere il miglior giocatore offensivo della lega, a mio parere, dovrebbe fare qualcosa di più attaccando il midrange qualche volta. E dovrebbero essere in grado di fare giochi che costringono i difensori a pensare, così da ottenere il vantaggio.

AB: Questo è esattamente il punto.

AS: Abbiamo parlato molto dell’evoluzione del gioco e come un approccio rigido non è il più adatto per l’attuale e futura NBA, e voglio proporre un paio di idee al riguardo. Tutto ciò è completamente campato in aria, non l’abbiamo preparato. Durante episodi precedenti ci è capitato di parlare di quella che potrebbe essere per noi la NBA del futuro e quali trend potrebbero emergere, che sono totalmente ipotetici. Proverò a disegnare un paio di situazioni per avere la tua opinione. Una delle cose che ricordo chiaramente è che abbiamo parlato del gioco del 2030, che era Bucks-Sixers alla fine della scorsa regular season, quella in cui Antetokoumpo segnò non ricordo quanti punti e spingendo Marjanovic per il campo come se pesasse niente. Noi abbiamo considerato quella una prestazione alla Shaquille O’Neal anche se non c’è similitudine fisica tra i due e quella prestazione ci ha fatto pensare: penso che negli ultimi anni abbiamo visto una predominanza delle guardie per l’aumentata velocità del gioco e il numero di triple prese e penso anche che quello che una volta era richiesto da un centro oggi non lo è più. Ora penso che se gestisci gli allenamenti e diventi così bravo (apro una parentesi per dire che la prossima esplosione di giocatori NBA sarà dei giocatori africani per le loro doti fisiche e di forza e la cosa sarà molto interessante), se hai un centro alla Embiid, capace di allargare il gioco, di essere veloce e di difendere su più posizioni, il relativo vantaggio di essere veloce come una guardia diminuirà. Cosa mi aspetto dai draft del 2025/26/27….sarà avere i giocatori grossi che imparano a difendere e correre lateralmente e che tirano da tre.

MD: Penso che vedremo molti più big men con doti da guardia, vedremo molti più giocatori imitare quello che fa Giannis. È difficile però, non è affatto facile prima di tutto perché le qualità fisiche di Giannis sono speciali e poi penso anche che l’altra parte difficile è che questi big men non saranno mai forti come l’originale. Tutti questi giocatori che tentano di copiare e cose così. Vedremo sicuramente più giocatori così, lo vediamo già in Paskal Siakam, c’erano speranze che Thon Maker fosse in grado di fare lo stesso, Sekou Doumbouya di Detroit sembra avere alcune delle qualità necessarie. Vedremo sempre più giocatori del genere e questo ci sta portando verso il punto dove il basket era. Ho scritto qualcosa dal mio sito, diverso tempo fa, riguardo il positionless basketball; io sono oltre le posizioni. Non mi interessa se sei un centro, un’ala forte, la cosa riguarda il ruolo e per quale ruolo sei adatto. Riguarda se sei un tiratore, se sei uno stretch big, se sei un ball handler, sei un playmaker, sei un creatore di gioco, sei un giocatore di post. Parlando della fine del post però abbiamo ancora paura di Joel Embid in post; quando va in post i suoi numeri sono folli, guadagna falli facilmente, prende tiri facili. Quando si parla di post si discute di come le squadre lo usano in modi differenti: alcune lo usano per creare tiri, altri per facilitare il gioco degli altri. Credo che vedremo un po’ più di creatività, credo che la sfida più grande per la NBA è capire come aiutare un po’ di più la fase difensiva con le regole. Hanno tolto l’hand check, e praticamente adesso un giocatore può passarti attraverso ma il difensore non può più toccarlo il giocatore: questo rende la difesa impossibile.

AB: Sul perimetro sì, sotto canestro puoi fare quello che vuoi, anche tirare pugni.

MD: Sì, diventa uno scontro di wrestling. Poi c’è John Hollinger che ha scritto un ottimo pezzo su come vengono premiati con tre tiri liberi i falli presi tirando da tre e questo ha modificato il gioco. Io penso che la NBA debba tornare indietro e premiare con solo due tiri liberi perché certi giocatori non tentano di tirare da tre ma cercano di subire fallo tirando da tre, e questo per me è dannoso. Penso che la NBA debba modificare un po’ le regole per aiutare la fase difensiva. Le persone si stanno lamentando delle partite e persone all’interno della lega si lamentano che non c’è difesa, che i giocatori non sono autorizzati a giocare la fase difensiva, che è troppo difficile. Harden è difficile da marcare da solo e non hai bisogno di aggiungere questo vantaggio. Non voglio autorizzare il difensore a placcare l’attaccante ma voglio vedere un po’ più di difesa. Devono trovare il modo di regolare un po’ la situazione e in qualche modo proteggere di più il difensore. Quando un giocatore finta un tiro e cade addosso al difensore per ottenere un fallo, questo tiro viene spesso premiato con il fallo contro il difensore: perché non lo rendiamo un fallo dell’attaccante? Mi eccita quando gli arbitri chiamano in questi casi un fallo offensivo, ma è così raro che accada e credo che la NBA dovrebbe cominciare a cambiare un po’ come autorizzare gli arbitri a muoversi in questo senso.

AB: Questo libro dice esattamente quello che tu stai dicendo, forse tu hai anche lavorato con Kirk.

MD: Lui era a San Antonio quando io ero lì. Sono vecchio, dovete ricordare che sono vecchio.

AB: Hai perfettamente centrato il punto, penso che lo stesso Hollinger proponesse questo. Se tirando da tre cadi addosso al difensore e prendi fallo, ti vengono assegnati due tiri liberi anziché tre. Solo sbagliando il primo ti verrebbe assegnato anche il terzo tiro libero; in questo modo da questa situazione il massimo vantaggio che puoi ottenere sono due punti anziché tre. Questa potrebbe essere una soluzione, chi oggi in NBA si occupa di regole, può anche essere creativo. Il fatto che tu possa farcela con Draymond Green che marca un cinque in post è anche perché Draymond Green è autorizzato a tirarti per la maglia, tirarti gomitate: questi sono vantaggi.

MD: A essere onesti io sono d’accordo con questo perché questo è quello che è sempre stato nel gioco in post, il post è sempre stato un po’ più fisico: però oggi non puoi più toccare le guardie. Il difensore oggi tiene le mani giù e la guardia cerca di passare per guadagnare il fallo, come difensore non puoi fare nulla: devi difendere con le mani alte. Se vuoi guardare una grande fase difensiva guarda quello che hanno fatto gli Spurs nella serie contro i Rockets qualche anno fa quando vinsero la serie; la loro difesa su Harden era fatta mostrando costantemente le mani, muovendo i piedi. Quella è grande difesa, è dura farla in modo naturale se non puoi usare le mani e questo dà all’attaccante troppo vantaggio; penso si debba superare questa situazione. Penso anche che Kirk estremizzi il concetto nelle cose che vorrebbe cambiare, in non credo si debba cambiare così tanto ma penso che si debbano solo ritoccare alcune cose. E qui c’è un’altra cosa e vi lascio con questa, ragazzi: il gioco oggi è il migliore che ci sia mai stato e ho apprezzato quando tu Andrea hai detto che avremo una rivoluzione dei movimenti; questo è quello che l’attacco dei Warriors è stato. Tutti stanno in qualche modo cercando di andare in quella direzione costruendo una squadra attorno a un giocatore: gli Warriors hanno partecipato cinque finali perché non avevano altro che movimento, ed era un movimento costante e assurdo; amavo guardarlo. Amavo guardare un movimento che era movimento di palla e movimento di giocatori, c’erano tagli e cose del genere. Pensatela in questo modo: il miglior tiratore della NBA, Steph Curry, portava blocchi a un livello assurdo, muovendosi costantemente. Questo è basket e mi piace vederlo di più e mi piace vedere altre squadre avvicinarsi sempre più spesso a questo tipo di gioco, dandoci la possibilità di vedere un basket offensivo più efficiente, più fluido; al contrario del basket dei Rockets che cercano molto spesso isolamenti per lunghi tratti (supponga sia allargare il campo). Ma il basket NBA si sta muovendo verso un gioco con più movimento. Lo hai detto anche tu prima: l’idea che tutti giochino allo stesso modo non è assolutamente vera e lo capisce chiunque guardi con attenzione. Anche quelli che dicono che Dallas e Houston giocano lo stesso tipo di attacco, io dico l’esatto opposto. Dallas mette in moto diverse situazioni mettendo Luka in posizioni differenti rispetto a dove e come vogliono attaccare; vogliono andare in isolamento ma non lasciano Doncic solo a quello e questo è il nostro compito, quello di spiegarlo. Voi ragazzi avete questa responsabilità di spiegarlo ai fan italiani, io non ho la possibilità di raggiungerli ma è ciò che cerco di fare; ho questa responsabilità su Twitter e sui podcast di spiegare le differenze a chi vuole saperle, perché è lì che si trova la bellezza del gioco, del basket di oggi, che è il più bello di sempre. So che ci sono molto persone che lo mettono in discussione e a cui non piace e che pensano che sia solo triple e layup. Fidatevi, è più di questo e andrà sempre meglio, perché stanno arrivando giovani talenti, alcuni già oggi, e altri in avvicinamento. Sono eccitato, amo il basket e penso che sia eccezionale, credo siamo nella giusta direzione e che con un paio di ritocchi saremo a posto.

AS: Ottimo, ottimo. Mo, grazie. Siamo arrivati alla fine del podcast. Credo tu abbia chiuso con note positive. Anche noi concordiamo con il fatto che il futuro è luminoso. Ancora grazie per aver partecipato.

MD: Grazie a voi, l’ho molto apprezzato. E rifacciamolo qualche volta.

AS: Grazie Mo, grazie al mio collega Andrea e come sempre, buona NBA a tutti!

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Traduzione a cura di Daniele Sorato, Diennea Settanta e Alessandro Ronchi.

Daniele Sorato

Tifoso suo malgrado dei Timberwolves e della Juventus, nel tempo libero studia Scienze Internazionali all’Università degli Studi di Milano, viaggia e colleziona dischi. Odia parlare di sé in terza persona e sicuramente non si guadagnerà da vivere scrivendo bio.

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