A caccia della Coppa, rapida guida alle Final Eight

 A caccia della Coppa, rapida guida alle Final Eight

Anche quest’anno la LegaBasket Serie A si appresta a compiere il suo giro di boa con il tradizionale torneo di febbraio che assegna il primo trofeo stagionale: la Coppa Italia.

Le Final Eight sono, sin dalle prime edizioni della competizione, un obiettivo per chiunque e per i più svariati motivi. C’è chi va in cerca del bottino Scudetto-Coppa, chi mira al trofeo come unico obiettivo stagionale e chi magari prova ad ottenere un personale riscatto rispetto all’andamento stagionale o delle precedenti edizioni della competizione. Insomma, sebbene non vengano esaltate in maniera scoppiettante, le Final Eight rappresentano un focus stagionale molto considerato.

Per chi non fosse pratico della competizione, si accede alle Final Eight di Coppa Italia in base al piazzamento in classifica ottenuto al termine del girone d’andata. Quest’anno, le otto squadre qualificate (in ordine di classifica attuale) sono: Segafredo Virtus Bologna, Banco di Sardegna Sassari, Germani Basket Brescia, A|X Armani Exchange Milano, Happy Casa Brindisi, Vanoli Cremona, Umana Reyer Venezia e Pompea Fortitudo Bologna. La parte alta del tabellone è costituita dalla sfida tra Venezia e Virtus Bologna e quella tra Milano e Cremona; nella parte bassa invece troviamo Sassari contro Brindisi e Brescia contrapposta alla Fortitudo Bologna.

Il programma:

Giovedì 13:
– ore 18:00 A|X Armani Exchange Milano vs Vanoli Cremona
– ore 20:45 Virtus Segafredo Bologna vs Umana Reyer Venezia

Venerdì 14:
– ore 18:00 Banco di Sardegna Sassari vs Happy Casa Brindisi
– ore 20:45 Germani Basket Brescia vs Pompea Fortitudo Bologna

Sabato 15:
– ore 17:45 Prima semifinale (vincente Milano-Cremona vs vincente Bologna-Venezia)
– ore 21:00 Seconda semifinale (vincente Sassari-Brindisi vs vincente Brescia-Bologna)

Domenica 16:
– ore 18:00 Finale

Le squadre

È sempre difficilissimo fare una previsione su chi porterà a casa il trofeo, in quanto spesso infatti – soprattutto nelle ultime stagioni – vengono ribaltati pronostici che sulla carta sembravano già scritti. Ecco a voi una rapida presentazione delle otto partecipanti di quest’anno, che si terrà alla Vitrifrigo Arena di Pesaro, dopo due edizioni tenutesi al Nelson Mandela Forum di Firenze.

Segafredo Virtus Bologna

Il monumentale mercato estivo messo in atto dalla società – con Teodosic e Markovic come nomi più in evidenza – permette di fatto alla squadra di coach Djordjevic di essere nella condizione di ottenere sempre il massimo risultato. O quanto meno di avere le armi per aspirare a collocarsi davanti a tutte le altre concorrenti.

La Virtus sta di fatto dominando il campionato italiano, esprimendo tra l’altro spesso e volentieri un gran gioco. Il sopracitato duo serbo in cabina di regia è solo la punta di un iceberg davvero solido e completo su ambo le metà campo (prima in campionato per Offensive Rating e quarta per Defensive Rating). E la buona distribuzione del minutaggio sugli undici elementi del roster rappresenta l’affidabilità di cui gode ogni singolo giocatore. Nel girone d’andata solo il dodicesimo uomo ha avuto un impiego inferiore ai dieci minuti, mentre sono sette i giocatori che superano i venti giri d’orologio sul parquet.

Bologna sembra quasi non avere punti deboli, almeno per il momento. Oltre al talento offensivo di Teodosic e alla visione di Markovic, la Segafredo dispone di un reparto lunghi in grado di combattere energicamente sotto canestro (si pensi a Vince Hunter, Julian Gamble e Marco Delia) e di rappresentare una minaccia anche dal perimetro (ecco Giampaolo Ricci che viaggia col 44% da tre punti in stagione). Per non parlare dei “piccoli”: con il talento a disposizione, Djordjevic può pensare di rendere il proprio quintetto pesantemente offensivo (Teodosic, Gaines, Weems) o solido dal punto di vista difensivo (Markovic, Cournooh). Ecco che le V nere si trovano così ad avere un mix letale, una squadra in grado di essere una minaccia sotto vari aspetti in attacco e di costituire un grosso grattacapo a livello difensivo.

La Virtus non può far altro quindi che partire favorita per la vittoria finale, considerando anche la voglia di riscatto dopo la sconfitta nella finale di Coppa Intercontinentale. Ma attenzione: le partite secche di una competizione che si gioca in quattro giorni possono nascondere grandi insidie e portare ad inaspettate sorprese.

Banco di Sardegna Sassari

La truppa di coach Pozzecco si sta confermando su buoni livelli e il secondo posto in classifica in solitaria ne è la conferma. Il gioco dei sardi non è affatto cambiato: molto spigoloso, fatto di grinta ed energia. Senza avere delle superstar, Sassari è riuscita comunque ad incidere in maniera concreta nel campionato italiano, facendo leva soprattutto su una buona coralità.

Il vero punto di forza della Dinamo è rappresentato dalla difesa: terza in Serie A per Defensive Rating, i sardi aggrediscono i propri avversari sia sul perimetro che sotto le plance, trovando spesso e volentieri lo slancio per ottime transizioni offensive. Senza dimenticare l’importanza che rappresenta la solidità a rimbalzo.

Dal punto di vista offensivo invece, Sassari usufruisce di un gioco variegato. Le armi principali sono sicuramente le giocate in post (protagonisti Pierre e Bilan) e il tiro dall’arco (Spissu 47%, Gentile 37% e Vitali addirittura 52% miglior dato di tutta la lega da tre punti): fondamentale diventa la capacità dei giocatori in campo di sfruttare i movimenti nel pitturato per far collassare la difesa all’interno e liberare spazio sul perimetro per i tiratori.  Attenzione però, perché gli uomini di Pozzecco non disdegnano neanche il palleggio, arresto e tiro dalla media distanza e le incursioni vicino il ferro.

Le difficoltà per i sardi, come dimostrano le sconfitte subite in campionato, possono arrivare da due aspetti principali. In primis la battaglia a rimbalzo: infatti, se Spissu e compagni dovessero subire sotto le plance, ne risentirebbe non solo il livello difensivo, ma soprattutto quello offensivo, visto l’amore per il campo aperto espresso fino ad ora in stagione. Sassari vedrebbe ridursi notevolmente il numero delle proprie transizioni e sarebbe costretta a dover costruire ripetutamente dei giochi contro una difesa schierata, rischiando di mandare in affanno il proprio ritmo. In secondo luogo, un ruolo fondamentale verrà interpretato dal tiro dall’arco: dalla lunga distanza i sardi devono trovare ritmo e buone percentuali, rappresentando quindi una minaccia credibile, altrimenti saranno portati ad intasare l’area e a veder ridursi il punteggio (vedi sconfitta contro Trento in campionato).

I ragazzi agli ordini del Poz non saranno certo i favoriti, ma l’allenatore di Gorizia in questi ultimi anni è sempre stato un cliente scomodo, regalando diverse sorprese. Quindi guai a sottovalutarli.

Germani Basket Brescia

Dopo le difficoltà riscontrate nella scorsa stagione, Brescia sembra esser tornata ai livelli della regular season 2017-2018, quando chiuse la stagione al terzo posto, arrivò in finale di Coppa Italia e venendo eliminata ai playoff di campionato solo da Milano in semifinale (3-1).

Un roster caratterizzato da esperienza, profondità e buona solidità difensiva (quinta miglior difesa per efficienza) sta portando la Germani ad ottimi risultati, riuscendo a farsi valere anche in Europa. Come nel caso di Sassari, non ci sono delle vere star che spiccano su tutti gli altri elementi, ma ogni giocatore è in grado di apportare un mattoncino alla causa comune. Dalla maturità e dalla difesa di Moss, alla visione e alla gestione di Vitali, passando per la grinta di Abass (16.2 punti di media nelle ultime dieci giocate in campionato), i punti di Lansdowne e le giocate vicino al ferro di Horton e Cain. Una squadra che non sai mai con quale giocatore colpirà e che, se lasciata giocare al proprio ritmo, diventa veramente un cliente difficile da gestire.

L’attacco può contare su un buon lavoro sotto le plance e su discrete performance da dietro l’arco, ma la vera arma degli uomini di coach Esposito è la coralità (seconda per assist di media con 17.6 a gara). Essenziale per il gioco offensivo della Leonessa è infatti, oltre ad una buona circolazione, la capacità dei singoli elementi di estrapolare il meglio dai propri compagni di squadra, valutando con attenzione le scelte per produrre il massimo risultato con il minimo sforzo. Dall’altro lato, la fase difensiva può contare sullo stesso principio: Brescia dispone di giocatori che, oltre ad avere una discreta attitudine presi singolarmente, sono sempre pronti ad aiutarsi gli uni con gli altri, muovendosi come un’unica, solida entità.

In partite secche come quelle delle Final Eight è fondamentale trovare (e mantenere) una certa continuità, soprattutto a livello realizzativo. Se la Germani dovesse fare i conti con una difesa particolarmente organizzata, in grado di spezzare il ritmo offensivo di Vitali e soci, e con una giornata storta dalla lunga distanza, allora emergerebbero tutte le difficoltà di una Leonessa che ama particolarmente usufruire di comodi tiri aperti.

Possiamo considerare la truppa di coach Esposito come una delle due outsider della competizione.

A|X Armani Exchange Milano

Milano è sicuramente la seconda favorita, dietro la Virtus Bologna, per la vittoria della competizione. Forse più per la composizione del proprio roster che per quanto dimostrato sul campo.

I meneghini, proprio come i principali rivali di queste Final Eight, hanno condotto un mercato estivo di qualità (anche se con qualche dubbio/polemica per qualche scelta). L’Olimpia, viste tutte le aspettative che una società del genere si porta dietro, la scorsa stagione non ha di certo brillato, e quest’anno, complici anche gli sforzi in Eurolega, le cose non vanno tanto meglio.

Nonostante i giocatori a disposizione infatti, Milano non ha mai davvero convinto, mostrando in più di qualche semplice occasione diverse lacune, sia a livello offensivo che difensivo. Una squadra che dovrebbe, o quanto meno potrebbe, controllare il ritmo del match, si trova invece spesso ad inseguire e a faticare fino agli istanti finali, in cui non va comunque sempre per il verso giusto.

Il gruppo agli ordini di coach Messina gode sicuramente di tanto talento ed esperienza, ma l’elemento che lo ha contraddistinto fino a questo momento, oltre ai lampi di genio di giocatori come Rodriguez e Micov, è stato sicuramente la fisicità. Il trio Tarczewski-Gudaitis-Scola spesso e volentieri si è dimostrato un cliente scomodo per le difese avversarie, nell’ambito anche della battaglia a rimbalzo. Senza comunque dimenticare anche un reparto piccoli molto completo, sia fisicamente che tecnicamente, in grado di pungere le difese avversarie con svariate soluzioni. Fondamentale si rivelerà la fase difensiva, in cui Milano eccelle soprattutto quando riesce a chiudersi dentro l’area. Mentre qualche difficoltà è stata messa in evidenza più volte nella copertura perimetrale, soprattutto in azioni di pick&roll.

Il punto critico è invece rappresentato dalla mancanza di un’unità a livello realizzativo. La panchina dell’Olimpia non è mai riuscita a dare un grande apporto ai propri giocatori-chiave ed è forse stato questo il principale motivo delle difficoltà di Rodriguez e compagni nel chiudere le partite prima degli istanti finali. L’Armani Exchange non potrà contare sempre e solo sulle triple clutch del Professor Micov o sulle invenzioni del talento spagnolo ex NBA, Real Madrid e CSKA Mosca. Sykes rappresenta un grande innesto (13.8 punti di media nelle sei partite giocate in Serie A), ma in tre non si va da nessuna parte. Serve quindi una dimostrazione di carattere da parte di tutto il gruppo.

Vincere la Coppa Italia (trofeo che manca dal 2017 e che negli ultimi 20 anni è stato alzato solo un paio di volte), con un percorso fatto di continuità e crescita, servirebbe a lanciare un gran segnale a tutte le concorrenti e portare una gran ventata di fiducia all’interno dell’ambiente meneghino, soprattutto in vista dell’ultima parte di campionato e dei playoff.

Dai profili social dell’A|X Milano

Da sottolineare l’iniziativa dell’Olimpia: Giorgio Armani ha creato appositamente per questa competizione delle divise per omaggiare Kobe Bryant; Milano poi, alla fine della Final Eight, le metterà all’asta e il ricavato verrà devoluto a “Mamba On Three”, fondo che sosterrà le famiglie delle vittime dell’incidente in elicottero in cui sono morte 7 persone oltre a Kobe e Gianna.

Happy Casa Brindisi

Brindisi si presenta a queste Final Eight senza alcuna pretesa e senza pressioni. Il gruppo di coach Vitucci, che in campionato sta dimostrando buone cose (13 vinte e 8 perse), cercherà di mettere in campo la miglior versione di sé per raggiungere il massimo ottenibile.

La Happy Casa offensivamente sta scuotendo le difese della Serie A con una grande produzione di punti, legata soprattutto al rendimento degli americani, guidati da un Adrian Banks in formato MVP con 21.2 punti di media (top scorer della lega ed unico giocatore del campionato italiano in grado di superare i 20 punti ad uscita). Un attacco che quindi, se da un lato è molto efficiente in termini di punti e di gestione del pallone (10.9 perse a gara miglior dato della Serie A), dall’altro ha comunque bisogno di essere tenuto costantemente in ritmo per essere veramente incisivo. L’innesto di Sutton è sicuramente molto importante, ma la maggior parte del carico offensivo dei pugliesi rimane nelle mani del numero 0.

L’aspetto difensivo rappresenta invece l’elemento critico. Sono tanti i punti concessi alle avversarie (80.8), con una solidità e un’intensità che, nonostante la versatilità del quintetto base, hanno fatto davvero tanta fatica ad emergere. I troppi tiri aperti e le diverse penetrazioni lasciate a disposizione rappresentano un vero e proprio problema, che si aggrava se pensiamo alle difficoltà che ha la panchina a supportare il lavoro dei titolari base su ambo le metà campo.

Per provare a sorprendere le concorrenti, sia in Coppa Italia che ai playoff, Brindisi dovrà puntare non solo a dare continuità al proprio attacco, ma anche a sistemare la fase difensiva, cercando di concedere il minimo agli avversari e di trovare la giusta coesione all’interno del gruppo.

Vanoli Cremona

Da due anni a questa parte la Vanoli ha dimostrato grandi cose, intraprendendo un sorprendente percorso di crescita che non solo l’ha confermata su alti livelli, ma l’ha anche portata a vincere l’ultima edizione delle Final Eight di Coppa Italia e ad arrivare alle semifinali scudetto (miglior risultato della propria storia). Coach Sacchetti è quindi chiamato all’arduo compito di provare a difendere il titolo, confermando il proprio gruppo come uno dei più “pericolosi” del campionato italiano.

Foto LaPresse / Jennifer Lorenzini 17 Febbraio 2019 Firenze – Italia sport

Il roster ha subito pesanti variazioni, ma l’identità è rimasta pressoché la stessa. Persi tutti i propri top-scorer (Andrew Crawford su tutti), Cremona è riuscita a tenere comunque alto il livello del proprio attacco contando sull’intensità dei propri giocatori, letali soprattutto nei repentini cambi di ritmo. Non possiamo comunque non considerare un fattore rilevante l’approdo di Ethan Happ in Lombardia, con il lungo classe ’96, prodotto della Wisconsin University, che ha saputo subito integrarsi a dovere nei meccanismi e a diventarne un pilastro fondamentale (18.6 punti, 8.9 rimbalzi e 2.5 assist a gara).

Offensivamente la Vanoli ha rinunciato ad un massiccio utilizzo del tiro dall’arco, spostando le proprie energie su due fronti: il gioco sotto le plance e le dinamiche incursioni dei propri esterni. Elementi che non danno punti di riferimento alle difese avversarie e che conducono ad una grande raccolta di rimbalzi offensivi (prima per rimbalzi offensivi con 14.5 di media) e di seconde chance. Altri due importanti elementi per quanto riguarda l’attacco degli uomini di coach Sacchetti sono l’attenta gestione del pallone, con un ridotto numero di palle perse (11.6), e il continuo miglioramento di diversi elementi (come Ruzzier), in grado di essere sempre più incisivi e di distribuire meglio le responsabilità all’interno del gruppo.

Per quanto riguarda la fase difensiva invece, nonostante i numeri ci dimostrino come Cremona sia la migliore nel recuperare i possessi dagli avversari, sono diversi i dubbi che Happ e compagni hanno fatto sorgere: su tutti i quasi 80 punti di media subiti a partita e le discrete percentuali concesse da dentro l’arco. Senza contare il gran numero di viaggi in lunetta che vengono regalati agli avversari (19.3 liberi concessi).

Queste caratteristiche portano Cremona a giocarsi le partite in una sorta di sfida a chi segna di più e il cammino verso la difesa del titolo si presenta davvero complicato. Non ci riferiamo solo al tabellone e all’imprevedibilità delle partite secche, ma anche al recente sconvolgimento del roster: Malachi Richardson infatti, dopo essersi infortunato gravemente alla mano un paio di settimane fa, ha fatto le valigie e ha lasciato la Lombardia. Parliamo di un giocatore in grado di dare grande apporto su ambo le metà campo, ricoprendo tra gli altri il ruolo di miglior tiratore dalla lunga distanza. Una minaccia in grado di far aprire le difese avversarie e di creare buoni spazi per i compagni. Vedremo come coach Sacchetti, consigliato dall’esperienza di Diener, saprà sopperire a questa grave perdita.

Umana Reyer Venezia

Venezia approda alle Final Eight con più dubbi che certezze. I lagunari, Campioni d’Italia in carica, dopo tre stagioni di altissimo livello (coronate con la vittoria di due Scudetti e una FIBA Europe Cup), quest’anno stanno avendo più difficoltà del previsto.

Fino a questo momento la regular season è stata caratterizzata da molti alti e bassi: ad inizio stagione gli oro-granata vincevano solo tra le mura amiche, e appena gli uomini di coach De Raffaele hanno cominciato ad ingranare anche lontano dal Taliercio, il roster è stato colpito da diversi problemi fisici, che ne hanno quindi compromesso il percorso.

La Reyer si sta mantenendo sempre più o meno sulla stessa linea degli ultimi anni a livello di gioco, puntando molto sulla difesa e sul gioco di squadra. Venezia è una delle migliori nella protezione del proprio ferro e a livello perimetrale, risultando particolarmente incisiva nel mettere fuori ritmo i giocatori-chiave delle squadre avversarie, costringendole quindi a ripararsi in soluzioni fuori dall’ordinario caricando di responsabilità giocatori poco abituati a prendersi sulle spalle i compagni. Il grande spirito corale permette a capitan Bramos e soci di muoversi come una singola unità in fase difensiva, mettendo in evidenza grande spirito di sacrificio, e di creare una buona gestione della palla nella metà campo offensiva. Il tutto in un sistema in cui le seconde linee vengono assolutamente valorizzate e risultano molto importanti per l’equilibrio della squadra.

L’unica vera nota negativa riguarda l’attacco. I lagunari infatti in questa stagione, stanno cercando varietà offensiva (giocate spalle a canestro, contropiedi, incursioni in area) senza però trovarla con continuità. Le soluzioni dall’arco rimangono una costante, ma c’è solo un 35% di percentuale. Da due c’è un buon 51%, ma le vere difficoltà offensive dei veneziani arrivano quando c’è da muovere efficacemente il pallone ed evitare gli isolamenti (troppo cavalcati in questa stagione).

Per risultare un team vincente quindi, la truppa coordinata da Walter De Raffaele dovrà sistemare e limitare i propri punti deboli. Se è vero che i lagunari fanno fatica a trovare un fluido gioco offensivo quando di fronte a sé trovano una difesa organizzata e aggressiva, va evidenziato che il limite più grosso di questa squadra sono le palle perse: gli oro-granata militano nelle prime posizioni per possessi sprecati (12.9 a gara) e, di conseguenza, per palloni regalati agli avversari, i quali possono così sfruttare dei dinamici contropiedi per ottenere facili punti. Inoltre, sarà importante l’alternare correttamente le giocate in isolamento dei propri go-to guy (come Daye e Watt) con le soluzioni collettive.

I diversi punti lasciati per strada in trasferta pesano come un macigno e stanno costringendo l’Umana Reyer a dare il massimo in ogni partita, visto che la settima posizione in classifica (a pari punti con ottava e nona) non è affatto rassicurante in vista dello sprint per i playoff. Ma Venezia, anche in Europa, si è sempre dimostrata agguerrita e pronta a portarsi a casa con cuore e grinta i match che contano. Ecco perché, nonostante la maledizione che li vuole sempre fuori ai quarti di finale, sarebbe sbagliato dare già per morti dei veneti (consapevoli comunque di un primo confronto piuttosto complicato) pronti a lottare e a sorprendere.

Pompea Fortitudo Bologna

Da neopromossa, l’avventura alle Final Eight di Coppa Italia della Fortitudo non può che essere un’occasione per puntare a migliorare e trovare la giusta condizione in vista dello sprint finale per uno spot ai playoff. Una sorta di premio da godersi al massimo in vista dello sforzo finale.

Bologna è una delle squadre migliori della Lega quando gioca in casa: settima per Offensive Rating, +9 di Net Rating ed un record di 8 vittorie e 2 sconfitte. I dati in trasferta però si rovesciano completamente: 2 vinte e 8 perse, terzultima per efficienza in attacco e quartultima per lo stesso parametro in difesa (-16.5 di Net Rating). Differenze abissali.

Tuttavia, su gara singola, rimane una squadra non facile da affrontare. Ci sono momenti in cui l’attacco fa fatica e si affida alle giocate di Aradori (16.8 punti di media, terzo top scorer del campionato), ma quando anche Kassius Robertson ed Henry Sims trovato ritmo, la Fortitudo diventa un cliente difficile da battere. Per gli uomini di Antimo Martino fondamentale sarà trovare una buona continuità su ambo le metà campo, cercando di mettere in ritmo più giocatori possibile in attacco e provando a difendere in maniera concreta il ferro in difesa. Molta accuratezza dovrà essere dedicata soprattutto alle spaziature offensive, importanti per la costruzione di tiri aperti (anche con un lungo come Leunen) e di spazi nel pitturato per i tagli dei piccoli.

Attenzione però ai cambi di ritmo repentini e all’alta intensità, fattori che la Pompea ha sempre sofferto, considerando anche un’età media del proprio roster decisamente non delle più giovani. Se Aradori e soci, che amano giocare a basse velocità per dosare le energie durante l’arco dei 40′ di gara, dovessero trovare una squadra particolarmente dinamica, allora le cose si metterebbero male. La F, anche per i motivi anticipati in apertura, potrebbe quindi sfruttare l’occasione per cogliere di sorpresa le proprie avversarie. Insieme a Brescia, rappresenta quindi l’altra outsider della competizione.

Articolo a cura di Andrea Grosso e Matteo Corradi

Andrea Grosso

Amante dello sport in generale (soprattutto il triathlon divano-cucina-letto), spera di riuscire a fare una comunicazione seria e di qualità, anche se i risultati lo accostano ad un tiro libero di Shaquille O'Neal. Si rispecchia nella frase "Ever tried. Ever failed. No matter. Try again. Fail again. Fail better".

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