Cosa ci ha lasciato la Coppa Italia 2020

 Cosa ci ha lasciato la Coppa Italia 2020

Copertina a cura di Sebastiano Barban

Domenica si sono concluse le Final Eight di Coppa Italia in quel di Pesaro, con la vittoria della Reyer Venezia ai danni dell’Happy Casa Brindisi di Frank Vitucci. Tra eliminazioni premature e vittorie sorprendenti il trofeo ci ha regalato bellissimi momenti, andiamo ad analizzare nel dettaglio come ne escono i protagonisti.

VANOLI CREMONA: RISPETTARE I PRONOSTICI

L’avventura in Coppa Italia della Vanoli Cremona si interrompe prestissimo con la sconfitta per 86 a 62 subita durante l’opening game giovedì pomeriggio ad opera di Milano. La Vanoli subisce un parziale nei primi minuti che porta l’Olimpia a toccare il +18 già nel primo quarto, che si concluderà 28-12 dopo aver visto anche un 20-2. Fin da subito la squadra di coach Meo Sacchetti sembra subire sotto canestro, con un Kaleb Tarczewski ai limiti della perfezione che annichilisce letteralmente Ethan Happ.

Nonostante la doppia doppia da 12 punti e 10 rimbalzi l’ex Olympiacos non riesce a lasciare un’impronta sulla partita, limitando la sua prestazione a semplici numeri. Destino condiviso anche da Akele (4 punti, 7 rimbalzi e 1 assist in 21 minuti) e Saunders (8 punti, 4 rimbalzi e 2 assist in 26 minuti), che, pur partendo entrambi titolari, non riusciranno ad entrare mai nel ritmo partita. Male anche Voja Stojanović, che, chiamato a risollevare le sorti della squadra dalla panchina, si preclude buona parte della partita a causa di 4 falli spesi in brevissimo tempo.

In tutto ciò spicca la prestazione di Mathews, che chiude con 16 punti e il 57.1% da 3 punti, risultando il vero trascinatore della Vanoli in questa partita.

In generale Cremona soffre la preparazione mentale che un roster navigato come quello di Messina ha avuto in una partita senza margine di errore. Non a caso i parziali in rimonta della squadra di Meo Sacchetti sono stati concretizzati quando il quintetto titolare di Milano riposava, non dovendo fare i conti con i vari Scola o Rodriguez. La squadra cremonese lascia quindi la competizione con qualche rimorso per una partita che poteva sicuramente affrontare in modo diverso e con la consapevolezza di dover crescere sotto diversi punti di vista, pur considerando tutte le variabili del caso, tra cui la levatura dell’avversaria, che ha sicuramente obiettivi diversi in questa stagione rispetto alla Vanoli.

Questa sconfitta non deve assolutamente gettare nubi sulla formazione in vista playoffs, sia perché per ora bisogna ancora conquistarli, sia perché la squadra ha dato comunque segnali positivi cercando sempre di rientrare in partita, segnali che sembrano flebili durante una gara a eliminazione diretta, ma che in una serie di più partite, in cui tra l’altro si aggiunge il fattore campo, potrebbero avere un determinato peso specifico.

DINAMO SASSARI: QUANDO UNA SCONFITTA CONTA PIU’ DI UNA VITTORIA

Anche l’avventura della Dinamo Sassari finisce presto, con i sardi che cadono sotto i colpi dell’Happy Casa Brindisi già durante i quarti di finale.

La partita nel complesso è giocata bene dalla Dinamo, che esprime il solito basket di coach Pozzecco, divertente, preciso e bello da vedere. Nei primi minuti l’Happy Casa prende subito il controllo della partita alzando il ritmo e giocando molto in transizione, rifilando affondi che fanno male alla difesa sassarese. All’intervallo lungo comunque le squadre sono a distanza di un solo punto, a conferma della buona prestazione in rientro della formazione sarda, che durante il primo quarto aveva toccato anche il -11.

Bisogna aggiungere anche che Sassari si è trovata davanti la miglior versione di Banks vista in questa stagione (in cui vestiva già i panni del capocannoniere), che chiude con 37 punti, 8 rimbalzi, il 75% da 2 e il 50% da 3, oltre al solito 100% ai liberi.

Chi invece in partita non è riuscito ad entrarci è Miro Bilan, che chiude con 8 punti e 5 rimbalzi in 27 minuti. Aldilà dei numeri però il centrone croato soffre la asfissiante difesa di John Brown, che chiamato a difendere un mismatch abbastanza evidente decide di giocarlo di energia, girando attorno all’ avversario e mettendogli le mani addosso, estrapolandolo spesso dal gioco sassarese.

Nota positiva per il nativo di Sibenik i 7 falli subiti, che costringono John Brown a lunghi tratti di panchina a causa dei 4 falli commessi.

Ma questa non è stata solo la partita dei 37 di Banks, dall’ altra parte infatti abbiamo assistito al ritorno del figliol prodigo Curtis Jerrells, che chiamato a compensare una partita sottotono di Mich Vitali (2 punti, 0 assist e 0/4 da 3 punti in 24 minuti), mette a segno la sua partita migliore in maglia Sassari, chiudendo con 20 punti, 2 rimbalzi, 2 assist e 1 palla recuperata in 24 minuti, facendo registrare un ottimo 50% da dietro l’arco. Bene anche Evans (12 punti, 6 rimbalzi e 5 assist) e Pierre (21 punti, 9 rimbalzi e 4 assist con il 40% da 3).

In generale Sassari gioca la sua solita partita, molta energia, un basket preciso, anche se per alcuni tratti di gara Brindisi riesce a chiudere ogni spazio alla Dinamo, che quindi non riesce a esprimere a pieno il proprio gioco.

Da segnalare la bellissima scena in cui il Poz, già sanzionato con un tecnico, si lamenta abbastanza vistosamente per un fallo non fischiato e viene prontamente calmato dai suoi giocatori, con Spissu che gli prende letteralmente la testa fra le mani e cerca di tranquillizzarlo.

Ciò è un forte segnale di quanto la squadra sia con il proprio allenatore e di quanto stiano tutti lavorando per un obiettivo comune. Un’intesa del genere non è scontata e può fare tutta la differenza del mondo durante una serie di playoffs, può rialzarti dai momenti difficili, che sappiamo bisogna superare velocemente in queste situazioni, e può darti una marcia in più quando la palla pesa, soprattutto se affiancata da una curva come quella sarda, che risulterà effettivamente un sesto uomo in campo durante i playoffs.

La Dinamo Sassari esce quindi da questa Coppa Italia inaspettatamente, ma si porta sull’isola conferme e nuove scoperte che fanno ben sperare nel prossimo futuro della compagine del Poz, che nei prossimi mesi sarà chiamata a giocare partite importanti sia in ottica playoffs che in Europa.

VIRTUS BOLOGNA: QUANDO I GIGANTI CADONO

Alzi la mano chi si aspettava un’uscita così prematura della Virtus. Nessuno. Semplicemente perché Bologna arrivava alla competizione da favoritissima, nonostante la sfida ai quarti contro Venezia e l’eventuale secondo turno con Milano. La sconfitta in Coppa Intercontinentale contro il Tenerife sembrava soltanto uno scivolone in una stagione praticamente perfetta degli emiliani. Cosa è successo allora alla squadra di coach Djordjevic?

La partita contro l’Umana Reyer Venezia non è facile da analizzare. Bologna parte malissimo, subendo la Reyer sotto ogni punto di vista e chiudendo il primo quarto sotto di 10 lunghezze. Nel corso della partita poi ricuce il vantaggio e alla fine dell’ultima frazione di gioco riesce a scrivere 69-69 sul tabellone ed a strappare un supplementare. Durante l’overtime la partita è stabile e sarà soltanto una giocata di pura classe di Daye a decretare la sconfitta emiliana.

In tutto ciò Teodosić fa registrare 15 punti, in perfetta armonia con le sue medie stagionali che recitano 15.1. Ciò che però non è perfetto, e che decreta il reale problema del playmaker serbo durante questa partita, è il modo in cui questi punti sono arrivati. L’ex Clippers infatti chiude la partita con 10/14 ai tiri liberi, a cui aggiunge una tripla su 9 tentate (11.1%) e un canestro da dentro l’arco, unico goal da 2 punti su 7 tentativi, che fa 14.3%.

È ovvio che una prestazione del genere da parte di un giocatore fondamentale come Teodosić, anche quando si ha un roster di tutto livello come quello della Virtus, risulta un malus pesantissimo, specialmente in una competizione a eliminazione diretta come la Coppa Italia. Se poi alla pessima prestazione al tiro si aggiungono 6 palle perse e 4 falli la frittata è fatta, anche se Milos, da campione indiscusso il quale è, fa di tutto per la squadra guadagnandosi ben 10 falli e smazzando 6 assist.

Prestazione equivoca anche per Julian Gamble, che esclusivamente leggendo il tabellino sembra aver giocato una partita nella media, facendo segnare 10 punti, 6 rimbalzi e 3 palle recuperate in 27 minuti di impiego. Affermare ciò in effetti non sarebbe del tutto sbagliato, ma risulterebbe incompleto. Il classe ’89 fa, infatti, un ottimo lavoro su Watt, mettendogli il corpo addosso e riuscendo a farlo chiudere con soli 4 punti segnati e il 25% dal campo. Quando il centro americano viene sostituito da Gaspar Vidmar però la situazione cambia, con Gamble che soffre molto la fisicità del gigante sloveno.

Ciò che però preoccupa veramente nella prestazione di Gamble sono i troppi rimbalzi concessi ai pari ruolo avversari, con un Watt che pur essendo in difficoltà riesce a portarsene a casa 7, mentre Vidmar se ne accaparra addirittura 11, di cui 3 offensivi. In generale Venezia prende 8 rimbalzi in più rispetto a Bologna.

Ottima prestazione invece da parte di Stefan Markovic, che viste le difficoltà del connazionale con la 44 sale in cattedra mettendo a referto 18 punti, 2 rimbalzi e 3 palle recuperate, tirando 5/10 da 3. Unica nota di demerito per il serbo sono i soli 3 assist che serve ai compagni, dato che però può essere sorvolato considerando che il playmaker bolognese gioca gran parte della partita con un occhio nero e gonfio a causa di un contatto fortuito. Buone anche le prestazioni di Weems (15 punti, 7 rimbalzi e 4 assist) e di Pippo Ricci (12 punti, 5 rimbalzi e 3 assist).

In generale la Virtus ha poco da rimproverarsi per questa sconfitta. Bologna sta infatti attraversando un fisiologico calo di ritmo, scusabile dopo una prima parte di stagione ai limiti della perfezione, e ha dovuto giocare contro una Reyer Venezia che invece proprio durante questa competizione ha dimostrato di aver trovato i propri equilibri. Inoltre Teodosić non attraversa spesso serate così buie, e specialmente durante i playoffs troverà sicuramente il modo di essere performante in ogni partita.

L’eliminazione anticipata dal trofeo di Pesaro non deve quindi preoccupare i tifosi bolognesi in ottica playoffs, considerando che la Virtus avrà sicuramente superato il periodo difficile che sta attraversando in questo momento, e avrà inoltre integrato al meglio Devyn Marble, giocatore di talento indiscusso che, una volta entrato nelle rotazioni, garantirà una marcia in più alla compagine di Sasha Djordjevic.

Va tenuto d’ occhio piuttosto l’imminente impegno europeo contro il Darüşşafaka, che decreterà chi sarà la seconda classificata alle fasi finali dell’EuroCup nel girone E, che vede già matematicamente qualificato il Partizan.

Bologna dovrà preparare al meglio la partita e cercare di dare il massimo nonostante il periodo di stanca se vuole proseguire la sua corsa nella competizione europea.

GERMANI BRESCIA: UNA LEONESSA NELLA FOSSA DEL LEONI

La Leonessa Brescia arriva ai quarti di finale con tutti i pronostici a suo favore, dovendo affrontare una Fortitudo attualmente ottava e in un periodo non brillante della sua stagione. Paradossalmente proprio i pronostici favorevoli e l’avversaria “facile” potrebbero essere stati i motivi principali della disfatta bresciana. La squadra di coach Esposito, pur vincendo tutti i quarti ad eccezione dell’ultimo, sembra sottovalutare la compagine di Antimo Martino, gestendo la partita ma non affondando mai il parziale vincente, che invece verrà scritto sul tabellino dalla Fortitudo durante l’ultimo quarto, che vedrà la squadra bolognese vincere per 76-73 supportata dai tifosi in estasi sugli spalti.

Proprio la presenza della tifoseria di fede fortitudina risulta un altro elemento fondamentale nella disfatta della Germani, che durante l’ultimo quarto, mentre Bologna piazzava il parziale della rimonta, si è fatta schiacciare dalle urla della Fossa. Non è un’iperbole affermare che la Fortitudo Bologna abbia portato a Pesaro il fattore campo, trasformando la Vitrifrigo Arena nel PalaDozza per 40 minuti. Quando la Fossa dei Leoni intuisce la potenziale rimonta dei propri beniamini si accende e spaventa letteralmente i ragazzi di Esposito, che per qualche minuto non riescono a creare gioco di fronte allo strapotere della Fortitudo e dei suoi sostenitori.

Il primo a fare le conseguenze di ciò è proprio Luca Vitali, che pur mettendo a segno 14 punti e 4 assist con il 70% da 2 risulta spaesato nel momento più importante della partita, forse non riuscendo a pensare a causa dei cori provenienti dagli spalti.

Chi invece non convince è David Moss, che chiude con 7 punti e 7 rimbalzi in 20 minuti. Il nativo di Chicago commette 4 falli nel solo terzo periodo, che sommati al fallo commesso in precedenza lo tengono fuori dal campo proprio nei minuti in cui effettivamente la Leonessa perderà la partita. Quando l’ala statunitense esce infatti siamo sul 62-57 Germani, con un Pietro Aradori che deve fare attenzione ai 4 falli commessi in precedenza. Quello con l’ala bolognese sarà un vero e proprio scontro a chi subisce il fallo per primo, visto l’accoppiamento difensivo e le 4 sanzioni che pendevano sulla testa di entrambi. L’ex Virtus Bologna risulta più scaltro e strappa a Moss un fallo evitabile.

Male anche Zerini che trova soltanto 3 punti, tutti dalla lunetta, riuscendo a catturare 4 rimbalzi in 15 minuti di utilizzo. La motivazione di tutto ciò ha un nome ed un cognome: Henry Sims. Il centro statunitense si fa letteralmente gioco dei pari ruolo avversari a rimbalzo, chiudendo con 8 rimbalzi catturati a fronte dei 9 del duo Cain-Zerini. I due centri bresciani riusciranno a segnare 7 punti totali, con un Cain che trova 4 punti in 24 minuti sul parquet. L’ex Philadelphia 76ers invece ne mette a segno ben 17, portando letteralmente a scuola i due centri avversari.

Partita sottotono anche per Awudu Abass che chiude con 10 punti ed 1 solo rimbalzo.

Sconfitta che potrebbe pesare in ottica playoff per la compagine di coach Esposito. La Germani infatti si attesta al momento al terzo posto in campionato, ma presenta un gap tecnico importante rispetto alla Virtus Bologna e alla Dinamo Sassari, le due squadre che la precedono. La competizione pesarese poteva essere il primo vero banco di prova per dimostrare di essere veramente una squadra top 3 nel nostro campionato, una vera e propria prova generale in vista dei playoffs.

Anche se Virtus e Dinamo hanno vissuto lo stesso epilogo della squadra bresciana il peso specifico sembra essere diverso, soprattutto per via dell’avversaria non irresistibile e della prova disastrosa sotto le plance.

Naturalmente il campionato è ancora lungo e ai playoffs manca un’eternità, ma non c’è da escludere che il fantasma di questa sconfitta possa ripresentarsi alla Germani in futuro, vista anche l’imminente sfida qualificazione in EuroCup, proprio contro quella Reyer Venezia che domenica si è aggiudicata la vittoria delle Final Eight.

FORTITUDO BOLOGNA: IL VANTAGGIO DI NON AVERE PRESSIONI

Arrivare alle semifinali di Final Eight dopo aver eliminato la squadra che attualmente occupa il terzo posto in campionato, il tutto da neopromossa. È la conclusione di un film sul basket da 4 soldi? No, è la titanica impresa che la Fortitudo è riuscita a compiere durante il weekend pesarese.

L’avventura della Fortitudo sembrava doversi concludere già venerdì, nella sfida contro Brescia, lasciando giocare le gare del fine settimana ai grandi. La squadra di Antimo Martino invece non ci sta, gioca una partita proverbiale contro la Leonessa e si guadagna un posto in semifinale contro una Brindisi che sta giocando il suo miglior basket stagionale, che infatti annichilisce i biancoblu tenendosi quasi costantemente a +30 e relegando la partita a mero Garbage Time.

Protagonista, nel bene e nel male, il solito Henry Sims. Contro Brescia mette a referto una prestazione meravigliosa, anche oltre ai buonissimi numeri, che recitano 17 punti, 8 rimbalzi e 6 falli subiti con 30 minuti sul parquet. Abbiamo già parlato, trattando di Brescia, di quanto sia stato dominante sotto canestro, annullando letteralmente i centri avversari, che infatti realizzano 7 punti complessivi.

Contro Brindisi però la storia è ben diversa. Anche qui i numeri non raccontano appieno la prestazione del centro statunitense, anche a causa del ritmo lento e svogliato della partita causato dal vantaggio abissale. Sims gioca una partita anonima, regala a John Brown la possibilità di mettere a segno una gara (e alcune giocate) tra le migliori nella sua stagione, mentre Tyler Stone si marca da solo concludendo con un 3/8 da 2 punti e 0/4 da dietro l’arco. Lo statunitense in ogni caso riesce a portare a casa 10 punti e 9 rimbalzi, seppur con un atteggiamento di sufficienza e non approcciando al migliore dei modi la partita, difetto condiviso da tutta la rosa bolognese.

Chi invece torna a casa da Pesaro con l’amaro in bocca e con molte domande in testa è Kassius Robertson, che gioca 41 minuti su 2 partite mettendo a segno, complessivamente, 6 punti, 3 rimbalzi e 2 assist. L’ala fortitudina semplicemente non riesce ad impattare la partita, chiamandosi fuori dall’attacco bolognese nella sfida contro Brescia, in cui tenterà 4 tiri totali, realizzandone 1, mentre durante le semifinali si prende 8 tiri, equamente distribuiti tra triple e tiri da 2 punti, chiudendo con un 2/4 da dentro l’arco e 0/4 da 3, tiro che è sempre stato la specialità della casa.

Robertson ci ha abituato a partite del genere, in cui semplicemente non è presente mentalmente. È positivo però che la Fortitudo abbia comunque giocato il suo basket, vincendo anche una partita importante, sintomo della varietà di soluzioni a disposizione di Martino e del buon gioco di squadra che si sviluppa.

Importante invece la prestazione di Fantinelli durante i quarti di finale, dove è il principale responsabile della rimonta bolognese. Il nativo di Faenza dimostra di sapersi prendere la squadra sulle spalle e di avere il carattere per gestire palloni pesanti, anche in partite così importanti. I numeri parlano di una partita nella media, con 11 punti in 30 minuti e poco altro, ma l’eye test rivela un giocatore maturo e consapevole dei suoi limiti, che sa quando e come eleggersi protagonista della partita, in poche parole, un’arma in più in eventuali playoffs.

Alla fine della propria avventura la squadra emiliana ha poco da rimproverarsi. Dopo aver stracciato ogni pronostico torna a casa contro una squadra nettamente più forte e con un roster di livello superiore.

Questa Coppa Italia era ciò che serviva in questo periodo alla Fortituo, con dei risultati importanti che coronano la mini streak messa a segno in campionato nelle ultime 3 giornate. Bologna si afferma come minaccia nel mirino di tutti coloro che puntano al titolo se dovesse fare i playoffs, dimostrando di saper giocare un basket di livello che può far male anche in una serie di più partite, soprattutto con un fattore campo importante come quello del PalaDozza.

Thomas Marzioni

Studio musica e suono la chitarra in un gruppo. Oltre questo mi improvviso scrittore per The Shot, parlando dell' altra mia grande passione, il basket.

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