Chi è Luguentz Dort

 Chi è Luguentz Dort

Copertina a cura di Sebastiano Barban

Presente sia sull’Oxford English Dictionary che su urbandictionary.com, il termine underdog, largamente utilizzato in ambito sportivo negli ultimi tempi, indica tutti i giocatori e le squadre che, inizialmente dati per sfavoriti e/o dotati di una considerazione non eccezionale, finiscono per superare le attese.

Difficile trovare, nel caso di Luguentz Dort, una parola che meglio descriva la storia di un giocatore che, immerso nell’anonimato più totale all’inizio della stagione 2018-19 (sua unica disputata in NCAA), riesce a far parlare immediatamente di sé grazie ad un debutto da 28 punti e una media di 22 a partita nelle prime otto uscite stagionali: il suo nome comincia così a comparire sui documenti degli scout NBA e viene subito inserito nel primo giro di scelte dei Mock Draft.

La discontinuità a lungo termine delle sue prestazioni, però, lo porta ad avere un brutto calo nei ranking di gennaio per poi riprendersi tra febbraio e marzo; ma forte dell’entusiasmo delle buone prestazioni di fine stagione, di raw stats abbastanza interessanti (16.1 punti, 4.3 rimbalzi, 2.3 assist e 1.5 rubate in 31 minuti di impiego) e di quattro riconoscimenti individuali (Rookie of the Year della Pac-12, inserimento nel secondo team All-Pac-12, nel primo Team Pac-12 All-Defense e nel primo team Pac-12 All-Freshman), Dort si dichiara eleggibile per il Draft NBA 2019.

Il profilo che di lui viene proposto alle dirigenze NBA è quello di un giocatore incredibilmente atletico,  dal QI abbastanza alto, superbo in difesa e discretamente capace in attacco, dove predilige entrate aggressive (più di 6 liberi tentati a partita in NCAA) e conclusioni dalla media e lunga distanza. Il 20 giugno 2019, in linea con quanto previsto da ESPN, che lo aveva escluso dalla lista dei migliori 100 prospetti del 2018, Dort viene rifiutato da tutte le franchigie e finisce undrafted.

Come mai così snobbato? La paura (fondata) di qualsiasi GM consisteva nella probabilità che un giocatore del genere non fosse in grado di trovare una propria dimensione di gioco al piano superiore: per quanto versatile e decisamente interessante, infatti, Dort rimaneva un giocatore discontinuo al tiro, sottodimensionato per il ruolo che è solito ricoprire (poco più di 190 cm per la posizione di shooting guard) e abituato a riservarsi delle soluzioni realizzative che in NBA vengono permesse solamente a giocatori troppo più forti di lui.

Ma questo non è ciò a cui dà attenzione Sam Presti, GM degli Oklahoma City Thunder e noto cacciatore di giovani talenti, quando, il 6 luglio 2019, chiude un two-way contract con Dort: nel nuovo progetto di ricostruzione a lungo termine, a Luguentz, ennesima giovane promessa del roster, vengono quindi riservate la possibilità di svilupparsi in G-league e l’eventualità di essere chiamato in prima squadra.

La chiamata

Le incoraggianti statistiche in G-league (tra cui 19.5 punti, 4.8 rimbalzi, 2.6 assist, 0.9 rubate e 0.6 stoppate in 32 minuti) e i tanti infortuni nel numeroso reparto di guardie dei Thunder permettono che Dort, in data 7 dicembre 2019, si esibisca in un timido debutto da 7 minuti di gioco in cui, a 14 secondi dalla fine del quarto quarto, ruba un pallone fondamentale per la vittoria ai supplementari. Dimostratosi adatto al contesto NBA in quei pochi minuti di gioco, il suo tempo di impiego, da subito più che raddoppiato, lo vede sempre meglio inserito in attacco e costantemente piazzato contro i migliori esterni avversari.

L’apporto di Luguentz risulta importante al punto da permettergli fino ad un massimo di 32 minuti di permanenza in campo e la partenza nel quintetto titolare, creando un curioso caso in cui Dort gioca titolare con la squadra NBA, ma si allena con il roster di G-league: essendo il two-way contract che ha firmato limitato alle 45 presenze tra allenamenti e partite, i Thunder ora stanno evitando gli allenamenti con la prima squadra per massimizzare le sue presenze nelle gare.

Cerchiamo di capire in che modo Dort sta dimostrando la propria importanza.

Attacco

È bastato migliorare la propria shot selection, preferendo utilizzare gli spazi creati dal resto del roster rispetto a soluzioni troppo “personali”, affinché Dort potesse dimostrarsi un elemento inseribile in un attacco NBA. Anche se la discontinuità al tiro sembra tutt’altro che sparita (come dimostrano i dati di triple tentate per partita e la loro percentuale di realizzazione: 2.0 col 7.1% a dicembre, 3.0 con un eccezionale 50% a gennaio e 2.4 col 16.7% a febbraio), la buona meccanica di tiro lascia sperare che un giocatore così giovane (nato il 19/04/1999) possa trovare i miglioramenti di cui necessita per diventare più consistente sul perimetro.

I dati riguardanti la shot selection sono decisamente incoraggianti: la percentuale di tiri realizzati non assistiti supera quella dei tiri assistiti in solamente tre partite di stagione.

Sui 5.1 tiri tentati a partita, il 48.5 % viene preso da dietro l’arco (2.5 3FGA) e convertito col 29.8%; dei 2.5 tiri da tre tentati (ben 2.4 sono in situazione di catch and shoot), 0.7 sono open (tra i 4 e i 6 piedi di spazio dal difensore) e 1.8 wide open (6+ piedi di spazio). Anche se le percentuali sono piuttosto mediocri (29.8% nelle situazioni di C&S, 13.3% nelle situazioni open e 37.5% nelle situazioni wide open), i dati riportati servono ad indicare che Dort ha ben presente quale sia la sua dimensione offensiva in campo, creando una solida base per (futuri e auspicati) miglioramenti.

Qualora la situazione lo permettesse, Dort è autorizzato a utilizzare i suoi 93 kg e il suo primo passo fulmineo per entrare aggressivamente nel pitturato sia on ball che off ball, registrando risultati altalenanti dettati dalla stazza dei difensori avversari sotto canestro, dal gioco non troppo movimentato di OKC e dalle abilità non elitarie di Dort in penetrazione. La buona percentuale del 50% nei tiri da 2 suggerisce comunque che si tratti di un buon compromesso, anche se l’assenza di soluzioni “a campana” preclude una valida alternativa nelle conclusioni in entrata.

Emblematica, per quanto singolare, la gara contro i Kings del 29/01, dove Dort mette in mostra (in una serata particolarmente calda) il lato positivo delle sua capacità in attacco: qualche penetrazione in più e più audace del solito e un eccezionale 5-6 da tre gli permettono di registrare un career-high da 23 punti con il 66.7% dal campo. Ferma restando la singolarità della partita in considerazione e le percentuali eccezionalmente alte, i full play mostrano a 360° il ruolo offensivo attribuito a Dort attraverso le soluzioni offensive tentate (e due infrazioni di passi banali).

Difesa

Per quanto Dort si stia dimostrando non dannoso in attacco (o almeno non del tutto), una produzione offensiva del genere non permetterebbe ad un difensore nella media di trovare la continuità di impiego di cui Luguentz sta godendo.

Improvvisamente balzato di fronte ai migliori giocatori della lega dopo mesi di panchina NBA, sono le incredibili capacità difensive con cui questo impavido rookie sta tenendo il campo a spiegare perché di lui si possa parlare, almeno per il momento, di un’ottima presa di Sam Presti.

Per capire di che tipo di apporto difensivo Dort può fornire alla sua squadra, può essere utile partire da dati decisamente interessanti: quando marcati da lui, gli avversari tirano con un sostanzioso -5.8% dal campo. Interessante notare come nonostante l’altezza (che, a 191 cm, è tipica di una point guard), Dort conceda il 4.5% in meno dal campo entro i 6 piedi dal canestro.

Curiosando nei matchup contro alcuni dei migliori attaccanti del pianeta, i dati diventano ancora più incoraggianti: nei pochi minuti in cui si sono trovati Dort davanti, James Harden è a 3-14 dal campo, Damian Lillard a 3-9, Donovan Mitchell a 2-7 e Trae Young a 1-5.

E se è vero che il primo metro di misura di una buona difesa è la voglia di impegnarsi, non è un caso che Billy Donovan, coach che attribuisce molta importanza alla fase difensiva delle sue squadre, abbia concesso a Dort molto più spazio del previsto dopo un debutto del genere.

L’impavidità con cui Luguentz lotta sui palloni e assorbe i contatti lasciano ben intendere che la foga impiegata in difesa sarà invidiabile, ma ritrovarsi sempre attaccato al proprio uomo può risultare deleterio nel momento in cui questo sa come punire sbavature difensive. I full play del 18/01, ad esempio, mostrano, oltre a un lato offensivo di Dort più solito, come un attaccante come Damian Lillard sia in grado di punire un’aggressività difensiva che non prenda le giuste distanze nel momento del tiro.

Approfittando di un metro di giudizio arbitrale particolarmente attento ai contatti, Dort rimedia due sfondamenti nel primo quarto per poi commettere, dopo quattro difese complessivamente molto buone, altrettanti falli su Lillard ampiamente evitabili. Tenendo presente che l’ordine di azioni presente nel video non è cronologico, qui i full play:

Due giorni dopo, il nuovo banco di prova è la difesa contro l’ex MVP James Harden. È chiaro che la lezione offensiva impartita da Lillard ha dato subito i suoi frutti: dopo aver contestato il tiro in una maniera più che efficiente, Dort scappa letteralmente da ogni possibilità di creare contatto, riuscendo comunque a tenere Harden all’eccellente 3-14 dal campo di cui sopra.  Da notare assolutamente come, a 0:45 nel video seguente, Dort cambi continuamente posizione del piede destro per impedire la penetrazione del Barba sul suo lato sinistro (ovviamente preferito da The Beard) per costringerlo, con meno di 5 secondi rimanenti sul cronometro, a entrare a destra in una trappola che, tra la perenne pressione di Luguentz e l’aiuto della difesa Thunder sotto canestro, non permette a nessuno dei Rockets di prendersi un tiro facile.

Dopo appena 48 ore, quindi, Dort trae un validissimo insegnamento dall’esperienza difensiva contro Lillard e aggiunge un miglioramento improvviso ad una tecnica difensiva già molto interessante, dimostrandosi valido di marcare con successo uno dei migliori scorer del mondo, nonostante la giovanissima età (20) e l’esperienza quasi nulla (neanche due mesi di distanza tra il debutto in NBA e la sfida contro Harden).

Un rendimento così efficiente, però, non è (ancora) il pane quotidiano di Dort, che, ad esempio, non brilla particolarmente nella gara del 09/02 contro i Celtics, in cui si dimostra inconsistente in attacco e costantemente punito dalla terna arbitrale per l’aggressività con cui affronta sia i ball handler (molto bravi nel sottolineare i contatti) che i blocchi che gli vengono portati.

Una partita del genere, insieme alle altre analizzate e alla luce di quanto detto, permette di parlare di Dort come di un giovane ricco di potenziale, ma ancora incostante nel rendimento, che si sta sviluppando in diversi ambiti del gioco al fine di ritagliarsi il ruolo di un efficiente comprimario in una squadra NBA che abbia bisogno di uno specialista difensivo con un bagaglio di soluzioni offensive opportunamente ampio.

Non sono da sottovalutare i suoi già citati limiti fisici: alto “solo” 191 cm e strutturalmente perfetto per il ruolo di point guard, Dort si trova a giocare nelle posizioni di guardia e ala piccola per i suoi evidenti limiti nel ball handling e nella visione di gioco (soprattutto in situazioni di Pick and Roll).

Ma la wingspan di 207 cm e il peso di 93 kg sembrerebbero, almeno per il momento, sopperire il deficit in altezza contro cui Luguentz combatte ogni volta che scende in campo; del resto, come già sottolineato nei report degli scout, Dort è dotato della rapidità e della stazza necessarie per difendere comodamente su una vasta gamma di attaccanti. Perfino le statistiche a rimbalzo sembrerebbero non evidenziare alcuna difficoltà, con Dort che cattura ben 0.6 rimbalzi offensivi a partita (a fronte di 1.5 totali).

E se l’incostanza di rendimento può essere momentaneamente giustificata dall’età e dall’esperienza, l’augurio che gli possiamo rivolgere è quello di diventare, attraverso un tiro più costante e una difesa più raffinata, il giocatore che, a occasioni alterne, ha già dimostrato di poter essere.

Giuseppe Catone

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